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secondo me la tattica sarà merda massiccia a go go e richiesta di dimmissioni di fini a questo punto potrebbero costringere fini a togliere la fiducia al governo...e farebbero la figura dei santi con le elezzioni pronte a marzo..quelle almeno sono sicure...per stravincere (almeno la lega) e governare senza NESSUN orpello...sarebbe la fine inutile dire ai pdlini che queste campagne sono preparate da mesi, e probabilmente grazie ai "suoi" servizi segreti... e che il loro capo ha fatto strapeggio....
analisi di repubblica GOVERNO Il Cavaliere spera nel ritorno dei ribelli "E niente scherzi sulla legge elettorale" Ma i finiani: ci bombardano, viene la tentazione di aprire la crisi. Futuro e libertà medita una campagna per additare i "punti oscuri" di Silvio di CARMELO LOPAPA
Il Cavaliere spera nel ritorno dei ribelli "E niente scherzi sulla legge elettorale" Berlusconi con Alfano alla Camera
Siede in riva al lago e attende fiducioso. Il premier Berlusconi lascia Arcore, si sposta in serata a Lesa, nella sua Villa Campari, sul lago Maggiore, e prende tempo.
L'accelerazione verso il voto anticipato resta la soluzione prediletta. Ma il Cavaliere, da qualche ora, dicono sia sempre più convinto che l'affare dell'immobile monegasco possa imbrigliare a tal punto il suo avversario Fini da spingerlo davvero all'angolo, fino alle dimissioni, spera. Auspicio vano: "Se lo scordi, io non lascio" filtra anche dopo la giornata burrascosa di ieri dalla terza carica dello Stato.
Una chiamata in causa ancora più diretta e personale dell'ex leader di An in questa faccenda, ecco la previsione del premier: "Vedrete che a quel punto, dimissioni o meno, i suoi parlamentari, uno dopo l'altro, torneranno sulla nostra sponda". Di certo, a Bocchino e a chi gli chiede di smentire la richiesta di dimissioni, il premier oppone un significativo silenzio. Anzi, se non fosse chiaro, a un sottosegretario di governo, Francesco Giro, a un certo punto fa dire proprio che Berlusconi "non ha nulla da smentire o chiarire". Il presidente del Consiglio chiama piuttosto alla mobilitazione il partito con la lettera ai Club della libertà, appello che sa tanto di adunata pre-elettorale. Ma è solo un avvertimento, nella guerra di posizione con gli avversari. Non cita mai il presidente della Camera, ma nel disegno del Cavaliere è lui "che antepone i propri particolari interessi al bene di tutti".
D'altronde è della terza carica dello Stato che per tutto il giorno i Capezzone, i Cicchitto, i Napoli hanno chiesto con insistenza le dimissioni. Un lavorio ai fianchi che, questo è stato l'input del capo del governo, è destinato a proseguire nei prossimi giorni. In un tandem politico-mediatico che avrà - come ha avuto finora - sponda nei giornali più vicini al premier. A cominciare dai suoi. Tuttavia, nel pranzo con l'avvocato Ghedini ad Arcore e poi nei colloqui avuti, Silvio Berlusconi ha ostentato un'inconsueta pacatezza nell'analisi: "Sono disposto anche a concedere un rilancio della maggioranza, a rinunciare al voto, a patto che oltre alle nostre proposte, alla ripresa, i finiani sottoscrivano anche l'impegno a mantenere invariata la legge elettorale".
Sembra sia il nuovo cruccio del leader Pdl. "Il complotto che vogliono ordire alle mie spalle punta proprio a stravolgere la legge elettorale - è la sua convinzione - Col solo obiettivo di farmi fuori". Un "complotto" del quale sarebbero protagonisti, nell'immaginario berlusconiano, tanto Pd e dipietristi, quanto Casini, Rutelli e lo stesso Fini. Allo scopo di eliminare il meccanismo che consente al solo partito che ottiene più voti di ottenere un premio tale da governare con larga maggioranza alla Camera. "La legge elettorale non si tocca" è dunque l'ultimo diktat partito da Arcore.
Ma la legge elettorale non è certo in cima ai pensieri del presidente della Camera, in queste ore. Dalla vacanza blindata di Ansedonia, nei pochi contatti avuti, Gianfranco Fini lascia filtrare l'intenzione di proseguire il mandato, nessuna intenzione di dimettersi. "Se Berlusconi le pretende davvero, le chieda personalmente, anziché farlo attraverso i Capezzone" è lo sfogo riferito dai suoi. A quel punto, lo scontro non sarebbe solo politico, si farebbe "istituzionale". Ma quel che turba la cerchia più stretta dei finiani, adesso, è il sospetto rivelato da Carmelo Briguglio: un coinvolgimento poco chiaro di ambienti dei servizi nell'operazione mediatica lanciata in queste settimane, in concomitanza con lo strappo alla Camera. Di più, gli uomini più vicini al presidente, di fronte al fuoco incrociato in corso, si chiedono se a questo punto non sia il caso di lanciare loro il contrattacco, "dichiarare aperta la crisi e chiedere il voto: che senso ha, ormai, proporci la fiducia su questo e quell'altro punto". La crisi, va da sé, sarebbe crisi al buio. Anche perché ci si arriverebbe dopo che dal quartier generale di Futuro e libertà verrebbe scagliata l'arma fine-di-mondo. Non solo la legge sul conflitto di interessi, ma anche tutta una serie di nodi rimasti oscuri e irrisolti: "L'acquisto della casa di Arcore, con Previti mediatore - elencano - le ripetute visite di Berlusconi a Gheddafi, forse non solo per interessi di Stato, infine le incognite rimaste aperte sul caso Noemi".
_________________ Se le persone che non si comprendono comprendono almeno di non comprendersi, si comprendono meglio di quando, non comprendendosi, non si comprendono nemmeno che non si comprendono Gustav Ischheiser
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