Articolo originale del new york times,è lungo ma vale la pena,spiega bene cosa sono diventati il capitalismo e la globalizzazione.Se non sapete l'inglese...fuck off
http://www.nytimes.com/2012/01/22/busin ... ted=1&_r=2Riassuntino in ita
Cita:
crapple produce in Cina ma non è solo una questione di soldi, come pensano molti. Certo, costa meno pagare un lavoratore cinese rispetto a uno statunitense, però la differenza sostanziale è che le aziende cinesi offrono un vantaggio strategico che negli Stati Uniti sarebbe impossibile. crapple è solo un esempio, che vale per tante altre aziende; anzi, forse è un esempio d'eccellenza, se si vuole credere alle informazioni circolate una decina di giorni fa.
La questione è spiegata con dovizia di dettagli in un lungo articolo a firma di Charles Duhigg e Keith Bradshers comparso sul New York Times. Il fatto è che le fabbriche cinesi danno garanzie ai loro clienti - praticamente tutta la tecnologia del mondo si produce negli stabilimenti di poche aziende cinesi.
Per esempio nel 2007 Steve Jobs decise che lo schermo dell'iPhone doveva essere fatto di vetro. La soluzione alla fine si trovò nella fabbrica della Corning in Kentucky, dove tutt'oggi si fanno i vetri dell'iPhone. Ma la prima opzione fu andare a cercare la risposta in Cina, e ancora oggi, se crapple decide di cambiare una vite dell'iPhone, Foxconn (o un altro fornitore) può rispondere in un lampo; basta svegliare i lavoratori che dormono in appartamenti integrati nell'impianto di produzione, e metterli al lavoro. Né in Europa né negli USA sarebbe possibile, a meno di spendere molto di più per avere il lavoratore disponibile "a chiamata" (in Italia abbiamo per esempio la reperibilità).
Ancora più rilevante è la disponibilità di manodopera specializzata. Foxconn per esempio è in grado di radunare 3000 ingegneri (ma forse sarebbe meglio dire tecnici ultraspecializzati) nel giro di una notte, mentre negli Stati Uniti e in Europa sarebbe impossibile.
Lo aveva fatto notare Jobs a Obama, più volte: il mondo occidentale non riesce a formare abbastanza personale nelle discipline che servono al settore tecnologico. Cina e India "producono" migliaia e migliaia di ingegneri ogni anno, persino milioni - e si crea così un bacino di potenziali lavoratori impossibile da battere.
Insomma, non si tratta solo di manodopera economica. Se i lavoratori cinesi costassero quanto quelli degli Stati Uniti i costi per produrre un iPhone aumenterebbero di 65 dollari. Un sovraprezzo che crapple potrebbe persino assorbire senza alzare il prezzo finale, se le altre condizioni fossero soddisfatte. La questione però è molto più complessa di così, e probabilmente parificare i costi del lavoro porterebbe la cifra ben oltre i 65 dollari.
Ecco perché la risposta del fondatore di crapple fu diretta e bruciante. "Quei lavori non torneranno", rispose Jobs a Obama in occasione di una cena con i "pezzi grossi" del mondo tecnologico, quando il Presidente chiese in che modo si potessero "riportare a casa" i posti di lavoro all'estero.
D'altra parte creare e proteggere posti di lavoro nazionali non è certo compito di crapple né di nessuna azienda di nessun paese, soprattutto se si tratta di una multinazionale che vende i propri prodotti in tutto il mondo. È un compito che spetta ai governi, e in questo senso Pechino ha mostrato una grande determinazione.
Almeno in un'occasione per esempio una fabbrica ha messo in costruzione un intero stabilimento in previsione di una visita da parte di un rappresentante crapple. "Questo è nel caso che ci diate il contratto", disse uno dei dirigenti, che aveva anche "procurato ingegneri quasi a costo zero e costruito dormitori in loco". Possibile perché il governo aveva portato le tasse praticamente a zero.
Quindi non è una questione di denaro, ma di competitività in generale? Così sembrerebbe, almeno a giudicare dal freddo e preciso testo dei due reporter del NYT, dalle affermazioni della stessa crapple, dalle statistiche sul numero d'ingegneri laureati, dal fatto che sul costo finale pesa più il costo dei macchinari che quello delle persone, e da tutti i fattori citati da Duhigg e Bradshers.
Sarebbe utile però fare un piccolo esercizio di riflessione, e andare un po' più in là della semplice cronaca, o dei racconti che arrivano dalle aziende coinvolte - perché è giusto chiedere all'oste se il vino è buono, ma poco saggio fidarsi ciecamente.
C'è il ruolo dello stato. La Cina sarà sì un regime autoritario ma, dal punto di vista dei progetti per lo sviluppo del PIL ha un governo illuminato. Per l'Occidente competere è però impossibile: Pechino se lo può permettere, Washington probabilmente no. E anche se fosse ci sarebbe un problema di legalità perché si tratterebbe d'intervento pubblico nel settore privato: Obama può al massimo prestare, non certo regalare, Hu Jintao può fare praticamente quello che gli pare.
Poi ci sono le condizioni di lavoro. Per Foxconn (uno dei principali fornitori di crapple e dell'industria tecnologia in generale) lavora un milione di persone. La maggior sono parte ingegneri, frutto di sistemi formativi e di una demografia con cui l'Occidente non può competere. A loro l'azienda offre condizioni lavorative migliori che nella maggior parte della Cina, ma che sarebbero illegali o quasi in Europa e negli Stati Uniti.
Forse il cuore della questione è che per un giovane cinese una laurea e un lavoro nella catena di produzione sono la migliore delle opzioni, mentre i "nostri" giovani non devono affrontare una pressione così grande - un discorso altrettanto complesso che chiama in causa altri argomenti.
Forse però i nostri governanti potrebbero intervenire e fare in modo che i posti di lavoro possano "tornare a casa". Si tratterebbe di detassare, rinforzare la formazione di personale specializzato, importare i lavoratori che non si riescono a creare nazionalmente (leggi sull'immigrazione). Difficile prevedere gli effetti a lungo termine, però.
L'ultimo pensiero va al concetto di "ingegnere". Guardando ai numeri della Cina, e all'impiego che fa dei propri laureati viene il sospetto che si tratti di persone con una formazione molto specifica. Magari non ingegneri come li intendiamo noi, ma persone capaci di fare quello che gli si chiede, e formati in tempi relativamente brevi. Forse i "nostri" sono migliori (non è detto), ma di certo le università cinesi danno al mercato quello che serve. Anche questo è un discorso amplio e complesso, che tira in ballo tante voci e idee diverse, ma è doveroso prenderlo in considerazione.
http://www.tomshw.it/cont/news/perche-c ... 517/1.htmlGrazie mille per l'OTTIMO articolo inglese che mi e' servito per ampliare le mie conoscenze del mercato del lavoro globale odierno.
Mi pare inutile dire che il riassuntino in italiano per venire incontro alle capacita' di molti fa letteralmente CAGARE dato che ha completamente perso di vista il punto fondamentale di tutto il discorso e non ha nemmeno toccato di striscio alcuni punti nodali.
cmq una cosa che mi ha colpito molto, e che ho anche relativamente toccato con mano, sta qui:
Cita:
crapple’s executives had estimated that about 8,700 industrial engineers were needed to oversee and guide the 200,000 assembly-line workers eventually involved in manufacturing iPhones. The company’s analysts had forecast it would take as long as nine months to find that many qualified engineers in the United States.
In China, it took 15 days.
L'occidente sta diventano veramente troppo poco reattivo ai cambiamenti.
E il "toccato con mano" di cui sopra sta proprio nel fatto che trovare gente
con formazione di alto livello, competente e che vale quello che viene pagata e' VERAMENTE difficile.
Anche qui.
Non mi fate ricordare com'era messa l'italia da questo punto di vista che mi metto a piangere...

Cmq alla fine la scelta migliore mi sa che l'ha fatta guren.
Li' si che stanno crescendo.
Male che vada io faro' come ha fatto un mio ex-collega, ormai 6 anni fa, che si e' iscritto ad un corso di cinese.
Ma per ora mi becco la mia bella vita londinese.
