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Gay e solo, ecco il soldato
che ha tradito gli Stati Uniti
Abbandonato da una drag queen, Manning ha consegnato a WikiLeaks i file segreti sull'Afghanista. Manifestazione in favore della sua liberazione. Rischia l'ergastolo
dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI
NEW YORK - "Liberate Bradley Manning", gridano i manifestanti davanti alla base dei marines di Quantico, in Virginia. Li guida Medea Benjamin dell'organizzazione pacifista Code Pink, che nel soldato-Gola Profonda vede un eroe: "Se è lui all'origine della più grande fuga di segreti militari della storia - dice - siamo davvero orgogliosi di quel che ha fatto. In America la trasparenza è un valore".
Davanti alla corte marziale rischia l'ergastolo, per quei 90.000 rapporti top secret divulgati da WikiLeaks, ma almeno il soldato semplice Manning è riuscito a ottenere quel che cercava da sempre: l'accettazione. È la stessa molla che due anni fa lo spinse nelle braccia di una drag queen, una storia d'amore impossibile che oggi viene rivelata dal New York Times. È un altro colpo di scena nel più grave scandalo che colpisce il Pentagono dai tempi della guerra del Vietnam. La massiccia fuga di notizie provocata da un solo militare, ora ha un retroscena psicologico più preciso. Un'infanzia infelice e povera, un ragazzo tormentato dai suoi compagni prima perché secchione poi perché gay. La passione dei computer, che sarà cruciale per penetrare dentro le difese informatiche del più grande esercito del mondo. E infine quell'incontro con l'unico amore della sua vita, una drag queen, che lo ha introdotto in un ambiente di hacker. A soli 22 anni il soldato è diventato un incubo per l'Amministrazione Obama.
I vertici militari sostengono che i documenti segreti da lui trasmessi a WikiLeaks possono danneggiare le forze impegnate in Afghanistan. Fra quelle notizie, trafugate da 150.000 comunicazioni riservate, ci sono nomi e cognomi di tanti informatori afgani che danno notizie agli americani, e ora sono esposti alle rappresaglie di al Qaeda. È un rischio di cui Manning sembra consapevole, anche se lo espone all'accusa di alto tradimento. Nelle sue email a un altro hacker, Adrian Lamo, il soldato si è vantato delle sue gesta: "Hillary Clinton e migliaia di diplomatici nel mondo intero avranno un infarto". Il Pentagono ha intimato a WikiLeaks di cancellare da Internet tutti i documenti segreti, e di restituire al governo ogni altro dossier riservato. Ma il sito è diretto da un australiano, Julian Assange, è extraterritoriale, e non sembra volersi piegare all'autorità di Washington.
Comunque il danno è fatto, se di un danno si tratta, dopo la pubblicazione delle notizie principali su tutti i quotidiani del mondo. Ora le rivelazioni sulla vita di Manning aggiungono una dimensione sconcertante: i vertici militari degli Stati Uniti sembrano vittime di un ragazzo infelice, solitario, indifeso. Figlio di un militare americano, Manning viene allevato dal padre in un paesino dell'Oklahoma, dove la sua passione per i computer gli attira lo scherno dei compagni di scuola. Dopo il divorzio dei genitori il piccolo "secchione" si trasferisce con la madre nel Galles. Lì affiora la sua omosessualità, un altro motivo di persecuzione da parte dei suoi coetanei. Tornato in America per arruolarsi nell'esercito, Manning non si trova meglio. "Sono stato isolato così a lungo - scrive al suo confidente hacker, Adrian Lamo - gli eventi mi hanno costretto a trovare dei modi per sopravvivere".
L'incontro con la drag queen Tyler Watkins, compositore e cantante, sembra una svolta: in quell'ambiente trasgressivo e disinibito finalmente Manning smette di sentirsi un diverso. La comunità degli hacker lo incoraggia nella sua disobbedienza. È un sollievo che dura poco. Ora Manning è sotto sorveglianza "anti-suicidio", per l'uso massiccio di medicinali prima dell'arresto. Le grida dei manifestanti che lo sostengono forse non le sente neppure, nella cellula d'isolamento dove attende la sentenza marziale.
http://claudiocaprara.ilcannocchiale.it ... nning.html
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Bradley Manning, il soldato pentito che rivela i segreti del Pentagono a Wikileaks
L’uomo che ha fatto “tremare” Washington sarebbe questo ragazzo della provincia americana, questo ventiduenne dalla viso rubizzo e dallo sguardo distratto, immortalato in una foto mentre indossa la divisa di un esercito che conduceva una guerra in cui il giovane (forse) credeva e che, a un certo punto, invece, (probabilmente) ha iniziato a odiare.
Tanto da volerne denunciare i segreti e le crudeltà. E lo ha fatto (forse) non solo per un motivo ideale, ma anche (forse) perché imprigionato in quella gabbia di nonsense e frustrazione personale, in quella condizione di sospensione esistenziale in cui si trovano molti soldati sul teatro di guerra.
Gli inquirenti del Pentagono sono quasi certi che dietro le rivelazioni di Wikileaks, dietro la pubblicazione di quei 92.000 documenti riservati ci sia Bradley Manning, analista della Decima Divisione di Montagna, trasferito da due giorni nella base militare di Quantico, in Virginia, dopo un più di un mese di detenzione in Kuwait in seguito all’arresto a fine maggio in Iraq.
Manning era finito in manette e incriminato per violazione del codice militare per avere passato altri documenti a Wikileaks. In particolare, gl investigatori sono quasi certi che sia stato lui a fornire all’organizzazione il filmato, diffuso ad aprile, che mostra l’incursione di un elicottero militare contro un gruppo di persone in una strada di Baghdad sospettate di essere dei guerriglieri armati e che poi, invece, si riveleranno due dipendenti (con telecamera) della agenzia di stampa Reuters.
Una strage che fece molto scalpore e la rivelazione della sua origine tramite quel video (i militari fecero fuoco nonostante non fossero sicuri quale fosse il bersaglio che andavano a colpire) fu un duro colpo d’immagine per l’esercito americano impegnato in Iraq.
Era stato lo stesso Manning a ad ammettere di aver fornito a Wikileaks quel materiale. Il 21 maggio scorso contattò su internet Adrian Lemo, un ex hacker molto famoso (venne arrestato nel 2003 per essere penetrato nel sistema informatico del New York Times) di cui il soldato aveva letto la storia, gli raccontò la sua condizione di isolamento e di mancanza di prospettive future a Baghdad e gli chiese consiglio su come poter utilizzare dei files riservati dell’esercito, ai quali lui aveva accesso.Ci furono altri contatti e durante una di queste conversazioni, il 22enne di Crescent, Oklahoma, affermò di essere colui che aveva passato al sito diretto da Julian Assange quel filmato. Lemo avvisò l’Fbi e Manning venne arrestato. Venne controllato il suo computer e gli inquirenti dissero che il soldato aveva scaricato illegalmente migliaia di documenti.
Così, quando una settimana fa Wikileaks ha pubblicato i files afghani, il Pentagono ha subito pensato a lui. E ha cercato le prove. Secondo il Wall Street Journal, le avrebbero trovate scandagliando ancora più a fondo il computer di Manning. Ma non c’è alcuna conferma della notizia. Di sicuro si sa che alcuni (ex) studenti del Mit di Boston sono stati interrogati dai militari e dall’Fbi per sapere se avessero avuto contatti con il soldato.
Uno di loro (specializzato nella “forzatura” dei sistemi di protezione delle reti informatiche) ha ammesso di aver scambiato una decina di mail con Manning nei mesi in cui lui era in Iraq. Adrian Lemo è convinto che l’analista non abbia agito da solo, ma che dietro la rivelazione dei documenti riservati ci sia una rete composta da diversi hackers che lavorano per Wikileaks. “Senza il loro aiuto, Manning non sarebbe mai riuscito a farlo”.
Nello scorso giugno Julian Assange ha rivelato al quotidiano britannico The Guardian di aver chiesto a tre avvocati di difendere il soldato, ma ha negato di avere mai avuto rapporti con lui.
Negli ultimi giorni, sulla pagina del sito dedicata alla guerra in Afghanistan è apparso un misterioso ed enorme file (circa 1.4 GB) che, secondo alcuni hackers (come quelli che lavorano per Cryptome) potrebbe essere l’assicurazione sulla vita per Assange. Non a caso il suo titolo è Insurance file. Le ipotesi dicono che conterebbe altri documenti riservati del Pentagono, tra cui quelli relativi a una strage di civili avvenuta nel maggio del 2009 in Afghanistan, causata da un bombardamento americano. Secondo la versione ufficiale i morti furono 40, mentre secondo alcune fonti sarebbero almeno un centinaio di più. Sarebbe stato Manning a “consegnare” quel file.
Sulla rete è comunque partita una campagna in suo favore. “Help Bradley Manning. Because true heroism merits no punishment” - è il suo titolo.
Nelle conversazioni con Adrian Lemo, l’analista della Decima Divisione gli chiedeva: “Se tu avessi accesso a informazioni riservate 24 ore al giorno, sette giorni su sette e per otto mesi, cosa faresti ?” Bradley Manning raccontava all’hacker della sua difficile condizione esistenziale a Baghdad. “Sono rimasto isolato per molto tempo, vorrei capire come sopravvivere, consapevole a sufficienza per sapere come vanno le cose qui, ma senza alcun aiuto per fare qualche cosa per cambiare la situazione”. In altri messaggi,invece, spiegava come quello che vedeva, il volto della guerra, gli era diventato insopportabile.
Sarà veramente lui, Bradley Manning, l’uomo che ha rivelato i 92.000 documenti dell’Afghanistan? Se aveva accesso ai files riguardanti l’Iraq, poteva visionare anche quelli relativi all’altro fronte di guerra? Oppure la storia è un’altra e neppure gli inquirenti del Pentagono ci credono e magari usano Manning come esca ? O, invece, il soldato, è veramente il terminale di un gruppo di hackers che lavora per Wikileaks ?
Tutte domande alle quali avremo presto una risposta (forse). Spiegazioni necessarie. Che molti aspettano di avere. Perché se è vero che i 92.000 documenti pubblicati non sono mai stati un vero e proprio scoop, è anche vero che il fatto stesso che siano stati resi pubblici è (stato) un evento, la dimostrazione di quanto le guerre in Iraq e in Afghanistan siano un (doloroso) nervo scoperto per l’opinione pubblica americana; la prova agli occhi di tutti di quanto i militari siano in una delicata situazione e di quanto il potere politico (la Casa Bianca) faccia fatica a gestire una condotta e strategia di guerra che per molti è ormai fallita.
Un gioco importante, molto più grande (probabilmente) di un giovane di ventidue anni, figlio di una coppia divorziata, con una adolescenza complicata alle spalle, tanto da diventare un homeless prima di essere ospitato da una parente, partito per l’Iraq e subito accortosi che quella guerra non era la sua guerra.
Un gioco al quale l’analista Bradley Manning ha probabilmente preso parte.
http://blog.panorama.it/mondo/2010/08/0 ... wikileaks/