Obi Wan ha scritto:
Ma che film avete visto? Signs è un capolavoro!
Uno dei grandi meriti del signor Shyamalan, è di saper sempre mascherare il film che sta effetivamente proponendoci. Ma per parlarne bisogna spoilerare di brutto...(ATTENZIONE PARTI DEL FILM RIVELATE!)
"Signs" sembra un film sui cerchi nel grano, ed invece è un film a doppia lettura che da una parte mette di nuovo in scena la più classica delle invasioni ostili da parte degli alieni, dall'altra parla di religione e di fede... e i segni del titolo, non sono certo i cerchi nei campi di grano.
Nel primo livello di lettura, il film si rivela un capolavoro assoluto: era da anni che nessuno provava più alcun brivido di fronte all'ipotesi di un'ivasione da parte d'alieni ostili. Shyamalan ci riesce e lo fa con classe, mostrando poco e mettendo in scena degli extraterrestri disarmati, che si possono sconfiggere con un coltello, una porta sprangata e una mazza da baseball. Credo che fosse dalla "Guerra dei Mondi" che non mi capitava di vedere tale materia narrativa, narrata tanto bene e con tanta abilità. Dove Emerich ci mostra, troppo e subito, Shyamalan mostra poco e tardi... e lo spettatore, solo a quaranta minuti dalla fine si rende conto che stiamo assistendo alla più classica delle storie di fantascienza.
Sul secondo piano di lettura invece... bhè, andiamo oltre. Usando i mezzi che gli sono consueti, Shyamalan distribuisce per tutto il film piccoli indizi, "segni" se vogliamo, di quella tesi che comporrà, come un puzzle perfetto, solo nelle scene finali. I "Segni" sono quelli di una presenza benevola che ci proteggono e ci guidano, sono la fede perduta e ritrovata del protagonista, sono i tratti caratteristici dei bambini e la storia personale del fratello.
Il duello finale, con quella musica che sale lentamente in crescendo e i gesti rituali del baseball espressi dalla fisicità di Joaquin Phoenix, hanno un qualcosa di prettamente mistico. Quello stesso qualcosa che si era già visto nei gesti del Bruce Willis di "Unbreakable" ma che qui, trova pieno sviluppo.
E ancora una volta, tornano le superfici riflesse come unico specchio di quello che è "altro", il diverso da noi (o la nostra immagine distorta) che solo in un riflesso della nostra realtà, possiamo vedere (riflesso sulla lama del coltello, riflesso sul televisore... come l'Elija di "Unbreakable", anche lui diverso, e anche lui sempre inquadrato attraverso un riflesso, prima che dall'occhio della cinepresa direttamente).
Innanzitutto benvenuto! E poi grazie per l'attenta analisi, che, seppur corretta, non riesce a convincermi della bontà del film.
LuVi