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 Oggetto del messaggio: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 4:17 pm 
Schiavo
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Detroit - Com'è lontana Detroit da Pomigliano. E com'è diverso, qui nel Michigan, il modo di agire e di pensare di coloro (i sindacati) il cui compito principale è quello di difendere e favorire i posti di lavoro. A Jefferson North, la fabbrica di Detroit simbolo della rinascita della Chrysler «by Fiat», presto potrebbe partire il terzo turno. Le vendite del nuovo Grand Cherokee tirano e gli operai, gli stessi che armati di ramazza hanno rimesso a nuovo l'impianto, sono pronti al «sacrificio». Qui, il ceo Sergio Marchionne è visto come l'uomo che, in un anno, ha resuscitato un cadavere (la Chrysler), ridando la speranza e assicurando la busta paga a migliaia di persone ormai rassegnate alla disoccupazione. Com'è distante, poi, l'approccio con la realtà di Cynthia Holland, la robusta presidente della Uaw (il sindacato metalmeccanico Usa) di Jefferson, rispetto a quello di Maurizio Landini, neo leader della Fiom.

Da una parte, qui negli Stati Uniti, le prospettive di far tornare grande la Chrysler vedono sindacati e lavoratori pronti a farsi in quattro; dall'altra, in Italia, la politica del «no a prescindere» portata avanti dalla Fiom rischia di fare saltare l'investimento di 20 miliardi che Marchionne ha programmato per rilanciare la produzione di auto nel Paese. Se così fosse, se il piano «Fabbrica Italia» dovesse trasformarsi in «Fabbrica Turchia» o «Fabbrica Serbia» o «Fabbrica Brasile», le conseguenze per l'economia e l'occupazione sarebbero tragiche. Questa ipotesi, d'altronde, non è poi così remota. Proprio ieri, rispondendo agli analisti dalla verde Auburn Hills, direttamente dall'avveniristica torre Chrysler inaugurata nel 1986 dal suo predecessore Lee Iacocca, Marchionne ha fulminato la platea: «Il progetto Fabbrica Italia è congelato: il piano di portare la nuova Panda a Pomigliano va ovviamente avanti, e così l'investimento di 700 milioni)».

In stand by rimangono gli altri progetti collegati allo sviluppo dei nuovi modelli. Ma la Fiat, come ha ripetuto più volte il suo ad, non può rischiare di perdere la sfida della competitività perché impegnata a controbattere i «sabotaggi» nelle sue fabbriche. Da qui il segnale, forte, che il bicchiere è colmo: «Ho deciso - ha tagliato corto Marchionne - di spostare la produzione del modello L-0 (quello che sostituirà Idea, Multipla e Musa, ndr) da Mirafiori a Kragujevac, in Serbia». L'investimento è comunque partito: 1 miliardo. La Bei ha garantito un prestito di 400 milioni e Belgrado ha messo sul tavolo 250 milioni. Oltre l'Adriatico saranno prodotte fino a 240mila L-0 (è il nome in codice). Via all'assemblaggio tra 2011 e 2012. La mossa di Marchionne è chiara e fa capire che per il fatidico Piano B può partire in qualsiasi momento, anche frazionato.

Pomigliano, per la Fiat, è sempre più un banco di prova: se non sarà possibile produrre con regolarità la nuova Panda e se non sarà garantita la governabilità all'interno della fabbrica campana (Marchionne chiede che a collaborare sia il 100% dei dipendenti: in caso contrario sarebbe pronto anche a considerare persi i 700 milioni) tutto tornerebbe in discussione. In meno di un anno, da quanto si è capito, la nuova Panda potrebbe essere sistemata in un altro impianto, fuori Italia.

Ieri la Borsa ha celebrato con un più 6,74%, portando le azioni a 9,66 euro, l'ok del cda allo scorporo e i conti brillanti del secondo trimestre. Ma le nuove nubi che si addensano su «Fabbrica Italia» potrebbero scatenare fin da oggi una nuova tempesta. Intanto la Chrysler vola (andrà in Borsa nel 2011, dopo la Gm) e in cassaforte ad Auburn Hills ci sono 8 miliardi cash di dollari. Con lo spin-off, infine, è annunciato un nuovo valzer di manager Fiat, mentre Marchionne vede avvicinarsi una nuova stagione di aggregazioni.

Il Giornale.it

Oh è un po' che non linkavo articoli de Il Giornale,per lo meno qua. :D
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 Oggetto del messaggio: Re: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 4:27 pm 
Uomo libero
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oh ma io non ho capito una cosa...ora la panda dove la fanno???
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 Oggetto del messaggio: Re: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 4:40 pm 
Schiavo
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Beh, effettivamente paragonare una nazione dove ti possono licenziare dalla sera alla mattina con un'altra che ha un minimo di regolamentazione (ancora per poco) ha molto senso...

:sisi:
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"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo". (Indro Montanelli)
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 Oggetto del messaggio: Re: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 4:47 pm 
Schiavo
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Nex ha scritto:
Beh, effettivamente paragonare una nazione dove ti possono licenziare dalla sera alla mattina con un'altra che ha un minimo di regolamentazione (ancora per poco) ha molto senso...

:sisi:


Si tratta di capire che la non c'è la fiom e già questo rende tutto più lineare e funzionante senza che per questo vengano meno i diritti del lavoratori americani.
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 Oggetto del messaggio: Re: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 4:48 pm 
Schiavo
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hakermatik2 ha scritto:
oh ma io non ho capito una cosa...ora la panda dove la fanno???


Boh.
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 Oggetto del messaggio: Re: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 4:50 pm 
Schiavo
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frankytop ha scritto:
Si tratta di capire che la non c'è la fiom e già questo rende tutto più lineare e funzionante senza che per questo vengano meno i diritti del lavoratori americani.

Si tratta di capire che là non toccano i diritti perchè ne hanno meno di quelli che hanno i lavoratori qui e quindi i sindacati non aprono bocca, giustamente, perchè non si mette in discussione alcunchè.

Qui in Italia invece si punta a buttarlo nel culo dei lavoratori minacciandoli di lasciarli a casa.
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"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo". (Indro Montanelli)
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 Oggetto del messaggio: Re: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 4:51 pm 
Schiavo
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Nex ha scritto:
Beh, effettivamente paragonare una nazione dove ti possono licenziare dalla sera alla mattina con un'altra che ha un minimo di regolamentazione (ancora per poco) ha molto senso...

:sisi:


Vero ma a leggere in giro pare che la voglia di lavorare a Pomigliano manchi sempre e comunque ci credo che Marchionne abbia dato l'ultimatum.
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 Oggetto del messaggio: Re: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 4:52 pm 
Schiavo
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Nex ha scritto:
Beh, effettivamente paragonare una nazione dove ti possono licenziare dalla sera alla mattina con un'altra che ha un minimo di regolamentazione (ancora per poco) ha molto senso...

:sisi:


paragonare
una nazione dove un giorno ti licenziano o ti licenzi perchè vuoi più soldi, mandi curriculum e dopo 4 giorni ti chiamano a lavorare in 3 aziende diverse, con un una nazione dove un giorno ti licenziano, mandi curriculum.
non ha proprio senso , non ne ha nessuno
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 Oggetto del messaggio: Re: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 4:53 pm 
Schiavo
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Nex ha scritto:
Si tratta di capire che là non toccano i diritti perchè ne hanno meno di quelli che hanno i lavoratori qui e quindi i sindacati non aprono bocca, giustamente, perchè non si mette in discussione alcunchè.

Qui in Italia invece si punta a buttarlo nel culo dei lavoratori minacciandoli di lasciarli a casa.

No no,guarda che i sindacti di Detroit o Chigaco sono potenti eh,e non sono dei fregnoni come qui da noi nel senso che se imbastiscono uno sciopero lo fanno per cose serie,non per cavolate dimostrative per semplice esibizionismo come qui da noi.
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 Oggetto del messaggio: Re: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 4:57 pm 
Uomo libero
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frankytop ha scritto:
hakermatik2 ha scritto:
oh ma io non ho capito una cosa...ora la panda dove la fanno???


Boh.


no davvero...mio padre ha una panda, comprata nel 2008. Dove è stata prodotta? Viene prodotta in più stabilimenti o solo in uno?
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 Oggetto del messaggio: Re: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 4:57 pm 
Schiavo
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frankytop ha scritto:
No no,guarda che i sindacti di Detroit o Chigaco sono potenti eh,e non sono dei fregnoni come qui da noi nel senso che se imbastiscono uno sciopero lo fanno per cose serie,non per cavolate dimostrative per semplice esibizionismo come qui da noi.

Non mi sono spiegato.

Le aziende americane non hanno problemi di gestione dell'organico. Se c'è un esubero licenziano.

Questo dà all'azienda un'elasticità non indifferente che qui in Italia non c'è.

Tralasciando le opinioni in merito, questa è la maggiore differenza fra gli USA e l'Italia.

Inoltre i vari diritti contrattuali dei lavoratori sono molto diversi.

Qui in Italia la FIAT ha messo in discussione dei punti cardine dei diritti dei lavoratori come il diritto di tutela sindacale ed il diritto di sciopero. Senza citare la gestione degli straordinari, della cassa integrazione ed altre chicche.

In America certe cose non ci sono o vengono gestite diversamente.

Per questo motivo le iniziative di Marchionne là hanno un impatto totalmente diverso e se in America si prende gli applausi perchè si adattano molto bene all'environment, qui in Italia si prende, giustamente, le palate di merda.
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"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo". (Indro Montanelli)
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 Oggetto del messaggio: Re: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 5:00 pm 
Schiavo
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frankytop ha scritto:
«Ho deciso - ha tagliato corto Marchionne - di spostare la produzione del modello L-0 (quello che sostituirà Idea, Multipla e Musa, ndr) da Mirafiori a Kragujevac, in Serbia».

speriamo che qualcuno tiri fuori i coglioni e dica agli italiani di non comprare quel modello di Fiat, perché fatto addirittura fuori dalla CEE, e di comprare modelli fatti nella nostra Comunità Europea. Vedremo cosa farà quel managerucolo di Marchionne.
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 Oggetto del messaggio: Re: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 5:03 pm 
Schiavo
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Nex ha scritto:
frankytop ha scritto:
No no,guarda che i sindacti di Detroit o Chigaco sono potenti eh,e non sono dei fregnoni come qui da noi nel senso che se imbastiscono uno sciopero lo fanno per cose serie,non per cavolate dimostrative per semplice esibizionismo come qui da noi.

Non mi sono spiegato.

Le aziende americane non hanno problemi di gestione dell'organico. Se c'è un esubero licenziano.

Questo dà all'azienda un'elasticità non indifferente che qui in Italia non c'è.

Tralasciando le opinioni in merito, questa è la maggiore differenza fra gli USA e l'Italia.

Inoltre i vari diritti contrattuali dei lavoratori sono molto diversi.

Qui in Italia la FIAT ha messo in discussione dei punti cardine dei diritti dei lavoratori come il diritto di tutela sindacale ed il diritto di sciopero. Senza citare la gestione degli straordinari, della cassa integrazione ed altre chicche.

In America certe cose non ci sono o vengono gestite diversamente.

Per questo motivo le iniziative di Marchionne là hanno un impatto totalmente diverso e se in America si prende gli applausi perchè si adattano molto bene all'environment, qui in Italia si prende, giustamente, le palate di merda.


Si allora sono d'accordo per quanto riguarda l'elasticità del lavoro in USA,cosa che come hai detto giustamente qui manca per via di una fatto culturale che rende un tabù il licenziamento in se.
La Fiat quindi adotta due politiche diverse nei due ambienti.
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 Oggetto del messaggio: Re: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 5:05 pm 
Schiavo
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hakermatik2 ha scritto:
frankytop ha scritto:

Boh.


no davvero...mio padre ha una panda, comprata nel 2008. Dove è stata prodotta? Viene prodotta in più stabilimenti o solo in uno?

Ribadisco il mio "boh" perchè davvero non mi ero posto il problema,non so dove viene prodotta.

P.S. Ci vorrebbe superanima qua,qualcuno l'ha invitato?
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 Oggetto del messaggio: Re: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 5:31 pm 
Schiavo
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frankytop ha scritto:
Detroit - Com'è lontana Detroit da Pomigliano. E com'è diverso, qui nel Michigan, il modo di agire e di pensare di coloro (i sindacati) il cui compito principale è quello di difendere e favorire i posti di lavoro. A Jefferson North, la fabbrica di Detroit simbolo della rinascita della Chrysler «by Fiat», presto potrebbe partire il terzo turno. Le vendite del nuovo Grand Cherokee tirano e gli operai, gli stessi che armati di ramazza hanno rimesso a nuovo l'impianto, sono pronti al «sacrificio». Qui, il ceo Sergio Marchionne è visto come l'uomo che, in un anno, ha resuscitato un cadavere (la Chrysler), ridando la speranza e assicurando la busta paga a migliaia di persone ormai rassegnate alla disoccupazione. Com'è distante, poi, l'approccio con la realtà di Cynthia Holland, la robusta presidente della Uaw (il sindacato metalmeccanico Usa) di Jefferson, rispetto a quello di Maurizio Landini, neo leader della Fiom.

Da una parte, qui negli Stati Uniti, le prospettive di far tornare grande la Chrysler vedono sindacati e lavoratori pronti a farsi in quattro; dall'altra, in Italia, la politica del «no a prescindere» portata avanti dalla Fiom rischia di fare saltare l'investimento di 20 miliardi che Marchionne ha programmato per rilanciare la produzione di auto nel Paese. Se così fosse, se il piano «Fabbrica Italia» dovesse trasformarsi in «Fabbrica Turchia» o «Fabbrica Serbia» o «Fabbrica Brasile», le conseguenze per l'economia e l'occupazione sarebbero tragiche. Questa ipotesi, d'altronde, non è poi così remota. Proprio ieri, rispondendo agli analisti dalla verde Auburn Hills, direttamente dall'avveniristica torre Chrysler inaugurata nel 1986 dal suo predecessore Lee Iacocca, Marchionne ha fulminato la platea: «Il progetto Fabbrica Italia è congelato: il piano di portare la nuova Panda a Pomigliano va ovviamente avanti, e così l'investimento di 700 milioni)».

In stand by rimangono gli altri progetti collegati allo sviluppo dei nuovi modelli. Ma la Fiat, come ha ripetuto più volte il suo ad, non può rischiare di perdere la sfida della competitività perché impegnata a controbattere i «sabotaggi» nelle sue fabbriche. Da qui il segnale, forte, che il bicchiere è colmo: «Ho deciso - ha tagliato corto Marchionne - di spostare la produzione del modello L-0 (quello che sostituirà Idea, Multipla e Musa, ndr) da Mirafiori a Kragujevac, in Serbia». L'investimento è comunque partito: 1 miliardo. La Bei ha garantito un prestito di 400 milioni e Belgrado ha messo sul tavolo 250 milioni. Oltre l'Adriatico saranno prodotte fino a 240mila L-0 (è il nome in codice). Via all'assemblaggio tra 2011 e 2012. La mossa di Marchionne è chiara e fa capire che per il fatidico Piano B può partire in qualsiasi momento, anche frazionato.

Pomigliano, per la Fiat, è sempre più un banco di prova: se non sarà possibile produrre con regolarità la nuova Panda e se non sarà garantita la governabilità all'interno della fabbrica campana (Marchionne chiede che a collaborare sia il 100% dei dipendenti: in caso contrario sarebbe pronto anche a considerare persi i 700 milioni) tutto tornerebbe in discussione. In meno di un anno, da quanto si è capito, la nuova Panda potrebbe essere sistemata in un altro impianto, fuori Italia.

Ieri la Borsa ha celebrato con un più 6,74%, portando le azioni a 9,66 euro, l'ok del cda allo scorporo e i conti brillanti del secondo trimestre. Ma le nuove nubi che si addensano su «Fabbrica Italia» potrebbero scatenare fin da oggi una nuova tempesta. Intanto la Chrysler vola (andrà in Borsa nel 2011, dopo la Gm) e in cassaforte ad Auburn Hills ci sono 8 miliardi cash di dollari. Con lo spin-off, infine, è annunciato un nuovo valzer di manager Fiat, mentre Marchionne vede avvicinarsi una nuova stagione di aggregazioni.

Il Giornale.it

Oh è un po' che non linkavo articoli de Il Giornale,per lo meno qua. :D


discorsi al vento

per fare un paragone un minimo serio bisogna svelare le poste in gioco..

quanto guadagna un operaio a dretoit e quanto uno a pomigliano?
quanto costa la vita a detroit e a pomigliano?
quanti sono i diritti a detroit e a pomigliano?

io non so le risposte, ma per dire
se a detroit la vita costa 2000 dollari mese e me ne danno 4000
mentre a pomigliano la vita costa 800€ e me ne danno 1200
permetti che se fossi a detroit farei anche io i sacrifici.... mentre a pomigliano li farei lo stesso (devo pur mangiare) ma mi incazzerei come una iena?
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MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 5:47 pm 
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frankytop ha scritto:
Si tratta di capire che la non c'è la fiom e già questo rende tutto più lineare e funzionante senza che per questo vengano meno i diritti del lavoratori americani.

Quando vuoi mollare tutto ed andare a lavorare negli USA puoi farlo.
Occhio che da quelle parti se minacci fucili per il federalismo ti sparano addosso e se non paghi le tasse t'arrestano.
E spera di non prenderti nulla di più pericoloso di un raffreddore.
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hakermatik2 ha scritto:
oh ma io non ho capito una cosa...ora la panda dove la fanno???


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MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 6:31 pm 
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tutto va all'estero, chimico, automobilistico, farmaceutico...

Ci possiamo considerare una nazione che ha perso? cosa ci rimane? il pubblico e basta ormai...
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MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 6:36 pm 
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rgart ha scritto:
tutto va all'estero, chimico, automobilistico, farmaceutico...

Ci possiamo considerare una nazione che ha perso? cosa ci rimane? il pubblico e basta ormai...


Troppo intenti agli interessi di bottega dei grossi gruppi e dei politici per cercare di tenere in piedi il paese.
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Se stiamo perdendo una parte dei diritti acquisiti è sia colpa di molti lavoratori che pensano che tutto sia loro dovuto e che il lavoro non sia una manna dal cielo ma una rottura, dall'altra dei sindacati che avrebbero dovuto guardare un pò meno alla politica ed essere in grado di discriminare tra lavoratori onesti e scansafatiche, utilizzando le energie risparmiate per difendere con i denti un welfare che invece si lasciato colpevolmente sgretolare anno dopo anno.

Detto ciò quello della fiat non è un attacco a Pomigliano, ma l'ennesimo attacco ai diritti dei lavoratori, usati come arma di ricatto per ottenere nuovi soldi pubblici (e qua si vede il grande imprenditore, all'americana direi... :vabe: ) che Marchionne otterrà, o qua o in Serbia. Ha già vinto. Quando finiranno gli stati poveri in cui esportare la produzione o quando gli stipendi saranno diffusamente bassi la fiat darà le macchine nelle patatine.

Meno posti di lavoro=meno soldi in circolo nel sistema italia=più problemi per tutti, anche per quelli che guardano con invidia all'estero, li dove i lavoratori sono meno tutelati e l'imprenditore può fare un pò quello che gli pare...
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MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 7:52 pm 
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ma questo fatto della fiat cos è se non un enorme INSUCCESSO DI QUESTO GOVERNO?

cosa aspetta quel ministro saccone di patate a scomparire dimettendosi e andandosi a nascondere in un luogo buio e isolato? :puke:

Incapaci, ma abbiamo solo degli INCAPACI in stò paese?????
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FradettII ha scritto:
hakermatik2 ha scritto:
oh ma io non ho capito una cosa...ora la panda dove la fanno???


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ah, davvero la fanno in messico?
No...siccome è l'auto più ciofega che abbiamo mai avuto in famiglia, voleva sapere se la colpa era solo dei lavoratori italiani brutti cattivi e fannulloni.

Ma vedo che anche all'estero producono ciufeghe.
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MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 8:03 pm 
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hakermatik2 ha scritto:
oh ma io non ho capito una cosa...ora la panda dove la fanno???

L'attuale panda se non sbaglio la fanno in polonia, la nuova dovrebbero farla a pomigliano.
Edit: se non sbaglio lo stabilimento polacco è quello più affidabile, e a quanto mi risulta vengono fuori realmente delle buone macchine da lì (non alfa 159, che costano tre volte la panda, con i seggiolini di due colori differenti :vabe: )
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Schiavo
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frankytop ha scritto:
Nex ha scritto:
Beh, effettivamente paragonare una nazione dove ti possono licenziare dalla sera alla mattina con un'altra che ha un minimo di regolamentazione (ancora per poco) ha molto senso...

:sisi:


Si tratta di capire che la non c'è la fiom e già questo rende tutto più lineare e funzionante senza che per questo vengano meno i diritti del lavoratori americani.


QUALI DIRITTI?

seriamente, quali??
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dimmelo tu, cosa dovevo fare...
forse chissà, forse potrei cambiare...
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 Oggetto del messaggio: Re: L'orgoglio di casa Chrysler: anni luce da Pomigliano
MessaggioInviato: gio lug 22, 2010 9:35 pm 
Schiavo
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http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07 ... bia/43045/


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Fiat: La nuova monovolume se ne va in Serbia

Lo annuncia l'Ad Marchionne che incolpa il sindacato del trasferimento
Colpire Mirafiori per educare tutti gli altri siti produttivi. Con gli investimenti che si spostano laddove le relazioni industriali sono sbilanciate nettamente a favore dell’azienda. La nuova piattaforma – L-O il nome in codice – per la monovolume media del gruppo Fiat, che andrà a sostituire prodotti come Lancia Musa, Multipla e Idea, si farà in Serbia, a Kragujevac, lo stabilimento scelto da Marchionne al posto di quello torinese. Una decisione maturata dopo il braccio di ferro con i lavoratori a Pomigliano d’Arco, dove la Fiom si è battuta strenuamente per la difesa di diritti costituzionalmente rilevanti, anche con un referendum interno. Ma la nuova Fiat è questa, e lo scorporo delle attività auto approvato ieri non farà altro che acutizzare ulteriormente i problemi tra sindacati e lavoratori. L’amministratore delegato Sergio Marchionne in un intervista al quotidiano la Repubblica è stato cristallino: “Ci fosse stata serietà da parte del sindacato, il riconoscimento dell’importanza del progetto, del lavoro che stiamo facendo e degli obiettivi da raggiungere, la L-0 l’avremmo prodotta a Mirafiori. Fiat non può assumere rischi non necessari in merito ai suoi progetti sugli impianti italiani: dobbiamo essere in grado di produrre macchine senza incorrere in interruzioni dell’attività”. Ma in questi termini la decisione presa rischia di essere un riedizione durissima del dumping sociale che gli stati industrializzati vedono purtroppo ormai da anni.

Ma nella scelta di dove produrre contano anche i finanziamenti, e in questo caso sono tanti. Per il rinnovo degli impianti serbi il governo di Belgrado metterà sul piatto 250 milioni di euro, contro lo zero dell’Italia a Mirafiori, che si aggiungono ai 400 di finanziamenti della Banca europea per gli investimenti (Bei) e i 350 che metterà Marchionne. L’amministratore delegato dice che non è una questione di soldi, anche se c’è il sospetto che quella cifra offerta dai serbi, probabilmente a fondo perduto, possa aver fatto pendere la bilancia dalla parte del paese balcanico.

L’annuncio dell’esclusione di Mirafiori dal nuovo progetto (“A Mirafiori faremo altro, ci stiamo pensando”, ha detto genericamente Marchionne) arriva con quello, epocale, della divisione dell’attività auto da quelle di camion e trattori, che confluiranno in Fiat Industrial. Lo ha deciso un consiglio d’amministrazione che si è tenuto emblematicamente ad Alburn Hills, vicino Detroit, dove ha il quartiere generale Chrysler. Viene così dato seguito all’annuncio dello scorso aprile: Fiat group si divide in due, con le attività dell’auto, la componentistica di Magneti Marelli e i robot di Comau, le partecipazioni finanziarie come Rcs Mediagroup e le altre attività tipo il quotidiano La Stampa che restano sotto la società del Lingotto. I camion, i trattori e le macchine ad uso industriale di Cnh confluiscono, invece, in Fiat Industrial. Ovvero l’altra Fiat, che vivrà di luce propria rispetto a quella originaria. Resta aperto il tema della suddivisione del debito tra le due società, mentre le poltrone chiave sono state quasi tutte decise. In Fiat auto resta presidente Jaki Elkann con Marchionne amministratore delegato. Quest’ultimo sarà presidente della Industrial, alla ricerca ancora di un amministratore.

Nel frattempo i risultati del secondo trimestre hanno visto il ritorno all’ utile per 113 milioni di euro contro una perdita di 179 milioni dello stesso periodo del 2009: migliorano in generale tutti i numeri di bilancio, con il fatturato consolidato che sale del 12,5 per cento a 14,8 miliardi di euro e i debiti netti industriali che scendono a 3,7 miliardi di grazie ad una buon generazione di cassa.

E’ ancora presto per fare delle congetture sul futuro della nuova Fiat, anche se una cosa è chiara. Le attività automobilistiche sono un settore fortemente ciclico, e lasciate da sole daranno luogo a drastici cambi di rotta nei conti con il cambiare della congiuntura. Cambi che d’ora in poi saranno maggiormente visibili perché non più calmierati dagli altri asset del gruppo. Questo significa che la società cercherà la massima efficienza produttiva, dentro o fuori dall’Italia, anche a costo di decisioni impopolari come quelle prese a Termini Imerese o a Pomigliano d’Arco. O come quest’ultima di Mirafiori. Governo e sindacati non hanno che da prepararsi.

di Afredo Faietta


ma non era Pomigliano il problema? :vabe:

Balle il problema sono i soldi e il ditto del lavoro che da fastidio. Bieco ricattatore... :vabe:
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