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 Oggetto del messaggio: Acqua. Pertire dal rispetto della democrazia
MessaggioInviato: sab gen 21, 2012 12:09 pm 
Schiavo
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Acqua. Pertire dal rispetto della democrazia
di Marco Bersani

Il Presidente di Publiacqua SpA, su “Il Manifesto” del 18/01/2012 si rivolge al movimento per l’acqua ponendo alcune riflessioni ed alcune domande nel merito. Nel medesimo giorno, il popolo dell’acqua è stato presente in tutte le piazze italiane e davanti a Montecitorio con presidi, flash mob, azioni e iniziative per dire chiaramente “Monti, giù le mani dall’acqua!”.

Il Governo dei professori, confermando i provvedimenti del precedente governo Berlusconi, volti a riproporre, malgrado il voto referendario del giugno scorso, la privatizzazione dei servizi pubblici locali, vuole aggiungere la propria impronta con un articolo di legge finalizzato a depotenziare la possibilità di gestire il servizio idrico integrato attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali. E’ una norma contro la ripubblicizzazione avviata dalla città di Napoli e per evitarne il moltiplicarsi sul territorio nazionale.

Qualsiasi discussione nel merito delle questioni poste da De Angelis –cui rispondo volentieri- non può prescindere da questi dati di attualità, perché dimostrano la grande “rimozione” di un fatto che lo stesso De Angelis, così come le 8 SpA quotate in Borsa, le 145 aziende idriche a maggioranza o a totale capitale pubblico, le istituzioni a tutti i livelli fingono di ignorare : c’è stato un referendum popolare e il risultato è stato inequivocabile.

Senza una preliminare accettazione di questo dato incontrovertibile –la democrazia sovrana- ogni ulteriore discussione riproduce la pratica del “benaltrismo”, ovvero l’idea che è sì avvenuto un voto referendario, ma “è ben altro” il problema di cui occorre occuparsi.

Tutto questo ha del paradossale, anche perché si continua ad ignorare quanto chiaramente scritto dalla Corte Costituzionale nelle due sentenze di ammissione dei quesiti referendari (n. 25 e 26/ 2011), ovvero che con l’abrogazione del decreto 23bis, l’unica normativa di riferimento diventa la dottrina comunitaria che prevede anche la gestione del servizio idrico integrato attraverso enti di diritto pubblico (aziende speciali); e che con l’abrogazione dell’ ‘adeguata remunerazione del capitale investito” (ovvero i profitti del gestore) il servizio non ne trarrebbe alcune disfunzionalità, essendo garantita la copertura dei costi, né vi sarebbe alcun vuoto normativo, in quanto la tariffa di risulta sarebbe immediatamente applicabile. ( altro che incertezza della tariffa!).

E’ evidente come si sia di fronte ad un’enorme questione di democrazia : la ripubblicizzazione della gestione dei servizi idrici integrati continua a essere ostacolata dal Governo e dalla quasi totalità delle istituzioni locali; mentre non vi è ad oggi traccia dell’eliminazione dei profitti dalla tariffa e fioccano le motivazioni più stravaganti per non adempiere al voto del popolo italiano.

A tutto questo sta già rispondendo il popolo dell’acqua, con la mobilitazione diffusa a livello territoriale e nazionale e con la campagna di “obbedienza civile”, che chiederà a tutti i cittadini di pagare la giusta tariffa, ricalcolata sottraendone la parte relativa alla remunerazione del capitale investito.

De Angelis traccia un quadro drammatico della situazione idrica del paese, quadro che il movimento per l’acqua ha da sempre sottolineato con forza e determinazione: non a caso, già dal 2007, è stata consegnata –e bellamente ignorata- una legge d’iniziativa popolare con oltre 400.000 firme che affronta la questione idrica nella sua complessità ed articolazione.

Ciò che De Angelis omette di dire è che tale situazione si è esponenzialmente aggravata da quando –seconda metà degli anni ’90- le gestioni del servizio idrico sono state affidate a Società per Azioni, in molte di esse sono entrati i privati e le più grosse sono state collocate in Borsa : se guardiamo il solo dato degli investimenti, essi sono crollati da 2 miliardi di euro/anno del decennio 1986-1995 ai 700 milioni di euro del decennio successivo.

L’alternativa tra ripubblicizzazione e privatizzazione, come si può di conseguenza intuire, non è sventolamento di icone ideologiche, bensì la concretezza della battaglia in corso fra mercificazione di un bene essenziale e gestione partecipativa di un bene comune.

De Angelis non si capacita del mancato applauso all’affidamento delle competenze relative all’acqua all’Autorità nazionale energia e gas. Basterebbe sottolineare che le Autorità sottendono un mercato liberalizzato da regolare mentre il servizio idrico è un monopolio naturale, rispetto al quale il popolo italiano ha escluso qualsiasi gestione di mercato; e a questo aggiungere, a chi obietta che la gara d’appalto consentirebbe la concorrenza, di leggersi la sentenza Ag. Com. 2007 sul trust Acea-Suez, proprio a partire dalla privatizzazione dei servizi idrici in Toscana. Possiamo girarci attorno quanto vogliamo, ma l’unico vero controllo può essere esercitato dalla partecipazione diretta dei cittadini e dei lavoratori alla gestione pubblica e territoriale del servizio.

Più oltre, De Angelis lamenta un presupposto disinteresse del movimento per l’acqua sulla privatizzazione determinata dall’imbottigliamento di acque minerali e sulla questione fogne e depurazione : rispetto alle acque minerali, consiglierei al “nostro” un tour per i tanti territori -dalla Lombardia all’Umbria, dalla Basilicata alla Sicilia- che da anni si battono contro questa sottrazione di un bene essenziale; riguardo a fogne e depurazione, i comitati se ne occupano eccome, e, al di là del sarcasmo su sorella fogna, sarebbe bene che istituzioni e gestori di SpA fornissero finalmente una risposta chiara su dove siano finiti i soldi destinati allo scopo e da sempre pagati in tariffa anche da quel 30% di popolazione non allacciata a fognatura e depurazione (dividendi per gli azionisti?).

Più complessa è la questione relativa al finanziamento dei servizi idrici, rispetto alla quale è tuttavia buona norma evitare davvero le banalizzazioni : se il famoso 7% servisse a coprire i costi finanziari (e a normativa vigente non può farlo), perché l’Associazione Nazionale Industriali degli Acquedotti (ANFIDA) scrive nella memoria depositata contro l’ammissibilità dei referendum : “l’eliminazione del riferimento alla remunerazione del capitale, quale componente della tariffa, e, dunque, alla possibilità di conseguire utili dall’attività di gestione di un servizio pubblico […] la previsione che si intende abrogare, nello stabilire che il corrispettivo del servizio idrico integrato è stabilito anche in considerazione del diritto dell’imprenditore di ottenere un utile dall’attività prestata”?

Vero è che la questione della ripubblicizzazione dell’acqua chiama ad una ridiscussione più complessiva sulla fiscalità generale e sulla finanza pubblica, che metta in conto il superamento del full cost ricovery, ovvero della copertura integrale dei costi attraverso la tariffa : a tal proposito, il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha presentato già nella scorsa primavera una prima proposta in tal senso, basata su un mix tra tariffa, fiscalità generale e nuovi strumenti di finanza pubblica.

E l’associazione Attac Italia, insieme ad altre, sta da tempo discutendo la necessità di una campagna per la ripubblicizzazione della Cassa Depositi e Prestiti, dotata di un patrimonio enorme (250 miliardi di euro/anno), frutto del risparmio affidato alle Poste dai cittadini e dai lavoratori, ma, in seguito alla sua privatizzazione, oggi gestito per operazioni da “fondo sovrano” sui mercati finanziari internazionali.

Perché le risorse ci sono, il problema è se vengono finalizzate allo scopo di ridare fiato ad un modello insostenibile o utilizzate per invertire la rotta, riconoscendo i beni comuni come indisponibili al mercato e luogo della gestione partecipativa territoriale e rimettendo in campo un ruolo pubblico per riconvertire la produzione verso finalità ambientali e sociali.

Ci avete raccontato per anni che “privato è bello” cercando di conquistare le menti e i cuori; ora vi accontentate di dirci che “privato è obbligatorio e ineluttabile” chiedendo rassegnazione.

Non ci avrete mai come volete voi, è questa la fortuna del pianeta.

Marco Bersani

(Attac Italia- Forum italiano dei movimenti per l’acqua)
Pubblicato giovedì 19 Gennaio 2012

Fonte: Attac
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 Oggetto del messaggio: Re: Acqua. Pertire dal rispetto della democrazia
MessaggioInviato: sab gen 21, 2012 12:25 pm 
Schiavo
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Ma non era appena stato fatto un referendum in Italia, su questo tema o simili?
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 Oggetto del messaggio: Re: Acqua. Pertire dal rispetto della democrazia
MessaggioInviato: sab gen 21, 2012 12:32 pm 
Schiavo
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gugoXX @ ha scritto:
Ma non era appena stato fatto un referendum in Italia, su questo tema o simili?

Sí, il referendum è stato fatto, ed una maggioranza schiacciante ha deciso di fare una certa cosa. Salvo che il governo vuole fare il contrario.

E dico, manco fossero passati dieci anni (dopo 10 anni si può ostenere che il popolo abbia cambiato idea, ed è pure possibile), il referendum è stato fatto meno di un anno fa, alcuni comuni vogliono applicarlo, ed il governo lo vuole impedire.
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 Oggetto del messaggio: Re: Acqua. Pertire dal rispetto della democrazia
MessaggioInviato: sab gen 21, 2012 12:41 pm 
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A me sti referendum sembrano proprio una pagliacciata.
Mi sa che la legislazione e' stata fatta per permettere un qualcosa che sulla carta sia quello che pensiamo essere un referendum, ma che di fatto sia solo un contentino al popolo sovrano per fargli credere di essere in democrazia.

Dova sta' sta democrazia.
Non si eleggono direttamente i rappresentanti del parlamento.
Non si eleggono i governanti.
Non si tengono in conto i risultati delle uniche proposte legislative del popolo, che neppure poi sono proposte ma sono a-proposte, ovvero abrogazioni su leggi gia' fatte.
Per fare una democrazia cosi', dove chi si siede sulle poltrone e' chi e' capace a parlare di piu' indipendentemente da quello che e' capace di fare, tanto meglio una dittatura sperabilmente illuminata.
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 Oggetto del messaggio: Re: Acqua. Pertire dal rispetto della democrazia
MessaggioInviato: sab gen 21, 2012 2:40 pm 
Schiavo
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Io sono dell’idea che l’istituto referendario vada potenziato e ampliato, in modo che se il parlamento approva una legge non gradita al popolo, si possa subito convocare un referendum e abrogarla.
In questo modo il parlamento certe leggi eviterebbe direttamente di approvarle.

Comunque...

Comunicato stampa
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
La mobilitazione paga: il popolo dell'acqua ha costretto il Governo a ritirare il provvedimento che vietava la gestione del servizio idrico attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali.
È una vittoria dei cittadini e dei comitati che in tutto il paese hanno fatto sentire forte la loro voce in difesa del voto referendario.
Rimane ampiamente negativo il giudizio del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua sul decreto liberalizzazioni che, a dispregio voto del giugno scorso, peggiora le già pessime misure del precedente Governo sulla privatizzazione degli altri servizi pubblici locali.

La mobilitazione del popolo dell'acqua continua per la piena attuazione del risultato referendario: avanti tutta con la ripubblicizzazione del servizio idrico e la campagna di obbedienza civile per una tariffa corretta e coerente coi referendum. Si scrive acqua, si legge democrazia.

Roma, 20 gennaio 2012

Fonte: Forum italiano dei movimenti per l’acqua
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monti,
l'uomo che con molti monti cerca di fare quegli interessi che tre monti soltanto non riuscirono, troppo impicciati da nani e ballerine...



la democrazia questi ce l'hanno fottuta da mo' ...
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