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Dieci rom del campo milanese di via Triboniano hanno presentato un ricorso, in sede civile, contro il sindaco di Milano Letizia Moratti, il prefetto Gian Valerio Lombardi e il ministro dell'Interno Roberto Maroni, perchè vengano loro assegnate le case popolari in adempimento a quei «progetti di autonomia abitativa» che erano stati prima sottoscritti dall'amministrazione comunale e dalla Prefettura e poi bloccati. Gli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri, che hanno presentato il ricorso al Tribunale di Milano, fanno riferimento all'accordo siglato nei mesi scorsi dal Comune e dalla Prefettura, con cui sono state individuate «le famiglie rom destinatarie degli alloggi Aler (di edilizia popolare, ndr)» con «l'assegnazione nominativa a famiglie attualmente residenti nel campo Triboniano», che dovrebbe essere sgomberato nelle prossime settimane. I nomadi nel ricorso chiamano in causa anche il ministro Maroni e in particolare ciò che il ministro, nel corso di una conferenza stampa il 27 settembre scorso dichiarò: «Nella conferenza stampa - spiegano i legali dei rom - Maroni affermò che i ricorrenti (come gli altri destinatari dei 25 alloggi) non avrebbero potuto acquisire gli alloggi indicati nei rispettivi progetti, bensì altri, che sarebbero stati reperiti facendo leva 'sul gran cuore di Milanò». A un mese da quelle affermazioni, si legge ancora nel ricorso, i nomadi «non hanno potuto fare ingresso negli alloggi loro assegnati» e il Prefetto «non ha più convocato alcun abitante del campo di via Triboniano per la sottoscrizione dei progetti di autonomia». Nel frattempo, spiegano ancora i legali, «amministratori e politici hanno ripetutamente dichiarato alla stampa che ai Rom non sarebbe mai stata data alcuna casa popolare». Per questo i nomadi chiedono che il Tribunale accerti e dichiari «il carattere discriminatorio del comportamento tenuto dalle amministrazioni convenute» e ordini «di dare pieno e esatto adempimento» ai progetti di alloggio nelle case popolari.
LA RUSSA: "A LORO CASE PRIMA DI ITALIANI" «Prima le autorità competenti verifichino che questi signori siano in regola con la legge e il pagamento delle tasse, non abbiano condanne pendenti e abbiano il permesso di soggiorno in regola. Poi, eventualmente, potranno fare la loro denuncia». Romano la Russa, coordinatore provinciale del Pdl e assessore regionale alla Sicurezza, protezione Civile e Polizia locale, commenta la notizia della denuncia, da parte di dieci rom del campo Triboniano, per la mancata assegnazione dei 25 alloggi da parte dell'Amministrazione Comunale. «Sarebbe davvero paradossale - spiega La Russa - se la magistratura accogliesse le istanze dei nomadi. Parlare poi di discriminazione mi pare proprio incredibile, visto che a Milano e in Lombardia, nonostante l'impegno e la buona volontà dell'Amministrazione Comunale, non si riesce a risolvere il problema alloggi per migliaia di cittadini italiani, sicuramente più meritevoli dei rom. Assegnare case a stranieri, solo perché rom, prima dei nostri connazionali, questa sì che sarebbe una vera e propria discriminazione, con il rischio di dar vita a malumori forti che potrebbero poi sfociare in disordini sociali difficilmente controllabili. Comunque, sia ben chiaro che in Lombardia non abbiamo nessuna intenzione di farci intimidire da denunce di rom e dalle 'predicozze ricatto-fintomoralistè di Don Colmegna, né tantomeno farci dettare dalle loro esigenze l'agenda politica. Sarebbe un grave errore che non commetteremo mai. Abbiamo già sprecato tante ore e decine di riunioni per loro. Non credo che per gli italiani che hanno bisogno di una casa, e ne hanno diritto, sia mai stato fatto».
BONI (LEGA): "DAI ROM NESSUNA RICONOSCENZA" Il ricorso presentato da una decina di rom del campo milanese di via Triboniano contro il sindaco di Milano, Letizia Moratti, il prefetto Gian Valerio Lombardi e il ministro dell'Interno Roberto Maroni, dimostra «come non vi sia neppure un briciolo di riconoscenza nei confronti di quelle istituzioni che hanno aperto e mantenuto il campo, offrendo ai nomadi stessi l'occasione per integrarsi realmente nel tessuto sociale milanese». È quanto sostiene il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni (Lega), secondo cui «la notizia che vede i nomadi di via Triboniano schierati ora anche legalmente contro le istituzioni si commenta da sè». Secondo il politico lombardo «ancora una volta viene strumentalizzata una vicenda che avrebbe dovuto concludersi già molto tempo fa, con lo sgombero definitivo del campo stesso». Per tale motivo, a maggior ragione «dinanzi a questo ennesimo atto», il presidente dell'assemblea lombarda auspica «che lo sgombero del campo di via Triboniano venga effettuato nel più breve tempo possibile».
LEGA ALL'ATTACCO «Se i rom denunciano Maroni, che vaghen a ciapà i ratt!». Così il capogruppo della Lega a palazzo Marino, Matteo Salvini, commenta la decisione di un gruppo di rom del campo regolare di via Triboniano. «Una risata li seppellirà - dice Salvini - anche se qualche giudice buontempone che li ascolti, magari amico di don Colmegna, lo trovano pure. Avanti con gli sgomberi, magari li aiuterà Gianfranco Fini».
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