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 Oggetto del messaggio: È morto Nestor Kirchner, l'uomo della “nuova” Argentina.
MessaggioInviato: mer ott 27, 2010 11:15 pm 
Schiavo
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È morto Néstor Kirchner

Néstor Kirchner, ex-presidente argentino e marito dell’attuale presidente Cristina Fernández, è morto improvvisamente oggi a Calafate, nell’estremo Sud del quale era originario.

Era stato ricoverato nelle scorse ore per la terza volta in pochi mesi per problemi cardiaci. Peronista da sempre, aveva da poco compiuto 60 anni ed era stato presidente dal 2003 al 2007 negli anni difficili post-default, contribuendo in maniera decisiva a rimettere in piedi l’Argentina dopo la notte neoliberale, ed essendo con il brasiliano Lula e il venezuelano Hugo Chávez una figura chiave nel processo di integrazione latinoamericana. Dallo scorso maggio era segretario generale di UNASUR, l’Unione delle Nazioni Sudamericane. Tra i suoi contributi fondamentali vi fu l’abrogazione delle leggi di impunità verso la dittatura militare e l’apertura di migliaia di processi contro le violazioni di diritti umani durante l’ultima dittatura (1976-1983) che causò 30.000 desaparecidos.

Immagine

Fonte: Giornalismo Partecipativo


L’eredità di Néstor Kirchner sull’America latina del XXI secolo

Chi poteva immaginare Nestor Kirchner, il ragazzo della Gioventù Peronista divenuto presidente della Nazione in uno dei momenti più difficili della storia mai facile dell’Argentina, come un cardiopatico morto a sessant’anni appena compiuti? Chi poteva immaginare, ricordando l’immensa vitalità con la quale saltava da un capo all’altro della Patria grande latinoamericana, che in questo inizio di XXI secolo aveva contribuito a disegnare nella sua ineludibile integrazione, che il suo cuore potesse non reggere più?

Anche quando nelle ultime settimane erano giunte notizie allarmanti su ricoveri e interventi chirurgici, si collocava Don Néstor ancora nella sfera dei giovani cavalli di razza della politica continentale. E lo si vedeva alla vigilia di lanciarsi in una nuova e più appassionante sfida politica, quella di succedere a sua moglie Cristina e tornare alla Casa Rosada per dare continuità al progetto kirchnerista di Argentina. È quel progetto che aveva plasmato la speranza dell’Argentina nei giorni bui dell’uscita dalla notte neoliberale che aveva portato il paese al crollo di fine 2001.

Ancora pochi giorni fa svolgeva un ruolo attivissimo nella soluzione del colpo di Stato in Ecuador contro il governo amico di Rafael Correa, lui segretario generale di quella UNASUR, l’Unione delle Nazioni Sudamericane che in poco tempo si è imposto come il principale consesso regionale sulla base del fatto che il contributo degli Stati Uniti (da sempre egemoni nell’OSA, l’Organizzazione degli Stati Americani) è in genere il problema e quasi mai la soluzione alle crisi regionali.

Il primo straordinario contributo di don Néstor fu evitare il far ripiombare il paese nel passato obbligando il suo rivale Carlos Menem a rinunciare al ballottaggio al quale erano giunti insieme nella corsa alla prima elezione presidenziale post-crollo del dicembre 2001. Menem era l’uomo simbolo delle peggiori tragedie neoliberali, della distruttiva parità col dollaro che in 13 anni aveva completamente deindustrializzato il paese, della chiusura delle mense costringendo migliaia di bambini a morire di fame, dell’abbandono delle scuole e degli ospedali pubblici, del disastro culturale prodotto dalle televisioni commerciali, dell’impunità per le violazioni dei diritti umani e delle “relazioni carnali” con gli Stati Uniti.

Semplicemente sconfiggendo la prospettiva dell’eterno ritorno di un governo coloniale a Buenos Aires, Néstor Kirchner aprì una pagina nuova nella storia del grande paese australe. Per voltare pagina, in un modello sociale, quello kirchnerista, non certo radicale, ricostituì la sovranità nazionale stuprata dalla dittatura del Fondo Monetario Internazionale. Con l’aiuto politico ed economico del brasiliano Lula da Silva e del venezuelano Hugo Chávez, chiuse la pagina più nera della storia argentina saldando il debito con l’FMI e recuperando la capacità del paese di scegliere le proprie priorità. Inaugurò così una stagione nella quale rifecero capolino le nazionalizzazioni, un vero tabù in un paese completamente privatizzato, e fu uno dei baluardi, di nuovo con Lula e Chávez, nell’impedire il progetto dell’ALCA.

L’Area di Libero Commercio delle America doveva essere la risposta di George Bush alla Cina: l’intera America latina doveva essere un’immensa maquiladora dove in condizioni di lavoro semischiaviste, omologhe a quelle cinesi, gli Stati Uniti potevano combattere la battaglia per l’egemonia mondiale con il paese asiatico organizzando l’intera economia latinoamericana in nome di tale supremo interesse. Fu un battaglia che gli USA persero in quei giorni di Mar del Plata nel 2005 quando Kirchner sfilava con al fianco Diego Armando Maradona e gridava insieme a tutto un continente il proprio NO al modello neocoloniale rappresentato da Bush. Se è ragionevole sostenere che il neoliberismo non è mai tramontato in America latina, anche nei paesi integrazionisti, è altrettanto vero che la rottura della teoria della dipendenza operata in questo decennio da uomini come Néstor Kirchner è la premessa fondamentale alla costruzione di un modello sociale meno ingiusto.

Proprio con Lula e Chávez, don Néstor inaugurerà quel “concerto latinoamericano”, consultazioni quotidiane e incontri continui, che hanno portato a quello straordinario fiorire delle relazioni economiche (più che triplicate) e politico sociali nella regione, fino a ieri impedite dal modello neocoloniale di sviluppo.

Ma il contributo del ragazzo della Gioventù Peronista non si ferma alla politica economica e internazionale. In un momento nel quale il paese doveva ricostituire la propria dignità, capì che questa non potesse sedimentarsi senza giustizia. Così Kirchner si caricò del peso e del rischio politico di abrogare le leggi dell’impunità volute in epoca neoliberale per i militari violatori dei diritti umani responsabili dei 30.000 desaparecidos. Se oggi migliaia di processi per violazioni dei diritti umani sono in corso e l’Argentina è in grado di puntare il dito contro paesi come la Spagna incapace di fare giustizia per i crimini del franchismo, ciò è merito di quella generazione testarda di militanti di sinistra e peronisti della quale Kirchner faceva parte e che con l’abrogazione delle leggi d’impunità, Punto Finale e Obbedienza Dovuta, qualcosa di impensabile nell’Argentina neoliberale, ha saldato un impegno morale con i compagni sterminati per imporre il modello economico che ha distrutto il paese.

Oggi che finisce la corsa di Néstor Kirchner si aprono grandi interrogativi. Il kirchnerismo, il presidente, Cristina Fernández, hanno davanti a loro ancora un anno di governo per superare l’assenza del candidato naturale alla presidenza della Repubblica nelle elezioni del prossimo anno. La nuova America latina deve superare la prima scomparsa di un suo leader storico. La continuità dei processi popolari non è assicurata, ma le premesse, anche per l’azione di personaggi come Néstor Kirchner, ci sono tutte.

Fonte: Giornalismo Partecipativo.
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 Oggetto del messaggio: Re: È morto Nestor Kirchner, l'uomo della “nuova” Argentina.
MessaggioInviato: gio ott 28, 2010 1:20 am 
Schiavo
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Perché sei interessato al Sud America? Per la veloce evoluzione politica?
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 Oggetto del messaggio: Re: È morto Nestor Kirchner, l'uomo della “nuova” Argentina.
MessaggioInviato: gio ott 28, 2010 11:03 pm 
Schiavo
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Aldin ha scritto:
Perché sei interessato al Sud America? Per la veloce evoluzione politica?

M'interessa la politica, e m'interessa a livello mondiale.

Poi trovo che i governi progressisti sudamericani stiano facendo in linea di massima un buon lavoro, anche introducendo norme innovative, che possono portare ad una democrazia piú effettiva. Ad esempio penso alla recente legge sull'informazione in Argentina.

Poi devo dire di conoscere questo sito che parla estesamente di America Latina, mentre ne conosco assai meno che parlino di altre zone interessanti (India, Cina, Sud Est asiatico).
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 Oggetto del messaggio: Re: È morto Nestor Kirchner, l'uomo della “nuova” Argentina.
MessaggioInviato: gio ott 28, 2010 11:06 pm 
Schiavo
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Aldin ha scritto:
Perché sei interessato al Sud America? Per la veloce evoluzione politica?
A te non t'interessa sapere cosa succede nel resto del mondo? Cambi canale quando si parla di esteri?
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 Oggetto del messaggio: Re: È morto Nestor Kirchner, l'uomo della “nuova” Argentina.
MessaggioInviato: gio ott 28, 2010 11:10 pm 
Schiavo
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Ja]{|e ha scritto:
Aldin ha scritto:
Perché sei interessato al Sud America? Per la veloce evoluzione politica?
A te non t'interessa sapere cosa succede nel resto del mondo? Cambi canale quando si parla di esteri?

A me interessa quasi piú la politica estera, visto che quella italiana è incentrata solo su Berlusconi. Tutto sommato mi consola pensare che l'Italia a livello mondiale non è poi cosí rilevante...
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MessaggioInviato: gio ott 28, 2010 11:12 pm 
Schiavo
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I mercati e la stampa neoliberale plaudono alla morte di Néstor Kirchner e sognano José Serra in Brasile

Alla notizia della morte di Néstor Kirchner i mercati schizzano verso l’alto. Per il “Wall Street Journal” la morte è positiva perché apre la prospettiva ad un governo “market friendly”, che vuol dire “people unfriendly”.

Testuale: “la morte di Kirchner è un’opportunità”. Per il momento dovranno farsi una ragione del fatto che alla Casa Rosada c’è Cristina Fernández de Kirchner, alla quale in queste ore sta arrivando la solidarietà di tutti i democratici d’America (nell’immagine la bella copertina di Página12 di oggi, disegnata da Daniel Paz).

A questo link leggi anche l’editoriale di Gennaro Carotenuto su Néstor Kirchner.

Intanto il “Financial times” endorsa (invita i brasiliani a votare) per José Serra nell’imminente ballottaggio contro Dilma Rousseff. Con un linguaggio insolitamente aggressivo e maschilista il quotidiano londinese liquida Dilma come “una protégée” di Lula. Nel succo il motivo dell’endorsement è che Serra può allontanare il ritorno della minaccia Lula nel 2014. Il governo brasiliano ha risposto ufficialmente che il tempo del colonialismo è passato da un pezzo.

Sia il “Wall Street Journal” che il “Financial Times” sono ossessionati dall’integrazione latinoamericana, che ovviamente vedono come il fumo negli occhi, e dall’amicizia dell’Argentina di Néstor e Cristina e del Brasile di Lula e Dilma con il Venezuela e con Cuba e dalla capacità soprattutto brasiliana di giocare da attore globale per esempio per evitare una guerra con l’Iran.

Continuano a vedere il mondo con il solo paraocchi del loro tornaconto, indifferenti alla vita e alla morte delle persone (le loro intere collezioni testimoniano il plauso all’Argentina neoliberale per le misure economiche che mandavano a morte per fame migliaia di bambini) fino ad applaudire alla morte di un politico democratico perché questa morte farà loro guadagnare soldi. Nel loro delirio razzista, non riescono neanche a pensare una politica internazionale policentrica e nella quale un paese del sud del mondo, il Brasile (figuriamoci l’Argentina o il Venezuela) non debba chiedere il permesso a loro. Al mondo, per fortuna, le voci ciniche di sciacalli mediatici come il “Wall Street Journal” o il “Financial Times” o l’ “Economist” sono sempre più flebili. E se milioni stanno piangendo don Néstor, nessuno verserebbe una lacrima per tali sciacalli mediatici.

Fonte: Giornalismo partecipativo
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Cylon
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mi da' l'idea de: quanto il gatto muore, i topi ballano
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Sed quis custodiet ipsos custodes? ??? ????, ??? ??????
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