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 Oggetto del messaggio: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 1:11 pm 
Schiavo
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prendo la palla al balzo della recente attuazione del divieto di fornire buste di plastica nei centri commerciali.

dunque: QUESTO è un articolo di maggio 2009, la repubblica

http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/ambiente/sacchetti-plastica/sacchetti-plastica/sacchetti-plastica.html

Cita:
Addio buste di plastica?
La rivoluzione non ci sarà
Il 31 dicembre i vecchi sacchetti dovrebbero scomparire per fare posto agli shopper non inquinanti. Ma non succederà, anche se l'ecologia li condanna di MICHELE SMARGIASSI

VENDERA' cara la sua pellaccia di polietilene. Non lasciamoci ingannare da quel suo aspetto flaccido e spiegazzato: lo shopper è un vero duro. Condannato ufficialmente a morte per crimine ecologico continuato ed aggravato. Fissata la data dell'esecuzione: 31 dicembre 2009, fra meno di otto mesi. Ma lui se ne fa un baffo. Statene certi: la scamperà anche stavolta, e il primo giorno di apertura dei supermercati del 2010 lo troverete quasi ovunque ancora vivo, lì alle casse, sbruffone e servizievole, comodo e prepotente.

Il sacchetto di plastica non ha affatto i giorni contati. Solita storia all'italiana: annuncio, clamore, dibattito, reazioni, poi niente. Sembrava tutto già deciso con un comma (il numero 1130) della Finanziaria 2007, la prima dell'ultimo governo Prodi, che prevedeva di "giungere dal definitivo divieto, a decorrere dal 1° gennaio 2010, della commercializzazione di sacchi non biodegradabili per l'asporto di merci", rispettando la scadenza suggerita dalla direttiva comunitaria EN 13432. Brindisi tra gli ambientalisti, cruccio dei produttori, tutto inutile: la norma c'è ma non c'è, visto che i decreti attuativi per definirne i modi (e soprattutto per sanzionare chi non rispetterà il "definitivo divieto") non sono mai stati emanati. E a questo punto è difficile che lo siano, almeno non in tempo per la scadenza annunciata.

Non è nemmeno partito quel "programma sperimentale per la progressiva riduzione della commercializzazione" delle buste di plastica che previsto come percorso di avvicinamento e come condizione del divieto. Con la crisi che ribolle, poi, sarà difficile che un ministro si assuma il rischio di un provvedimento che potrebbe in teoria avere ripercussioni negative sui già depressi consumi delle famiglie italiane. Non è un caso che in Europa solo Francia e Gran Bretagna abbiano annunciato (ma non ancora attuato) lo stop alla spesa plasticata, e solo pochi altri paesi abbiano optato per il disincentivo economico che pure sembra efficace (anche in Italia fu imposta una sovrattassa di cento lire nel 1989: ma fu abolita silenziosamente cinque anni dopo, benché avesse ridotto il consumo del 34%).

Dunque, salvo ripensamenti, non succederà nulla. Almeno, non per obbligo. La scelta di ammazzare il sacchetto di plastica per il momento è lasciata alla coscienza ecologica e alle valutazioni di convenienza delle singole catene commerciali. Sarà omicidio privato, non sentenza capitale dello Stato. Qualche catena ha deciso. Qualcuna ci sta pensando. Altre temporeggiano.

I mangialumache di Auchan sono stati i primi a saltare l'ostacolo: dopo l'esperimento di Antegnate, Bergamo, dal 22 marzo primo market shopper-free in Italia, a partire da luglio tutti i cinquanta negozi del loro circuito italiano offriranno ai clienti la scelta fra il sacchetto in mater-bi (la pellicola biodegradabile che si ricava dal mais, dall'olio di girasole, dalla patata o dagli scarti di pomodoro) a 10 centesimi, quello di carta a 18, o i contenitori riutilizzabili di plastica o cartone a 99. Un rischio per loro che gli shopper, unici sul mercato, finora li hanno addirittura regalati, non solo: li facevano perfino imbustare dalle cassiere.

Ma la sperimentazione sembra essere stata incoraggiante: "Qualche reazione indispettita, ma la maggioranza accetta". Anche Coop scommette sullo scrupolo di coscienza "verde" dei clienti: "Stiamo accelerando, dovremmo essere pronti ben prima della fine dell'anno", annuncia il responsabile qualità Maurizio Zucchi; intanto lancia la nuova "collezione" di eleganti sportine alternative offerte alle casse: cinque riutilizzabili, una usa-e-getta biodegradabile.

Ma le altre catene della grande distribuzione sono più prudenti. Crai, Esselunga, Despar non hanno deciso cosa fare: tutte comunque offrono già alternative riciclabili o riutilizzabili allo shopper di plastica (Esselunga addirittura in 19 modelli diversi), ma stanno ancora valutando se decretare l'ostracismo definitivo di quelle tradizionali. Carrefour e Conad, invece, in assenza di obblighi precisi di legge, continueranno a lasciare al consumatore la scelta. "Noi puntiamo alle borse riutilizzabili", assicura Giorgio Cattaneo, responsabile commerciale Carrefour, "ma cambiare abitudini consolidate non è semplice, c'è sempre una resistenza da vincere".

Non è una scusa. La sportina di plastica non è un accessorio: agli accessori volendo si rinuncia. È un comportamento. Interiorizzato al punto che sembra esistere da sempre: pochi ricordano come le massaie uscivano dal supermercato solo trent'anni fa, quando gli shopper non c'erano (non sembra incredibile?). O meglio come ci entravano: con la sporta di rete portata da casa appallottolata nella borsetta. Ma erano altri negozi, quelli: self-service di quartiere, sotto casa, da spesa quotidiana. Nei rari casi di extra-provvista, soccorreva il sacchetto di carta, o il cartone da imballaggio preso dal mucchio in fondo, dopo la cassa.

Poi però è esplosa la rivoluzione degli iper: i centri commerciali in periferia, annegati nel loro mare di parcheggi, i super-negozi da spesa settimanale, da provvista, da scorta, da cinque-sei sporte per volta. Gentilmente fornite dalla ditta. Ci hanno viziato: e ci siamo fatti viziare. Far spesa entrando in negozio a mani nude è diventato un diritto del consumatore. E gli italiani, quanto a rivendicare i propri diritti, non sono secondi a nessuno. Siamo arrivati a consumare due miliardi di sacchetti al mese, 400 a testa in un anno, un quarto di quelli che si producono in tutta Europa.

Se li stendessimo per terra come in un patchwork, ogni anno potremmo ricoprirci per intero la Valle d'Aosta. Per fabbricarli consumiamo petrolio come 160 mila automobili, il traffico di una città. Meno di tre su dieci vengono riciclati. Per smaltire il resto pompiamo in atmosfera 200 mila tonnellate di anidride carbonica. È il rifiuto più diffuso sul fondo dei nostri mari, il fiore più vistoso dei nostri prati di periferia, l'ospite ingombrante dei parchi naturali, delle vette alpine, delle spiagge incontaminate.

Ma non ha mai pagato il fio delle sue colpe. Perché, bisognerà pure che gli ecologisti lo ammettano, lo shopper è il prodotto più geniale della società dei consumi, oltre che l'oggetto fabbricato in maggior numero di esemplari nell'intera storia dell'umanità. Diabolicamente comodo, perfidamente azzeccato. Ci fa comprare di più: per questo preciso motivo il signor Walter Deubner, droghiere di St. Paul, Minnesota, lo inventò nel 1912, allora in versione cartacea. Come tutti i prodotti di genio è una protesi corporea: aumenta la capacità di carico delle nostre nude braccia, ci permette di asportare più di quanto la natura ci ha concesso di portare.

Tecnicamente è un capolavoro di ingegneria: un colpo solo di fustella e uno di termofusione, e da un tubo di polietilene nasce questo packaging perfetto, che non molla mai, si piega ma non si spezza sotto il peso di dieci, quindici chili di scintillante consumismo.
Non molla mai, davvero. La sua vita come oggetto utile dura circa 12 minuti, il tempo medio tra la cassa e il frigo. Poi, diventa subito un rifiuto. Solo le bag ladies e i barboni sembrano pensare che una sportina di plastica può essere riutilizzata all'infinito. La sua vita come oggetto inutile e ingombrante, invece, va da 20 a 200 anni. Sproporzione terrificante, basterebbe questa follia a esigerne la proscrizione per irrazionalità, prima ancora che per offesa all'ambiente.

Ma è quello che vogliamo davvero? Siamo sinceri. A Seattle sarà un referendum a decidere della sua sopravvivenza: chi vincerà? E se si facesse in Italia? "Nell'urna forse prevarrebbe il no. Ma il giorno dopo, in negozio, tutti vorrebbero la sportina di plastica": parla l'avvocato difensore dello shopper, il direttore generale della Federazione gomma-plastica di Confindustria, Angelo Bonsignori. È sulla nostra ambigua coscienza che punterà la controffensiva dei produttori, titolari di un business da 500 milioni di euro l'anno che nessuno vorrebbe veder emigrare verso le nuove "eco-raffinerie" di bioplastica.

Una campagna di convinzione verso i consumatori (e di lobbying verso i decisori) che si annuncia forte, pervasiva, insinuante. Primo: vantare i meriti dell'umile sportina indistruttibile: "Tutti le riusano come sacco da rifiuti. Senza sacchetti di plastica se le immagina le strade di Napoli un anno fa? Se vietiamo i sacchetti del supermercato, per foderare le pattumiere dovremo comprare quelli nuovi: così invece di un prodotto da usare almeno due volte ne avremo uno monouso". Secondo: screditare le alternative: "Siamo sicuri che i costi ambientali diminuiranno? La carta pesa di più e quindi il trasporto costa di più. La bioplastica è meno resistente, e per produrla bisogna sottrarre centinaia di migliaia di ettari all'agricoltura alimentare". Terzo: non avremo un ambiente più pulito, "anzi il messaggio 'sacchetto biodegradabilè è pericoloso, la gente si sentirà ancora di più autorizzata a buttarlo dove capita, 'tanto si scioglie', ma non è vero, biodegradabile non significa idrosolubile, per smaltire la bioplastica serve un impianto di compostaggio, e quanti ce ne sono in Italia?".

Venderà cara la pelle, lo shopper. Ma alla fine dovrà cedere. Che muoia di inedia per progressivo abbandono da parte dei consumatori coscienti, o ammazzato d'autorità con qualche decreto (magari locale: il sindaco di Ercolano, senza aspettare il governo, ha annunciato un mese fa il divieto di shopper nel suo territorio) è solo questione di tempo. Le pattumiere potremo foderarle coi sacchetti di mais e patate. Per poi riempirle di plastica, plastica, e ancora plastica. Perché anche questo bisognerà pur dirlo: che se le sportine prodotte ogni anno in Italia pesano 260 mila tonnellate, tutto il resto del packaging di plastica pesa 16 milioni di tonnellate. Vuol dire che nella spesa che portiamo a casa dal supermercato (e quindi nella discarica e nell'inceneritore), la plastica del sacchetto conta 60 volte meno di quella delle vaschette, dei flaconi, dei barattolini. E questi, chi li mette al bando?

(4 maggio 2009) Tutti gli articoli di Scienze e Ambiente


articolo pessimistico, ho stottolineato i tratti salienti. "non si farà mai", "la plastica venderà cara la pelle", "far la spesa a mani nude è un diritto" ... ecc. ecc. ecc.

ma ora il divieto è operativo, nella sezione "ambiente" di repubblica non ci sono notizie, solo 3 righe di blog di un giornalista, accessibili sempre da repubblica:

http://cianciullo.blogautore.repubblica.it/2010/12/27/alt-agli-shopper-assassini/

ci sarebbero molte considerazioni da fare sul come viene fatta l'informazione su questo paese, specie su questioni "terra-terra" come i sacchetti della spesa.

edit: qualcosa c'è:
http://www.repubblica.it/ambiente/2010/12/27/news/addio_alle_buste_di_plastica_svolta_nei_consumi_e_nei_costumi-10626567/index.html?ref=search

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/12/23/news/addio_shopper_di_plastica_la_spesa_diventa_ecologica-10520057/index.html?ref=search

Cita:
...
In pista, d'ora in poi, i sacchetti di Mater-bi fatti col mais, puzzolenti, per nulla resistenti (ma è allo studio un modello rinforzato), capaci di sventrarsi direttamente alla cassa o sul marciapiede, ma tanto, tanto ecologici. Teoricamente (quando non forati o lacerati, cioè quasi mai) riutilizzabili dieci volte, ideali per i rifiuti umidi, ma soprattutto capaci di far tacere i sensi di colpa, come mostra un recente sondaggio della Coop, che ha introdotto il Mater-bi nei suoi punti vendita dal maggio 2009: è vero, ha risposto l'80% dei clienti, i sacchetti bio fanno schifo, però bravi che ce li avete imposti perché la difesa dell'ambiente vale una scomodità in più. E se poi si pensa che grazie ai nuovi shoppers si contribuisce anche all'occupazione (la Itp, Industria plastica toscana, di Scaperia, fallita negli anni '90, è resuscitata con il Mater-bi e oggi, con 40 dipendenti, fornisce i sacchetti a tutte le Coop del centro nord, a Conad, Carrefour e Despar) il consumatore etico può dirsi appagato.
...

repubblica firenze
il sacchetto bio fa schifo, si strappa e puzza. però i bioabbracciaalberi adesso sono contenti


http://www.repubblica.it/ambiente/2010/12/22/news/sacchetti_di_plastica_in_pensione_solo_fra_un_anno-10484569/index.html?ref=search

qua la notizia è che poi la prestigiacomo, oppositrice dell'ennesimo rinvio, poi è uscita dal PDL per andare nel gruppo misto

http://torino.repubblica.it/cronaca/2010/12/06/news/i_sacchetti_ecologici_per_la_spesa_sono_fragili_anche_senza_rimpangere_quelli_di_plastica-9879502/index.html?ref=search
la repubblica torino: i sacchetti ecologici fanno schifo
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Ultima modifica di entanglement, gio gen 06, 2011 1:25 pm, modificato 2 volte in totale.
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 Oggetto del messaggio: Re: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 1:21 pm 
Schiavo
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Oggi ho fatto la spesa ed al solito c'era gente che bestemmiava contro i cassieri per i nuovi sacchetti biodegradabili (incluso l'immancabile "me lo fate pagare 10 centesimi e non regge il peso di nulla").
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 Oggetto del messaggio: Re: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 1:24 pm 
Schiavo
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ConteZero ? ha scritto:
Oggi ho fatto la spesa ed al solito c'era gente che bestemmiava contro i cassieri per i nuovi sacchetti biodegradabili (incluso l'immancabile "me lo fate pagare 10 centesimi e non regge il peso di nulla").

quelli a cui il sacchetto bio si romperà sulla strada si ricorderanno di portare una busta riutilizzabile la prossima volta. magari anche un sacchetto di plastica usato per una spesa precedente (io li tengo tutti e li riutilizzo :biggrin: )
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 Oggetto del messaggio: Re: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 1:26 pm 
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entanglement ? ha scritto:
ConteZero ? ha scritto:
Oggi ho fatto la spesa ed al solito c'era gente che bestemmiava contro i cassieri per i nuovi sacchetti biodegradabili (incluso l'immancabile "me lo fate pagare 10 centesimi e non regge il peso di nulla").

quelli a cui il sacchetto bio si romperà sulla strada si ricorderanno di portare una busta riutilizzabile la prossima volta. magari anche un sacchetto di plastica usato per una spesa precedente (io li tengo tutti e li riutilizzo :biggrin: )


Io ho sentito una dire "taglio un paio di vecchi jeans di mio figlio e ci faccio un sacco".
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 Oggetto del messaggio: Re: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 1:27 pm 
Schiavo
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ma la riflessione che avevo in mente io era un'altra:

un giornale di solito abbastanza obiettivo come repubblica, "progressista" diremmo, quando affronta questioni "terra-terra" come questa, diventa il peggiore dei reazionari.

poi sa il dio che scriveranno sull'orinale, ma mi interessa relativamente
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 Oggetto del messaggio: Re: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 1:29 pm 
Schiavo
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Beh, il passaggio è stato fatto abbastanza alla chetichella col risultato che in questo paese di vecchi la gente s'è trovata da un giorno all'altro con sacchetti inutilizzabili.
Ovvio che poi ci s'arrabatta per cercare di sopravvivere, però "indolore" non lo è stato di sicuro.
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MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 1:31 pm 
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Darò una risposta con mie parole più avanti, per ora rimanda a questa pagine di WIkipedia

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MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 2:58 pm 
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MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 3:03 pm 
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entanglement ? ha scritto:
ma la riflessione che avevo in mente io era un'altra:

un giornale di solito abbastanza obiettivo come repubblica, "progressista" diremmo, quando affronta questioni "terra-terra" come questa, diventa il peggiore dei reazionari.

poi sa il dio che scriveranno sull'orinale, ma mi interessa relativamente



hai ragione.
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 Oggetto del messaggio: Re: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 3:37 pm 
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Posizione reazionaria sarebbe stata "non li vogliamo" o "non ne abbiamo bisogno"... ma anche "possiamo tranquillamente farne a meno".
La posizione del "sarà difficile che gli italiani s'abituino" al più è pessimista.
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 Oggetto del messaggio: Re: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 3:43 pm 
Schiavo
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c'è ancora una cosa che mi sfugge sul riciclato....
ora non so se son cambiate le cose...prima di farne un obbligo penso che quelli che offrivano sacchetti riciclati ottenevano un qualcosa a livello europeo o altro per l'utilizzo di materia riciclato...quindi in teoria dovevano costare meno.
pur ammettendo che la procedura di riciclo fosse a loro carico...al limite dovevano costare =, perche costavano di piu?
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Avete cartongessato i maron glace' con Lost. Non è altro che il risultato di un superproteugenetor in versione Serial. Immaginate la scena di Pele in fuga per la vittoria. il suo punto di partenza sono le prime stagioni di lost, il goal è la stagione finale. tutti i giocatori avversari driblati sono le stagioni mandate a puttane.
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 Oggetto del messaggio: Re: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 7:38 pm 
Schiavo
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ConteZero ? ha scritto:
Posizione reazionaria sarebbe stata "non li vogliamo" o "non ne abbiamo bisogno"... ma anche "possiamo tranquillamente farne a meno".
La posizione del "sarà difficile che gli italiani s'abituino" al più è pessimista.

"non li vogliamo" ? da quando repubblica è un giornale di partito ?

io contesto il tono volutamente pessimista, a monte del quale vedo malafede
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MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 7:48 pm 
Schiavo
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anche se è dura abituarsi... :cryy:

HANNO FATTO BENE A VIETARLI...... sono una ENORME componente inquinante (oltre di spreco risorse)

ultimamente in famiglia utilizziamo borse di tela, che adoperiamo senza problemi ...
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MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 8:04 pm 
Schiavo
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non ho capito cosa intendi tangacoso


cmq i Mater-Bi li hoprovati, fan cagare, mò uso la sporta di nylon che dura una vita.

non vedo il problema.
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dimmelo tu, cosa dovevo fare...
forse chissà, forse potrei cambiare...
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MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 8:14 pm 
Schiavo
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Cosa utilizzate per contenere la spazzatura?

Perchè a casa mia il ciclo naturale era Spesa->Cestino, con lo stesso sacchetto.
Adesso devo comprare i sacchetti apposta per utilizzarli come cestino.


Quindi il risparmio dov'è?
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MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 8:18 pm 
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non butti via tutto quello che compri, quindi servono meno sacchetti per la spazzature che quelli derivanti dalla spesa.
oltretutto sono più capienti quelli appositi per la spazza, quindi...
ce ne vorrà uno ogni 20 dai (se differenzi vetro carta e plastica)
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dimmelo tu, cosa dovevo fare...
forse chissà, forse potrei cambiare...
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MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 8:24 pm 
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dalle mie parti (terronia)
abbiamo la raccolta differenziata da anni ... il comune dà un tesserino con cui ritirare X sacchetti l'anno per indifferenziata-secco /vetro-plastica-metallo/umido
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MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 8:28 pm 
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eroggeno ? ha scritto:
non butti via tutto quello che compri, quindi servono meno sacchetti per la spazzature che quelli derivanti dalla spesa.
oltretutto sono più capienti quelli appositi per la spazza, quindi...
ce ne vorrà uno ogni 20 dai (se differenzi vetro carta e plastica)


Da me succede il contrario :pua:

Produco piu immondizia che spesa, quindi faccio a malapena pari con i sacchetti.
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 Oggetto del messaggio: Re: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 8:30 pm 
Schiavo
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si ma cosa butti via scusa?? :asd:

tiri su la roba dalla strada? :asd:
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dimmelo tu, cosa dovevo fare...
forse chissà, forse potrei cambiare...
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 Oggetto del messaggio: Re: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 8:42 pm 
Schiavo
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purtroppo tutto il pessimismo a quanto pare era ben fondato...al momento mancano i decreti attuativi, quindi tutto è ancora da decidere :patpat:

Sacchetti di plastica: nessun decreto attuativo ne assicura la messa al bando
Di Serena Savelli, in Legislazione, Rifiuti.





Qualche giorno fa il ministro Stefania Prestigiacomo ha assicurato che la messa al bando entrerà in vigore, come previsto, dal 1 gennaio 2011 senza ulteriori ritardi e si è opposta con forza agli scaglionamenti proposti nel Milleproroghe che avrebbero posticipato di un anno l’entrata in vigore del divieto di distribuzione dei sacchetti di plastica da parte dei piccoli esercenti. Ella stessa ha dichiarato come sia:

" una grande innovazione, quella introdotta dal governo che segna un passo in avanti di fondamentale importanza nella lotta all’ inquinamento, rendendoci tutti più responsabili in tema di riuso e di riciclo. Soddisfazione senza riserve da tutte le organizzazioni ambientaliste che temevano, forse per i forti interessi economici implicati, una nuova proroga per l’entrata in vigore del divieto."

Si complimenta con il ministro il presidente di Legambiente (associazione che da anni si batte per la messa al bando degli shoppers in plastica) Vittorio Cogliati Dezza.

"Al ministro Prestigiacomo va il nostro plauso per aver scongiurato una ulteriore proroga allo stop alle buste di plastica già previsto dalla legge Finanziaria 2007 (…) Vigileremo affinché questa importante misura da noi fortemente voluta non sia nuovamente messa in pericolo dalle pressioni delle lobby dei produttori di plastica."

Pare allora che davvero tutti: dai supermercati, ai mercati rionali, ai piccoli esercizi debbano mettere al bando la plastica a partire da subito. Ci sembra quasi un sogno: l’Italia che stupisce l’Europa con un provvedimento ecologicamente virtuoso per ora ineguagliato da nessuno a livello statale nazionale. Ma i sogni durano poco: infatti il Consiglio dei ministri non ha ancora emanato nessun decreto attuativo e senza decreto attuativo il divieto rimane quello della legge 296 del 2006 ovvero un provvedimento di tipo generale.
Si rassicura pertanto Enrico Chialchia, direttore di Unionplast, l’associazione dei produttori di oggetti in plastica, che prende atto di come non vi sia nulla di nuovo alla luce di questo 2011

"Il 1 gennaio 2011 non entrerà in vigore nessun decreto, per il semplice fatto che il Consiglio dei Ministri non ha adottato nessun provvedimento attuativo. Ad oggi la situazione è questa: nulla è cambiato rispetto alle disposizioni della legge 296 del 2006, che imponeva come data limite per la commercializzazione dei sacchetti il 1° gennaio 2010 ( e che poi è stato prorogato di un anno), che non è mai stata attuata proprio perché i decreti attuativi non sono stati emanati. A questo proposito ricordo anche che la 296 non prevedeva nessun regime sanzionatorio, dunque non si capisce nemmeno sulla base di quali disposizioni dovrebbero essere inflitte le multe."

Di opposto avviso è il senatore Francesco Ferrante, direttore di Legambiente, il quale ricorda che per far entrare in vigore il provvedimento, non serve nessun decreto attuativo:
"La legge 296 è stata approvata."

Secondo Francesco Ferrante le energie di Unionplast avrebbero dovuto concentrarsi sulla preparazione alla riconversione delle aziende dei produttori associati, sforzi che, invece, sono stati profusi in inutili battaglie di retroguardia:
" il Direttore ha continuato a rassicurare i produttori sostenendo che il divieto non sarebbe mai entrato in vigore. Ha una responsabilità gravissima."

Come finirà la battaglia dei sacchetti di plastica: chi avrà ragione, chi prenderà la multa? I fatti ce lo mostreranno nel quotidiano a partire da subito. Certo è che la legge 296 nella quale confida il direttore di Legambiente sia molto vaga in quanto:
manca una precisa indicazione sul sanzionamento (e quindi come non manca di ricordare Ferrante, le multe non possono essere inflitte)
non si definisce cosa esattamente s’intenda per sacchetto di plastica (spessore, contenuto chimico, etc)
L’assurdo dibattito continua tra le massime cariche delle opposte fazioni. Saranno i commercianti ed i supermercati a darci la risposta nei prossimi giorni.
[Fonte: Ansambiente.it; Il fatto quotidiano.it]


:whistler:
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 Oggetto del messaggio: Re: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 9:31 pm 
Schiavo
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il fatto specifico dei sacchetti è solo uno spunto: volevo proporre una riflessione sul modo di fare informazione e sul doppiopesismo, almeno sui toni, che anche repubblica ha adottato.
e anche del fatto quotidiano: sono andato a far la spesa oggi: sacchetti di carta e basta :biggrin: :biggrin:

poi la notizia di per se è buona: si producono meno rifiuti
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 Oggetto del messaggio: Re: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: gio gen 06, 2011 10:10 pm 
Schiavo
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Ci sono varie considerazioni da fare.

1. I proprietari del giornale hanno degl'interessi,
2. Gl'inserzionisti del giornale (da cui il giornale dipende) hanno degl'interessi.

Questi sono i fattori principali che influenzano la linea editoriale di un giornale.

Poi ci sono gli aspetti contingenti/casuali, come le opinioni personali del giornalista, che però possono avere un certo peso.


Non saprei se l'articolo è pessimista perché ci sono in ballo degl'interessi, o per semplice caso.
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 Oggetto del messaggio: Re: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: ven gen 07, 2011 8:05 pm 
Schiavo
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Chairon ? ha scritto:
Ci sono varie considerazioni da fare.

1. I proprietari del giornale hanno degl'interessi,
2. Gl'inserzionisti del giornale (da cui il giornale dipende) hanno degl'interessi.

Questi sono i fattori principali che influenzano la linea editoriale di un giornale.

Poi ci sono gli aspetti contingenti/casuali, come le opinioni personali del giornalista, che però possono avere un certo peso.


Non saprei se l'articolo è pessimista perché ci sono in ballo degl'interessi, o per semplice caso.

Stai dimenticando:
3. i giornalisti non capiscono una mazza di quello che vanno a trattare
4. si assumono leccaculo idioti e non gente meritevole, vedi punto 3
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 Oggetto del messaggio: Re: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: ven gen 07, 2011 8:09 pm 
Schiavo
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Killer application ? ha scritto:
Cosa utilizzate per contenere la spazzatura?

Perchè a casa mia il ciclo naturale era Spesa->Cestino, con lo stesso sacchetto.
Adesso devo comprare i sacchetti apposta per utilizzarli come cestino.


Quindi il risparmio dov'è?

E' quello che dicevo anche io nell'altro topic...



Clmslmsmlsmls
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Immagine FINCHE' C'E' BIRRA C'E' SPERANZA !!!
Ma anche un po' di gnocca non guasterebbe ogni tanto ...
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 Oggetto del messaggio: Re: riflessione sull'informazione
MessaggioInviato: ven gen 07, 2011 8:38 pm 
Schiavo
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Chairon ? ha scritto:
Ci sono varie considerazioni da fare.

1. I proprietari del giornale hanno degl'interessi,
2. Gl'inserzionisti del giornale (da cui il giornale dipende) hanno degl'interessi.

Questi sono i fattori principali che influenzano la linea editoriale di un giornale.

Poi ci sono gli aspetti contingenti/casuali, come le opinioni personali del giornalista, che però possono avere un certo peso.


Non saprei se l'articolo è pessimista perché ci sono in ballo degl'interessi, o per semplice caso.

oh il primo intervento obiettivo
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http://www.youtube.com/watch?v=0ITNhNXTmmU&feature=related <-- semo i teroni del nord !
http://www.hwupgrade.org/forum/viewtopic.php?f=46&t=23195 <-- Repetita Iuvant !
http://www.youtube.com/watch?v=4uh6J0UsaPM&NR=1 <-- ti vogliamo così !
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