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Non sarà tanto per colpa dei conti dell’Inps che le generazioni nate dopo il 1970 rimarranno senza una pensione dignitosa quando arriveranno a fine carriera lavorativa. Ma perché non versano abbastanza per ottenere un’assegno previdenziale degno di questo nome.
Tutto ciò fa parte di una realtà che abbiamos egnalato in più di una occasione. Nessuno, negli ultimi venti anni, ha pensato a tutelare le giovani generazioni: si tagliano le spese per la cultura, l’università, la scuola dell’obbligo. Ma soprattutto si è consentita l’apertura del mercato sul modello dei paesi anglosassoni senza le tutele che quest’ultimi garantiscono ai giovani. Per dire: anche in Danimarca non ci sono troppi paletti alla possibilità delle aziende di licenziare. ma esiste una rete sociale a pratizione di chi perde il posto per almeno un anno e mezzo che consente un rapido riciclo.
In Italia – lo abbiamo scritto in più di una occasione – esiste solo la cassa integrazione, che potegge solo chi ha un lavoro a tempo determinato. Quidni, unos trumento del tutto inutile per i giovani che per la maggior parte hanno solo contratti para-subordinati.
Da qui, la questione delle pensioni che nonc is aranno. Secondo un calcolo di una società indipendente (Progetica, specializzata in in consulenza all’educazione e pianificazione finanziaria),un giovani diciamo di 35 anni “potrà arrivare nella versione più ottimistica al 58% dell’ultimo reddito, solo al 40% in quella pessimistica”.
Conosciamo già qualche obiezione. Questi stuidi servono come la manna alle società finanziarie che vendono piani di pensione integrativa. Forse. Ma sentiamo cosa dice Anna Soru, presidente di Acta (Associazione consulenti del terziario avanzato). ”Ma chi può permettersi le pensioni integrative? Il livello contributivo delle partite Iva è già basso es esposto a mancati pagamenti. Innalzare i contributi o chiedere di scegliere la pnesione integrativa sarebbe l’ennesima beffa per chi non ha contrattazione collettiva: il costo ricaddrebbe su di loro. I clienti pagherebbero la stessa cifra da cui dedurre una percentuale previdenziale più alta. A quel punto ci sarebbe un’impennata di lavoro nero ed evasione fiscale”.
Forse che ci sia qualcosa da rivedere che non ha a che faro con i conti dell’Inps?