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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Il giro del mondo in una settimana, dall'Asia all'Asia
MessaggioInviato: lun dic 20, 2010 1:14 am 
Schiavo
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Iscritto il: gio lug 15, 2010 7:48 pm
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Località: Biellese
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Le notizie della settimana appena chiusa, da lunedì 13, Santa Lucia, a oggi? Allora: il Giappone ridisloca le truppe dal Nord al Sud del paese, non più per fronteggiare la possibile invasione russa, come ai tempi della Guerra Fredda, ma per opporsi alla pressione militare cinese. Pechino dispone ora di sommergibili, missili supersonici e caccia per controllare le strategiche vie d'acqua dall'oceano Pacifico all'Indiano. Sono infatti i giapponesi, con il quotidiano Asahi Shimbun, ad accorgersi per primi della notizia contenuta in un tomo non troppo compulsato «Rapporto sullo Sviluppo Oceanico Cinese 2010»: «La Cina varerà una portaerei...vogliamo trasformarci in una potenza navale, questa è la storica missione per il XXI secolo».

Dunque una settimana che conferma le preoccupazioni dello studioso Kaplan, persuaso nel suo saggio «Monsoon» che la forza militare della Cina sarà il fatto più importante del futuro? Fino a un certo punto, perché nel viaggio in India del premier cinese Wen Jiabao riappare il sorriso del Dragone. Non le rozze reazioni contro il Nobel per la Pace assegnato al dissidente Liu Xiaobo, non i progetti per un'armata invincibile ma finanza e commercio per diventare amici, non nemici degli indiani. Tredici miliardi di euro in contratti, un terzo in più di quanto offerto, pochi giorni fa, nella visita parallela del presidente americano Obama. Se per ora sono materie prime indiane ad andare in Cina, ritornando come merci, si tesse una fitta rete commerciale e finanziaria. La corsa alle armi convive con lo sviluppo: «Il XXI secolo – dice Wen Jiabao – sarà il secolo asiatico, il secolo della rinascita delle nostre civiltà, con grandi risultati per India e Cina».

A Mosca i teppisti razzisti occupano le piazze, il leader Putin chiede alla polizia di «restaurare l'ordine», ma intima di tenere in galera l'imprenditore Khodorkovsky, il cui processo – di conseguenza – langue, con gli imputati in galera, monito perenne a tutti i businessmen, russi e no: non è la «mano invisibile del mercato» a reggere gli affari al Cremlino, ma quella, ben visibile, di Putin.

In Svezia un fallito attentato rilancia l'allarme contro il terrorismo islamico. Boom economico, tecnologia e welfare non riescono a vaccinare le società scandinave dall'ansia scatenata da emigrazione, fondamentalismo, smarrimento di antiche identità. Una sindrome non dissimile da quella che affligge in America il movimento dei Tea Party, animati da piccoli imprenditori, artigiani, operai impoveriti che vedono negli stimoli economici della Casa Bianca supporto alla finanza, alle banche e alle grandi imprese ma neppure un cent per loro. Obama prova a reagire – finalmente! – con forza, se ne infischia delle proteste degli snob, conferma i tagli fiscali di Bush, incassando dai repubblicani sussidi per i disoccupati e incontra i leader del business tendendo la mano: rilanciamo insieme l'economia, suggerisce. È una svolta dopo la sconfitta elettorale di novembre e, subito, la sua popolarità ricresce.

In Africa, per la prima volta presente alla finale mondiale di calcio per club con il Mazembe, fermenti ovunque, nel male e nel bene. Il 9 gennaio referendum in Sudan per determinare l'indipendenza delle aree meridionali, ma il paese - e il Consiglio di sicurezza dell'Onu - restano concentrati su possibili conseguenze sull'industria petrolifera, mezzo milione di barili estratti al giorno. In Costa d'Avorio, a lungo considerata con speranza, i postumi di una elezione presidenziale scatenano la guerriglia urbana, una ventina i morti. E nella Nigeria del presidente Goodluck Jonathan, dove pure spesso si sogna il «miracolo africano», la valuta nazionale, naira, precipita per l'eccessiva spesa, vanificando la ricchezza del più grande paese petrolifero dell'Africa subsahariana.

La «solita» Africa? Anche qui, come per Cina, India e Russia salta fuori la contraddizione: il boom di materie prime, metalli, minerali, lancia una nazione come il Congo in un futuro straordinario, che fa dire al banchiere Aly-Khan Satchu «Il Congo ha tanti elementi in comune con il Brasile al momento del decollo economico. Ora possono accelerare».
In Europa battaglia sugli Eurobond proposti da Tremonti e Juncker, la Merkel che vara sì un fondo di salvataggio, ma senza che l'euro disponga di una struttura politica comune, capace di far fronte alle intemperie del 2011. «L'Europa non è in forma - scrive Philip Stephens sul Financial Times - la crisi, partita dal settore bancario privato arriva al debito pubblico. I mercati assediano l'eurozona, ma la vera minaccia è politica. Lo shock economico del relativo declino del continente davanti all'Asia in ascesa si mescola con i continui contraccolpi politici seguiti alla caduta del Muro di Berlino».

Partito dall'Asia, il nostro giro del mondo in una settimana, torna all'Asia. Di questi temi, di questi problemi e di queste speranze il mondo intero si sta occupando. E in Italia, in Italia dal 13 dicembre, Santa Lucia, a oggi che è successo? Il 14 il governo Berlusconi ha avuto una piccola maggioranza ma si parla subito di elezioni, il Pd e un nascente partito centrista riflettono sul da farsi, le previsioni di crescita rallentano, in piazza gli studenti protestano tra scontri e alla Quinta porta della Fiat Mirafiori solo pochi operai vanno a ricordare il passato che non tornerà. Il mondo, in fretta, si allontana.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti ... d=AYQwg6sC
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