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 Oggetto del messaggio: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: ven ott 01, 2010 11:04 pm 
Schiavo
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Sta girando in rete, qualcuno l’ha mandata a qualcuno dei miei amici e l’ho avuta anche io, credo risalga ai primi giorni di Agosto di quest’ anno. Comunque è firmata con nome e cognome. Mi è piaciuta e mi ha commosso. Credo valga la pena di essere sempre più conosciuta. Un grazie, grande come è grande la classe operaia, a chi l’ha sentita e scritta.

LA LETTERA DEL FIGLIO DI UN OPERAIO

Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.

Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.

L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.

L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.?? L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.

L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.?? L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.

Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.

Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “ La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof . Mario Deaglio.

Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010).

Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria.

Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino.

Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta.

Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.

Odorava di dignità.

(Luca Mazzucco)

Raffaele Della Rosa su http://www.gennarocarotenuto.it

Fonte: Giornalismo Partecipativo
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: ven ott 01, 2010 11:11 pm 
Schiavo
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si ma altrimenti le industrie chiudono e vanno all'estero...
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: sab ott 02, 2010 12:50 am 
Schiavo
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Maxmel ha scritto:
si ma altrimenti le industrie chiudono e vanno all'estero...


*
credo che sia così in tutte le fabbriche di auto
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sider ? ha scritto:
Un giorno ho visto per strada un tizio barcollante , sporco, pieno di chiazze verdi e pus, infastidiva bambine e rubava i soldi alle vecchiette: era uno che postava nel DS.

Le auto straniere non sono nel mio core businnes (cit.)
:O
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: sab ott 02, 2010 12:56 am 
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che c'e' frega! basta che mettiamo la svastica sul tetto della squola...(ovviamente una squola in cui si eliminano storia matematica geografia latino e magari pure italiano)...e tutto si risolve...
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: sab ott 02, 2010 7:17 am 
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Ormai in Italia non ci sono più fabbriche ma, campi di lavoro simili ad Auschwitz, dove l'individuo quando entra cessa di essere un essere umano.
Con il beneplacito di una parte del sindacato.
Il brutto è che non si vede via di uscita
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: sab ott 02, 2010 8:03 am 
Schiavo
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Maxmel ha scritto:
si ma altrimenti le industrie chiudono e vanno all'estero...


Ma neanche tanto.
Qualche anno fa in Corea (del Sud) sono iniziati gli scioperi contro lo sfruttamento dei lavoratori, per chiedere diritti e garanzie... ed a poco a poco queste cosucce iniziano a succedere OVUNQUE.
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: sab ott 02, 2010 9:07 am 
Schiavo
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Chairon ha scritto:
Sta girando in rete, qualcuno l’ha mandata a qualcuno dei miei amici e l’ho avuta anche io, credo risalga ai primi giorni di Agosto di quest’ anno. Comunque è firmata con nome e cognome. Mi è piaciuta e mi ha commosso. Credo valga la pena di essere sempre più conosciuta. Un grazie, grande come è grande la classe operaia, a chi l’ha sentita e scritta.

LA LETTERA DEL FIGLIO DI UN OPERAIO

Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.

Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.

L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.

L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.?? L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.


non è una scusa, di studenti universitari che lavorano per mantenersi agli studi ne conosco parecchi !

Chairon ha scritto:
L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.?? L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.

queste sono le conseguenza di un sindacato diviso e poco rappresentativo, crumiraggio ecc ecc

Chairon ha scritto:

Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.

Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “ La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof . Mario Deaglio.

Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010).


è la globalizzazione, se l'operaio ha accettato di essere globalizzato queste sono le conseguenze, è guerra tra l'operaio cinese o indiano e quello italiano e nessuno esce vincitore. sono gli operai che fanno l'ago della bilancia nelle elezioni, mica gli imprenditori, e che votano gli operai ? vendono il loro voto per sentirsi un po " industriali della catena di montaggio " ?
gli operai e impiegati (perchè non è che gran parte degli impiegati sono messi meglio ) quando la smetteranno col sindacato diviso, faranno sciopero come si deve, non che ci sono i precari cococo cocopro coccodè che continuano a lavorare ecc e mantengono il servizio, allora forse la situzione migliorerà.
i diritti acquistati negli anni '70 sono ormai messi in discussione.
gli operai & impiegati svendono la loro pensione ! ma sopratutto quella dei figli che non avranno nemmeno un € per mettere il vecchietto nella casa di riposo o pagare la badante !
ogni operaio deve fare un esame di coscienza, è inutile protestare contro la delocalizzazione quando poi gli operai vanno a comprare prodotti assemblati all'estero ! incominciamo a non comprare i prodotti di aziende che chiudono in italia per produrre all'estero.
non vedete che gran parte delle persone ha contratto un finanziamento, mutuo ecc, queste nei prossimi anni purtroppo non consumeranno, e se non consumeranno ci sarà meno richiesta di beni e servizi, e meno opportunità lavorative, maggiori disoccupati significa avere meno garanzie perchè ci sarà sempre un disoccupato che accetterà condizioni lavorative svantaggiose per guadagnare qualcosa..
o si fanno adesso le scelte giuste o il futuro dei figli e nipoti sara molto peggio.
...

Chairon ha scritto:

Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria.


sul fatto che sia un uomo di cultura.... ho ancora qualche personale perplessità....

... ?
Chairon ha scritto:

Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino.


Why? perchè hai dato soldi a quell' industria ? ....
Chairon ha scritto:

Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta.

Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.

Odorava di dignità.

(Luca Mazzucco)

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ci sono due cose che sono sempre in mostra, gli zebedei del cane e i soldi dei poveretti !

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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: sab ott 02, 2010 9:21 am 
Schiavo
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Maxmel ha scritto:
si ma altrimenti le industrie chiudono e vanno all'estero...


Ma un par di bigoli è così :muro:

Solo in Italia abbiamo questa situazione, in Germania da poco Siemens ha firmato un accordo con i sindacati metalmenccanici per impedire il licenziamento dei dipendenti salvo approvazione del consiglio di fabbrica, in Italia gli imprendiminchia di confcazzari avrebbero gridato al comunista, al blocco del mercato del lavoro, crollo della competitvità e altri bla bla, dimenticandosi che forse l'Italia è la più cinesizzata delle economie dell'Europa unita, lavoriamo di più di altri paesi ma guadagnamo molto di meno.


Altro esempio sempre proveniente dalla Germania la locomotiva d'Europa: Audi ha distribuito nel luglio 2010 un premio di produttività di 1300 € a tutti i dipendenti...... qui da noi è già tanto se ti pagano lo stipendio entri i temini previsti.

E ci sono ancora tanti altri esempi....solo qui da noi due grossi sindacati girano con la lingua sporca di marrone ( e non è cioccolata) per compiacere alcuni politici di DX mettendolo sistematicamente nel baugigi dei lavoratori per meri interessi personali, e solo qui gli imprenditori chiedono riduzioni dei diritti e salari perchè la crisi morde, ma in realtà si sputtanano qualche migliaio di euro in champagne a sera ( vedasi il servizio delle iene).

In conclusione, secondo me, è solo colpa della mediocrità della classe dirigente e industriale se l'unica soluzione che sappiamo vedere per produrre è schiavizzare, fino a quando il lavoratore sarà un numero di matricola a cui è associato un costo da eliminare, e non una risorsa da valorizzare, l'Italia non uscirà mai dalla pozza di liquame in cui si trova.

E non c'è bisogno di ricette magiche per cambiare, basterebbe prendere da esempio paesi come Francia e Germania...che non credo siano abitate da alieni, ma solo da persona dotate di maggior buon senso, per trovare molte soluzioni ai nostri problemi.
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: sab ott 02, 2010 11:15 am 
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Eh, ma il paese va in un altra direzione :O
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
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lupotto ha scritto:
Maxmel ha scritto:
si ma altrimenti le industrie chiudono e vanno all'estero...


Ma un par di bigoli è così :muro:

Solo in Italia abbiamo questa situazione, in Germania da poco Siemens ha firmato un accordo con i sindacati metalmenccanici per impedire il licenziamento dei dipendenti salvo approvazione del consiglio di fabbrica, in Italia gli imprendiminchia di confcazzari avrebbero gridato al comunista, al blocco del mercato del lavoro, crollo della competitvità e altri bla bla, dimenticandosi che forse l'Italia è la più cinesizzata delle economie dell'Europa unita, lavoriamo di più di altri paesi ma guadagnamo molto di meno.


Altro esempio sempre proveniente dalla Germania la locomotiva d'Europa: Audi ha distribuito nel luglio 2010 un premio di produttività di 1300 € a tutti i dipendenti...... qui da noi è già tanto se ti pagano lo stipendio entri i temini previsti.

....


semplice, in germania fanno il ragionamento che se il dipendente viene licenziato, rimane in cassa o situazioni similari con un reddito tale da non permettergli di spendere oltre alla sopravvivenza, come conseguenza il lavoratore non compra oltre al minimo necessario, se un numero importante di persone non spendono le commesse dell'industria calano e si crea il circolo vizioso.
immettendo premi di produzione, adeguamento stipendi ecc il lavoratore spenderà una % del reddito il che fornirà aumenti del reddito all'industria, commercio, trasporti ecc e anche un maggiore introito fiscale per lo stato.

in italia invece si attua la politica del " drenaggio del risparmio ", cioè si spinge il lavoratore a scialacquare quanto risparmiato nei decenni passati per sopravvivere con un tenore di vita decente.
sta di fatto che quando finiranno i risparmi degli operai ... anche l'imprenditore emigrerà o intaccherà anche i propri risparmi oppure vivrà carcerato in casa per evitare furti rapine sequestri ecc...
basta girare nelle periferie industriali ormai decadute per vedere numerosissime famiglie non solo cassaintegrate che vivono sovvenzionate dai genitori pensionati che pagano bollette, libri ai nipoti, corredi scolastici,% di rate mutuo ecc .
con questo andazzo il sistema non reggerà, avrà costi sociali altissimi, ancora peggio è che visto le numerose industrie che delocalizzano compreremo molti prodotti importandoli dall'estero, cioè un flusso di denaro che uscirà dall'italia in un prossimo futuro .
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: sab ott 02, 2010 12:28 pm 
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lupotto ha scritto:
Maxmel ha scritto:
si ma altrimenti le industrie chiudono e vanno all'estero...



<cut>

Altro esempio sempre proveniente dalla Germania la locomotiva d'Europa: Audi ha distribuito nel luglio 2010 un premio di produttività di 1300 € a tutti i dipendenti...... qui da noi è già tanto se ti pagano lo stipendio entri i temini previsti.



e mi pare anche logico, basta guardare anche le vendite qui nel nostro paese o chiedere in giro che macchine si preferiscono, siamo tra i pochi che preferiscono prodotti esteri ai nazionali, provate a chiedere in francia se al posto della mangiarane o della renault preferiscano la golf oppure in germania se preferiscono la giulietta alla golf
invece se fai la stessa domanda qui da noi la risposta sarà l'opposto
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sider ? ha scritto:
Un giorno ho visto per strada un tizio barcollante , sporco, pieno di chiazze verdi e pus, infastidiva bambine e rubava i soldi alle vecchiette: era uno che postava nel DS.

Le auto straniere non sono nel mio core businnes (cit.)
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: sab ott 02, 2010 12:47 pm 
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matti157 ha scritto:
...

e mi pare anche logico, basta guardare anche le vendite qui nel nostro paese o chiedere in giro che macchine si preferiscono, siamo tra i pochi che preferiscono prodotti esteri ai nazionali, provate a chiedere in francia se al posto della mangiarane o della renault preferiscano la golf oppure in germania se preferiscono la giulietta alla golf
invece se fai la stessa domanda qui da noi la risposta sarà l'opposto


io ho comprato un auto italiana, io do soldi buoni e non voglio comprare porcherie che appena uscite dalla fabbrica , mia mamma ha una 600 col cambio rumoroso che fischia sopra ai 100km\h , la mia punto a 70000 Km ha fuso la guarnizione della testa !
ma pensate avevo una punto star del '98 e all'epoca quando è arrivata al concessionario sono andato a prenderla, sono salito sopra, e sono andato a farmi un giro, vado a casa apro il bagagliaio per mettere dentro roba e .... manca la luce ! sarà bruciata ! guardo il giorno dopo la luce del bagagliaio non esisteva ! contattato il concessionario mi conferma che è optional ! .
mai piu comprerò un auto italiana !
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ConteZero ha scritto:
Maxmel ha scritto:
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Ma neanche tanto.
Qualche anno fa in Corea (del Sud) sono iniziati gli scioperi contro lo sfruttamento dei lavoratori, per chiedere diritti e garanzie... ed a poco a poco queste cosucce iniziano a succedere OVUNQUE.

ero un tantinello ironico...
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Maxmel ha scritto:
ConteZero ha scritto:

Ma neanche tanto.
Qualche anno fa in Corea (del Sud) sono iniziati gli scioperi contro lo sfruttamento dei lavoratori, per chiedere diritti e garanzie... ed a poco a poco queste cosucce iniziano a succedere OVUNQUE.

ero un tantinello ironico...


Lo so, ho semplicemente voluto ribattere.
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
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C'è poco da fare signori, gli operai nella realtà sono visti come numeri e carne da cannone.....ovviamente scopando sotto il tappeto le questioni di natura morale che questo solleva.

Tanto alla dignità conquistata con la fatica qualcuno contropporrà sempre per esistere altre (più o meno presunte) dignità.
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: dom ott 03, 2010 9:26 am 
lowenz ha scritto:
C'è poco da fare signori, gli operai nella realtà sono visti come numeri e carne da cannone.....ovviamente scopando sotto il tappeto le questioni di natura morale che questo solleva.

Tanto alla dignità conquistata con la fatica qualcuno contropporrà sempre per esistere altre (più o meno presunte) dignità.


Finché non s'incazzano!
E di solito succede in un giorno quello che non è accaduto in 20 anni.
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MessaggioInviato: dom ott 03, 2010 9:31 am 
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mixkey3 ha scritto:
lowenz ha scritto:
C'è poco da fare signori, gli operai nella realtà sono visti come numeri e carne da cannone.....ovviamente scopando sotto il tappeto le questioni di natura morale che questo solleva.

Tanto alla dignità conquistata con la fatica qualcuno contropporrà sempre per esistere altre (più o meno presunte) dignità.


Finché non s'incazzano!
E di solito succede in un giorno quello che non è accaduto in 20 anni.

Se s'incazzano c'è l'esercito :D
Cioè altri lavoratori che lavorano per un altro concetto di dignità e che non si fanno problemi ad eseguire il proprio lavoro.....non si può fare niente mi spiace, a parte essere più furbi dei furbetti.
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: dom ott 03, 2010 9:36 am 
lowenz ha scritto:
mixkey3 ha scritto:

Finché non s'incazzano!
E di solito succede in un giorno quello che non è accaduto in 20 anni.

Se s'incazzano c'è l'esercito :D
Cioè altri lavoratori che lavorano per un altro concetto di dignità e che non si fanno problemi ad eseguire il proprio lavoro.....non si può fare niente mi spiace, a parte essere più furbi dei furbetti.


E' gia successo, succedera di nuovo, basta che non vadano a lavorare non occore mica la rivolta. Niente corrente (e questa volta sarebbe piu' tosta che nel 69), niente pane, niente per due mesi come nel glorioso 69 che frutto un raddoppio dello stipendio.

Purtroppo dopo sono arrivati i paninari e i loro anni di fango e qui c'e' il prodotto dei coglioni di quella generazione.
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: dom ott 03, 2010 9:45 am 
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mixkey3 ha scritto:
E' gia successo, succedera di nuovo, basta che non vadano a lavorare non occore mica la rivolta. Niente corrente (e questa volta sarebbe piu' tosta che nel 69), niente pane, niente per due mesi come nel glorioso 69 che frutto un raddoppio dello stipendio.

Va che ora è quasi tutto automatizzato nei settori "chiave", è anche per questo che gli operai sono ancora meno considerati di prima.
Oltretutto con la mentalità diffusa oggi avremmo la guerra fra i poveri, non è questione di figli di coglioni paninari, è questione che il virus del "sogno" si è diffuso e ormai non lo schiodi più.
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: dom ott 03, 2010 9:49 am 
lowenz ha scritto:
mixkey3 ha scritto:
E' gia successo, succedera di nuovo, basta che non vadano a lavorare non occore mica la rivolta. Niente corrente (e questa volta sarebbe piu' tosta che nel 69), niente pane, niente per due mesi come nel glorioso 69 che frutto un raddoppio dello stipendio.

Va che ora è quasi tutto automatizzato nei settori "chiave", è anche per questo che gli operai sono ancora meno considerati di prima.
Oltretutto con la mentalità diffusa oggi avremmo la guerra fra i poveri, non è questione di paninari, è questione ch il virus del "sogno" si è diffuso e ormai non lo schiodi più.


http://www.lemonde.fr/societe/infographie/2010/10/02/la-carte-des-manifestations-du-2-octobre_1419239_3224.html#xtor=RSS-3208001

I mangiarane si svegliano sempre prima.

Le automazioni hanno bisogno di manutenzione e non poca. Fa che un alternatore vada fuori sinc e vedrai cosa fa il soldataccio ignorante davanti a un black out generale che avverrebbe dopo una decina di ore di mancato presidio del dispacciamento nazionale.
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: dom ott 03, 2010 9:53 am 
edit doppio


Ultima modifica di mixkey3, dom ott 03, 2010 9:53 am, modificato 1 volta.
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: dom ott 03, 2010 9:53 am 
Aborigeno siciliano. Attenzione, specie protetta.
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lowenz ha scritto:
mixkey3 ha scritto:
E' gia successo, succedera di nuovo, basta che non vadano a lavorare non occore mica la rivolta. Niente corrente (e questa volta sarebbe piu' tosta che nel 69), niente pane, niente per due mesi come nel glorioso 69 che frutto un raddoppio dello stipendio.

Va che ora è quasi tutto automatizzato nei settori "chiave", è anche per questo che gli operai sono ancora meno considerati di prima.
Oltretutto con la mentalità diffusa oggi avremmo la guerra fra i poveri, non è questione di figli di coglioni paninari, è questione che il virus del "sogno" si è diffuso e ormai non lo schiodi più.


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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: dom ott 03, 2010 9:54 am 
whistler ha scritto:
lowenz ha scritto:
Va che ora è quasi tutto automatizzato nei settori "chiave", è anche per questo che gli operai sono ancora meno considerati di prima.
Oltretutto con la mentalità diffusa oggi avremmo la guerra fra i poveri, non è questione di figli di coglioni paninari, è questione che il virus del "sogno" si è diffuso e ormai non lo schiodi più.


Quoto :cryy:


Quando manca il cibo, ma davvero, il sogno finisce anche per i piu' idioti.
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: dom ott 03, 2010 10:00 am 
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I "soldatacci" hanno i loro ingegneri/tecnici che sono competenti quanto quelli civili.

La questione al massimo è tutta sul cibo, ma attualmente i contadini hanno più la mentalità dell'artigiano/imprenditore che quella dell'operaio quindi il risultato è/a me pare scontato: guerra tra poveri.
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Ultima modifica di lowenz, dom ott 03, 2010 10:28 am, modificato 1 volta.
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 Oggetto del messaggio: Re: Lettera del figlio di un operaio
MessaggioInviato: dom ott 03, 2010 10:03 am 
lowenz ha scritto:
I "soldatacci" hanno i loro ingegneri/tecnici che sono competenti quanto quelli civili.

La questione al massimo è tutta sul cibo, ma attualmente i contadini hanno più la mentlità dell'artigiano/impnreditori che quella dell'operaio quindi il risultato è a me pare scontato: guerra tra poveri.



Mandali in una situazione che non conoscono e vedrai le risate.
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