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Usl, buco da mezzo miliardo
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VENEZIA — Se per un deficit 2009 di 110 milioni di euro (poi scesi a 25) la sanità veneta è stata commissariata da Roma, figuriamoci cosa capiterà adesso. Stando ai bilanci di previsione 2010 depositati in Regione dalle 21 Usl, dalle due Aziende ospedaliere di Padova e Verona e dall’Istituto oncologico veneto e presentati giovedì a Roma, al tavolo di monitoraggio, il «rosso» di quest’anno ammonta a 500 milioni. Con la delibera 1558 dell’8 giugno scorso la giunta Zaia ha chiesto ai direttori generali un risparmio totale di 130 milioni (pari al gettito Irpef abolito in campagna elettorale da Giancarlo Galan), e il primo settembre ha ordinato loro ulteriori tagli (nonostante il primo obiettivo non sia stato ancora raggiunto), ma è impossibile che si mettano in pari entro il 31 dicembre. Anche perchè la Regione sospetta che il «rosso» sia almeno il doppio di quello ufficiale, a causa di presunte spese non dichiarate a bilancio e trascinate negli anni con la consapevolezza che tanto a Venezia ci avrebbero messo una toppa.
In effetti finora Palazzo Balbi ha sempre ripianato il disavanzo della sanità, ma adesso il nuovo governatore Luca Zaia non intende più accollarsi i debiti delle Usl. Tanto è vero che il 26 aprile scorso l’ex sanitario regionale di settore, Giancarlo Ruscitti, ha mandato ai dg una lettera con la quale vieta loro di indicare i passivi come crediti da riscattare dalla Regione. Diktat confermato nell’incontro del 18 maggio tra il presidente del Veneto e i manager (presenti gli assessori Roberto Ciambetti, Luca Coletto e Remo Sernagiotto) e in una successiva riunione dei giorni scorsi tra loro, Coletto e il nuovo segretario della Sanità, Domenico Mantoan. Il problema è che su 24 aziende solo due (la 4 di Thiene e la 7 di Pieve di Soligo) hanno i conti in ordine e il governo impone alle Regioni «in rosso» prima il commissariamento, quindi l’introduzione del massimo delle aliquote Irap e Irpef e del ticket. Per evitare di scaricare sui cittadini le inefficienze di un sistema pronto a «fare acquisti senza la necessaria copertura finanziaria», la Regione intende imporre alle aziende un piano di rientro basato sull’economia di scala e articolato nella dismissione di beni, nella riununcia ad auto blu e autisti e in una serie di sforbiciate agli sprechi. Una scaletta approvata e pilotata dalla giunta Zaia, che ne scandirà anche i tempi. I dg che non raggiungeranno l’obiettivo rischiano di saltare.
«Il mio obiettivo non è fare uno scambio di prigionieri — ha sempre detto il governatore —ma curare bene i veneti, anche evitando gli sperperi. Non voglio trovare scheletri in nessun armadio, solo far rispettare gli impegni ai manager. Se qualcuno pensa che io sia disposto ad entrare nella stanza della sanità (che assorbe l’80% delle risorse regionali, ndr) senza accendere la luce, si sbaglia di grosso». Ma come è possibile che in 15 anni di governo Galan nessuno si sia accorto di questi «buchi occulti»? Anche perchè gli ultimi quattro assessori alla Sanità sono stati tutti leghisti: Flavio Tosi, Francesca Martini, Sandro Sandri e Luca Coletto. «Mai sentito di spese non segnalate nei bilanci, fino all’anno scorso sempre certificati dal ministero dell’Economia, quindi in regola—dice Sandri —. E infatti il Veneto rientrava nelle Regioni virtuose». «Quando ero assessore io, i disavanzi erano concordati e poi coperti da Palazzo Balbi, ma ufficialmente, anche perchè ai monitoraggi trimestrali del governo non si sfugge—aggiunge Fabio Gava, ora parlamentare del Pdl —. E’ però vero che nell’ultima legislatura mi sono arrivate voci di un po’ di polvere nascosta sotto il tappeto, per carenza di organizzazione e controlli». Tuttavia il rifiuto di continuare a coprire le spalle alle Usl non convince Diego Bottacin, consigliere regionale del Pd: «Sono al 100% di proprietà della Regione, che dunque deve risponderne, non è nella disponibilità di Zaia farlo o no. La sua è una bufala di rigore, anche perchè gli assessori leghisti invece di far saltare delle teste hanno sempre dato il premio di produzione ai manager ed evitato di chiudere ospedali e procedere alle riforme necessarie a chiudere il deficit, perchè mosse non elettoralmente produttive».
http://corrieredelveneto.corriere.it/ve ... 1491.shtml non che gli altri settori regionali se la passino meglio eh...
fonti dirette mi dicono che nella direzione formazione dovrebbero saldare cose intorno ai 50milioni di euro ma ce ne sono solo 7 in cassa