Cristina ha 34 anni e si alza tutte le mattine alle 6. Non deve correre all'autobus per andare al lavoro, ma riprendere il suo cammino da pellegrina sull'antica Via Francigena. Cristina sta percorrendo i 2000 km che separano Canterbury da Roma, è partita il 1 luglio e ora si trova già nella zona di Chalons-en-Champagne, in Francia. Ogni sera, posato lo zaino da 15 kg che la accompagna, si mette ad aggiornare il suo blog grazie a un notebook con connessione 3G internazionale dove racconta il suo cammino. Cristina non ha più al collo la conchiglia dei pellegrini verso Santiago de Compostella, né il loro bastone ricurvo.
A guidarla è il suo Gps con macchina fotografica integrata, che consulta ogni volta mancano le indicazioni oppure il percorso si perde fra i boschi (leggi il racconto della sua giornata tipo). Lei è una delle pochissime pellegrine donne (che però stanno aumentando in tutta Europa) che passano settimane a camminare lungo vie percorse da re, santi e comuni fedeli, quei "pellegrini pensosi", come li definiva Dante. Un aggettivo perfetto anche nel 2010, perché i pellegrini, se si mettono in viaggio, è per ritrovare il silenzio e il dialogo con se stessi, attraverso l'immersione nella natura e nella meditazione che accompagna ogni loro passo. Cristina stessa si definisce una «che ha mollato tutto»: «Mi sento viva quando cammino», questo è ciò che la porta sulla polvere delle stradine di campagna.
«L'antica motivazione religiosa praticamente non esiste più – dice Ambra Garancini, presidentessa e cofondatrice di Iubilantes, che dal 1999 ha sede a Fidenza (lungo la via Francigena) e si occupa di promuovere in Italia "la cultura del cammino" lungo le antiche vie dei pellegrini – Quel tipo di pellegrinaggio oggi è riservato ai viaggi organizzati. Il pellegrino va da solo, a piedi». E sono sempre di più coloro che scelgono di vivere quest'esperienza, che può durare qualche settimana, un mese o anche di più. Certo, a Santiago ogni anno arrivano decine di migliaia di pellegrini, e sulle vie italiane ne passano appena poche centinaia. «Ci sono due principali tipologie di pellegrini - dice Garancini – La prima è composta dai cinquantenni che a un certo punto della loro vita, magari appena andati in pensione, "sentono" di voler provare questa esperienza. Poi ci sono i giovani, soprattutto nordeuropei, che si prendono un anno sabbatico dal lavoro. Gli italiani? Pochi, purtroppo il nostro paese non ha la mentalità del viaggiare a piedi. Ma qualcosa si sta muovendo».
È vero, a guardare anche il numero di percorsi che si stanno moltiplicando in Italia, dalla Via Carolingia, lungo le tappe che toccò Carlo Magno nell'autunno dell'800 per arrivare a Roma, fino al Cammino di Assisi, nei luoghi di San Francesco, e al recentemente scoperto Cammino di San Giorgio, il vescovo che nell'alto medioevo evangelizzò le zone più impervie della Sardegna. Nel sito di Iubilantes ce ne sono addirittura 11, e ogni anno si cerca di organizzarne e scovarne di nuovi, insieme alle altre associazioni che formano "la Rete dei cammini". «Cerchiamo di pensare come i pellegrini medievali, secondo i loro criteri e conoscenze.
Per esempio, la via Appia che oggi è transitabile, non lo era affatto nel IX secolo, quando la zona dei Campi Flegrei era invasa da paludi e briganti». Per questo, quando si è trattato di segnare il percorso della Via Micaelica (398 km che da Roma portano al santuario pugliese di Monte Sant'Angelo, dedicato all'arcangelo Michele), i volontari di Iubilantes hanno percorso la Via Casilina, lungo la quale si trova infatti l'abbazia di Casamari e molti luoghi di culto dell'angelo con la lancia. A quanto pare la Via Micaelica è anche la più richiesta dai pellegrini italiani, anche perchè passa fra le campagne, "per agros", come dicevano gli antichi viandanti.
E anche se il numero di pellegrini in Italia sta aumentando, ci sono ancora importanti problemi da risolvere. Uno su tutti, la segnaletica ancora insufficiente, per quanto le amministrazioni locali si siano impegnate a disporle. «Non tutti i pellegrini hanno il Gps, anzi, sono una piccola minoranza – dice Garancini - Di solito si vuole staccare del tutto dalla vita consueta (qui la lista delle cose da portare con sé in un pellegrinaggio). Ma se manca un segnale, perdersi è molto facile. Magari un giorno riusciremo ad avere un cammino disseminato di indicazioni, come lungo quello di Santiago, dove le famose frecce gialle sono dipinte anche sui ciottoli della strada». Il Gps in certi casi è indispensabile, va bene. Ma nel silenzio forse anche gli enigmi della geografia diventano più chiari.
Il Sole 24 OreLa giornata di Cristina, pellegrina sulla Via FrancigenaCristina, 34 anni, milanese, sta camminando lungo la via Francigena e tiene un blog per raccontare la sua esperienza. Questa è la descrizione di una sua giornata tipo.
Sveglia alle 6: è sempre meglio partire presto per evitare di dover camminare nelle ore troppo calde. Mi preparo abbastanza frettolosamente ma dedico sempre un buon tempo alla cura dei piedi, lavandoli e poi massaggiandoli con della vasillina pura, in modo che rimangano idratati. Una buona colazione a base di cereali, frutta e yogurt (quando riesco a comprarli il giorno prima). Poi, zaino di 14 chili in spalla, mi metto in cammino, subito dopo aver acceso il GPS, mio grande amico! Essendo abituata a camminare molto, faccio in media dai 25 ai 35 Km al giorno, a volte di più se la tappa mi obbliga, con pochissime e brevi pause, cercando di mangiare solo il minimo indispensabile (di solito frutta o barrette di cereali) per non appesantire lo stomaco, ma bevendo molta acqua. Può capitare che se incontro qualche luogo che mi piace particolarmente mi fermo un pò di più a meditare o semplicemente a ringraziare per la meravigliosa esperienza che sto vivendo.
Solitamente mi prefiggo sempre una meta, in base sopratutto alla disponibilità di alloggio che verifico sempre prima di partire. Quando arrivo a destinazione mi reco subito all'ufficio turistico oppure al comune per farmi mettere il timbro sulla credenziale e per chiedere informazioni su alloggi (se non ho ancora prenotato) e servizi nel paese.
A volte capita che non ci sia nè l'uno nè l'altro quindi prima vado a verificare se trovo qualcuno alla parrocchia e caso contrario chiedo a qualche passante di aiutarmi.
Se dove arrivo non ci sono letti liberi, allora faccio qualche chilometro in più. Sistemata con l'alloggio, prima di tutto mi faccio una bella doccia e poi vado subito a cercare un alimentari per poter pranzare e faccio una veloce visita al paese. Poi inizio a "lavorare": scarico le foto e la traccia del GPS, preparo la pagina internet della giornata e, connessione 3G permettendo, pubblico tutto sul mio sito. Dedico poi molto tempo a rispondere a email e a tenere i contatti con tutti gli amici che mi seguono perchè ci tengo molto a condividere con loro la mia esperienza. Infine, la sera, prima di dormire, scrivo il diario raccontando l'esperienza della giornata e le emozioni vissute.
Blog:
http://www.globetrotter-life.com/Ella:http://www.globetrotter-life.com/Mipresento.htm
Il Sole 24 Ore...vabè,cavolo che voglie che hanno alcuni.