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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Anche i cani possono essere pessimisti
MessaggioInviato: mer ott 13, 2010 1:26 pm 
Schiavo
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Località: Tua madre succhia i cazzi all'inferno, idiota
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Una ricerca mostra che i cani che sono molto ansiosi quando vengono lasciati soli per breve tempo hanno una visione "pessimista" del mondo
I cani che sono molto ansiosi quando vengono lasciati soli per breve tempo hanno una visione pessimista del mondo: a dimostrarlo è uno studio condotto da ricercatori dell'Università di Bristol, che è descritto in un articolo pubblicato sulla rivista Current Biology.

"Tutti abbiamo la tendenza a pensare che i nostri animali da compagnia, e non solo, sperimentino emozioni simili alle nostre, ma non abbiamo modo di saperlo direttamente, dato che le emozioni sono essenzialmente private. Tuttavia possiamo sfruttare scoperte della ricerca psicologica sull'uomo per sviluppare nuovi modi di misurare l'emozione animale", osserva Mike Mendl, del Centro studi sul comportamento e il benessere animale della Clinica veterinaria dell'Università di Bristol.

"Sappiamo che lo stato emotivo delle persone influisce sul loro giudizio e che le persone felici sono più propense a giudicare in modo positivo una situazione ambigua. Ciò che mostra il nostro studio è che questo si applica anche ai cani: un cane che vede 'il bicchiere mezzo pieno' è meno propenso a diventare ansioso quando è lasciato solo di quanto non lo sia un cane di natura 'pessimista' ".

Per studiare le decisioni di tipo ottimista e pessimista, i due ricercatori hanno abituato diversi cani al fatto che quando una ciotola era collocata in una certa posizione in una stanza (posizione 'positiva') conteneva di sicuro del cibo, ma quando era posta in un'altra posizione (posizione 'negativa'), era di sicuro vuota. Le ciotole sono successivamente state collocate in un punto ambiguo, fra la posizione positiva e quella negativa.

"I cani che corrono rapidamente verso questa posizione ambigua, come se si aspettassero il cibo, sono stati classificati come quelli che prendono decisioni relativamente ottimiste. E' interessante il fatto che questi cani tendono a essere quelli che mostrano un comportamento meno ansioso quando sono lasciati soli per breve tempo."

"In Gran Bretagna circa la metà dei cani esibisce comportamenti negativi, sporcando, abbaiando o distruggendo oggetti in casa, quando sono lontani dai padroni. Il nostro studio suggerisce che i cani che mostrano questi comportamenti appaiono più propensi a valutazioni pessimistiche in una generalità di situazioni."

"Ogni anno - ha commentato Samantha Gaines Cats Protection and Dogs Trust - molti cani vengono abbandonati a causa del loro comportamento durante la separazione dai proprietari. Inoltre, alcuni proprietari pensano che sia bello che un cane mostri segni di comportamento ansioso in risposta a una separazione, e non pensano che i loro animali da compagnia possano aver bisogno di un trattamento che li aiuti. Questa ricerca suggerisce che almeno alcuni di questi cani abbiano uno stato emotivo di fondo negativo e i proprietari vanno incoraggiati a trovare modi e terapie per aumentare il benessere dei loro cani e ridurre il rischio di abbandono. Alcuni cani particolarmente propensi a sviluppare questi comportamenti avrebbero bisogno di essere ricollocati presso un proprietario più adatto."

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 Oggetto del messaggio: Re: Anche i cani possono essere pessimisti
MessaggioInviato: lun ott 18, 2010 12:15 pm 
Schiavo
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Località: Tua madre succhia i cazzi all'inferno, idiota
Abbiamo le stesse sindromi. I comportamenti sono più diffusi di quanto si creda. Test su nuovi farmaci aiuteranno a curare anche noi

FRA CANI e padroni l'intesa è al primo sguardo. Ma gli uomini e i loro migliori amici non condividono solo voglia di affetto, solitudine o ansia. Osservare il comportamento di Solo, un border collie di 11 anni arruolato in un progetto di ricerca dell'università della California, aiuta a capire il perché. Solo inizia a tremare, uggiolare e correre per rifugiarsi in un luogo protetto ogni volta che sente un tuono. I fuochi d'artificio gli provocano veri e propri attacchi di panico, simili a quelli osservabili negli uomini.

L'esperienza è stata vissuta da tanti padroni, che sorridono e rincuorano i loro amici con una dose extra di carezze. Ma lo psichiatra Steven Hamilton, docente all'università della California di San Francisco, osservando il comportamento degli animali ha pensato di studiarli per capire meglio come funzionano le malattie degli uomini. E trovare nuove vie per curarle.

Solo e gli altri esemplari arruolati nello studio vengono trattati con antidepressivi e ansiolitici. Le loro reazioni avverse o gli eventuali miglioramenti sono annotati con cura dai ricercatori. Il funzionamento dei due tipi di farmaci è infatti sovrapponibile in uomini e cani, così come le percentuali di successo del trattamento. "Le similitudini sono evidenti" commenta Hamilton in un dossier dedicato dalla rivista Nature al "nuovo miglior amico degli psichiatri". E questo è vero soprattutto per gli animali con un pedigree: la rigida selezione genetica cui sono stati sottoposti negli ultimi due secoli, da un lato, ha fatto nascere malattie sia fisiche che mentali sconosciute ai meticci, dall'altro, ha reso i genomi più omogenei, facilitando la ricerca dei frammenti di Dna legati ai vari disturbi psichici.

"I cani - spiega Guoping Feng, genetista del Massachusetts Institute of Technology - sono l'unico modello esistente in natura per studiare i disordini psichiatrici. E sono anche perfetti per essere mappati geneticamente".
Una statistica della Tufts University stima che il 40 per cento dei 77 milioni di cani statunitensi soffrano di un non meglio precisato "disturbo comportamentale". Cifre difficili da verificare, ma che bastano ad alimentare un marketing per gli psicofarmaci che coinvolge anche gli animali domestici e che dà un contributo importante ai 15 miliardi di dollari che ogni anno i proprietari Usa spendono per i loro cani.

Gli psichiatri della California hanno deciso di sfruttare le somiglianze fra uomini e animali da compagnia per fini di ricerca, forti della conoscenza del Dna dei quattro zampe e della corrispondenza che alcuni geni coinvolti nelle malattie psichiatriche hanno fra le due specie.

Cane e uomo, a livello genetico, si rispecchiano in malattie come la narcolessia (caratteristica dei dobermann), nei disturbi ossessivo-compulsivi (riscontrati nei bull terrier, pastori tedeschi, danesi e golden retriever, che a volte si mordono fianchi e zampe fino a ferirsi o inseguono la coda roteando in modo ossessivo) o nei deficit di attenzione che sono stati notati in alcuni labrador impiegati come guida per ciechi.

La decisione di affidare la ricerca ai cani - dove la diagnosi precisa di disturbi psichiatrici è ancora più difficile che negli uomini - è un sintomo di quanto stagnante sia la situazione nella cura delle malattie mentali. Un'inchiesta pubblicata da Science a luglio, intitolata "Is Pharma running out of brainy ideas?" raccoglie tutti i casi di grandi aziende farmaceutiche intenzionate a chiudere i loro laboratori per lo sviluppo di nuovi farmaci.
La GlaxoSmithKline secondo la rivista è pronta ad abbandonare i settori di analgesici e antidepressivi, mentre AstraZeneca avrebbe deciso di chiudere alcuni centri di ricerca per medicinali contro schizofrenia, disturbo bipolare, depressione e ansia.

"La realtà - spiega a Science Thomas Insel, direttore dell'Istituto nazionale per la salute mentale negli Usa - è che da anni in questo campo non ci sono farmaci o idee nuove. E quasi nulla dà speranza al settore delle malattie mentali". Spetta ora ai migliori amici dell'uomo smentire la tesi sconsolata dello psichiatra.

(18 ottobre 2010)


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