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La protesta contro la Gelmini costa caro: i ricercatori dell'Università di Bologna che non terranno lezione saranno rimpiazzati da docenti a contratto. Lo ha deciso il senato accademico inviando un ultimatum che scadrà venerdì alle dodici: "Non possiamo permetterci di bloccare corsi fondamentali". Tra le reazioni Ignazio Marino (Pd): "C'è il rischio di una guerra tra chi è meno tutelato". Epifani: "Come si può tollerare?"
"Sostituiti i ricercatori che bloccano la didattica" Il rettore Dionigi: "Nessun ultimatum" Ivano Dionigi, rettore dell'Alma Mater
I ricercatori dell'Università di Bologna che aderiscono al blocco della didattica saranno sostituiti da docenti a contratto, almeno quelli dei corsi fondamentali. Lo ha deciso il Senato accademico all'unanimità. Sarà spedita una lettera a tutti i presidi di facoltà che a loro volta la gireranno ai ricercatori chiedendo se hanno intenzione di aderire o meno. La risposta dovrà arrivare entro venerdì alle 12 e chi non lo farà sarà considerato come non disponibile a fare lezione. Ogni facoltà spedirà i dati raccolti alla sede centrale che deciderà quanti e quali corsi coprire con bandi per docenti a contratto. La priorità è per i corsi fondamentali. I ricercatori: "Ci rimpiazzano, è gravissimo".
La decisione. Tramite il prorettore alla didattica, Gianluca Fiorentini, l'Alma Mater fa sapere di avere fatto di tutto a sostegno dei ricercatori, a cui va "solidarietà politica e umana". Insomma, "non c'è nessuna guerra", ma chi si rifiuterà di fare lezione per protesta contro il Governo sarà rimpiazzato nella didattica. "Abbiamo il dovere di dare continuità all'attività formativa - giustifica Fiorentini - un conto è se diminuisce la qualità della didattica, un conto è il blocco totale delle lezioni. Il danno, non solo d'immagine per l'Ateneo ma anche sociale per le famiglie e la collettività, è enorme. Non possiamo creare questo danno in un momento così difficile". In serata interviene anche il rettore Ivano Dionigi: "C’è un conflitto tra due diritti sacrosanti — dice ai microfoni del Tg3 — quello dei ricercatori a chiedere concorsi che da anni non vengono fatti e quello dei ragazzi e delle loro famiglie, che pagano le tasse, ad avere i professori in aula. Come rettore mi spetta garantire l’avvio di anno accademico, non c’è stato nessun ultimatum, ho solo cercato di capire chi era disponibile".
L'ultimatum. I tempi sono stretti. Alcune facoltà, come Architettura, iniziano i corsi già la prossima settimana e i bandi durano minimo 15 giorni. Anche per questo i vertici dell'Alma Mater hanno deciso di non fare slittare l'inizio dei corsi a ottobre, come chiedevano i ricercatori.
I costi per i nuovi contratti. Il bando sarà per docenti interni ed esterni all'Alma Mater e sarà finanziato con fondi straordinari (ancora non è chiaro però se a carico delle casse centrali o delle singole facoltà). Per il preside di Agraria Andrea Segrè è prematuro fare ipotesi, soprattutto di spesa. "In realtà i costi potrebbero essere ridotti o simbolici", spiega, citando quello che succede in alcune università tedesche dove "gli insegnamenti da parte di professionisti esterni è a titolo gratuito".
Le reazioni e il boicottaggio. Le prime reazioni, ovviamente, arrivano dai diretti interessati. Anna Maria Pisi, ricercatrice e rappresentante in Senato dell'area di Scienze biologiche, geologiche e agrarie, commenta: "Per me è una scelta molto grave significa che come ricercatori non valiamo niente per l'Ateneo". Tra l'altro, sottolinea, "noi ricercatori non siamo obbligati ad assumere carichi didattici. Noi siamo assunti solo per fare ricerca e le lezioni le facciamo gratuitamente". Pisi assicura che "andremo avanti comunque: è l'unica arma che abbiamo". E infatti c'è già chi, come la rete 29 aprile, prepara il boicottaggio dei bandi. "Vogliamo chiedere davvero ai ricercatori di essere silenziosi e immobili?", si chiede provocatoriamente Ignazio Marino, senatore del Pd. "Non è forse vero che loro garantiscono il 40% della didattica nelle università italiane? Sono certo - prosegue - che il rettore dell'Alma Mater ne sia ben conscio: chiamare in causa dei docenti a contratto rischia di scatenare una guerra tra i soggetti meno tutelati". Non ha mezze misure la Cgil di Bologna che parla di "forzatura dal sapore ricattatorio". Anche gli studenti, dall'Onda al collettivo Bartbley, si schierano al fianco dei ricercatori: "Noi siamo incondizionatamente a sostegno dei ricercatori strutturati e precari". Infine l'Idv che per bocca della deputata e coordinatrice regionale Silvana Mura commenta: "Per quanto sia importante garantire il regolare svolgimento delle lezioni non è accettabile che il Senato accademico sostituisca i ricercatori che aderiscono alla protesta. Quanto sta avvenendo all'Alma Mater è davvero preoccupante, se anche l'università si 'marchionnizza' vuol dire che siamo ben oltre l'orlo del baratro". Infine il leader della Cgil Guglielmo Epifani, che dal palco della festa dell'Unità dichiara: "Come si può tollerare quello che è successo all'Università di Bologna?".