Non ne sono cosi sicuro... il problema è che tu hai la residenza fiscale dove hai lavorato almeno 6mesi + 1 giorno... cmq giustamente è stato detto sopra... il problema è che io in questo 2011 ho effettivamente lavorato 7mesi in Italia... e lavorerò 2 mesi e mezzo in Francia. In Francia funziona che il 24% circa è trattenuto alla fonte e il resto l'anno dopo... ora questa diffrenza viene pagata in francia solo se appunto hai lavorato almeno 6 mesi ed un giorno quindi l'anno prossimo non pago niente...secondo me per legge dovrei pagare in Italia almeno per il 2011.... ma spero di sbagliarmi tanto...
Qualcuno ne sa qualcosa?
E' quasi esatto.
La norma dice che in caso di ambiguita' vale la 6 mesi piu' un giorno per dove pagare le tasse.
MA nel tuo caso non c'e' ambiguita'. Se vivi per un periodo superiore a 6 mesi piu' un giorno in uno stato ove l'Italia ha accordi bilaterali (come tutta Europa ma anche molto altro), allora dovrai pagare le tasse in questo stato a partire dal primo giorno di residenza, peche' la tua residenza a fini fiscali si sposta retroattivamente al primo giorno di tale lavoro continuativo.
Quindi se hai lavorato per 9 mesi in Italia nel 2011 e poi 3 mesi in Francia nel 2011, e poi sei rimasto residente in Francia per altri almeno 7 mesi nel 2012, allora dovrai pagare all'Italia i primi 9 mesi del 2011, e alla Francia il resto.
Ambiguita' sarebbe:
9 mesi in Ita nel 2011, 3 mesi in Fra nel 2011, 2 mesi in Fra nel 2012 e 10 mesi in Fra nel 2012.
A quel punto dovresti fare rischiesta alla Francia di payback dei contributi pensionistici e delle tasse, e andare a fare una dichiarazione all'Italia a seguito della quale dovresti pagare le tasse come se avessi guadagnato tutto in Italia. (con aliquote italiane)
Notare che la residenza a fini fiscali non e' semplicemente "dove si dorme per 6 mesi + 1 giorno in un anno solare", ma e' dove si hanno affetti, famiglia etc.
Cita:
Con Rm.M. 315/E/2008, l'Agenzia delle Entrate ha confermato che deve essere considerato fiscalmente residente nel teritorio dello Stato il soggetto che, pur avendo trasferito la propria residenza all'estero per motivi di lavoro, mantiene in Italia i propri legami familiari o il centro dei propri interessi patrimoniali e sociali.
Quindi se mi sposto ma moglie e figli restano in Italia, e' bene chiedere consulenza prima di ricevere mazzate.
Inoltre se invece che non mi sono trasferito in un paese della white list (ad esempio Monaco), continuero' ad essere considerato residente in Italia anche se non ci avessi dormito neppure un giorno in Italia, perche' l'Italia e' stato l'ultimo paese della comunita' Europea dove sono stato residente fiscalmente, e quindi dovro' per legge continuare a pagarvi le imposte.
Ecco perche' Bocelli e Rossi (E tanti altri) sono stati costretti a pagare le tasse "anche" in Italia e non solo a Monaco.
Ma questo non varra' per te (o per me) perche' le nazioni in questione aderiscono ai patti bilaterali.
E, come gia' detto, per questo discorso l'AIRE non c'entra.
L'AIRE e' l'anagrafica italiana dei residenti anagraficamente all'estero. Ma non ha relazione alcuna con i residenti fiscalmente all'estero.
La residenza anagrafica la si sceglie. La residenza fiscale NON si sceglie. E' data per legge seguendo le norme di cui sopra (e sotto).
Il non iscriversi all'Aire potrebbe comportare in futuro il fatto che l'ITalia chieda retroattivamente di pagare per i servizi illecitamente usati e che non si sarebbero dovuto usare.
Ad esempio potrebbe chiedere contributi retroattivamente per la eventuale copertura assicurativa del SSN cui si avrebbe usufruito nel periodo in questione (indipendentemente dal fatto di essere o no andati dal medico della mutua italiano durante il periodo estero).
Ma resta un cavillo particolare per nazioni come Francia, UK, Spagna, Italia e molte altre Europee vi sono accordi bilaterali anche relativamente alla "mutua", ed e' considerato illegale da normativa europea chiedere ad un contribuente di pagare doppio.
Diverso in questo caso sarebbero gli USA, dove non ci sono (o almeno non c'erano fino a poco tempo fa) accordi di questo tipo, mentre ci sono accordi bilaterali fiscali.
Qui un buon riassunto.
http://www.ratio.it/ratio2/ratioonline.nsf/%28allegati%29/2A07F8AAA7507C03C125775E00498182/$FILE/R1491-1-Cdf.pdf