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Granata sotto l'attacco dei berluscones
"Mi chiedo se ha senso rimanere"
ROMA - "La verità è che hanno bisogno di capri espiatori".
La vogliono cacciare dal Pdl, onorevole Fabio Granata?
"Sì, è chiaro: nel Pdl c'è bisogno di trovare un capro espiatorio. Per dimostrare che c'è una congregazione interessata a sabotare il partito, per fare andare avanti questo andazzo, per non permettere nessuna tregua".
E hanno pensato a lei e a Italo Bocchino. Ora rischiate di essere giudicati dai probiviri. E magari espulsi.
"Ma è ridicolo. Noi chiediamo azioni di trasparenza che ogni partito conservatore europeo sottoscriverebbe in pieno. Chiedere la verità sulle stragi di mafia, scindere la responsabilità giudiziaria da quella politica, esprimere la necessità di democrazia interna. A questo punto bisognerebbe sapere che idea di partito hanno loro. Perché se queste sono le motivazioni legate alla nostra espulsione dovremmo essere noi a chiederci che ci stiamo a fare nel Pdl".
Ma lei cosa ha detto di così scandaloso?
"Dicono che avrei sostenuto l'attendibilità del pentito Spatuzza in funzione anti-Berlusconi. Peccato che io non l'abbia mai né detto né pensato. Ho solo difeso la ricostruzione di Spatuzza, sostenuta da tre procure, esclusivamente riguardo alle dinamiche della strage di via D'Amelio. Cosa c'entra questo con Berlusconi?"
Ma che succede nel Pdl?
"Noi veniamo additati come i distruttori del partito. Che rischia piuttosto di essere distrutto da chi ha scambiato la politica con azioni di lobby o affaristiche".
Ma per voi il progetto del Pdl ha ancora prospettive?
"Guardando a Orvieto direi poche. La verità è che c'è una parte del Pdl che punta alla rottura. E per farlo non si fa problemi a interpretare liberamente le cose che diciamo. Ora succederà la stessa cosa ad Alemanno che l'altro giorno ha sparigliato in modo intelligente e ora verrà indicato al pubblico ludibrio come potenziale traditore della leadership di Berlusconi".
E chi sarebbero i responsabili di queste operazioni?
"Ci sono alcune "menti raffinatissime" e tra loro anche quegli ex colonnelli di An che vogliono evitare che si apra una nuova fase che azzeri gli attuali vertici".
E voi invece? A cosa puntate?
"Direi che la nostra è la stessa scommessa di Berlusconi: una nuova fase di apertura, un azzeramento dei vertici e una ripartenza. Ma noi crediamo che per fare questo ci sia bisogno di un nuovo patto fondativo tra Berlusconi e Fini".
Di Pietro vi lancia un'esca e vi chiede di unirvi in una "coalizione della legalità contro il Male".
"Non siamo interessati alle ammucchiate. Per noi la prospettiva politica non è quella di creare governi di salute pubblica. Detto questo, se le cose dovessero precipitare le valutazioni finali le farà Fini".
[url^http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/24/noi-professionisti-dell%E2%80%99antimafia/43795/]
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Cita:
Noi, professionisti dell’Antimafia
di Fabio Granata
In questi caldi giorni d’estate, caratterizzati da aspre polemiche sulla questione morale e sulle tragiche vicende del ’92 è risuonata spesso l’accusa di professionismo dell’antimafia, lanciata sia nei confronti di alcuni magistrati che nelle polemiche interne agli schieramenti politici.
Anche nel Pdl si è fatto spesso ricorso a queste espressione per sottolineare negativamente la predisposizione di alcuni di noi a rimuovere la cultura delle garanzie e le presunzioni di innocenza costituzionalmente garantite, attraverso la sottolineatura delle responsabilità di pezzi delle istituzioni e della politica nella vergognosa e ciclopica opera di depistaggio e di occultamento della verità sulle stragi di mafia nella cornice delle trattative tra apparati dello stato e cosa nostra.
Professionisti dell’Antimafia: sono certo che chi utilizza questa espressione non ha né la conoscenza né la memoria storica per ricordarne le origini.
Cita Sciascia come creatore della metafora, ma dimentica di sottolineare o, in alcuni casi ignora, che Sciascia utilizzò questa espressione nei confronti di Paolo Borsellino poiché il grande scrittore siciliano in una prima fase non aveva compreso la portata rivoluzionaria delle metodologie d’indagine e processuali che lui e Giovanni Falcone avevano introdotto nell’azione di contrasto a cosa nostra.
Ma Sciascia alla fine si pentì amaramente di questa polemica e se ne scusò.
Oggi, nel dilagare di una questione morale che coinvolge pezzi della politica e delle istituzioni e che costringe il Presidente Napolitano ad un rigorosissimo richiamo ai partiti ed ai corpi istituzionali per fare pulizia al proprio interno, e mentre l’azione irriducibile dei magistrati di Palermo, Caltanissetta e Firenze ricostruisce le dinamiche criminali che portarono alle stagione delle stragi e che furono attraversate da inconfessabili trattative tra la mafia e pezzi dello Stato , ecco che il nemico principale siamo diventati noi: i “nuovi professionisti dell’Antimafia”.
Le vicende giudiziarie che riguardano Cosentino, la condanna di Dell’Utri, l’esaltazione di Mangano come eroe nazionale, l’inquietante vicenda della cosiddetta P3 che vede unite figure torbide provenienti dal passato quali Flavio Carboni, allo stesso tavolo con magistrati infedeli, faccendieri, pezzi della politica hanno lasciato perfettamente indifferenti alcuni dirigenti del Pdl che invece dimostrano tutta la loro diuturna preoccupazione, in alcuni casi vera e propria indignazione, verso coloro i quali si appellano alla legalità repubblicana e sostengono l’azione dei magistrati per ottenere verità e giustizia sulle stragi del ’92.
E’ la stessa logica secondo la quale a Casal di Principe il problema non sono i Casalesi, ma Saviano, in Italia non sono le mafie che fatturano 120 miliardi di euro l’anno , ma le opere letterario-cinematografiche che ne parlano.
Allo stesso modo nel Pdl a minare la credibilità del partito agli occhi dell’opinione pubblica e della gente comune, alla prese con una grave crisi economica e sociale non sono le cricche, le consorterie, le logge che parlano di affari, denaro, potere e dossier:il vero problema siamo noi, i professionisti dell’antimafia.