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Lo scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini si trasferisce nelle aule parlamentari. Il Pdl, infatti, come già annunciato ieri in un comunicato, fa quadrato attorno al premier e sta preparando una mozione a sostegno dell'azione di governo che sarà presentata al Senato. Una scelta non casuale visto che l'esecutivo gode a palazzo Madama di una maggioranza abbastanza solida anche senza i voti dei finiani (la pattuglia di Fli conta dieci parlamentari in quest'ala del Parlamento). Quasi in contemporanea, però, Pd e Idv presentano una mozione di sfiducia contro il governo alla Camera, dove invece i numeri non sono favorevoli al cavaliere. Che stamane ha lasciato Seul e il G20 disertando la conferenza stampa di fine vertice.
Il capogruppo dei democratici a Montecitorio ha scritto una lettera al presidente della Camera Fini chiedendo l'immediata calendarizzazione: la capigruppo si terrà martedì. Ma, calendario alla mano, la mozione verrà esaminata dall'Aula, molto probabilmente, dopo la finanziaria. Insomma, lo show-down tra il premier e l'ex alleato dovrebbe cominciare con tutta probabilità dopo il via libera alla legge di stabilità, che i finiani hanno promesso di votare, sfilandosi invece nel caso in cui l'esecutivo decidesse di porre la fiducia sul provvedimento.
Dunque Berlusconi vuole un confronto in aula e non accetterà l'ultimatum dell'ex leader di An. E la linea del premier è stata ribadita oggi dal capogruppo del Pdl a Montecitorio. «Il chiarimento vero verrà dopo la finanziaria». Faremo, ha aggiunto l'esponente pidiellino, «una verifica parlamentare, al Senato e alla Camera, e lì si vedrà quale sarà l'orientamento della maggioranza di deputati e senatori». Se il governo incasserà la fiducia, ragiona Cicchitto, «si andrà avanti. Qualora ci fosse un atteggiamento diverso per noi è chiaro che l'unico sbocco democraticamente possibile è tornare davanti al popolo sovrano».
La strategia del cavaliere è chiarissima: il premier sa di poter raccogliere una maggioranza certa a palazzo Madama che potrebbe spendere poi al Quirinale per sbarrare la strada a un eventuale governo tecnico. Ma, al di là dei numeri, che sono dalla sua, Berlusconi lavora a blindare l'esito della partita al Senato e starebbe pensando di occupare subito le caselle lasciate libere da Fli (i quattro componenti finiani dell'esecutivo si dimetteranno lunedì) in modo da offrirle a qualche senatore recalcitrante della maggioranza. Ad ogni modo il premier è deciso a prendere tempo almeno fino a dicembre in modo da stringere ancor di più il patto di fedeltà con Umberto Bossi garantendo il via libera ai decreti attuativi del federalismo. E lunedì sera il cavaliere incontrerà il senatur ad Arcore proprio per rinsaldare l'asse con il Carroccio.
Insomma per Berlusconi e i suoi non esiste altra strada che il voto se la verifica dovesse avere esito negativo. Per il momento, però, la priorità resta l'approvazione della finanziaria, come ha chiesto nei giorni scorsi il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. «Credo che da parte di tutti, per senso di responsabilità, ci sia l'impegno - spiega Cicchitto - di espletare l'iter parlamentare delle cose più significative, in primo luogo quello della finanziaria, perchè c'è un problema che abbiamo davanti al paese per la tenuta dell'economia italiana in una situazione in cui la crisi economica internazionale non è finita. Quindi il chiarimento vero avverrà dopo l'approvazione». Quanto all'annuncio fatto da Italo Bocchino («voteremo la legge di stabilità ma non una eventuale fiducia»), Cicchitto è netto. «Ognuno assumerà le proprie responsabilità».
La strategia di Berlusconi: prima la finanziaria poi la richiesta di fiducia al Senato - Il Sole 24 OREInsomma vogliono forzare la mano,far uscire allo scoperto le debolezze o il coraggio di FLI e inoltre si vedrà se passeranno i decreti attuativi del federalismo e vedere quindi anche qui se i finiani si levano la maschera.