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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Si ritorna ai fondamentali: sinistra “sociale” e non.
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 2:03 pm 
Schiavo
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Iscritto il: sab lug 17, 2010 9:42 am
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Località: Miserriamemente Nord-Est (d’Italia)
Si ritorna ai fondamentali
di Francesco Garibaldo

Si ritorna ai fondamentali. Sin dalla rivoluzione mangialumache si aprì una differenza tra una sinistra che guarda ai diritti politici e civili, dei singoli, e una sinistra che guarda ai diritti sociali che, per loro natura, sono godibili solo collettivamente. I diritti sociali nascono ed esistono solo in quanto consentono di non fare integralmente dipendere le condizioni di vita e di lavoro, di chi vive del proprio lavoro, dalle “esigenze del mercato”. La nostra civiltà del ‘900 si è progressivamente costruita sul consenso a questa opzione; il conflitto riguardava principalmente i limiti materiali ai diritti sociali. D’altronde bisognerebbe ricordare il Keynes delle “Possibilità economiche per i nostri nipoti”.

Il discorso di Marchionne e le sue azioni conseguenti e coerenti, cioè la strategia operativa tesa a frantumare formalmente il sistema di relazioni industriali italiano in contratti aziendali e/o di settore, vogliono liquidare tutto ciò. Se, infatti, il suo programma si realizzasse avremmo un sistema industriale in cui, per definizione, non può esistere alcun bene tutelabile se non che la difesa della posizione competitiva di ogni singola azienda; la condizione di lavoro è sempre e solo una funzione dell’impresa, senza più alcun limite verso il basso. La flessibilità operativa e la produttività sono solo una scusa; la FIOM e la CGIL non hanno mai negato la possibilità di negoziare un compromesso su questi temi. I compromessi sono negoziati e quindi sottoposti a limiti e condizioni; ciò non basta più. Si consideri inoltre che la NEWCO non riassumerà i lavoratori in blocco, sarebbe un trasferimento sottoposto ai vincoli del codice civile, ma assumerà man mano quei lavoratori, in numero e qualità, di cui riterrà di avere bisogno, se firmano individualmente il nuovo contratto; lasciando presumibilmente nella vecchia società gli altri, sino allo spirare degli ammortizzatori sociali, qualora non firmassero o non ve ne fosse bisogno. Vi sarebbe quindi anche una aperta discriminazione sindacale e ideologica.

E, come dimostra l’incredibile intervista di Marini, la sinistra, soi disant, politica prende le distanze dalla sinistra sociale. Il “mondo del lavoro” si trasforma sì nel “mondo dei lavori”, nel senso che vi saranno lavori di diversa caratura, a seconda della loro esposizione alla concorrenza internazionale; e ciò rappresenterebbe “un salutare scossone”.

In realtà il discorso di Marchionne è materialmente e teoricamente inconsistente, è una favola ideologica. Non esiste una concorrenza internazionale, intesa come un sistema idraulico integrato, come pensa ingenuamente Scalfari, ma una combinazione di diverse forme di divisione internazionale del lavoro e di diverse modalità competitive. L’industria dell’auto tedesca, ad esempio, ha un posizionamento competitivo che le consente di non pretendere la liquidazione tout court del sistema precedente ma di riposizionarlo verso il basso. La linea Marchionne in realtà non è l’adeguamento alle regole del mercato ma, come ha ben argomentato Halevi sul Manifesto, una strada che “rovina il mercato”. Essa è anche figlia dell’incapacità della FIAT e dei governi italiani a posizionarsi nei mercati asiatici.

Infine la favola di Marchionne nasconde il fatto che se non ci fossero determinate condizioni istituzionali, la FIAT non avrebbe potuto fare nulla di ciò che ha fatto e sta facendo.

Infatti, l’acquisizione gratuita della Chrysler, che ha salvato la FIAT, non sarebbe stata possibile senza una politica interventista dell’amministrazione Obama; la possibilità, inoltre, di avere una presenza nei nuovi mercati dei veicoli elettrici dipende dal “piano industriale della stessa amministrazione; cosa c’entra il mercato? Il rilancio su Pomigliano e poi su Torino, sono stati possibili dalle politiche di dumping sociale e fiscale dei governi Polacco e Serbo, a loro volta possibili grazie alla linea liberista dell’Unione Europea; cosa c’entra il mercato? Senza l’acquiescenza del governo italiano, impegnato nel sostegno ai settori del capitalismo italiano incapaci di competere se non che sui costi, e di CISL e UIL la scommessa sarebbe stata ben più complicata.

Infine la sinistra politica seguirà Marini? Se non è così, è ora di dirlo senza se e senza ma per aprire in Italia una vera opposizione, cioè una messa in discussione del “complesso economico-politico finanziario” che la governa, con qualche indifferenza a chi formalmente guida il governo.

Fonte: Economia e politica
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 Oggetto del messaggio: Re: Si ritorna ai fondamentali: sinistra “sociale” e non.
MessaggioInviato: dom ago 15, 2010 5:28 pm 
Schiavo
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Iscritto il: sab lug 17, 2010 11:22 am
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Località: London SE1
Ecco. Tornate ai fondamentali.
Ad esempio le feste dell'Unita'.

Una volta erano davvero divertenti, e si mangiava con poco fino a scoppiare.
Ieri sera alla "festa democratica" se al posto delle salsiccie avessi mangiato Svarovski avrei pagato di meno.
Senza parlare del gruppo rockettaro che cantava solo canzoni in Inglese, un paio addirittura americane, cosa che se li avessero sentiti i Togliatti, i Berlinguer e i compagni della vecchia guardia li avrebbero presi a calci nel didietro, loro e gli organizzatori.

Unica nota di colore positiva, il ciccio benzina che faceva le salamelle con la maglietta URSS originale e l'amico con faccia da centro sociale con l'immancabile maglietta del Che.

Ma tanto mi sa che anche li' hanno scoperto i trucchetti degli appalti e dei sub-appalti, e a parte il ciccio benzina gli altri banchetti li puoi tranquillamente ritrovare lungo la statale o nei punti strategici a fare i "porcari" notturni. Mettono strategicamente la spilla rigorosamente rossa e via, a fot..re i compagni di turno vendendo loro i "wurstel del partito" originali.
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In regime di libera concorrenza esiste una sola regola per l'imprenditore: fare il miglior prodotto possibile al minor costo possibile, pagando i massimi stipendi possibili. (Henry Ford)
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 Oggetto del messaggio: Re: Si ritorna ai fondamentali: sinistra “sociale” e non.
MessaggioInviato: dom ago 15, 2010 7:11 pm 
Schiavo
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Iscritto il: ven lug 16, 2010 2:13 pm
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Fonte: Economia e politica[/quote]


:mbe:

analisi agghiacciante...ma non mi stupisce
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"Ed e' per questo che propongo l'istituzione del premio Nobel per il Wrestling"
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 Oggetto del messaggio: Re: Si ritorna ai fondamentali: sinistra “sociale” e non.
MessaggioInviato: lun ago 16, 2010 12:43 am 
Schiavo
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Iscritto il: lun nov 10, 2008 10:14 pm
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Località: Romagna
Davvero un bel articolo, soprattutto per riuscire a colpire il segno su che differenza passi fra una pseudo-sinistra che dal Berlusconi a cui finge di opporsi a appreso la spettacolarizzazione della politica, e la sinistra che sta dalla parte dei lavoratori e della lavoratrici, la sinistra che è seriamente un alternativa
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17 febbraio 2007... Grazie di essere così speciale Daniele! :fiore: - Immagine
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