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 Oggetto del messaggio: In Germania fanno i furbi?
MessaggioInviato: mer dic 07, 2011 8:47 pm 
Schiavo
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L’eccezione tedesca nel collocamento dei titoli di stato

1. L’esito della recente asta dei titoli pubblici tedeschi ha sollevato un interessante dibattito intorno alle specificità del meccanismo di collocamento dei titoli pubblici che sembrano distinguere la Germania dagli altri paesi dell’eurozona. Il dibattito prende spunto dai dettagli presenti nel resoconto ufficiale della procedura d’asta, laddove si comunica che sono stati emessi tutti i 6 miliardi di euro di titoli inizialmente previsti dal governo, ma al contempo si afferma che – di questi – solamente 3,6 sono stati collocati presso investitori privati. Si tratta dunque di capire esattamente cosa è successo a quei 2,4 miliardi di euro di titoli residui, che sono stati dichiarati emessi, ma non sono stati sottoscritti dai partecipanti all’asta.

Il resoconto ufficiale dell’asta definisce quella particolare quota dell’emissione come “Ammontare messo da parte per operazioni sul mercato secondario”. Dunque il 40% dei titoli emessi è stato trattenuto con lo scopo di essere successivamente venduto sul mercato secondario: una quota consistente dei titoli è stata, in altri termini, emessa ma non collocata presso gli investitori privati. Una simile operazione sembra possibile solamente qualora si ammetta l’intervento della Bundesbank, che avrebbe sottoscritto una parte della nuova emissione – come suggeriscono numerosi commentatori[1]. Ciò significherebbe che la Germania opera al di fuori delle regole comuni dell’eurozona[2], ossia in deroga a quegli stessi principi che hanno impedito, ad esempio, alla Banca Centrale Greca di intervenire a sostegno dei titoli pubblici ellenici tra il Dicembre 2009 ed il Maggio 2010, quando la spirale nei tassi di interesse pretesi dai mercati finanziari internazionali in sede d’asta ha di fatto costretto Atene a ricorrere ad un prestito istituzionale, vincolato all’adozione delle cosiddette misure di austerità. L’“eccezione tedesca” alle regole europee sull’emissione di titoli del debito pubblico appare ancora più significativa se si considera che la pratica di trattenere una quota (anche consistente) dell’emissione “per operazioni sul mercato secondario” non costituisce affatto un’anomalia nelle ordinarie operazioni di collocamento dei bund, ma ne rappresenta piuttosto il regolare funzionamento: come illustrato dal seguente grafico, la Germania trattiene regolarmente una quota delle emissioni, esattamente come accaduto in quest’ultima, discussa, asta di bund decennali.

Immagine

Cercheremo di dimostrare che la Bundesbank sostiene attivamente il collocamento dei titoli pubblici tedeschi, esercitando un’influenza dominante sul prezzo dei titoli di nuova emissione, senza però ricorrere alla sottoscrizione degli stessi sul mercato primario, ma articolando il proprio intervento in modo tale da aggirare i divieti imposti dal Trattato di Maastricht, e praticare di fatto il finanziamento diretto del debito pubblico tedesco.

2.Iniziamo col dire che il dibattito sull’asta dei titoli tedeschi ha il grande pregio di restituire il meccanismo di emissione dei titoli pubblici – fatto di regolamenti, prassi e rapporti di forza tra governi, banche private nazionali e internazionali – ad un contesto istituzionale più complesso di quella ‘forma di mercato’ che gli viene attribuita dalle istituzioni europee, e che giustifica il divieto di acquisto dei titoli pubblici imposto alle banche centrali, chiamate appunto a non interferire con il regolare funzionamento del mercato del credito.

Vogliamo capire come sia possibile che un titolo pubblico venga emesso, ma non collocato. Precisiamo innanzitutto cosa si intende per collocamento: un titolo si definisce collocato quando viene sottoscritto per la prima volta. L’ufficio governativo responsabile dell’emissione dei titoli del debito pubblico tedesco è l’Agenzia per il debito (Finanzagentur), la quale gestisce le procedure d’asta e poi trattiene i titoli non collocati presso quella platea di investitori privati che hanno l’accesso riservato al mercato primario, platea costituita da una quarantina di banche e società finanziarie tedesche ed internazionali. L’idea, suggerita da molti commentatori, che i titoli non collocati vengano di fatto sottoscritti dalla banca centrale tedesca è stata immediatamente contestata, poiché sembra scaturire da una errata interpretazione del particolare ruolo svolto da quest’ultima all’interno del processo di emissione dei titoli. Come vedremo, sebbene sia effettivamente possibile confutare la tesi secondo cui la Bundesbank sottoscrive i titoli pubblici tedeschi direttamente sul mercato primario, la banca centrale tedesca può contare su altri e diversi canali per intervenire sui titoli di nuova emissione, con risultati assolutamente equivalenti all’azione diretta sul mercato primario.

La Bundesbank agisce per conto dell’Agenzia per il debito tedesca in qualità di “banca custode e non di prestatore di ultima istanza”, come sostiene Isabella Bufacchi sul Sole 24 Ore del 26 Novembre 2011: i titoli trattenuti risultano in sostanza congelati presso la banca centrale tedesca, senza che questa corrisponda al governo alcuna somma di denaro in cambio, ossia senza che quei titoli risultino effettivamente sottoscritti. Spiega ancora la Bufacchi: “L`agenzia del debito tedesco riprende poi quei titoli invenduti e li ricolloca in tranche sul secondario, nell`arco di qualche giorno o in casi di mercati ostici di qualche settimana.” Dunque sembra, a prima vista, che la Germania non stia procedendo alla cosiddetta ‘monetizzazione’ del debito pubblico. A confermare questa interpretazione interviene anche la prestigiosa rivista The Economist, pubblicando sul proprio sito l’articolo Fun with bunds in cui, “per evitare che i bloggers passino molto tempo immersi nei meccanismi d’asta delle obbligazioni europee”, si affida la soluzione al dilemma alle parole di un rappresentate della PIMCO, una delle più importanti società private di investimento a livello internazionale: “La Finanzagentur ha emesso solamente 3,6 miliardi in cambio di liquidità. Loro hanno collocato 3,6 miliardi sul mercato ed hanno trattenuto 2,4 miliardi sui loro libri contabili. In futuro potranno vendere l’ammontare trattenuto sul mercato secondario, ottenendo la corrispondente liquidità. Potreste aver letto che la Bundesbank ha acquistato la quota dell’emissione che non è stata collocata in asta; ciò non è corretto. La Bundesbank non sta finanziando la Germania; opera semplicemente come un’agenzia per la Finanzagentur.”


La pratica dell’Agenzia tedesca per il debito, consistente nel trattenere una quota dell’emissione, viene dunque presentata, molto semplicemente, come un metodo per procrastinare il collocamento di quei titoli, in attesa di più favorevoli condizioni sui mercati finanziari: una mera questione di tempo, poiché i titoli emessi ma non anche collocati saranno, prima o poi, effettivamente collocati.

3. Dopo aver “passato molto tempo immersi nei meccanismi d’asta delle obbligazioni europee”, è forse possibile mettere in discussione la validità di questa lettura del problema, ed incentrare l’interpretazione del particolare meccanismo di emissione dei titoli pubblici tedeschi non tanto sul ‘quando’ i titoli trattenuti verranno sottoscritti, quanto piuttosto sul ‘dove’ quei titoli verranno poi, effettivamente, collocati.

La struttura istituzionale conferita generalmente agli odierni processi di emissione dei titoli del debito pubblico si fonda su una netta distinzione tra il mercato primario, dove i governi collocano i titoli di nuova emissione, ed il mercato secondario, dove i titoli già emessi possono essere liberamente scambiati. Tale distinzione è rilevante, all’interno della cornice istituzionale dell’eurozona, poiché il Trattato di Maastricht (comma 1 art. 101[2]) vieta esplicitamente alle banche centrali dell’eurozona l’acquisto di titoli del debito pubblico dei paesi membri solamente sul mercato primario: la BCE e le banche centrali dei paesi membri sono dunque lasciate libere di acquistare titoli del debito pubblico dei paesi membri dell’eurozona sul mercato secondario, e siamo certi che stiano operando in questo senso quantomeno a partire dal Maggio 2010, nel contesto del Securities Markets Programme[4]. Si noti come la chiara distinzione tra mercato primario e mercato secondario, ovvero la regola per cui sul mercato secondario possono essere scambiati solamente titoli già emessi sul mercato primario, sia il presupposto della logica seguita dalle istituzioni europee, le quali prevedono contemporaneamente il divieto imposto da Maastricht, che si riferisce al mercato primario, ed il Securities Markets Programme, che limita al mercato secondario la libertà di intervento delle banche centrali. Nelle parole dell’allora Governatore della BCE Trichet: “le nostre azioni sono pienamente conformi al divieto di finanziamento monetario [del debito pubblico] e dunque alla nostra indipendenza finanziaria. Il Trattato vieta l’acquisto diretto, da parte della BCE, dei titoli del debito emessi dai governi. Noi stiamo acquistando quei titoli solamente sul mercato secondario, e dunque restiamo ancorati ai principi del Trattato”.[5]

Alla luce di quanto detto circa la pratica – operata negli anni dalla Germania – di destinare una quota rilevante delle emissione ad operazioni sul mercato secondario, risulta evidente che, quando consideriamo il mercato dei titoli pubblici tedeschi, la distinzione tra mercato primario e mercato secondario si fa quantomeno labile: tramite la quota di titoli di nuova emissione regolarmente trattenuta dall’Agenzia del debito, infatti, la Germania è in grado di collocare i propri titoli del debito pubblico direttamente sul mercato secondario. Ciò è rilevante perché se il mercato primario dei titoli pubblici è esplicitamente riservato, in tutti i paesi dell’eurozona, ad un gruppo di investitori privati, sul mercato secondario operano – accanto agli investitori privati – anche le banche centrali dei paesi membri. Questo significa che il tasso di interesse che si determina sul mercato primario può essere spinto al rialzo da una carenza di domanda di titoli che non ha ragione di esistere sul mercato secondario, laddove l’azione della banca centrale implica una domanda potenzialmente infinita per i titoli pubblici: sul mercato primario, dove non operano le banche centrali, può sussistere una situazione di eccesso di offerta di titoli che conduce ad un rialzo nei tassi di interesse, quale quello osservato in Grecia nei primi mesi del 2010, ed in Italia a partire dall’Agosto 2011, mentre sul mercato secondario l’intervento della banca centrale ha il potere di creare tutta la domanda necessaria a spingere al ribasso il rendimento dei titoli pubblici. Pertanto, il semplice fatto che il collocamento dei bund di nuova emissione avvenga, in parte, direttamente sul mercato secondario ha un impatto significativo sul tasso di interesse dei titoli pubblici tedeschi, garantendo alla Germania un minor costo dell’indebitamento pubblico, a prescindere dalla possibilità (pure presente) che i titoli di nuova emissione collocati sul mercato secondario vengano sottoscritti direttamente dalla Bundesbank. La particolare struttura istituzionale del processo di emissione dei titoli pubblici tedeschi sopprime di fatto la distinzione tra mercato primario e mercato secondario, aprendo lo spazio per il finanziamento del debito pubblico tramite la banca centrale – spazio negato agli altri paesi membri dell’eurozona.

Il complesso meccanismo di emissione dei titoli pubblici appena descritto consente alla Germania di proporre, in asta, un tasso dell’interesse molto basso, come avvenuto il 23 Novembre: se gli investitori privati si rifiutano di sottoscrivere i titoli del debito pubblico tedeschi a quei tassi, giudicati poco remunerativi, lo Stato trattiene la quota dell’emissione non collocata e procede, successivamente, al collocamento di quei titoli sul mercato secondario, dove l’azione della banca centrale è in grado di orientare i livelli del tasso dell’interesse vigente, o addirittura di tradursi in un intervento diretto, con la Bundesbank che sottoscrive i titoli del debito non collocati sul mercato primario. In assenza di un simile meccanismo, i governi sono costretti ad accettare il tasso di interesse che gli investitori privati pretendono sul mercato primario, laddove la loro disponibilità a sottoscrivere i titoli pubblici rappresenta l’unica possibilità che lo stato ha di finanziare il proprio debito. L’“eccezione tedesca” può essere concepita come un metodo che permette di aggirare i divieti imposti dal Trattato di Maastricht, e viene da chiedersi per quale motivo gli altri paesi dell’eurozona non si siano dotati di un simile dispositivo, capace di arginare le pretese dei mercati finanziari internazionali sui rendimenti dei propri titoli pubblici.

[1] Alesina e Giavazzi sul Corriere dela Sera del 24 Novembre 2011 affermano che “l’asta dei Bund è stata sottoscritta solo grazie alla Bundesbank che ha acquistato il 40% dei titoli offerti da Berlino.”. Lo stesso giorno, simili affermazioni compaiono sui più importanti quotidiani. Sul Sole 24 Ore Bufacchi sostiene che: “va scartata la maxi-quota, pari al 39% dei 6 miliardi, che è stata sottoscritta dalla Buba [Bundesbank] per essere rivenduta sul secondario per via del peculiare meccanismo usato fin dagli anni 70 nelle aste dei titoli di Stato tedeschi.”; Quadrio Curzio commenta che “senza l’intervento della Bundesbank poteva andare anche peggio” sul Messaggero; Tabellini afferma, sul Sole 24 Ore, che: “la Bundesbank di fatto continua ad agire come prestatore di ultima istanza quanto meno in via temporanea nei confronti dello Stato tedesco. I titoli non venduti in asta infatti sono stati assorbiti dalla Bundesbank, che da sempre svolge questo ruolo per garantire la liquidità dei titoli tedeschi.”
[2] “La banca centrale tedesca ha subito assorbito tutti i titoli invenduti. È esattamente ciò che la Bundesbank stessa non vuole che la BCE faccia con Italia e Spagna. […] ha comprato direttamente dal governo, un comportamento in apparenza illegale ai termini del trattato: finanziamento monetario del deficit.” Fubini, Corriere della Sera del 24 Novembre 2011.
[3] “È vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della BCE o da parte delle Banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate “Banche centrali nazionali”), a istituzioni o organi della Comunità, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.” (Cfr. Versione consolidata del Trattato che istituisce la Comunità Europea, Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee, 24/12/2002, corsivo nostro).
[4] “Nei termini definiti in questa Decisione, le banche centrali dell’Eurosistema possono acquistare […] sul mercato secondario titoli di debito […] emessi dai governi centrali o da enti pubblici dei Paesi Membri e denominati in euro.” (Cfr. Decision of the European Central Bank of 14 May 2010 establishing a securities markets programme, Official Journal of the European Union, 20/05/2010, corsivo nostro).
[5] Cfr. Speech by Jean-Claude Trichet, President of the ECB, at the 38th Economic Conference of the Oesterreichische Nationalbank, Vienna, 31 May 2010.

Fonte: Economiaepolitica.it

La cosa ha avuto risonanza internazionale, ne parlano anche qui: http://www.agefi.fr/articles/La-crise-d ... 01216.html



Cioè, questi stanno facendo in modo surretizio ciò che vogliono impedire agli altri.
Se l’Italia non adotta immediatamente un meccanismo simile vuol dire che stanno regalando volontariamente i nostri soldi alle banche private :cereal:.
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Se abbandono una discussione senza rispondervi avvertitemi! - Trattative concluse: 1, 2, 3, 3, 4 :mano: >|< «Senza libertà illimitata di stampa e di riunione, senza libera lotta di opinioni, la vita muore in ogni istituzione pubblica. La libertà riservata ai partigiani del governo non è libertà. La libertà è sempre e soltanto di chi la pensa diversamente». Rosa Luxemburg
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 Oggetto del messaggio: Re: In Germania fanno i furbi?
MessaggioInviato: mer dic 07, 2011 9:19 pm 
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Chairon @ ha scritto:
L’eccezione tedesca nel collocamento dei titoli di stato

1. L’esito della recente asta dei titoli pubblici tedeschi ha sollevato un interessante dibattito intorno alle specificità del meccanismo di collocamento dei titoli pubblici che sembrano distinguere la Germania dagli altri paesi dell’eurozona. Il dibattito prende spunto dai dettagli presenti nel resoconto ufficiale della procedura d’asta, laddove si comunica che sono stati emessi tutti i 6 miliardi di euro di titoli inizialmente previsti dal governo, ma al contempo si afferma che – di questi – solamente 3,6 sono stati collocati presso investitori privati. Si tratta dunque di capire esattamente cosa è successo a quei 2,4 miliardi di euro di titoli residui, che sono stati dichiarati emessi, ma non sono stati sottoscritti dai partecipanti all’asta.

Il resoconto ufficiale dell’asta definisce quella particolare quota dell’emissione come “Ammontare messo da parte per operazioni sul mercato secondario”. Dunque il 40% dei titoli emessi è stato trattenuto con lo scopo di essere successivamente venduto sul mercato secondario: una quota consistente dei titoli è stata, in altri termini, emessa ma non collocata presso gli investitori privati. Una simile operazione sembra possibile solamente qualora si ammetta l’intervento della Bundesbank, che avrebbe sottoscritto una parte della nuova emissione – come suggeriscono numerosi commentatori[1]. Ciò significherebbe che la Germania opera al di fuori delle regole comuni dell’eurozona[2], ossia in deroga a quegli stessi principi che hanno impedito, ad esempio, alla Banca Centrale Greca di intervenire a sostegno dei titoli pubblici ellenici tra il Dicembre 2009 ed il Maggio 2010, quando la spirale nei tassi di interesse pretesi dai mercati finanziari internazionali in sede d’asta ha di fatto costretto Atene a ricorrere ad un prestito istituzionale, vincolato all’adozione delle cosiddette misure di austerità. L’“eccezione tedesca” alle regole europee sull’emissione di titoli del debito pubblico appare ancora più significativa se si considera che la pratica di trattenere una quota (anche consistente) dell’emissione “per operazioni sul mercato secondario” non costituisce affatto un’anomalia nelle ordinarie operazioni di collocamento dei bund, ma ne rappresenta piuttosto il regolare funzionamento: come illustrato dal seguente grafico, la Germania trattiene regolarmente una quota delle emissioni, esattamente come accaduto in quest’ultima, discussa, asta di bund decennali.

Immagine

Cercheremo di dimostrare che la Bundesbank sostiene attivamente il collocamento dei titoli pubblici tedeschi, esercitando un’influenza dominante sul prezzo dei titoli di nuova emissione, senza però ricorrere alla sottoscrizione degli stessi sul mercato primario, ma articolando il proprio intervento in modo tale da aggirare i divieti imposti dal Trattato di Maastricht, e praticare di fatto il finanziamento diretto del debito pubblico tedesco.

2.Iniziamo col dire che il dibattito sull’asta dei titoli tedeschi ha il grande pregio di restituire il meccanismo di emissione dei titoli pubblici – fatto di regolamenti, prassi e rapporti di forza tra governi, banche private nazionali e internazionali – ad un contesto istituzionale più complesso di quella ‘forma di mercato’ che gli viene attribuita dalle istituzioni europee, e che giustifica il divieto di acquisto dei titoli pubblici imposto alle banche centrali, chiamate appunto a non interferire con il regolare funzionamento del mercato del credito.

Vogliamo capire come sia possibile che un titolo pubblico venga emesso, ma non collocato. Precisiamo innanzitutto cosa si intende per collocamento: un titolo si definisce collocato quando viene sottoscritto per la prima volta. L’ufficio governativo responsabile dell’emissione dei titoli del debito pubblico tedesco è l’Agenzia per il debito (Finanzagentur), la quale gestisce le procedure d’asta e poi trattiene i titoli non collocati presso quella platea di investitori privati che hanno l’accesso riservato al mercato primario, platea costituita da una quarantina di banche e società finanziarie tedesche ed internazionali. L’idea, suggerita da molti commentatori, che i titoli non collocati vengano di fatto sottoscritti dalla banca centrale tedesca è stata immediatamente contestata, poiché sembra scaturire da una errata interpretazione del particolare ruolo svolto da quest’ultima all’interno del processo di emissione dei titoli. Come vedremo, sebbene sia effettivamente possibile confutare la tesi secondo cui la Bundesbank sottoscrive i titoli pubblici tedeschi direttamente sul mercato primario, la banca centrale tedesca può contare su altri e diversi canali per intervenire sui titoli di nuova emissione, con risultati assolutamente equivalenti all’azione diretta sul mercato primario.

La Bundesbank agisce per conto dell’Agenzia per il debito tedesca in qualità di “banca custode e non di prestatore di ultima istanza”, come sostiene Isabella Bufacchi sul Sole 24 Ore del 26 Novembre 2011: i titoli trattenuti risultano in sostanza congelati presso la banca centrale tedesca, senza che questa corrisponda al governo alcuna somma di denaro in cambio, ossia senza che quei titoli risultino effettivamente sottoscritti. Spiega ancora la Bufacchi: “L`agenzia del debito tedesco riprende poi quei titoli invenduti e li ricolloca in tranche sul secondario, nell`arco di qualche giorno o in casi di mercati ostici di qualche settimana.” Dunque sembra, a prima vista, che la Germania non stia procedendo alla cosiddetta ‘monetizzazione’ del debito pubblico. A confermare questa interpretazione interviene anche la prestigiosa rivista The Economist, pubblicando sul proprio sito l’articolo Fun with bunds in cui, “per evitare che i bloggers passino molto tempo immersi nei meccanismi d’asta delle obbligazioni europee”, si affida la soluzione al dilemma alle parole di un rappresentate della PIMCO, una delle più importanti società private di investimento a livello internazionale: “La Finanzagentur ha emesso solamente 3,6 miliardi in cambio di liquidità. Loro hanno collocato 3,6 miliardi sul mercato ed hanno trattenuto 2,4 miliardi sui loro libri contabili. In futuro potranno vendere l’ammontare trattenuto sul mercato secondario, ottenendo la corrispondente liquidità. Potreste aver letto che la Bundesbank ha acquistato la quota dell’emissione che non è stata collocata in asta; ciò non è corretto. La Bundesbank non sta finanziando la Germania; opera semplicemente come un’agenzia per la Finanzagentur.”


La pratica dell’Agenzia tedesca per il debito, consistente nel trattenere una quota dell’emissione, viene dunque presentata, molto semplicemente, come un metodo per procrastinare il collocamento di quei titoli, in attesa di più favorevoli condizioni sui mercati finanziari: una mera questione di tempo, poiché i titoli emessi ma non anche collocati saranno, prima o poi, effettivamente collocati.

3. Dopo aver “passato molto tempo immersi nei meccanismi d’asta delle obbligazioni europee”, è forse possibile mettere in discussione la validità di questa lettura del problema, ed incentrare l’interpretazione del particolare meccanismo di emissione dei titoli pubblici tedeschi non tanto sul ‘quando’ i titoli trattenuti verranno sottoscritti, quanto piuttosto sul ‘dove’ quei titoli verranno poi, effettivamente, collocati.

La struttura istituzionale conferita generalmente agli odierni processi di emissione dei titoli del debito pubblico si fonda su una netta distinzione tra il mercato primario, dove i governi collocano i titoli di nuova emissione, ed il mercato secondario, dove i titoli già emessi possono essere liberamente scambiati. Tale distinzione è rilevante, all’interno della cornice istituzionale dell’eurozona, poiché il Trattato di Maastricht (comma 1 art. 101[2]) vieta esplicitamente alle banche centrali dell’eurozona l’acquisto di titoli del debito pubblico dei paesi membri solamente sul mercato primario: la BCE e le banche centrali dei paesi membri sono dunque lasciate libere di acquistare titoli del debito pubblico dei paesi membri dell’eurozona sul mercato secondario, e siamo certi che stiano operando in questo senso quantomeno a partire dal Maggio 2010, nel contesto del Securities Markets Programme[4]. Si noti come la chiara distinzione tra mercato primario e mercato secondario, ovvero la regola per cui sul mercato secondario possono essere scambiati solamente titoli già emessi sul mercato primario, sia il presupposto della logica seguita dalle istituzioni europee, le quali prevedono contemporaneamente il divieto imposto da Maastricht, che si riferisce al mercato primario, ed il Securities Markets Programme, che limita al mercato secondario la libertà di intervento delle banche centrali. Nelle parole dell’allora Governatore della BCE Trichet: “le nostre azioni sono pienamente conformi al divieto di finanziamento monetario [del debito pubblico] e dunque alla nostra indipendenza finanziaria. Il Trattato vieta l’acquisto diretto, da parte della BCE, dei titoli del debito emessi dai governi. Noi stiamo acquistando quei titoli solamente sul mercato secondario, e dunque restiamo ancorati ai principi del Trattato”.[5]

Alla luce di quanto detto circa la pratica – operata negli anni dalla Germania – di destinare una quota rilevante delle emissione ad operazioni sul mercato secondario, risulta evidente che, quando consideriamo il mercato dei titoli pubblici tedeschi, la distinzione tra mercato primario e mercato secondario si fa quantomeno labile: tramite la quota di titoli di nuova emissione regolarmente trattenuta dall’Agenzia del debito, infatti, la Germania è in grado di collocare i propri titoli del debito pubblico direttamente sul mercato secondario. Ciò è rilevante perché se il mercato primario dei titoli pubblici è esplicitamente riservato, in tutti i paesi dell’eurozona, ad un gruppo di investitori privati, sul mercato secondario operano – accanto agli investitori privati – anche le banche centrali dei paesi membri. Questo significa che il tasso di interesse che si determina sul mercato primario può essere spinto al rialzo da una carenza di domanda di titoli che non ha ragione di esistere sul mercato secondario, laddove l’azione della banca centrale implica una domanda potenzialmente infinita per i titoli pubblici: sul mercato primario, dove non operano le banche centrali, può sussistere una situazione di eccesso di offerta di titoli che conduce ad un rialzo nei tassi di interesse, quale quello osservato in Grecia nei primi mesi del 2010, ed in Italia a partire dall’Agosto 2011, mentre sul mercato secondario l’intervento della banca centrale ha il potere di creare tutta la domanda necessaria a spingere al ribasso il rendimento dei titoli pubblici. Pertanto, il semplice fatto che il collocamento dei bund di nuova emissione avvenga, in parte, direttamente sul mercato secondario ha un impatto significativo sul tasso di interesse dei titoli pubblici tedeschi, garantendo alla Germania un minor costo dell’indebitamento pubblico, a prescindere dalla possibilità (pure presente) che i titoli di nuova emissione collocati sul mercato secondario vengano sottoscritti direttamente dalla Bundesbank. La particolare struttura istituzionale del processo di emissione dei titoli pubblici tedeschi sopprime di fatto la distinzione tra mercato primario e mercato secondario, aprendo lo spazio per il finanziamento del debito pubblico tramite la banca centrale – spazio negato agli altri paesi membri dell’eurozona.

Il complesso meccanismo di emissione dei titoli pubblici appena descritto consente alla Germania di proporre, in asta, un tasso dell’interesse molto basso, come avvenuto il 23 Novembre: se gli investitori privati si rifiutano di sottoscrivere i titoli del debito pubblico tedeschi a quei tassi, giudicati poco remunerativi, lo Stato trattiene la quota dell’emissione non collocata e procede, successivamente, al collocamento di quei titoli sul mercato secondario, dove l’azione della banca centrale è in grado di orientare i livelli del tasso dell’interesse vigente, o addirittura di tradursi in un intervento diretto, con la Bundesbank che sottoscrive i titoli del debito non collocati sul mercato primario. In assenza di un simile meccanismo, i governi sono costretti ad accettare il tasso di interesse che gli investitori privati pretendono sul mercato primario, laddove la loro disponibilità a sottoscrivere i titoli pubblici rappresenta l’unica possibilità che lo stato ha di finanziare il proprio debito. L’“eccezione tedesca” può essere concepita come un metodo che permette di aggirare i divieti imposti dal Trattato di Maastricht, e viene da chiedersi per quale motivo gli altri paesi dell’eurozona non si siano dotati di un simile dispositivo, capace di arginare le pretese dei mercati finanziari internazionali sui rendimenti dei propri titoli pubblici.

[1] Alesina e Giavazzi sul Corriere dela Sera del 24 Novembre 2011 affermano che “l’asta dei Bund è stata sottoscritta solo grazie alla Bundesbank che ha acquistato il 40% dei titoli offerti da Berlino.”. Lo stesso giorno, simili affermazioni compaiono sui più importanti quotidiani. Sul Sole 24 Ore Bufacchi sostiene che: “va scartata la maxi-quota, pari al 39% dei 6 miliardi, che è stata sottoscritta dalla Buba [Bundesbank] per essere rivenduta sul secondario per via del peculiare meccanismo usato fin dagli anni 70 nelle aste dei titoli di Stato tedeschi.”; Quadrio Curzio commenta che “senza l’intervento della Bundesbank poteva andare anche peggio” sul Messaggero; Tabellini afferma, sul Sole 24 Ore, che: “la Bundesbank di fatto continua ad agire come prestatore di ultima istanza quanto meno in via temporanea nei confronti dello Stato tedesco. I titoli non venduti in asta infatti sono stati assorbiti dalla Bundesbank, che da sempre svolge questo ruolo per garantire la liquidità dei titoli tedeschi.”
[2] “La banca centrale tedesca ha subito assorbito tutti i titoli invenduti. È esattamente ciò che la Bundesbank stessa non vuole che la BCE faccia con Italia e Spagna. […] ha comprato direttamente dal governo, un comportamento in apparenza illegale ai termini del trattato: finanziamento monetario del deficit.” Fubini, Corriere della Sera del 24 Novembre 2011.
[3] “È vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della BCE o da parte delle Banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate “Banche centrali nazionali”), a istituzioni o organi della Comunità, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.” (Cfr. Versione consolidata del Trattato che istituisce la Comunità Europea, Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee, 24/12/2002, corsivo nostro).
[4] “Nei termini definiti in questa Decisione, le banche centrali dell’Eurosistema possono acquistare […] sul mercato secondario titoli di debito […] emessi dai governi centrali o da enti pubblici dei Paesi Membri e denominati in euro.” (Cfr. Decision of the European Central Bank of 14 May 2010 establishing a securities markets programme, Official Journal of the European Union, 20/05/2010, corsivo nostro).
[5] Cfr. Speech by Jean-Claude Trichet, President of the ECB, at the 38th Economic Conference of the Oesterreichische Nationalbank, Vienna, 31 May 2010.

Fonte: Economiaepolitica.it

La cosa ha avuto risonanza internazionale, ne parlano anche qui: http://www.agefi.fr/articles/La-crise-d ... 01216.html



Cioè, questi stanno facendo in modo surretizio ciò che vogliono impedire agli altri.
Se l’Italia non adotta immediatamente un meccanismo simile vuol dire che stanno regalando volontariamente i nostri soldi alle banche private :cereal:.



tutto +0- vero, a parte la tua assurda considerazione finale... :poker:
il blinked è quantomeno da specificare...e cmq suona un po' come minaccia mafiosa.
PS: link a phastidio di qualche giorno fa
http://phastidio.net/2011/11/23/la-siccita-arriva-anche-in-germania/
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"Ed e' per questo che propongo l'istituzione del premio Nobel per il Wrestling"
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Se l’Italia accetta tassi d’interesse piú alti di quelli ‘normali’, perché lascia che alcuni speculino al rialzo sui titoli, sta regalando dei soldi a chi fa questi giochetti, che di sicuro non possono essere piccoli risparmiatori, ma sono i grandi fondi d’investimento.
Questa è la mia considerazione, niente piú.
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Chairon @ ha scritto:
Se l’Italia accetta tassi d’interesse piú alti di quelli ‘normali’, perché lascia che alcuni speculino al rialzo sui titoli, sta regalando dei soldi a chi fa questi giochetti, che di sicuro non possono essere piccoli risparmiatori, ma sono i grandi fondi d’investimento.
Questa è la mia considerazione, niente piú.


i titoli italiani al momento sono cartaccia...hai voglia di fare moral suasion, pressione mafiosa o...sul secondario per far crescere la domanda.
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 Oggetto del messaggio: Re: In Germania fanno i furbi?
MessaggioInviato: mer dic 07, 2011 10:16 pm 
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 Oggetto del messaggio: Re: In Germania fanno i furbi?
MessaggioInviato: gio dic 08, 2011 12:33 am 
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kch @ ha scritto:
si ma epic wall of text me lo leggo quando sono depressa.

Appunto per quello ho grassettato alcune parti, cosí se uno ha poca voglia può leggere solo quelle.

In ipersintesi comunque la Bundesbank attua una politica che ha gli stessi effetti di quella vietata dai trattati, ovvero acquistare temporaneamente titoli di Stato per evitare che i grandi fondi d’investimento possano speculare sul rialzo dei tassi.
Questo mentre la Merkel nega qualsiasi modifica dei trattati (in particolare l’articolo 123 del trattato di Lisbona) che permetta in determinate circostanze di rendere la BCE prestatore di ultima istanza (ovvero fare la cosa di cui sopra).
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 Oggetto del messaggio: Re: In Germania fanno i furbi?
MessaggioInviato: gio dic 08, 2011 1:02 am 
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kch @ ha scritto:
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 Oggetto del messaggio: Re: In Germania fanno i furbi?
MessaggioInviato: gio dic 08, 2011 11:24 am 
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Almeno ci provano a fare i furbi. IMHO la Merkel bluffa come un principiante a poker, sono convinto che abbia una mano non significativa perchè se il mercato italiano va in vacca e trascina seco l'euro la mitica germania si troverebbe immediatamente senza pantaloni ne mutande. Infatti le industrie tedesche vanno forte perchè possono esportare nell'area euro, area che le rende sufficientemente competitive, se dovessero competere con Cina, India etc etc verrebbero frantumate. Conseguenza uno: blocco della produzione e disoccupazione galoppante, debito pubblico in crescita esponenziale a razzo e disordini sociali a raffica. Conseguenza due aumento esponenziale rapidissimo del debito tedesco e conseguente default che seguirebbe a ruota quello italiota e quello, per tacer degli altri, mangialumache.

Solo un bocconiano potrebbe credere ad un bluff tanto infantile, e ciò per due principali ragioni: la prima è che a certi soloni, hanno studiato e sono convinti che quanto imparato costituisca il massimo dello scibile, non passa neppure per l'anticamera del cervello che si faccia ricorso ad espedienti come il bluff, la seconda è che monti non ritengo sia dove sè oggi per l'italia e gli italiani, bensì per morgan stanley, moodys, merryl finch etc etc, allo scopo unico di garantire, salassando gli italioti, il ritorno economico delle speculazioni imbastite opportunamente sui nostri titoli di stato provocando aumenti improvvisi di quello spread che tre mesi addietro quasi nessuno aveva mai sentito nominare e rendendoli un affarone se a capo del governo si pone un proprio uomo.

Qualche ingenuo risponderà: ma lo spread è aumentato a causa dei "mercati", chi siano questi mercati non è dato sapere, ma rimane sempre da dare risposta al quesito su chi controlli quesi fantomatici mercati e la risposta non è affatto difficile da trovare.

Conclusione: io non farei nulla o quasi, tagli decisi e profondi, se portati seriamente altro che 25 mld porterebbero, ai costi/sprechi di questo stato italiota e sarei a vedere cosa accade. Rivoluzione fiscale con l'introduzione della deducibilità delle spese per la casa, l'auto etc etc onde ostacolare l'evasione con il premiare chi richiede e presenta le fatture. Eliminazione dei finanziamenti a giornali, partiti, enti religiosi e così via. Le pensioni le rivedrei, eventualmente, dopo aver applicati i provvedimenti di cui sopra e se imposto dai conti, ma prima vanno tagliate le pensioni sopra i 5000 euro, sono quasi totalmente pensioni dierivanti da attività politica e da impiego statale che non versano contributi reali, in blocco portandole alla cifra limite sopraesposta e portate a livello della sociale minima quelle definite come baby pensioni perchè non hanno dato e molto hanno ricevuto. Sono certo che alla fine dei tagli le pensioni, quelle di chi ha versati contributi salati, non verrebbero neppure sfiorate e non sarebbe necessario aumentare imposte e tasse.
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L'indifferenza, male supremo dell'umanità ?. Forse un tempo era così, mentre oggi potrebbe non esserlo più. Potrebbe, invece, essere, in base al fatto che non tutto il male viene per nuocere, un bene perchè siamo in troppi e quanti più "se ne andranno", tanto vantaggio ne trarranno l'ecosistema planetario ed i, se ve ne saranno, superstiti.


Ultima modifica di Proteus, gio dic 08, 2011 11:28 am, modificato 1 volta.
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 Oggetto del messaggio: Re: In Germania fanno i furbi?
MessaggioInviato: gio dic 08, 2011 11:28 am 
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Proteus @ ha scritto:
Almeno ci provano a fare i furbi. IMHO la Merkel bluffa come un principiante a poker, sono convinto che abbia una mano non significativa perchè se il mercato italiano va in vacca e trascina seco l'euro la mitica germania si troverebbe immediatamente senza pantaloni ne mutande. Infatti le industrie tedesche vanno forte perchè possono esportare nell'area euro, area che le rende sufficientemente competitive, se dovessero competere con Cina, India etc etc verrebbero frantumate. Conseguenza uno: blocco della produzione e disoccupazione galoppante, debito pubblico in crescita esponenziale a razzo e disordini sociali a raffica. Conseguenza due aumento esponenziale rapidissimo del debito tedesco e conseguente default che seguirebbe a ruota quello italiota e quello, per tacer degli altri, mangialumache.

Solo un bocconiano potrebbe credere ad un bluff tanto infantile, e ciò per due principali ragioni: la prima è che a certi soloni, hanno studiato e sono convinti che quanto imparato costituisca il massimo dello scibile, non passa neppure per l'anticamera del cervello che si faccia ricorso ad espedienti come il bluff, la seconda è che monti non ritengo sia dove sè oggi per l'italia e gli italiani, bensì per morgan stanley, moodys, merryl finch etc etc, allo scopo unico di garantire, salassando gli italioti, il ritorno economico delle speculazioni imbastite opportunamente sui nostri titoli di stato provocando aumenti improvvisi di quello spread che tre mesi addietro quasi nessuno aveva mai sentito nominare e rendendoli un affarone se a capo del governo si pone un proprio uomo.

Qualche ingenuo risponderà: ma lo spread è aumentato a causa dei "mercati", chi siano questi mercati non è dato sapere, ma rimane sempre da dare risposta al quesito su chi controlli quesi fantomatici mercati e la risposta non è affatto difficile da trovare.

Conclusione: io non farei nulla o quasi, tagli decisi e profondi, se portati seriamente altro che 25 mld porterebbero, ai costi/sprechi di questo stato italiota e sarei a vedere cosa accade. Rivoluzione fiscale con l'introduzione della deducibilità delle spese per la casa, l'auto etc etc onde ostacolare l'evasione con il premiare chi richiede e presenta le fatture. Eliminazione dei finanziamenti a giornali, partiti, enti religiosi e così via. Le pensioni le rivedrei, eventualmente, dopo aver applicati i provvedimenti di cui sopra e se imposto dai conti, ma prima vanno tegliate le pensioni sopra i 5000 euro in blocco e ridotte al minimo quelle definite come baby pensioni. Sono certo che alla fine dei tagli le pensioni non verrebbero neppure sfiorate e non sarebbe necessario aumentare imposte e tasse.


:cereal:

buon lavoro
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 Oggetto del messaggio: Re: In Germania fanno i furbi?
MessaggioInviato: gio dic 08, 2011 11:28 am 
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 Oggetto del messaggio: Re: In Germania fanno i furbi?
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Caldco @ ha scritto:


:cereal:

buon lavoro


Risposta quantomai circostanziata, motivata, ragionata ed "intelligente", mi congratulo :challenge:
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 Oggetto del messaggio: Re: In Germania fanno i furbi?
MessaggioInviato: gio dic 08, 2011 11:33 am 
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Non vedo alcun punto interrogativo nel tuo post.
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 Oggetto del messaggio: Re: In Germania fanno i furbi?
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Proteus @ ha scritto:
Caldco @ ha scritto:


:cereal:

buon lavoro


Risposta quantomai circostanziata, motivata, ragionata ed "intelligente", mi congratulo :challenge:


grazie.
ne avessi detta una giusta, ci perderei pure tempo...forse :trollface:
ne hai detta solo mezza
Cita:
ridotte al minimo quelle definite come baby pensioni

ergo ciauz
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Ultima modifica di Caldco, gio dic 08, 2011 11:37 am, modificato 1 volta.
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 Oggetto del messaggio: Re: In Germania fanno i furbi?
MessaggioInviato: gio dic 08, 2011 11:35 am 
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Sgobbone @ ha scritto:
ciao proteo. :awesome:


Ciao Sgobbone, sono stato in vacanza a lungo ma qualche volta torno a trovarvi. :) :)
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MessaggioInviato: gio dic 08, 2011 11:36 am 
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 Oggetto del messaggio: Re: In Germania fanno i furbi?
MessaggioInviato: gio dic 08, 2011 11:40 am 
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Caldco @ ha scritto:
[grazie.
ne avessi detta una giusta, ci perderei pure tempo...forse :trollface:
ne hai detta solo mezza
Cita:
ridotte al minimo quelle definite come baby pensioni
,
ergo ciauz


Vedo che hai letto, come uso da parte dei soliti, con l'attenzione, infatti ti è sfuggita la sostanza del discorso riferita al bluff dei teutonici, consueta. Ricongratulazioni per la pervicacia con la quale vi avvinghiate al vostro ramo, siete come l'edera, la dove si attacca muore. :patpat: :patpat:
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ilguercio @ ha scritto:
Pattaya o San Vittore?


Pattaya non mi piace, preferisco altri luoghi meno cementificati, l'altro non lo frequento perchè, a differenza vostra, io non amo le cattive compagnie. :asd: :patpat:

P.S. Invece di indulgere nelle solite provocazioni, tanto care a chi non ha nulla da dire, non sarebbe meglio, facendoci anche una figura meno barbina, ti occupassi dell'argomento proposto ?. :vabe: :vabe:
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Vorresti insinuare che io, o qualcun altro, senza prova alcuna che spetta a chi deve, prima di proclamare accuse, fornire prove certe di quello che, in modo molto sciocco e poco in linea con la sua età anagrafica, insinua a mezzo internet non cogliendo, tra l'altro, la sottile ironia che, come consono, è d'uopo presso questo lido?
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ilguercio @ ha scritto:
Vorresti insinuare che io, o qualcun altro, senza prova alcuna che spetta a chi deve, prima di proclamare accuse, fornire prove certe di quello che, in modo molto sciocco e poco in linea con la sua età anagrafica, insinua a mezzo internet non cogliendo, tra l'altro, la sottile ironia che, come consono, è d'uopo presso questo lido?


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MessaggioInviato: gio dic 08, 2011 12:06 pm 
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ilguercio @ ha scritto:
Vorresti insinuare che io, o qualcun altro, senza prova alcuna che spetta a chi deve, prima di proclamare accuse, fornire prove certe di quello che, in modo molto sciocco e poco in linea con la sua età anagrafica, insinua a mezzo internet non cogliendo, tra l'altro, la sottile ironia che, come consono, è d'uopo presso questo lido?


Le prove stanno li davanti al tuo naso, le dovresti vedere tutti i giorni ed invece, il nick è adeguato, non vedresti un elefante ad un metro di distanza. Le mie non sono accuse, sono fatti osservabili da parte di chiunque abbia sufficienti neuroni per elaborare le informazioni e non solo per confezionare stupide polemiche condite di offese appigliandosi all'età anagrafica. Ti rammento che se è vero che a 60 anni si può essere sciocchi è ancor più vero che un tizio come te, con tanti anni in meno si comporta già in modo più sciocco e superficiale, puo raggiungere vette a me inaccessibili. :patpat: :patpat:

La polemica finisce qui, ogni ulteriore fesseria polemica verrà ignorata e saranno presi in esame soltanto argomentazioni attinenti l'argomento. :challenge:

P.S. La "sottile ironia" è necessario saperla proporre, considerando i tuoi scritti appare chiaro che non rientra nei tuoi talenti, quindi sarebbe opportuno tu ti astenessi dal praticarla. :asd: :asd:
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MessaggioInviato: gio dic 08, 2011 12:12 pm 
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 Oggetto del messaggio: Re: In Germania fanno i furbi?
MessaggioInviato: gio dic 08, 2011 12:27 pm 
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ilguercio @ ha scritto:
Diosanto, u mad dopo un'ora che sei tornato.


Sono andato via di cattivo umore e vedere il bocconiano all'opera me lo ha reso pessimo, non l'ho con te o con chiunque altro, l'hò su con i soliti noti che, in dispregio a quanto si trova scritto sui muri delle aule dell'istituto dal quale provengono, pretendono, dopo aver creati i problemi attuali con le loro teorie economiche sballate e fondate su principi analoghi alla catena di S.Antonio, di insegnarci come uscire dai guai.

Uno dei principali comandamenti del manager recita: "non si puo risolvere un problema utilizzando la mentalità che lo ha creato" ed oggi i creatori dei guai pretendono di esserne pure i solutori, dopo essersi nascosti per anni dietro i politicanti ed influenzandoli con i loro suggerimenti.

P.S. Riterresti un larussa, un bersani, un fini, o chi altro preferisci, capaci di concepire un disegno di legge ?. Io no e se dai un'occhiata alle leggi confezionate trovi immediatamente le tracce dei cosidetti tecnici che oggi vogliono comandare dopo averci rovinati.
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