La tv italiana di veline e voyeurismo è politically (in)correctQualche giorno fa un mini abitino indossato da Michelle Hunziker aveva suscitato perplessità in Germania per la troppa carne esposta allo sguardo del pubblico del tedesco Scommettiamo che? (Wetten das?) di cui la soubrette che ben conosciamo è assistente alla conduzione insieme a Thomas Gottschalk. Molti giornali tedeschi ne hanno parlato il giorno dopo, e ovviamente la notizia è rimbalzata anche da noi…ma quale notizia? Chi di noi si sarebbe scandalizzato per una donna che arriva in tv con minigonna e spalle nude?
A parere di molti la “trovata” serviva a riprendere un pò di ascolti leggermente in declino, tentando sull’aspetto sexy nel caso non bastassero i super ospiti (nella stessa serata in discussione anche Denzel Washington e Miley Cyrus), ma la stampa non è stata affatto tenera se sul Die Welt
si poteva leggere «Se è vero che in tempi di crisi le gonne e gli abiti si accorciano, allora la rete Zdf è giunta al punto di dover considerare una chiusura anzitempo del suo show del sabato sera» (la Zdf è la rete tedesca su cui va in onda la trasmissione, equivalente alla nostra Rai 2, ndr.). Ancora peggio, ma decisamente illuminante su come gli altri vedono la tv italiana il quotidiano Stern:
«Quell’abito di Michelle Hunziker era talmente corto che sarebbe stato meglio in uno dei programmi italiani di Berlusconi».
Appunto. Forse noi non ce ne saremmo neanche accorti dell’abitino. Abituati a passerelle provocatorie, veline con pochi centimetri di stoffa, vallette che mostrano
generosi lati b e fili interdentali al posto dei bikini delle partecipanti delle Isole dei Famosi nessun giornale avrebbe sprecato un solo rigo. E certo i telespetattori uomini non ne avrebbero parlato al bar la mattina dopo.
Noi siamo stati allevati ed educati ad una tv spregiudicata, piena di carne, che ha nutrito la generazione voyeuristica che sbircia oggi nella casa del Grande Fratello. E in principio fu la nascita della tv privata, sin da trasmissioni come Colpo grosso, (1987)
il primo sexy-varietà della tv italiana, progenitore insieme a Drive in (1983) del
“fenomeno del velinismo, quel fantasma del peccato che alcuni temono rappresenti un modello di riferimento fra i più perniciosi fra quanti veicolati dalla tv”. Ed ora torniamo al commento dello Stern, che sa bene cosa va inda sulla tv
di Berlusconi, visto che già Drive In andava in onda su rete Fininvest e Colpo Grosso su Italia 7, controllata da Fininvest
(Già ai tempi si mormorava che dietro al programma ci fosse lo zampino di Silvio Berlusconi: non aveva il coraggio di trasmetterlo sulle sue reti?).Da allora, e a distanza di trent’anni chi controlla gran parte della tv e la qualità di certa tv non sono cambiate, e i giornali stranieri ci sbeffeggiano. Forse sarà vero che, come si legge in un articolo sull’
Espresso,
Cita:
La televisione berlusconiana è stata la grande fonte dell’immaginario sessuale del Capo: gioco collettivo, orgia visiva, scherzo, risata, battuta salace, sessualità pecoreccia, e soprattutto evasione dalla vita stessa, dalla sua insopportabile quotidianità. Non più tenuto a freno dalle ideologie, dal comunismo e dal cattolicesimo, diventati residuali, come aveva capito a metà degli anni Settanta Pasolini, “Colpo grosso” è andato al potere. Si è trasferito dagli studi di Italia 7 ai palazzi della politica italiana, dai set televisivi alle ville del Capo.
ancora:
Se si deve immaginare cosa succede nelle varie residenze del presidente del Consiglio, cosa che scandalizza milioni di italiani, ma insieme ne eccita la curiosità, basta ritornare alla trasmissione di Smaila e portare alle estreme conseguenze ciò che là avveniva sotto gli occhi dei telespettatori arrapati.Allora leggere i giornali per sapere cosa succede nel mondo politico e accendere la tv ul GF diventano azioni interscambiabili, che mostarno la stessa faccia o meglio lo stesso lato a/b che gli italiani pretendono di vedere dopo una lunga educazione. Ma forse c’è uno spiraglio, un’alternativa al bunga bunga politico e televisivo, almeno sul piccolo schermo, se 8 milioni di telespetattori hanno ascoltato la prima puntata di Vieni via con me, vuol dire che la voglia di evasione c’è, ma in tutta’altra direzione della notra classe dirigente.
Naaaa ma in tutti i paesi e donnine vanno ignude in tivvù a qualsiasi ora del giorno