Il Pd “vieta” il dibattito su Vietti
e scoppia la rivolta anti-sms
Il capogruppo del Pd Dario Franceschini rassicura: “Sull’elezione dei membri laici del Consiglio superiore della magistratura non ci sono misteri. Tutto avverrà secondo trasparenti intese parlamentari”. Ma nel suo partito le acque sono agitatissime. I quaranta senatori che hanno firmato la lettera-appello di Ignazio Marino (secondo firmatario l’ex magistrato Felice Casson) insistono: vogliamo discutere del metodo e del merito delle proposte. E vogliono farlo oggi, giornata decisiva per l’elezione degli otto componenti laici di Palazzo dei Marescialli. I magistrati hanno eletto i loro rappresentanti da un mese, dopo l’ennesima fumata nera di ieri la maggioranza richiesta passa dai due terzi dei parlamentari aventi diritto ai due terzi dei votanti. L’accordo sul nome dell’Udc Michele Vietti (avvocato, parlamentare, già membro del Csm e sottosegretario alla Giustizia col leghista Castelli) sembra fatto. La vicepresidenza dell’organo di autogoverno non resterà al centrosinistra, né passerà al centrodestra, ma ad un “centrista” che nel suo curriculum può vantare il sostegno a leggi come la depenalizzazione del falso in bilancio e il legittimo impedimento. Quindi un nome non sgradito al centrodestra tanto da far apparire di routine le dichiarazioni di Maurizio Gasparri di ieri (“nessuna decisione è scontata, nessun veto sui nostri nomi candidati alla vicepresidenza”).
I mal di pancia democratici
I problemi, ancora una volta, sono tutti all’interno del Pd e dei suoi gruppi parlamentari. “Non ci stiamo a fare la fine delle votazioni sul rappresentante dell’Agcom”, dice un senatore del Pd. “Ieri – racconta – a votazione già iniziata ci è arrivato un sms dal gruppo col quale ci veniva comunicato di votare scheda bianca. Così non si può continuare”. L’episodio non fa che accrescere i malumori per l’assemblea di questa mattina, quando Franceschini, Finocchiaro e Bersani si riuniranno con deputati e senatori per scegliere i tre componenti laici del Csm. “Vedremo cosa succederà – dice Felice Casson – noi avevamo sollecitato da tempo una discussione sul merito delle proposte. Siamo arrivati all’ultimo minuto utile e questo non aiuta a fare le scelte giuste. Sul nome di Vietti dico che c’è un problema: non è il candidato del Pd. Il sistema elettorale è perverso, ognuno voti per i propri candidati, poi ognuno deciderà come votare come partito e come singolo parlamentare. Certo noi non accetteremo foglietti e indicazioni a scatola chiusa”.
“Non è roba da assemblee”
Ma è proprio sulla discussione, stando alle indiscrezioni circolate tra senatori e deputati del Pd, che è scattata l’ira di Franceschini. “Queste non sono cose che si affrontano nelle assemblee di parlamentari”, gli hanno sentito dire nei corridoi di Montecitorio. Tra i nomi targati Pd che circolano in queste ore spiccano quelli dell’avvocato Guido Calvi (senatore dalla lunga carriera di penalista, caso Valpreda, omicidio Pasolini, ma anche Angelucci e Geronzi) e di Marina Magistrelli, avvocato ed ex parlamentare vicinissima a Romano Prodi. Il senatore Ignazio Marino un nome ce l’ha ed è di alto profilo, si tratta del costituzionalista Vittorio Angiolino, difensore della famiglia Englaro. “Ammesso che si arrivi ad una discussione”, dice il professore, indignato “perché a poco meno di ventiquattro ore dal voto, i parlamentari non conoscono ancora i nomi dei candidati. Io mi batterò perché si parli del loro profilo, della loro autorevolezza, insomma, perché si arrivi ad una decisione assunta con metodo democratico e nell’esclusivo interesse del Paese. Di foglietti dell’ultimo minuto o di sms non voglio neppure sentir parlare”.
Da Il Fatto Quotidiano del 29 luglio 2010
Fonte:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07 ... sms/45314/Questa per me è la goccia che ha fatto traboccare il vaso, dopo poco più di 4 mesi da quando ho preso la tessera, alla prossima riunione del circolo locale del PD la strappo e chiedo di essere cancellato dalla lista iscritti
