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04.04.2005
Lazio, il trionfo di Marrazzo
di Vincenzo Vasile
La sfida più importante, quella che si presta a far da simbolo della svolta, è qua a Roma. E l’ha vinta il centrosinistra, l’ha vinta il candidato a presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Alle dieci di sera 51,7% contro 46,5%, appena 1,9% la Mussolini, secondo le proiezioni dell’agenzia «Nexus» su un campione elettorale ormai consolidato del 63%.
Dopo una serata pencolante tra entusiasmi, delusioni, e poi ancora giubilo, la «curva Sud» del cosiddetto «quartier generale» del vincitore, dalle 21 in poi, quando si profilava la netta avanzata elettorale, esplode in continue ovazioni e cori. Mezz’ora più tardi, sulle note della «Canzone popolare» di Ivano Fossati, insieme alla moglie e alle figlie, accompagnato da Veltroni, Fassino, e gli altri, giunge Marrazzo, invita ancora «per un poco alla prudenza, ma questo del Lazio è un risultato importante: si sta profilando una grande vittoria per il centrosinistra. A Roma consegniamo un risultato politico significativo per il Paese. Godiamoci tutti questa vittoria e da domani saremo tutti insieme alla Regione». Un segno di rispetto per gli avversari, perché «questo è il nostro stile».
Poco più tardi a siglare il valore nazionale del successo, sopraggiunge anche Romano Prodi: un lungo, caldo abbraccio. (A tre chilometri di distanza, nel salone di un’hotel dei Parioli, contemporaneamente, Storace davanti al suo comitato elettorale accetta la sconfitta, anche se «la politica non finisce qui», e ringrazia mestamente i sostenitori).
«Se non si soffre, non è bello», filosofeggia - a cose fatte - uno davanti al quartiere generale di Marrazzo, installato in una Sala della stazione Termini, sfiorata da turisti ignari che trascinano i trolley e le valige, e circondata dagli automezzi sormontati dalle parabole delle stazioni televisive.
Sarà. Ma lo stress di un’altalena di proiezioni e dati elettorali contrastanti, applausi, silenzi e mormorii, ha ritardato la festa del centrosinistra. «Dopo i tg - aveva previsto Paolo Cento - vedrete, arriveranno i dati veri». Sono arrivati prima. E più che positivi.
Ancora è presto per un’analisi nel dettaglio del voto, ma sicuramente decisiva appare la risposta di Roma, dove in diciannove «municipi» su 20, Storace è andato sotto, anche in quartieri considerati sue roccaforti. E i risultati positivi del centrodestra a Frosinone (dove ha pesato probabilmente, ma in maniera circoscritta , l’«effetto Andreotti», con la sua indicazione di voto data in extremis), Viterbo, Rieti e Latina, non sono riusciti a fare da contrappeso.
Ma spiccano soprattutto la dimensione e il valore politico dell’affermazione: «Quella di Roma è una vittoria straordinaria», ha detto Piero Fassino davanti alle telecamere Rai. «A Roma il centrosinistra ha guadganto più del 15% sulla destra rispetto alle elezioni europee».
Il tira e molla era iniziato subito, con le cosiddette «forchette» dei risultati dei due contendenti che ancora si sovrapponevano, in parallelo con la situazione della Puglia, che è stata seguita non a caso con partecipazione analoga dalla gente assiepata nella grande sala della Stazione.
Sempre in testa, negli exit poll e nelle proiezioni, ma per lunghe ore ancora troppo poco nelle proiezioni somministrate dalla «Nexus» attraverso i telegionali della Rai, e sottovalutato fino al paradosso dai risultati-contagocce del Viminale, il candidato del centrosinistra ha atteso, perciò, a presentarsi davanti ai suoi sostenitori, inchiodati in ansia davanti agli schermi.
Come in un gioco di specchi, al Comitato Storace, benché un boato di giubilo abbia segnato alle 18,40 il «risultato» virtuale migliore - o meno peggiore - per il candidato della Destra (quando le statistiche davano un distacco di appena 0,4 per cento), il clima è stato invece quasi sempre cupo.
Per capirci, il governatore uscente intratteneva nel pomeriggio i cronisti con una tirata vittimistica, che lasciava presagire la sua sconfitta: «Contro di noi hanno scatenato una guerra atomica». Ma il non detto è che dalle percentuali delle proiezioni di tarda sera, quando si è verificato l’«allungo» di Marrazzo, salta agli occhi che i voti della lista di Alessandra Mussolini e della sua contestata lista non sono stati decisivi per l’affermazione del centrosinistra, e il presidente uscente del Lazio è stato travolto dalla debacle politica del centrodestra.
Bombe atomiche, macché. Silvia Costa: «Il bombardamento che ho visto è stato quello di una campagna elettorale miliardaria del presidente uscente». Nicola Zingaretti: «È stata una bella campagna elettorale, senza bombe atomiche. Siamo partiti in svantaggio e abbiamo recuperato fino a questo testa a testa, aspettiamo i dati definitivi e non facciamo inutili polemiche. Ha votato molta gente e ora aspettiamo. Se c'è stata la rissa non l'abbiamo cercata noi».
La bomba politica è sem,mai il risultato, la rimonta del candidato di centro sinistra, che all’inizio della campagna elettorale era sotto di sedici punti di percentuale, rispetto all’altra coalizione: sul palco nella sala mazzoniana della stazione Termini, campeggiava un grande manifesto, con la faccia del nuovo presidente, e gli slogan. Ma in questi mesi sui muri di Roma il rapporto tra i manifesti di Storace e dei suoi alleati, con quelli del centrosinistra era di uno a un milione. Il fatto è che gli elettori del Lazio «sapevano che avevano in mano l’occasione per mandare un segnale che avrebbe avuto anche un valore nazionale», è la spiegazione data a caldo dallo stesso Marrazzo, quando è riuscito a liberarsi dall’abbraccio della folla. «Cosa farò domattina? Comincerò a lavorare perché non c'è tempo da perdere».
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