The Dark Side of Hardware Upgrade Forum

...bringing out the worst in you since 2003...
Oggi è sab ott 24, 2026 7:55 pm

Tutti gli orari sono UTC +1 ora


-->
-->

Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 10 messaggi ] 
Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Quel matrimonio d'interesse fra la Germania e l'Unione europea
MessaggioInviato: gio nov 25, 2010 1:34 pm 
Schiavo
Avatar utente
Iscritto il: gio lug 15, 2010 7:48 pm
Messaggi: 3231
Località: Biellese
Nonostante una crisi finanziaria gravissima tra l'inizio del 2005 e l'autunno 2010, il numero dei disoccupati tedeschi è sceso da 5 milioni a meno di tre. L'Ocse ha appena previsto che nei prossimi anni il surplus con l'estero della Germania tornerà a superare quello della Cina. Come è possibile per i paesi dell'euro convivere con questo "elefante nella scialuppa"?
Il grafico della produzione industriale dà un'immagine della divergenza che si sta creando anche nei confronti di Francia e Italia (-15% nei soli ultimi 4 anni).

E la Germania sembra essersi staccata dal ciclo europeo e replicare il Pil globale, com'è logico per un paese che ha una quota di commercio estero sul Pil quasi doppia rispetto a quella della media dei paesi del G-7. Tra il gennaio 2007 e oggi, l'export tedesco verso la Cina è cresciuto dell'80%, quello verso l'India del 40%, quello verso la Francia non è variato e quello verso la Spagna è sceso del 20 per cento. Secondo i calcoli di Goldman Sachs, alla fine del 2011 la Cina sarà per la Germania un partner commerciale più importante della Francia. Vale appena la pena di ricordare che la Ue è nata sulla spina dorsale dei rapporti commerciali franco-tedeschi.

Agganciare lo sviluppo tedesco non è impossibile, altri paesi lo stanno facendo: Benelux, Slovacchia, Scandinavia, Ungheria, Olanda, Austria e Polonia per esempio. Ma per i paesi in difficoltà o considerati alla periferia si assiste a un distacco reale dal centro di gravità economica europeo. Spagna, Irlanda e Italia sono i tre paesi che risentono meno degli stimoli tedeschi. Una politica fiscale espansiva a Berlino ha effetti in Slovacchia dieci volte maggiori di quelli sull'Italia, in Ungheria di otto volte e perfino in Francia e Gran Bretagna l'effetto è quasi doppio rispetto a quello sull'economia italiana. L'Italia ha in parte replicato il modello tedesco di subforniture all'Est europeo e quindi forse ha flussi commerciali indiretti che correggerebbero le stime, ma c'è il rischio comunque di distaccarsi troppo dal maggiore attore commerciale mondiale. Un giorno, infatti, la Cina replicherà lo stesso livello di qualità delle produzioni tedesche e sarà più difficile esportare, come si vede oggi nelle macchine per ufficio o in quelle elettroniche, ma si tratterà di un processo pluriennale e altri mercati nel frattempo stanno per aprirsi e garantire che il modello trainato dall'export resti avvantaggiato.

Perché il successo tedesco non spacchi l'Europa è necessario che il difficile adeguamento strutturale dei paesi della periferia sia aiutato da una ripresa sorretta dalla domanda interna tedesca. Il grafico sui consumi in pagina dimostra che non sarà facile che avvenga spontaneamente. Mentre il consumo nel resto d'Europa è cresciuto sensibilmente negli ultimi dieci anni, in Germania è rimasto stabile. Stabile d'altronde è anche il reddito disponibile delle famiglie. I salari lordi, infatti, sono gravati da oneri fiscali molto cresciuti tra il 2007 e il 2009.

Teoricamente il progetto del governo di Berlino di tagliare le tasse va dunque nella direzione giusta, ma è dubbio che vedrà mai la luce. Il recente rapporto annuale dei saggi dell'economia tedesca - particolarmente "patriottico" quest'anno - riflette tutte le resistenze tedesche alle richieste europee e globali di stimoli che passino dall'aumento dei salari o anche da riduzioni di tasse o aumenti di spesa pubblica.

Non c'è modo di scuotere questa sordità tedesca, nemmeno suggerendo il ricorso agli investimenti pubblici: nel 2011 è previsto che aumentino solo dello 0,5%, ma nel 2012 a seguito dei provvedimenti di consolidamento fiscale scenderanno del 15,9 per cento.
Il consenso in Germania è per una politica di continuità: contenimento dei salari e riforme del mercato del lavoro con l'obiettivo, supportato dalle stime acrobatiche della Bundesbank, di aumentare l'occupazione e la crescita e attraverso questa strada contribuire alla domanda interna e alle importazioni dall'estero. Purtroppo i risultati degli ultimi dieci anni raccontano una storia diversa. La riduzione dei salari non ha affatto coinciso con un aumento della domanda interna, come dimostra il tasso di crescita del Pil mediamente molto basso nel decennio. Può darsi che ci sia un aggiustamento in corso e che in futuro le cose cambino, ma è lecito essere scettici.

La versione ufficiale di Berlino è che la moderazione salariale degli ultimi dieci anni sia stata solo una compensazione degli eccessi degli anni 90. Ma nelle statistiche non vi è evidenza di ciò. In una parte isolata del rapporto dei saggi si legge invece un'analisi molto diversa: le grandi riforme del mercato del lavoro non avrebbero ridotto la disoccupazione nella parte occidentale del paese dove il numero dei disoccupati è rimasto inalterato tra il 2000 e il 2010 (2,4 milioni). Quello che è cambiato è stato il superamento della disoccupazione nelle regioni orientali, cioè di fatto il compimento della riunificazione.

Quanto all'aumento dei salari, negli ultimi dieci anni gli altri paesi dell'euro hanno mantenuto lo stesso ritmo di crescita del decennio precedente (2,8% annuo), mentre in Germania il ritmo è calato all'1% annuo circa. Chi ha ragione? Nessuno, perché la crescita tedesca sostenuta dall'export è possibile solo per l'eccesso di consumi degli altri paesi. Se tutti avessero tagliato i salari, probabilmente l'Europa sarebbe caduta in recessione. Inoltre quando i salari vengono tenuti al di sotto dell'aumento di produttività, come è avvenuto in Germania, si finisce per danneggiare i paesi partner, allo stesso modo di quando gli inglesi svalutano la sterlina e scaricano i problemi sui paesi dell'euro. Ovviamente l'errore più grande, perché autolesionista, lo hanno compiuto i paesi della periferia che hanno perso competitività non solo nei confronti della Germania, ma di tutto il mondo, e quindi hanno certamente vissuto con costi della produzione superiori alla produttività.

Ciò che più colpisce però della situazione tedesca è che l'eccesso di risparmio che è risultato dalla debolezza dei consumi non si sia tradotto in un volume d'investimenti nel paese. Anche in questo caso si tratta di un problema per chi (compreso chi scrive) ha visto i problemi europei degli ultimi vent'anni soprattutto in termini di politiche dell'offerta: la riduzione delle tasse sulle imprese e le riforme strutturali non hanno creato incentivi a investire nel paese, benché abbiano certamente evitato il rischio molto reale di una desertificazione industriale. In un ambiente globalizzato le riforme strutturali sembrano essere al tempo stesso indispensabili e insufficienti.

Le statistiche non confermano nemmeno che il risparmio sia il risultato della restrizione dei consumi delle famiglie se è vero che la quota di risparmio privato sul reddito è scesa negli ultimi dieci anni rispetto ai dieci precedenti. L'aumento di risparmio al contrario è stato sensibile tra imprese e banche che, tra il 2004 e il 2008, hanno accumulato disponibilità finanziarie ingenti, che poi si sono tradotte negli investimenti tedeschi di capitale all'estero. Nei soli paesi euro, i crediti delle banche tedesche sono quadruplicati tra il 1999 e il 2008. Sono quei capitali arrivati anche in Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, e che fanno di Berlino il maggior creditore dei quattro paesi della periferia euro, contribuendo agli squilibri attuali. Anche in Irlanda (in particolare con Depfa) le banche tedesche si sono distinte per cattivi investimenti.

Come si capisce, non c'è uscita dalla crisi attuale se non si arriva a un accordo politico tra centro e periferia della zona euro. La Germania ha molto da insegnare ai paesi deboli e questi ultimi devono dare ogni garanzia di disciplina e soprattutto di onestà (anche in Irlanda, non solo in Grecia) ma non ci sarà riequilibrio se Berlino non comprenderà le responsabilità di essere la maggiore economia dell'euro. In fondo, Berlino ha molto da guadagnare da una politica d'investimenti reali che espandano la crescita a tutta l'Europa. In fondo sarà sempre meglio investire in nuove attività produttive, o nella formazione e nella salute dei propri cittadini piuttosto che buttare i capitali nelle peggiori scelte finanziarie o immobiliari del mondo, com'è avvenuto con testardaggine negli ultimi dieci anni.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti ... d=AYHT1PmC
Top
 Profilo Non connesso  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Quel matrimonio d'interesse fra la Germania e l'Unione europea
MessaggioInviato: gio nov 25, 2010 1:52 pm 
Schiavo
Avatar utente
Iscritto il: ven lug 16, 2010 2:13 pm
Messaggi: 4168
Località: back in O.L.T.R.E.P.O.
frankytop ? ha scritto:
Nonostante una crisi finanziaria gravissima tra l'inizio del 2005 e l'autunno 2010, il numero dei disoccupati tedeschi è sceso da 5 milioni a meno di tre. L'Ocse ha appena previsto che nei prossimi anni il surplus con l'estero della Germania tornerà a superare quello della Cina. Come è possibile per i paesi dell'euro convivere con questo "elefante nella scialuppa"?
Il grafico della produzione industriale dà un'immagine della divergenza che si sta creando anche nei confronti di Francia e Italia (-15% nei soli ultimi 4 anni).

E la Germania sembra essersi staccata dal ciclo europeo e replicare il Pil globale, com'è logico per un paese che ha una quota di commercio estero sul Pil quasi doppia rispetto a quella della media dei paesi del G-7. Tra il gennaio 2007 e oggi, l'export tedesco verso la Cina è cresciuto dell'80%, quello verso l'India del 40%, quello verso la Francia non è variato e quello verso la Spagna è sceso del 20 per cento. Secondo i calcoli di Goldman Sachs, alla fine del 2011 la Cina sarà per la Germania un partner commerciale più importante della Francia. Vale appena la pena di ricordare che la Ue è nata sulla spina dorsale dei rapporti commerciali franco-tedeschi.

Agganciare lo sviluppo tedesco non è impossibile, altri paesi lo stanno facendo: Benelux, Slovacchia, Scandinavia, Ungheria, Olanda, Austria e Polonia per esempio. Ma per i paesi in difficoltà o considerati alla periferia si assiste a un distacco reale dal centro di gravità economica europeo. Spagna, Irlanda e Italia sono i tre paesi che risentono meno degli stimoli tedeschi. Una politica fiscale espansiva a Berlino ha effetti in Slovacchia dieci volte maggiori di quelli sull'Italia, in Ungheria di otto volte e perfino in Francia e Gran Bretagna l'effetto è quasi doppio rispetto a quello sull'economia italiana. L'Italia ha in parte replicato il modello tedesco di subforniture all'Est europeo e quindi forse ha flussi commerciali indiretti che correggerebbero le stime, ma c'è il rischio comunque di distaccarsi troppo dal maggiore attore commerciale mondiale. Un giorno, infatti, la Cina replicherà lo stesso livello di qualità delle produzioni tedesche e sarà più difficile esportare, come si vede oggi nelle macchine per ufficio o in quelle elettroniche, ma si tratterà di un processo pluriennale e altri mercati nel frattempo stanno per aprirsi e garantire che il modello trainato dall'export resti avvantaggiato.

Perché il successo tedesco non spacchi l'Europa è necessario che il difficile adeguamento strutturale dei paesi della periferia sia aiutato da una ripresa sorretta dalla domanda interna tedesca. Il grafico sui consumi in pagina dimostra che non sarà facile che avvenga spontaneamente. Mentre il consumo nel resto d'Europa è cresciuto sensibilmente negli ultimi dieci anni, in Germania è rimasto stabile. Stabile d'altronde è anche il reddito disponibile delle famiglie. I salari lordi, infatti, sono gravati da oneri fiscali molto cresciuti tra il 2007 e il 2009.

Teoricamente il progetto del governo di Berlino di tagliare le tasse va dunque nella direzione giusta, ma è dubbio che vedrà mai la luce. Il recente rapporto annuale dei saggi dell'economia tedesca - particolarmente "patriottico" quest'anno - riflette tutte le resistenze tedesche alle richieste europee e globali di stimoli che passino dall'aumento dei salari o anche da riduzioni di tasse o aumenti di spesa pubblica.

Non c'è modo di scuotere questa sordità tedesca, nemmeno suggerendo il ricorso agli investimenti pubblici: nel 2011 è previsto che aumentino solo dello 0,5%, ma nel 2012 a seguito dei provvedimenti di consolidamento fiscale scenderanno del 15,9 per cento.
Il consenso in Germania è per una politica di continuità: contenimento dei salari e riforme del mercato del lavoro con l'obiettivo, supportato dalle stime acrobatiche della Bundesbank, di aumentare l'occupazione e la crescita e attraverso questa strada contribuire alla domanda interna e alle importazioni dall'estero. Purtroppo i risultati degli ultimi dieci anni raccontano una storia diversa. La riduzione dei salari non ha affatto coinciso con un aumento della domanda interna, come dimostra il tasso di crescita del Pil mediamente molto basso nel decennio. Può darsi che ci sia un aggiustamento in corso e che in futuro le cose cambino, ma è lecito essere scettici.

La versione ufficiale di Berlino è che la moderazione salariale degli ultimi dieci anni sia stata solo una compensazione degli eccessi degli anni 90. Ma nelle statistiche non vi è evidenza di ciò. In una parte isolata del rapporto dei saggi si legge invece un'analisi molto diversa: le grandi riforme del mercato del lavoro non avrebbero ridotto la disoccupazione nella parte occidentale del paese dove il numero dei disoccupati è rimasto inalterato tra il 2000 e il 2010 (2,4 milioni). Quello che è cambiato è stato il superamento della disoccupazione nelle regioni orientali, cioè di fatto il compimento della riunificazione.

Quanto all'aumento dei salari, negli ultimi dieci anni gli altri paesi dell'euro hanno mantenuto lo stesso ritmo di crescita del decennio precedente (2,8% annuo), mentre in Germania il ritmo è calato all'1% annuo circa. Chi ha ragione? Nessuno, perché la crescita tedesca sostenuta dall'export è possibile solo per l'eccesso di consumi degli altri paesi. Se tutti avessero tagliato i salari, probabilmente l'Europa sarebbe caduta in recessione. Inoltre quando i salari vengono tenuti al di sotto dell'aumento di produttività, come è avvenuto in Germania, si finisce per danneggiare i paesi partner, allo stesso modo di quando gli inglesi svalutano la sterlina e scaricano i problemi sui paesi dell'euro. Ovviamente l'errore più grande, perché autolesionista, lo hanno compiuto i paesi della periferia che hanno perso competitività non solo nei confronti della Germania, ma di tutto il mondo, e quindi hanno certamente vissuto con costi della produzione superiori alla produttività.

Ciò che più colpisce però della situazione tedesca è che l'eccesso di risparmio che è risultato dalla debolezza dei consumi non si sia tradotto in un volume d'investimenti nel paese. Anche in questo caso si tratta di un problema per chi (compreso chi scrive) ha visto i problemi europei degli ultimi vent'anni soprattutto in termini di politiche dell'offerta: la riduzione delle tasse sulle imprese e le riforme strutturali non hanno creato incentivi a investire nel paese, benché abbiano certamente evitato il rischio molto reale di una desertificazione industriale. In un ambiente globalizzato le riforme strutturali sembrano essere al tempo stesso indispensabili e insufficienti.

Le statistiche non confermano nemmeno che il risparmio sia il risultato della restrizione dei consumi delle famiglie se è vero che la quota di risparmio privato sul reddito è scesa negli ultimi dieci anni rispetto ai dieci precedenti. L'aumento di risparmio al contrario è stato sensibile tra imprese e banche che, tra il 2004 e il 2008, hanno accumulato disponibilità finanziarie ingenti, che poi si sono tradotte negli investimenti tedeschi di capitale all'estero. Nei soli paesi euro, i crediti delle banche tedesche sono quadruplicati tra il 1999 e il 2008. Sono quei capitali arrivati anche in Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, e che fanno di Berlino il maggior creditore dei quattro paesi della periferia euro, contribuendo agli squilibri attuali. Anche in Irlanda (in particolare con Depfa) le banche tedesche si sono distinte per cattivi investimenti.

Come si capisce, non c'è uscita dalla crisi attuale se non si arriva a un accordo politico tra centro e periferia della zona euro. La Germania ha molto da insegnare ai paesi deboli e questi ultimi devono dare ogni garanzia di disciplina e soprattutto di onestà (anche in Irlanda, non solo in Grecia) ma non ci sarà riequilibrio se Berlino non comprenderà le responsabilità di essere la maggiore economia dell'euro. In fondo, Berlino ha molto da guadagnare da una politica d'investimenti reali che espandano la crescita a tutta l'Europa. In fondo sarà sempre meglio investire in nuove attività produttive, o nella formazione e nella salute dei propri cittadini piuttosto che buttare i capitali nelle peggiori scelte finanziarie o immobiliari del mondo, com'è avvenuto con testardaggine negli ultimi dieci anni.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti ... d=AYHT1PmC



sinceramente? articolo del cazzo generalista in cui l'autore mischia un po' di tutto cercando di spiegare al lettore cosa sarebbe giusto per i paesi europei facesse la Germania...
ma saranno stracazzi della germania o no?
chi cazzo sono i crucchi? fiorenza usignolo?
nello specifico:
Cita:
In fondo sarà sempre meglio investire in nuove attività produttive, o nella formazione e nella salute dei propri cittadini piuttosto che buttare i capitali nelle peggiori scelte finanziarie o immobiliari del mondo, com'è avvenuto con testardaggine negli ultimi dieci anni.

meglio per chi? per i crucchi o gli altri( gli altri chi, poi?)?
Poi spacciare il risparmio per qualcosa di diverso da una forma di investimento PER SE' e' veramente degna di un illetterato.
Se l'autore la sa cosi' lunga, la smetta di scrivere e vada a produrre o almeno insegnare...
_________________
"Whereof one cannot speak, thereof one must be silent."

"Ed e' per questo che propongo l'istituzione del premio Nobel per il Wrestling"
Top
 Profilo E-mail Non connesso  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Quel matrimonio d'interesse fra la Germania e l'Unione europea
MessaggioInviato: gio nov 25, 2010 2:03 pm 
Schiavo
Avatar utente
Iscritto il: gio lug 15, 2010 7:48 pm
Messaggi: 3231
Località: Biellese
Eh in effetti mi sembra che il giornalista dica la Germania pensi all'Europa sacrificando anche i propri interessi perchè alla fine comunque ne ricaverà un utile

Bah...sarebbe come dire,anzichè essere il resto dell'Europa ad uniformarsi al modello tedesco sia la Germania a seguire l'Europa perchè sennò per quest'ultima risulta faticoso.

La Germania attua un modello vincente e dovrebbe buttarlo a mare per far contenti gli altri? E in nome di che? La logica questa sconosciuta.
Top
 Profilo Non connesso  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Quel matrimonio d'interesse fra la Germania e l'Unione europea
MessaggioInviato: gio nov 25, 2010 2:24 pm 
Schiavo
Avatar utente
Iscritto il: lun lug 19, 2010 6:08 pm
Messaggi: 7370
Località: Smileland (già Crucconia)
Non è tanto sbagliato il concetto di "sentirsi parte, ergo responsabili, di una grossa comunità" visto che effettivamente lo siamo.
_________________
Se nel forum sono attivo vuol dire che al lavoro sto facendo documentazione.
Top
 Profilo E-mail Non connesso  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Quel matrimonio d'interesse fra la Germania e l'Unione europea
MessaggioInviato: gio nov 25, 2010 2:50 pm 
Schiavo
Avatar utente
Iscritto il: sab lug 17, 2010 9:42 am
Messaggi: 2942
Località: Miserriamemente Nord-Est (d’Italia)
frankytop ? ha scritto:
Eh in effetti mi sembra che il giornalista dica la Germania pensi all'Europa sacrificando anche i propri interessi perchè alla fine comunque ne ricaverà un utile

Bah...sarebbe come dire,anzichè essere il resto dell'Europa ad uniformarsi al modello tedesco sia la Germania a seguire l'Europa perchè sennò per quest'ultima risulta faticoso.

La Germania attua un modello vincente e dovrebbe buttarlo a mare per far contenti gli altri? E in nome di che? La logica questa sconosciuta.

Quello che è scritto nell'articolo si può sintetizzare cosí:
1. la strategia della Germania è: teniamo bassi i salari, e anche se a causa dei bassi salari non possiamo vendere in patria, venderemo all'estero..
2. se tutti la attuassero, non ci sarebbe piú un “estero” cui vendere, e ci sarebbe una crisi di sovrapproduzione, quindi bisogna attuare un'altra strategia, che si basi sul consumo interno.

Mi pare molto semplice...
_________________
Se abbandono una discussione senza rispondervi avvertitemi! - Trattative concluse: 1, 2, 3, 3, 4 :mano: >|< «Senza libertà illimitata di stampa e di riunione, senza libera lotta di opinioni, la vita muore in ogni istituzione pubblica. La libertà riservata ai partigiani del governo non è libertà. La libertà è sempre e soltanto di chi la pensa diversamente». Rosa Luxemburg
Top
 Profilo E-mail Non connesso  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Quel matrimonio d'interesse fra la Germania e l'Unione europea
MessaggioInviato: gio nov 25, 2010 2:54 pm 
Schiavo
Avatar utente
Iscritto il: ven lug 16, 2010 2:13 pm
Messaggi: 4168
Località: back in O.L.T.R.E.P.O.
trallallero ? ha scritto:
Non è tanto sbagliato il concetto di "sentirsi parte, ergo responsabili, di una grossa comunità" visto che effettivamente lo siamo.


ok, ma allora tu rimani contento se io ti alzo le aliquote d'imposta (equivalenti irperf per semplificare), per ripianare i debiti di altri stati?

a me una raccolta fondi tramite charity sembra sinceramente piu' equa e trasparente.
_________________
"Whereof one cannot speak, thereof one must be silent."

"Ed e' per questo che propongo l'istituzione del premio Nobel per il Wrestling"
Top
 Profilo E-mail Non connesso  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Quel matrimonio d'interesse fra la Germania e l'Unione europea
MessaggioInviato: gio nov 25, 2010 2:56 pm 
Schiavo
Avatar utente
Iscritto il: ven lug 16, 2010 2:13 pm
Messaggi: 4168
Località: back in O.L.T.R.E.P.O.
Chairon ? ha scritto:
frankytop ? ha scritto:
Eh in effetti mi sembra che il giornalista dica la Germania pensi all'Europa sacrificando anche i propri interessi perchè alla fine comunque ne ricaverà un utile

Bah...sarebbe come dire,anzichè essere il resto dell'Europa ad uniformarsi al modello tedesco sia la Germania a seguire l'Europa perchè sennò per quest'ultima risulta faticoso.

La Germania attua un modello vincente e dovrebbe buttarlo a mare per far contenti gli altri? E in nome di che? La logica questa sconosciuta.

Quello che è scritto nell'articolo si può sintetizzare cosí:
1. la strategia della Germania è: teniamo bassi i salari, e anche se a causa dei bassi salari non possiamo vendere in patria, venderemo all'estero..
2. se tutti la attuassero, non ci sarebbe piú un “estero” cui vendere, e ci sarebbe una crisi di sovrapproduzione, quindi bisogna attuare un'altra strategia, che si basi sul consumo interno.

Mi pare molto semplice...


dove sta scritto che il mondo si chiude in Europa...e quand'anche ci fosse sovrapproduzione, davvero pensi che si sovrapproduca proprio tutto?
e i prezzi? dove li mettiamo? fissi, a' la sfraffa?
il mondo invero non funziona in questo modo.
_________________
"Whereof one cannot speak, thereof one must be silent."

"Ed e' per questo che propongo l'istituzione del premio Nobel per il Wrestling"
Top
 Profilo E-mail Non connesso  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Quel matrimonio d'interesse fra la Germania e l'Unione europea
MessaggioInviato: gio nov 25, 2010 3:32 pm 
Schiavo
Avatar utente
Iscritto il: lun lug 19, 2010 6:08 pm
Messaggi: 7370
Località: Smileland (già Crucconia)
Caldco ? ha scritto:
trallallero ? ha scritto:
Non è tanto sbagliato il concetto di "sentirsi parte, ergo responsabili, di una grossa comunità" visto che effettivamente lo siamo.


ok, ma allora tu rimani contento se io ti alzo le aliquote d'imposta (equivalenti irperf per semplificare), per ripianare i debiti di altri stati?

a me una raccolta fondi tramite charity sembra sinceramente piu' equa e trasparente.

Ovviamente no che non sono contento.

Faccio un discorso più ampio e forse non attuabile:
nella strategia della Germania c'è il finanziare e spingere istruzione e ricerca per avere cittadini che siano istruiti e competitivi in modo da poter esportare hi-tech e questo lo fa senza se e senza ma.
Quando un paese del genere ha creato una comunità europea, avrebbe dovuto imporre questa regola a tutti i "soci" entranti. Invece ora abbiamo un'aggregazione di stati dove c'è quello che fa satelliti e quello che non sa manco fare i formaggi.
Non sono esperto in materia ma sembra che sia stata fatta una comunità per creare l'euro e poi "arrangiatevi e vinca il migliore". Non mi piace (anche se sono nel paese attualmente migliore).
Avrei preferito una comunità più responsabile con parametri di ingresso più rigidi:
la Germania che sa fare ? software, auto. OK. Finanzia ricerca ed istruzione ? si. OK
la Francia che sa fare ? baguette e patè. OK. Finanzia ricerca ed istruzione ? si. OK
l'Italia che sa fare ? moda, cibo. OK. Finanzia ricerca ed istruzione ? ehm... no, ma abbiamo il bidet :asd: OK.
la Romania che sa fare ? un cazzo. Fuori dai coglioni.
_________________
Se nel forum sono attivo vuol dire che al lavoro sto facendo documentazione.
Top
 Profilo E-mail Non connesso  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Quel matrimonio d'interesse fra la Germania e l'Unione europea
MessaggioInviato: gio nov 25, 2010 3:39 pm 
Schiavo
Avatar utente
Iscritto il: ven lug 16, 2010 2:13 pm
Messaggi: 4168
Località: back in O.L.T.R.E.P.O.
trallallero ? ha scritto:
Caldco ? ha scritto:

ok, ma allora tu rimani contento se io ti alzo le aliquote d'imposta (equivalenti irperf per semplificare), per ripianare i debiti di altri stati?

a me una raccolta fondi tramite charity sembra sinceramente piu' equa e trasparente.

Ovviamente no che non sono contento.

Faccio un discorso più ampio e forse non attuabile:
nella strategia della Germania c'è il finanziare e spingere istruzione e ricerca per avere cittadini che siano istruiti e competitivi in modo da poter esportare hi-tech e questo lo fa senza se e senza ma.
Quando un paese del genere ha creato una comunità europea, avrebbe dovuto imporre questa regola a tutti i "soci" entranti. Invece ora abbiamo un'aggregazione di stati dove c'è quello che fa satelliti e quello che non sa manco fare i formaggi.
Non sono esperto in materia ma sembra che sia stata fatta una comunità per creare l'euro e poi "arrangiatevi e vinca il migliore". Non mi piace (anche se sono nel paese attualmente migliore).
Avrei preferito una comunità più responsabile con parametri di ingresso più rigidi:
la Germania che sa fare ? software, auto. OK. Finanzia ricerca ed istruzione ? si. OK
la Francia che sa fare ? baguette e patè. OK. Finanzia ricerca ed istruzione ? si. OK
l'Italia che sa fare ? moda, cibo. OK. Finanzia ricerca ed istruzione ? ehm... no, ma abbiamo il bidet :asd: OK.
la Romania che sa fare ? un cazzo. Fuori dai coglioni.


sostanzialmente d'accordo, ma:
davvero chi si ferma e' perduto, visto che le competenze acquisite non sono ne' immutabili ne' sempre immutabilmente necessarie (il set tecnologico disponibile continua, per fortuna ad evolvere, perlomeno nelle western countries), creare un recinto (UE) all'interno del quale si puo' entrare, ma dal quale e' difficilissimo nella pratica essere cacciati, crea pericolose distorsioni perche' disincentiva i singoli stati all'impegno continuo e cio' e' male.
_________________
"Whereof one cannot speak, thereof one must be silent."

"Ed e' per questo che propongo l'istituzione del premio Nobel per il Wrestling"
Top
 Profilo E-mail Non connesso  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Quel matrimonio d'interesse fra la Germania e l'Unione europea
MessaggioInviato: gio nov 25, 2010 4:52 pm 
Schiavo
Avatar utente
Iscritto il: lun lug 19, 2010 6:08 pm
Messaggi: 7370
Località: Smileland (già Crucconia)
Caldco ? ha scritto:
trallallero ? ha scritto:
Ovviamente no che non sono contento.

Faccio un discorso più ampio e forse non attuabile:
nella strategia della Germania c'è il finanziare e spingere istruzione e ricerca per avere cittadini che siano istruiti e competitivi in modo da poter esportare hi-tech e questo lo fa senza se e senza ma.
Quando un paese del genere ha creato una comunità europea, avrebbe dovuto imporre questa regola a tutti i "soci" entranti. Invece ora abbiamo un'aggregazione di stati dove c'è quello che fa satelliti e quello che non sa manco fare i formaggi.
Non sono esperto in materia ma sembra che sia stata fatta una comunità per creare l'euro e poi "arrangiatevi e vinca il migliore". Non mi piace (anche se sono nel paese attualmente migliore).
Avrei preferito una comunità più responsabile con parametri di ingresso più rigidi:
la Germania che sa fare ? software, auto. OK. Finanzia ricerca ed istruzione ? si. OK
la Francia che sa fare ? baguette e patè. OK. Finanzia ricerca ed istruzione ? si. OK
l'Italia che sa fare ? moda, cibo. OK. Finanzia ricerca ed istruzione ? ehm... no, ma abbiamo il bidet :asd: OK.
la Romania che sa fare ? un cazzo. Fuori dai coglioni.


sostanzialmente d'accordo, ma:
davvero chi si ferma e' perduto, quindi le competenze acquisite non sono immutabili (il set tecnologico disponibile continua, per fortuna ad evolvere, perlomeno nelle western countries), quindi creare un recinto all'interno del quale si puo' entrare, ma dal quale e' difficilissimo nella pratica essere cacciati, crea pericolose distorsioni perche' disincentiva i singoli stati all'impegno continuo e cio' e' male.

Beh, c'è già qualche parametro che deve essere rispettato pena l'espulsione dalla comunità (si vabbè, teoricamente). Io ci metterei anche la spesa per il finanziamento di ricerca ed istruzione.

Comunque sto andando ot perché ormai l'UE è fatta così.
_________________
Se nel forum sono attivo vuol dire che al lavoro sto facendo documentazione.
Top
 Profilo E-mail Non connesso  
 
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 10 messaggi ] 
-->

Tutti gli orari sono UTC +1 ora


Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 0 ospiti


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi inviare allegati

Vai a:  
cron
Powered by phpBB © 2000, 2002, 2005, 2007 phpBB Group
Traduzione Italiana phpBB.it