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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Obama e la sindrome giapponese armi spuntate contro la deflazione
MessaggioInviato: gio ago 12, 2010 7:58 am 
Schiavo
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Iscritto il: ven lug 30, 2010 10:31 am
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http://www.repubblica.it/economia/2010/ ... e-6232043/

Cita:
NEW YORK - Il consumatore non capisce più e ha ragione. Ha appena saputo che gli incendi in Russia li pagherà lui, perché Mosca non esporta più grano. E questo provoca impennate nei prezzi di pane e pasta. La Fao ha misurato un eccezionale +12,5% a luglio nella "inflazione alimentare" planetaria. Eppure la paura che ieri ha travolto le Borse mondiali è di segno opposto: si chiama deflazione. La banca centrale americana teme che la ripresa sia già finita. Per evitare una spirale distruttiva di debiti crescenti e prezzi in declino, gli strumenti d'emergenza che usa la Federal Reserve fanno dire all'economista Steven Blitz: "Sembra un rematore che voga alla disperata controcorrente, mentre il fiume lo trascina verso le cascate del Niagara". Di colpo tutti si mettono a studiare la storia del Giappone. Perché è l'unica nazione che ha vissuto la deflazione in epoca contemporanea, e sa di che si tratta. La sindrome di Tokyo è il leitmotiv del momento. Ne parla il presidente della Federal Reserve di Saint Louis, James Bullard: "L'America è più vicina che mai ad avvitarsi in uno scenario di tipo giapponese". Dello stesso parere è Scott Maher, gestore del portafoglio globale di Pimco, il massimo fondo obbligazionario americano: "Cresce il rischio di finire come il Giappone". Da Tokyo il numero uno locale della banca d'investimento Schroder, Genji Tsukatani, ricorda che cosa vuol dire questo paragone: il Giappone negli anni Novanta passò attraverso "un decennio perduto". Quella che sembrava una superpotenza economica destinata a conquistare il mondo, divenne una nazione senza futuro, stagnante. Per certi versi il Giappone non è mai guarito, non si è più risollevato da quella esperienza.

Difficile capire quel che ha provato il Sol levante. A differenza dei giapponesi, noi dobbiamo interrogare nonni o bisnonni: le ultime generazioni occidentali che conobbero una deflazione, negli anni Trenta della Grande Depressione. Dopo di allora l'unico pericolo noto è stata l'inflazione. Perciò fa notizia la Russia, il grano, la pasta: il prezzi che aumentano sono il male abituale, sappiamo che ci impoveriscono, riducendo il potere d'acquisto dei nostri redditi. Che male può farci invece la deflazione? Se davvero i prezzi scendono, non diventiamo automaticamente più ricchi? E' un segno di questo disorientamento il fatto che la più grande agenzia stampa del mondo, l'Associated Press, senta il bisogno di diffondere un "glossario" a tutti i mass media che ne usano i notiziari. "Deflazione: un diffuso e prolungato calo dei pezzi di beni e servizi, dei valori delle case, dei titoli di Borsa e di ogni bene patrimoniale, associato a una caduta nei salari".

La concatenazione perversa è proprio quella che i giapponesi conobbero. Come una droga anestetizzante, la deflazione comincia col dare un ingannevole senso di benessere. I consumatori si sentono beneficiati dai cartellini dei prezzi che segnano ribassi. L'euforìa porta a una scelta perfettamente razionale: spendere meno, nell'attesa di futuri ribassi che ci renderanno ancora più "ricchi". Il segnale è micidiale per le aziende: uno sciopero dei consumi impone di fermare gli investimenti, di bloccare le assunzioni. Le imprese più deboli soccombono e licenziano. Ha inizio la spirale deflattiva sul versante dei redditi. Lungi dall'essere più ricco il consumatore vede cadere le proprie entrate. Il risparmiatore soffre per i rendimenti sempre più striminziti, perfino nulli, dei suoi Bot. Chi è indebitato, impresa o titolare di un mutuo-casa, fa una fatica superiore a ripagare i debiti in una fase di prezzi e redditi in calo. "Il peso di questi debiti - spiega l'economista Knneth Rogoff che fu direttore del Fondo monetario internazionale - diventa un freno opprimente alla crescita".
Come apprendisti stregoni, i banchieri centrali si vedono costretti a praticare nuovi sortilegi: devono ad ogni costo "fabbricare inflazione". E' l'esatto contrario di quel che fu per mezzo secolo il loro compito istituzionale. E' questo operare contro-natura, che spiega la lentezza dei riflessi, la reticenza, le parole-tabù che la Fed evita di pronunciare nei suoi comunicati. Deve fare violenza a se stessa, si rende conto che oggi il pericolo non è più l'aumento dei prezzi. Ecco la chiave per spiegare ciò che la banca centrale americana sta facendo. Il tasso d'interesse direttivo lo ha già ridotto a zero, più giù di così non può andare. Per rianimare l'economia la Fed riprende quindi ad acquistare titoli pubblici, comprese le obbligazioni emesse per finanziare i mutui-casa. Quando lo fa lei, stampa moneta per acquistare titoli. Quindi la banca centrale sta generando liquidità, immette denaro nell'economia. Ma prima della Fed questa terapia fu già sperimentata dalla Banca del Giappone, sia pure con qualche esitazione e timidezza. Risultato? Deludente. Perché in una deflazione la liquidità "è regina", nel senso che conviene tenersela: domani varrà ancora di più. Negli anni Trenta questa situazione paradossale e drammatica venne studiata dall'economista John Maynard Keynes, che coniò il termine "trappola della liquidità". Ben Bernanke attento!, sembra ammonire la teoria di Keynes: per quanto l'attuale presidente della Fed inondi l'America di cash, non è detto che questa moneta sarà spesa, o investita per produrre e assumere, o prestata perché altri la spendano.

E' ancora un esperto dal Giappone, l'economista Richard Jerram di Macquarie Asia, che avverte: "Quello che sta facendo la Fed sembra il replay di un film già visto, la Banca del Giappone ci provò e fallì". Ora tocca all'America percepire un senso di sgomento: che accade se la politica monetaria è impotente? L'economia Usa è stata sottoposta già a 20 mesi di terapia intensiva a base di denaro a buon mercato, con il "tasso zero" della banca centrale. Un sostegno eccezionale, dai risultati modesti. Abbiamo avuto una finta ripresa all'inizio di quest'anno, adesso sta abortendo. Per pompare liquidità nel sistema la Fed si è già gravata di titoli pubblici per una quantità abnorme. Le sole obbligazioni legate ai mutui-casa sono oltre mille miliardi, questo è il valore degli acquisiti della banca centrale americana per tenere a galla il sistema. Anche questo evoca un precedente sinistro. Il mostro delle obbligazioni legate ai mutui ha una evidente somiglianza con le banche-zombie in Giappone negli anni Novanta, tenute artificialmente in vita dai governi di Tokyo per una decade.
Le vie d'uscita sembrano lontane. Barack Obama ha studiato Keynes e Franklin Roosevelt, sa che di fronte al pericolo della deflazione lo Stato dovrebbe sostituirsi alla domanda privata. Investimenti pubblici, sostegno diretto ai disoccupati, sono le vie maestre per ridare potere d'acquisto al paese. Obama è appena riuscito a strappare al Congresso, per il rotto della cuffia, 26 miliardi di dollari per i disoccupati e per tappare le falle nei bilanci degli enti locali (che licenziano a man bassa). 26 miliardi sono spiccioli in confronto a quel che sarebbe necessario. Un anno e mezzo fa, fresco di elezione, il presidente varò 787 miliardi di spesa pubblica. Oggi ce ne vorrebbero altrettanti ma il Congresso non glieli darà: si avvicinano le elezioni di novembre e con esse un'avanzata della destra repubblicana, che agita lo spettro dei deficit pubblici e della stangata fiscale. Alla spicciolata abbandonano la Casa Bianca tutti quei consiglieri economici che volevano azioni energiche per scongiurare il peggio: ultima Cristina Romer. Da qui a novembre, il presidente ha un'agenda massacrante di comizi elettorali, ma nessuna speranza di poter manovrare con decisione le leve degli investimenti pubblici. Né ha sponde che lo possano aiutare nel resto del mondo. Sull'Europa Obama non ha mai fatto affidamento. Restava la Cina, ma il governo di Pechino è costretto a frenare la sua crescita. Perché il rischio deflazione in Occidente convive perfettamente con lo scenario opposto a Oriente, cioè le bolle speculative e le fiammate sui prezzi. E' la beffa suprema: l'esondazione di cash che viene creata dalla banca centrale americana, anziché curare gli Stati Uniti va ad alimentare l'inflazione in quella parte del mondo che cresce perfino troppo.


Tutto bene :v :v
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 Oggetto del messaggio: Re: Obama e la sindrome giapponese armi spuntate contro la deflazione
MessaggioInviato: gio ago 12, 2010 10:27 am 
Schiavo
Iscritto il: mar ago 10, 2010 12:21 pm
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E ormai evidente che l'economia mondiale così come è impostata oggi è alla frutta. :(

Tuttavia cambiare non è possibile, ormai abbiamo messo gli ultimi spicci nel juke box, finiti questi è finito tutto.

Fosse fosse che i Maya ci avevano preso con la profezia sul 2012? :vabe:
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 Oggetto del messaggio: Re: Obama e la sindrome giapponese armi spuntate contro la deflazione
MessaggioInviato: gio ago 12, 2010 11:52 pm 
Schiavo
Iscritto il: mar ago 10, 2010 12:19 am
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Quindi se stanno studiando a fondo i giapponesi per "imitarli"
vedremo gli americani conciati così???




























Immagine

Figo :ncasd:
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Ultima modifica di norbertom, ven ago 13, 2010 3:51 am, modificato 1 volta.
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 Oggetto del messaggio: Re: Obama e la sindrome giapponese armi spuntate contro la deflazione
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 2:23 am 
Schiavo
Iscritto il: sab lug 31, 2010 2:16 pm
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Per me possono anche sprofondare nell'oceano. Ho sempre odiato il loro modo di fare economia e il loro capitalismo esportato in tutto il mondo.
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 Oggetto del messaggio: Re: Obama e la sindrome giapponese armi spuntate contro la deflazione
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 10:48 am 
Schiavo
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Iscritto il: mar lug 27, 2010 5:00 pm
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Località: Salerno
peccato soltanto che se sprofondano ci trascineranno con loro,inutile negarlo
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 Oggetto del messaggio: Re: Obama e la sindrome giapponese armi spuntate contro la deflazione
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 12:54 pm 
Schiavo
Iscritto il: mar ago 10, 2010 12:19 am
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Già, ci sarà sicuramente uno scompenso a livello mondiale, anche se mi pare un articolo troppo allarmistico, forse ci sono altre soluzioni al vaglio.
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 Oggetto del messaggio: Re: Obama e la sindrome giapponese armi spuntate contro la deflazione
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 3:46 pm 
Schiavo
Iscritto il: sab lug 31, 2010 2:16 pm
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Deuced ha scritto:
peccato soltanto che se sprofondano ci trascineranno con loro,inutile negarlo


Infatti. E questo mi fa incazzare ancor di piu'. Pero' sarebbe anche ora di dire basta alla lora visione capitalistica. E secondo me l'unico modo è proprio che l'america sprofondi. E' l'unico modo per capire che servono regole ferree e controlli severi da parte dello stato. Altro che sogno americano.
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 Oggetto del messaggio: Re: Obama e la sindrome giapponese armi spuntate contro la deflazione
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 8:11 pm 
Schiavo
Iscritto il: mar ago 10, 2010 12:19 am
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Penso che altri stati non lo permetterebbero.
Non so perché ma penso che la prima a farsi avanti con gli "aiuti" sarà la Cina (la quale ha in mano oltre il 50% del debito pubblico americano)...
Inoltre ribadisco i toni un po' troppo catastrofici dell'articolo... Qui ci vuole qualche esperto di economia che ci illumini :idea:
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