Iscritto il: mer lug 14, 2010 5:24 pm Messaggi: 6116 Località: Side 7
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Ma sta gente ci fa o ci e'? E sopratutto, ma chi pensa che noi siamo? Da La Repubblica: Costa troppo, è irrealistico, non ha senso. Di lapidarie sentenze emesse da politici italiani contro il Protocollo di Kyoto in questi anni ne avevamo sentite di tutti i tipi, ma al repertorio mancava il capolavoro aggiunto oggi dal direttore generale del Ministero dell’Ambiente (sic) Corrado Clini. Secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, Clini, parlando a un convegno, ha ribadito la sua avversità a rinnovare l’accordo internazionale oltre la scadenza del 2012 in quanto già la prima fase del protocollo si avvia a conclusione con un bilancio in rosso “nella valutazione costi/benefici”.
“Solo quest’anno – ha illuminato la platea il direttore generale del Ministero dell’Ambiente (sic) – si sono tenuti 100 giorni di meeting internazionali, con le delegazioni di 130 Paesi che viaggiando in aereo e poi in auto per il pianeta hanno fatto innalzare il livello delle emissioni inquinanti. E questo è avvenuto con continuità negli ultimi 13 anni”.
Sembra di “stare su scherzi a parte” e invece è tutto vero, anzi, non è neppure finita. Sottoscrivendo l’accordo internazionale gli Stati membri dell’Unione si sono impegnati a ridurre collettivamente le loro emissioni di gas ad effetto serra dell’8% tra il 2008 e il 2012 rispetto ai livelli del 1990. Gli ultimi dati dell’Agenzia europea per l’Ambiente parlano di un taglio, al 2009, del 17,3%. Peccato per quei maledetti aerei con i delagati a bordo, altrimenti chissà a quanto saremmo arrivati. Clini comunque non si è scomposto, ma ha rincarato. “Il trend di riduzione delle emissioni registrato nell’Unione Europea, Italia compresa – ha spiegato – è per lo più dovuto alla crisi economica e ai cambiamenti tecnologici che hanno generato efficienze”. Insomma una vera disfatta per gli ambientalisti convinti di poter ridurre le emissioni andando avanti con centrali a carbone, lampadine a incandescenza e infissi colabrodo.
Il direttore ha quindi chiarito che “sarebbe molto azzardato dire che il driver ambientale ha di per sé funzionato. Del resto, gli obiettivi per Paese e l’approccio top-down (comando e controllo) del Protocollo funzionano quando si ha un obiettivo unico, ad esempio: riduzione del particolato che è un inquinante. Mentre nel caso delle emissioni di gas serra questo approccio, definito 13 anni fa, non funziona perchè sono date da molto componenti”.
L’accordo pecca insomma di mancanza di realismo. Ma a questo punto viene voglia di sapere se Clini ha un’alternativa da proporre. Eccola qua: “Potrà essere il Wto se vorrà dichiarare commerciabili a livello internazionale solo i prodotti eco-friendly, come le auto ibride e quelle a basso consumo o le lampadine a basse emissioni”. Questa sì che è una soluzione realistica, una strada percorribile! Poi sicuramente non danneggerebbe l’economia. Soprattutto quella italiana già così pronta a riversare sul mercato tutto il peso dell’innovazione “green tech” introdotta nei suoi prodotti.
Ridurre le emissioni, per quanto rappresenti una strada obligata, non sarà una passeggiata ed è impensabile che non abbia dei costi, ma se gli argomenti rimasti ai nemici di rigorose politiche contro i cambiamenti climatico sono questi forse ce la possiamo davvero fare.
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