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 Oggetto del messaggio: Genesis
MessaggioInviato: gio lug 12, 2007 9:39 pm 
Schiavo
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Genesis

Da Wikipedia

Le origini

Il nucleo del gruppo si forma a Godalming, cittadina nei pressi di Londra, presso la Charterhouse School, prestigioso college frequentato da rampolli della buona borghesia britannica. La formazione originale comprendeva Tony Banks (tastierista), Peter Gabriel (cantante, flautista e percussionista), Anthony Phillips (chitarrista), Mike Rutherford (chitarrista e bassista) e Chris Stewart (batterista). Il gruppo risulta dalla fusione di due band giovanili, gli Anon e i Garden Wall. A scoprirli è il compagno di college Jonathan King, che ha alle spalle il singolo Everyone's gone to the moon. È proprio King ad attribuire alla nuova formazione il nome Genesis, forse anche a motivo delle tematiche bibliche cui il gruppo inizialmente si ispira e che rimarranno uno degli oggetti privilegiati dei futuri testi di Gabriel.

Il loro esordio discografico risale al 1969 con l'album From Genesis to Revelation, per la casa discografica Decca. Le liriche un po' pretenziose e la struttura musicale ancora incerta non ne fecero un album degno di nota, ed infatti gli autori stessi lo sconfessarono, anche se oggi è comunque immancabile nelle discoteche degli appassionati del gruppo. Il sound risulta fortemente influenzato dai Moody blues, gruppo che andava per la maggiore all'epoca. In effetti, non mancano momenti piacevoli: The silent sun e Where the sour turns to sweet rappresentano momenti di una certa maturità, se si considera l'età giovanissima dei musicisti. L'album, nelle intenzioni, doveva essere una sorta di concept album a sfondo religioso. Pur sviata dalla produzione (che impone pesanti arrangiamenti orchestrali), dell'idea originale restano numerosi riferimenti biblici (soprattutto in In the beginning, The serpent, In the wilderness e The conqueror). Già durante le session, Stewart viene sostituito da John Silver. I Beatles sono un punto di riferimento scontato, mentre è la passione di King per i Bee Gees a determinare inizialmente l'influenza di questo gruppo sui Genesis. È sempre King, nonostante lo scarso risultato commerciale di From Genesis to Revelation, a convincere il gruppo ad insistere nella carriera musicale: li introduce a questo scopo al noto produttore Tony Stratton-Smith.

La ricerca del batterista appare alquanto accidentata: dopo uno show accanto agli Smile (gruppo che include i futuri Queen Roger Meddows-Taylor e Brian May), Gabriel vorrebbe Taylor, ma la cosa non va in porto. Dopo la sostituzione di Silver con John Mayhew, appare Trespass (pubblicato per la Charisma), del 1970, che risulta di ben diverso spessore del precedente. In questo album, lo stile musicale dei Genesis comincia a delinearsi in modo marcato, lasciando ampio spazio alla teatralità di Peter Gabriel. L'album, ciononostante, rimane a tratti solo un abbozzo delle opere successive. In quel periodo, una serie di concerti rende noti i Genesis ad appassionati di musica belgi e italiani prima ancora che a quelli britannici. Trespass, pur grondando di idee innovative e felici intuizioni compositive (Stagnation su tutte), non gode di un'incisione che ne metta in risalto l'essenza, forse a motivo di un'inadeguata disponibiltà finanziaria. Il contributo di Phillips, chitarrista peraltro di ottima levatura e che proseguirà poi portando avanti una dignitosa carriera solista, risulta castrato dall'equalizzazione. La voce di Gabriel non è ancora agli standard che finirà per offrire in seguito. L'album, pur risultando solo seminale (come non poteva ancora essere ritenuto From Genesis to Revelation), non manca di presentare una buona fattura complessiva: oltre alla già citata Stagnation, spiccano Looking for someone - pezzo d'apertura - e The knife, che peraltro è l'unico pezzo che rimarrà nel repertorio concertistico del gruppo in seguito. È comunque grazie a Trespass che il gruppo comincia ad affermarsi nell'Europa del Nord ed in particolare in Belgio e in Olanda.

L'abbandono di Phillips risale al 1970. La dipartita (motivata da problemi di salute del chitarrista e da una presunta paura del palco) rappresenta un momento critico per il gruppo. Rutherford e Banks soprattutto sono incerti sull'opportunità di proseguire senza l'importante membro fondatore.

La formazione classica

Già nell'agosto del 1970, il line-up inizia a prendere la sua forma definitiva. Durante un provino in casa dei genitori di Gabriel, il batterista Phil Collins, nato a Chiswick, nei pressi di Londra, il 30 gennaio 1951, stupisce il gruppo con il suo formidabile talento batteristico e l'impagabile allegria, e finisce per subentrare a Mayhew. Per qualche mese, il gruppo si muove come quartetto, avvalendosi della collaborazione del chitarrista Mick Barnard. Il gruppo, insoddisfatto di Barnard, resta alla ricerca di un chitarrista che sostituisca degnamente Phillips. È alla fine del 1970 che, attraverso un annuncio sulla rivista Melody Maker, scoprono Steve Hackett (nato a South Kensington, Londra il 12 febbraio 1950 e proveniente dai Quiet World), il quale, nel frattempo, ha avuto modo di vederli in concerto e di rimanere impressionato dal loro stile. Nel 1971, il gruppo pubblica Nursery Cryme: è la definitiva consacrazione. Sconosciuto è l'apporto di Barnard alle composizioni presenti nell'album, mentre certa è l'influenza di Phillips, almeno sulla composizione di The musical box.

Il titolo dell'album richiama le Nursery rhymes, filastrocche per bambini molto diffuse nel mondo anglosassone. Nell'album, favole e leggende vengono narrate da Gabriel e compagni in un intenso affresco musicale. A dominare il primo lato stanno la classica The musical box e la possente The return of giant hogweed (i due pezzi sono intervallati da For absent friends, una delle due canzoni cantate da Collins nell'era Gabriel). Il secondo lato è più discontinuo, ma singolarmente i pezzi hanno il loro incanto: si inizia con la ruvida Seven stones, segue l'amara Harold the Barrell. L'album si conclude con The fountain of Salmacis, che esprime in modo convincente un sound selvatico e "pagano" per descrivere una mitologica storia d'amore.

Nursery cryme fissa l'inizio dell'intenso rapporto dei Genesis con l'Italia, dove incontreranno un successo imprevedibile per dimensioni e intensità. La grande eco prodotta dal lavoro in studio spinge il gruppo a dare maggiore spessore alle proprie performance live: Gabriel si trucca e si veste in modi bizzarri per i concerti (una trovata scenica che sarà poi usata anche dagli Osanna), esaltando le proprie capacità di mimo e di raconteur. Memorabile, a questo proposito, risulta il concerto di Dublino dello stesso anno, quando Peter, a sorpresa, per il finale di The musical box, indossa un abito rosso della moglie Jill e si copre il capo con un'enorme testa di volpe, chiamata appunto Foxhead. Gabriel è sempre più padrone del palcoscenico e comincia a prendere una dimestichezza sempre maggiore con il ruolo di front man. The return of giant hogweed è uno dei numeri in cui il suo istrionismo e la sua capacità incantatoria trovano maggior vigore espressivo.

I Genesis sono ormai una macchina inarrestabile e per il terzo anno consecutivo non mancano all'appuntamento con un nuovo LP: Foxtrot. L'album mostra una maggiore accuratezza, pur rimanendo nel solco del precedente. La seconda facciata si apre con il notevole pezzo strumentale Horizons, eseguito alla chitarra classica dal solo Hackett e chiaramente ispirato alla Suite per violoncello BWV 1007 di J. S. Bach. Essa è poi interamente occupata dalla monumentale suite Supper's ready, in cui i temi biblici affrontati in From Genesis to Revelation tornano prepotentemente ad affacciarsi. Un futuro distopico è delineato in Get'em out by friday, canzone che narra dell'epopea di sfortunati inquilini che, "nell'interesse dell'umanità" e allo scopo di un inumano risparmio dello spazio, vengono spossessati della propria abitazione e collocati in minuscole flat. Ma l'album si apre con la siderale Watcher of the skies (che sembra sia stata scritta sui tetti di Napoli), che rappresenta un deciso passo avanti nel delicato equilibrio tra il delicato e il potente nella battaglia che il gruppo ha ingaggiato con se stesso alla ricerca di una formula definitiva verso il maestoso. È soprattutto in questo pezzo che, con eccezionale maestria, suoni più hard si mescolano alla tensione mistica e lirica del gruppo, più ancora che in Supper's ready (dove spiccano maggiormente le delicate variazioni sul tema principale).

Nel luglio 1973 pubblicano il loro primo album live Genesis Live, tratto da due concerti tenuti a Manchester e a Leicester nel mese di febbraio. La qualità del suono non è esattamente eccelsa: bisognerà aspettare Seconds out per avere un live davvero degno del gruppo.

Affermatisi ormai a livello europeo, i Genesis possono permettersi di incidere un disco con più mezzi a disposizione. Un anno dopo Foxtrot esce Selling England by the pound. È l'album della piena maturazione. Il suono è molto più curato e, pur riproponendo un canone consolidato, riesce a spostare in alto l'equilibrio tra canzone, musica e libertà espressiva dei singoli componenti. In effetti, Selling England by the pound, dopo la divagazione vagamente rock di Foxtrot, rappresenta un ritorno alla sensibilità britannica per la fairy tale e non mancano, a ben vedere, più o meno espliciti riferimenti all'immaginario fantastico di Tolkien. È l'album che rivela tutta la struggente capacità chitarristica di Hackett: in Firth of Fifth è la chitarra a suggellare uno dei momenti migliori di tutto il rock romantico progressivo inglese. Il pezzo è malinconico, tempestoso e insieme furente nel disegnare il motivo che accompagna tutto il brano, introdotto dal pianoforte di Banks e poi ripreso nel cuore strumentale del brano. E se Hackett esplode in Firth of Fifth, è Banks a spadroneggiare in The cinema show, tenuto insieme dalla chitarra a 12 corde regolare e sentimentale di Rutherford, mentre Gabriel dipinge a modo suo lo scontro di balordi di The battle of Epping Forest. L'elegante strumentale After the ordeal esalta, invece, la capacità dei Genesis di esprimersi come gruppo (soprattutto quando il gusto di riferimento tende al maestoso). È da notare, inoltre, che in Selling England by the pound, Phil Collins fa la sua seconda apparizione ufficiale come lead vocalist in More fool me (la precedente apparizione di For absent friends aveva destato l'attenzione di pochi), con risultati che non fanno certo presagire ciò che gli riserverà il futuro.

Gabriel prende sempre più il sopravvento: nei teatri e nelle arene ormai lui è lo show. I suoi travestimenti sono quasi in grado di dominare la scena oltre la musica. È però il momento in cui nella band ci si chiede se l'equilibrio non si stia perdendo, privilegiando, a volte, la teatralità a scapito della musica.

A questo punto, i Genesis si lanciano nell'opera più ambiziosa della loro carriera, il doppio LP The lamb lies down on Broadway, lasciando di canto il progetto avanzato da Rutherford (un concept basato su Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry). The lamb è un concept album, stavolta ambientato non nel passato o nelle favole ma nella New York del 1974 (decisiva risulta una tournée effettuata dal gruppo negli States). La storia narrata è quella di Rael, un portoricano fuoriuscito dal riformatorio di Pontiac, che ama lasciare il proprio tag scritto con lo spray sui muri della città, quasi come unica possibilità di far emergere la propria personalità. Descritto da Collins come l'epopea urbana di uno schizofrenico, l'album segue Rael (il cui nome è una rielaborazione del cognome di Gabriel) in un allucinato viaggio sotterraneo per salvare il fratello John (forse solo una proiezione dell'io di Rael), viaggio popolato da bizzarre creature mitologiche (le Lamia, la Lilith biblica, i mostruosi slippermen) e ispirato ai sogni di Gabriel (come già era stato per Supper's ready).

L'album concede grandi spazi a sperimentazioni sia nelle liriche sia nell'impianto musicale che forse nessuno si aspettava dai "pacifici" Genesis: le critiche saranno contrastanti, ma l'opera entrerà a buon diritto nella lista dei migliori LP dell'epoca. Essa rappresenta, in ogni caso, il canto del cigno della formazione classica: l'accantonamento del progetto di Rutherford aveva provocato malumori all'interno del gruppo. La composizione stessa di musica e parole non è corale: Gabriel è costretto da problemi familiari ad allontanarsi per un certo periodo (viene anche avvicinato dal regista William Friedkin per una produzione cinematografica che non verrà mai realizzata) e, d'altra parte, forte è stata la sua insistenza per la paternità ideale del concept, tanto che sarà alla fine autore di tutti i testi (eccettuato quello di The lamb dies down on Broadway scritto a quattro mani da Rutherford e da Banks), mentre la musica è affidata agli altri quattro componenti del gruppo. L'album, insomma, mette in rilievo tutte le divisioni createsi nel tempo, tanto da essere stato definito insieme "l'ultimo disco dei Genesis con Peter Gabriel", "il primo disco dei Genesis senza Peter Gabriel" e, infine, "il primo disco di Peter Gabriel solista".

Essendo The lamb un concept, spesso il valore dei pezzi va visto nell'insieme: alcuni pezzi risultano strumentali allo scopo narrativo finale, quasi dei passaggi intermedi. Ciò non toglie che alcuni pezzi risultino delle vette nella storia del gruppo. In particolare, nel primo LP (più sensibile al formato canzone e fortemente anticipatore della successiva carriera solista di Gabriel), spiccano il brano d'apertura che dà titolo all'album, la delicatissima Cucko cocoon, le graffianti In the cage (con un memorabile solo di Banks al sintetizzatore) e Back in N. Y. C., la scanzonata Counting out time (l'unica ad essere stata scritta interamente da Gabriel) e la sognante The carpet crawlers. Nel secondo LP (più sperimentale, con più divagazioni sperimentali e più ermetico, coerentemente alla sezione del racconto che descrive), spiccano invece l'allucinata jam di The waiting room (che vede una preziosa partecipazione di Brian Eno), l'intensa Anyway, l'emozionante The Lamia, l'interlocutoria Riding the scree e il commovente finale di It.

L'abbandono di Gabriel

Dopo il tour mondiale legato al nuovo disco (eseguito per intero un centinaio di volte in giro per il mondo), Peter Gabriel abbandona il gruppo per avventurarsi in una carriera solistica che ben poco conserverà dell'esperienza maturata con i Genesis.

Si susseguono centinaia di audizioni per cercare un degno sostituto, fino a quando non si scopre che il nuovo vocalist potrebbe essere proprio Phil Collins: la voce è maturata e conosce a perfezione il materiale della band. Nulla di meglio che mettersi al lavoro e preparare il "post-Gabriel".
Collins nel 1996, all'Umbria Jazz di Perugia
Collins nel 1996, all'Umbria Jazz di Perugia

Vengono alla luce tre album in quartetto: A trick of the tail del 1976, nel quale, in maniera del tutto inattesa, Collins in versione cantante ottiene risultati superiori a ogni aspettativa, malgrado alcuni gli imputino di imitare coscientemente la voce di Gabriel (accusa per lo più derivata dalla presenza ricorrente - ma non sempre avvertita - della voce di Collins sullo sfondo di molti brani dell'"era Gabriel", specie in The lamb). La struggente Ripples suggella il nuovo corso, la voce non bella ma incisiva del nuovo vocalist è abbastanza convincente. Per il resto, le composizioni di Banks e le invenzioni di Hackett e Rutherford fanno del disco un ottimo viatico per il futuro. Mirabolante risulta il pezzo d'apertura (Dance on a volcano), il cui tema viene ripreso nella chiusura di Los endos (che diverrà in breve un cavallo di battaglia dei concerti successivi). Pur se il suono del disco risulta un poco più patinato del necessario, la composizione è di alto livello: A trick of the tail, dopo gli incubi newyorkesi di Gabriel, rappresenta un ritorno più o meno aggiornato alle fairy tales incantate di Selling England by the pound.

Wind and Wuthering, del 1977, tenta - in maniera ambiziosa - di riprendere le musicalità dei primi tempi. Il risultato è a tratti affascinante ma mai pienamente convincente. Pur con spunti apprezzabili (Eleventh Earl of Mar, One for the vine, All in a mouse's night), è chiaro che l'album è troppo dejà-vu in un'epoca che già dava spazio a fenomeni dirompenti, il punk rock su tutti.

Seconds Out (doppio live del 1977 registrato a Parigi), con Phil Collins in veste di cantante e batterista e con ospiti di riguardo come Chester Thompson e Bill Bruford, è quasi la somma del lavoro di quegli anni. Dal vivo i Genesis affascinano dalla prima all'ultima nota. Per alcuni versi è, forse, il loro canto del cigno. L'esecuzione dal vivo di alcuni brani appare talvolta superiore a quelle registate in studio, cosa difficilmente riscontrabile nei lavori dal vivo della maggior parte delle band dell'epoca.

L'abbandono di Hackett: e quindi rimasero in tre

Anche per Hackett giunge il tempo della separazione dal gruppo, esasperato com'è dal ruolo troppo emergente di Tony Banks e più in generale dall'atteggiamento non sempre collaborativo dei compagni di gruppo riguardo le sue idee compositive, che stentavano perciò a farsi strada. I tre membri "superstiti" nel 1978 danno alla luce un LP intitolato And then there were three ("E quindi rimasero in tre"), che segna la definitiva rottura col passato. I singoli Follow you follow me e Many too many, ormai alquanto prossimi al pop puro, riscuotono un buon successo di pubblico. Tuttavia, nonostante qualche gradevole intermezzo, l'album risulta piatto e inadeguato alla fama del gruppo.

Da lì in avanti, Collins divide la sua carriera fra produzioni soliste (anche col gruppo di jazz-rock Brand X) più orientate ad un pop orecchiabile, con al più qualche sfumatura jazz e uscite discografiche col gruppo, queste ultime orientate ad uno stile più rockeggiante, con qualche sorprendente concessione al funky ed alla sperimentazione.

Anche Gabriel - nella sua carriera solistica - ha lasciato quasi del tutto alle spalle l'esperienza Genesis definendola "un'affermazione dell'ego" e allontanandosene quasi radicalmente, per poi ricredersi ai tempi di So, fino ad includere nell'album alcuni elementi tipici del Genesis-sound, quali la chitarra a dodici corde, suonata dal fedele David Rhodes, ed il mellotron.

Gli anni '80

Duke nel 1980 è il lavoro del gruppo che rappresenta l'ultimo sforzo di riproporre strutture musicali concatenate tra loro nel seguire una storia. In origine l'album doveva contenere una lunga suite, che in seguito i Genesis decidoro di spezzettare in più brani, alterandone la sequenza. Duke presenta sonorità più spigolose e dal forte impatto, che mescolano le esigenze della suite (Duke's travels/Duke's end) con quelle della canzone (Turn it on again, Misunderstanding, Please don't ask).
Concerto dei Genesis a Tirrenia (Pisa), 6 settembre 1982
Concerto dei Genesis a Tirrenia (Pisa), 6 settembre 1982

Nel 1981, con l'album Abacab, i Genesis cambiano completamente il loro modo di interpretare e proporre musica. Il risultato è un disco totalmente diverso dallo stile rock romantico tanto apprezzato dai loro ammiratori. Pur riuscendo a catturare nuovi estimatori tra i più giovani, deludono fortemente il loro pubblico storico, abituato a sonorità ben diverse e di non così facile fruizione, alienandosene, in definitiva, le simpatie. Emergono le prime similitudini con i lavori solisti di Collins (No reply at all e Man on the corner).

Nel 1982 esce il loro terzo album live Three sides live, registrato durante la tournée del 1981 in Europa e in America. Ancora una volta i Genesis si confermano tra i migliori musicisti della scena, suonando dal vivo in maniera straordinaria, ma senza ormai più idee, limitandosi a proporre specularmente i loro brani più come una paradossale cover-band di se stessi che come un gruppo che senta quelle canzoni come proprie. Collins è ormai sempre più protagonista e personaggio autonomo. Per la prima volta Daryl Stuermer, ottimo chitarrista di estrazione jazzistica, incide con i Genesis (anche se solo dal vivo). Diverrà ospite fisso anche nei dischi solisti di Collins.

Nel 1983 la band pubblica il nuovo album, intitolato semplicemente Genesis. È un album che riprende lo stile e le sonorità del precedente Abacab, imponendo il nuovo ed inconfondibile corso dei Genesis degli anni '80 (ancora una volta per niente apprezzato dagli ammiratori di vecchia data, soddisfatti solo in parte da Mama ed Home by the sea, ma considerato comunque gradevole dalle nuove generazioni) ed ottenendo un clamoroso riscontro nelle vendite.

Il gruppo a questo punto si prende una pausa di tre anni. È, infatti, solo nel 1986 che viene pubblicato Invisible Touch e finalmente la metamorfosi è completata. Da questo album si sprigiona un'energia del tutto nuova della quale sono un ottimo esempio brani come la title track Invisible touch e Tonight, tonight, tonight. Il lungo e variegato brano Domino, che apparentemente racconta di una catastrofe nucleare, richiama alla memoria il vecchio stile del gruppo rivisitato alla luce degli anni '80.

Gli ultimi album

Dopo l'ennesima pausa di riflessione durata circa cinque anni, la band ritorna sui suoi passi. Nel 1991 esce infatti il nuovo lavoro We can't dance, album che cambia nuovamente lo stile del gruppo, tornando alle sonorità e alle melodie soft di A trick of the tail. Con questo album i Genesis raggiungono il loro apice commerciale: con dieci milioni di copie, We can't dance risulterà essere l'album più venduto nella discografia del gruppo. Tra i brani si distinguono in particolare No son of mine, Driving the last spike, Jesus he knows me e Fading lights.
Concerto dei Genesis a Nizza, luglio 1992
Concerto dei Genesis a Nizza, luglio 1992

Nel 1993 viene pubblicato il quarto album live The way we walk, registrato durante la tournée europea del 1992. Per la seconda volta compare in un LP live Daryl Stuermer alla chitarra, e per l'ultima Phil Collins alla batteria ed alla voce.

L'allontanamento dal gruppo di Phil Collins, sempre più impegnato nella sua carriera da solista, crea non poche difficoltà ai due "superstiti" storici: nel 1997 esce l'ultimo lavoro dei Genesis intitolato Calling all stations, inciso coi batteristi Nir Zidkyahu e Nick D'Virgilio ed il cantante scozzese degli Stiltskin Ray Wilson al posto di Collins. È effettivamente l'ultimo tentativo di dare alla luce un album che si avvicini alle melodie tanto amate dei "vecchi" Genesis, ma proposte nell'occasione con una formula che non riesce a ricreare la vecchia magia.

Nel 2005 e 2006 si moltiplicano le voci in merito ad una possibile reunion del gruppo. Steve Hackett ne parla al Chicago Sun-Times durante un'intervista, successivamente arriva una conferma di Collins e, più recentemente, quella di Gabriel.

Nel novembre 2006 la reunion diventa realtà, sebbene senza la presenza di Gabriel e Hackett. Banks, Collins e Rutherford tengono una conferenza stampa nella quale annunciano il Turn it on again Tour, con il quale nel 2007 si esibiranno in una ventina di show in Europa ed altrettanti negli USA, accompagnati come sempre dai fidi Chester Thompson e Daryl Stuermer.

Il 25 maggio i Genesis hanno partecipato al VH1 Rock Honors suonando No son of mine, Los endos e Turn it on again. I Keane, alla stessa manifestazione, hanno suonato That's all come tributo al grande gruppo.

Il 7 luglio del 2007 i Genesis hanno aperto il concerto del Live Earth al nuovo Wembley Stadium di Londra.

[modifica] Componenti

* Tony Banks - tastiere, pianoforte, chitarra (1967 - 2007)
* Mike Rutherford - basso, chitarra (1967 - 2007)
* Peter Gabriel - voce, percussioni e fiati (1967 - 1975)
* Anthony Phillips - chitarra (1967 - 1970)
* Chris Stewart - batteria (1967 - 1968)
* Jonathan Silver - batteria (1969)
* John Mayhew - batteria (1970)
* Phil Collins - batteria e voce (1971 - 2007)
* Steve Hackett - chitarra (1971 - 1977)
* Ray Wilson - voce (1996 - 1998)

Partecipazioni:

* David Thomas - cori (1969)
* Mick Barnard - chitarra (1970)
* Bill Bruford - batteria (1976)
* Chester Thompson - batteria (1977-1992)
* Daryl Stuermer - chitarra e basso (1978-1992)
* Anthony Drennan - chitarra e basso (1998)
* Nir Zidkyahu - batteria (1998)
* NIck D'Virgilio - batteria (1999)


Lo schema qui sotto raffigura l'evoluzione della formazione dei Genesis:
Formazioni dei Genesis
1967 Gabriel, Phillips, Rutherford, Banks, Stewart
1968 Gabriel, Phillips, Rutherford, Banks, Silver
1969 Gabriel, Phillips, Rutherford, Banks, Mayhew 1
1970 Gabriel, Hackett, Rutherford, Banks, Collins 2
1975 Hackett, Rutherford, Banks, Collins 3
1977 Rutherford, Banks, Collins 4
1997 Wilson, Rutherford, Banks 5
1999 Periodo di silenzio
2006 Rutherford, Banks, Collins 4
MUSICISTI OSPITI
1 David Thomas
2 Mick Barnard
3Bill Bruford
4 Chester Thompson, Daryl Streumer
5 Nick D'Virgillio, Nir Zidhyaku, Ant Drennan


[modifica] Discografia

Album in studio

* 1969 From Genesis to Revelation
o ripubblicato nel 1974 come In The Beginning
o ripubblicato nel 1980 come Where The Sour Turns To Sweet
o ripubblicato nel 1980 anche come The Silent Sun (include i primi due 45 giri e relative B-sides: The Silent Sun/That's Me e A Winter's Tale/One-Eyed Hound)
* 1970 Trespass
* 1971 Nursery Cryme
* 1972 Foxtrot
* 1973 Selling England by the Pound
* 1974 The Lamb Lies Down on Broadway
* 1976 A Trick of the Tail
* 1976 Wind and Wuthering
* 1977 Seconds Out
* 1978 And Then There Were Three
* 1980 Duke
* 1981 Abacab
* 1983 Genesis
* 1986 Invisible Touch
* 1991 We Can't Dance
* 1997 Calling All Stations

Registrazioni dal vivo, 45 giri e raccolte

* 1973 Live
* 1976 Genesis in Concert (film)
* 1977 Seconds Out
* 1978 Many too Many (45 rpm) include "The day the Light went out" e "Vancouver"
* 1982 Three Sides Live
* 1982 Three Sides Live (Video)
* 1984 The Mama Tour (Video)
* 1992 The Way We Walk — Live in Concert (Video)
* 1992 The Way We Walk, Vol. 1: The Shorts
* 1992 The Way We Walk, Vol. 2: The Longs
* 1977 Spot the Pigeon EP di tre brani: lato A: Match of the Day / Pigeons. Lato B: sta gran ceppa di minchia terrona and Out. Pubblicato anche come 30cm. Atlantic EP1800 in Canada
* 1998 Genesis Archive — 1967-1975 (cofanetto di 4 CD con materiale dal vivo e raro)
* 1999 Turn It On Again: The Hits
* 2000 Archive #2 — 1976-1992 (cofanetto di 3 CD con materiale dal vivo e raro)
* 2003 Live at Wembley Stadium (DVD registrato nel 1987)

Bootleg

* 1971 Beside The Silent Mirror (live at "La Fermè")
* 1975 The Lamb At Shrine (live at Shrine Auditorium, Los Angeles)
* 1976 Genesis in Concert (laser-disc)
* 1986 Land Of Confusion (registrato durante l'Invisible Touch Tour)
* 1987 3 days at Wembley (The best of the 3 days of Wembley)
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I GENESIS AL CIRCO MASSIMO DI ROMA IL 14 LUGLIO PER TELECOMCERTO

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COMUNE DI ROMA E PROGETTO ITALIA
presentano

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GENESIS
ROMA, CIRCO MASSIMO - 14 LUGLIO

Ultima data in Europa
nell’unico show gratuito e all’aperto della tournèe
Prima volta di una band al Telecomcerto

“Non vediamo l’ora d’incontrarvi al Telecomcerto!” Firmato GENESIS.
Dalla viva voce di Phil Collins arriva l’invito a tutto il pubblico italiano ad essere parte dell’atteso evento organizzato da Telecom Progetto Italia e Comune di Roma che vedrà suonare i Genesis al Circo Massimo il prossimo 14 luglio.
Sarà l’unica occasione per il pubblico italiano, e l’ultima per quello europeo, di vivere gratuitamente le emozioni del Turn it on Again Tour, la tournèe mondiale che ripropone al pubblico i successi della storica band inglese.
Per il 2007, il Telecomcerto affida il suo successo ad una band che, al di là dei numeri (130 milioni di dischi venduti nel mondo), è stata in grado per oltre trent’anni di rimanere ai vertici del rock mondiale. Il prossimo 14 luglio proporrà uno spettacolo che si preannuncia ricco di sorprese pensate appositamente per il pubblico italiano, particolarmente legato alla storia del gruppo sin dagli esordi.
Nella formazione composta da Phil Collins, Tony Banks e Mike Rutherford, i Genesis, tornati insieme dopo più di un decennio d’assenza, celebreranno a Roma l’ultima data di una tournèe che toccherà ben 21 città europee.


Lo scenario del Colosseo, che tradizionalmente ha accompagnato le passate edizioni del Telecomcerto, lascia il posto in via del tutto eccezionale ai più ampi spazi dell’antico circo romano, che accoglierà l’enorme palco approntato dagli organizzatori per lo straordinario spettacolo del Turn it on Again Tour. Al Circo Massimo saranno infatti di scena effetti speciali, strutture mobili e torri gigantesche, impossibili da adattare al sito originale, che ha accolto nelle quattro precedenti edizioni quasi due milioni di spettatori.

Oggi in Campidoglio alla presenza del Sindaco di Roma, Walter Veltroni, e di Pasquale Pistorio, Presidente di Telecom Italia, le tre star hanno salutato il pubblico italiano attraverso un videomessaggio.
“È semplicemente fantastico poter partecipare al Telecomcerto – ha detto Phil Collins - e noi vorremmo ringraziare Telecom Progetto Italia e il Comune di Roma per averci dato la possibilità di essere i protagonisti di questa serata speciale”. Si sono uniti ai ringraziamenti del front man anche Mike Rutherford e Tony Banks: “Siamo elettrizzati all’idea di suonare a Roma e ritrovare i nostri fan italiani. I Genesis hanno infatti tenuto il loro ultimo concerto in Italia nel 1989; e non potevamo immaginarci una miglior occasione del Telecomcerto di Roma per tornare a suonare in Italia”.
Il Telecomcerto festeggia così il suo quinto compleanno, ospitando per la prima volta nella sua storia una band e confermandosi come uno degli appuntamenti più importanti e sorprendenti del panorama musicale internazionale: una grande manifestazione, che ha sempre proposto al pubblico italiano star d’eccezione.

Nel 2003 fu Paul Mc Cartney a tenere a battesimo la prima storica edizione, con una doppia esibizione: al Colosseo (che per la prima volta apriva le sue porte alla musica rock) e ai Fori Imperiali il giorno seguente, con una irripetibile performance del repertorio dei Beatles, tra cui alcune canzoni mai interpretate prima dal vivo. Altrettanto indimenticabile fu il concerto di Simon & Garfunkel nel 2004, che proprio a Roma celebrarono la loro straordinaria carriera, tenendo l’ultimo live della loro storia. Il 2005 fu poi l’anno di Elton John, artista simbolo del pop mondiale: davanti a una folla oceanica e battendo ogni record di presenze, l’artista si esibì in uno show musicale pensato appositamente per quella sera, in cui comparivano i celebri brani che hanno incantato intere generazioni. L’anno scorso, infine, un doppio evento, con le performance live di Billy Joel e Bryan Adams.
Nel cuore di Roma sarà ancora più speciale l’edizione 2007 del Telecomcerto, evento reso possibile grazie all’impegno e all’esperienza che Telecom Progetto Italia dedica costantemente all’organizzazione di iniziative legate al mondo della cultura, della solidarietà, dello sport e dello spettacolo.
Dal 29 maggio il numero verde 800511850 fornirà al pubblico tutte le informazioni sul Telecomcerto. Da subito è attivo il sito http://www.telecomcerto.it


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io ci sarò

:D :D :D

:cry: :cry: :cry: sto nella merda, aiuto!!!
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MessaggioInviato: gio lug 12, 2007 10:35 pm 
Schiavo
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facciamo a cambio: io ci andrò con la mia ex, pensa che gioia stare lì a sentire "in the air tonight" e "can't stop loving you" :cry: :cry:

HELP

la mia preferita è the carpet crawlers, anche se il giudizio è condizionato dagli splendidi momenti che sono stati accompagnati da questa canzone
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Schiavo
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:asd: :asd: foto no?

domani dovrò inventarmi qualcosa :?
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