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 Oggetto del messaggio: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Paolo F
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 4:45 pm 
Schiavo
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Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - Firma l’appello di Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais e Margherita Hack

Centomila firme, per un sito come il nostro, sono un OBIETTIVO “IMPOSSIBILE”, anche se avessimo il sostegno di link importanti. Ne abbiamo raccolte in passato fino a ventimila (19916) per l'appello in solidarietà con Marco Travaglio, accusato da Fabrizio Cicchitto in Parlamento di "terrorismo mediatico", in un clima di mobilitazione delle più importanti testate contro la legge-bavaglio, mentre in piazza su questo tema si era speso anche Roberto Saviano.
Eppure riteniamo necessario provare a realizzare questo OBIETTIVO “IMPOSSIBILE” perché siamo convinti che sulla “abrogazione” della Fiom che Marchionne sta cercando di imporre, si giochi una partita cruciale per la difesa dei più elementari e intrattabili diritti e libertà costituzionali.
Per questo vi chiediamo di non limitarvi a firmare l’appello, ma di mobilitarvi per farlo firmare a tutti i vostri amici, per inserirlo nei vostri blog, per farlo girare in modo “virale”, come si usa dire, su quanti più siti siete in grado di raggiungere, partecipando a discussioni, forum e altre forme di intervento.
Proviamo a realizzare questo “IMPOSSIBILE” entro il 28 gennaio, giorno dello sciopero nazionale dei metalmeccanici, a dimostrazione che la parte più coerentemente democratica della società italiana ha capito che la lotta della Fiom è una lotta che ci riguarda tutti.
(pfd’a)

L'APPELLO

Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente.

Per questo ci sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzata dalla Fiom, sia sacrosanta e vada appoggiata in ogni modo. L’inaudito attacco della Fiat ai diritti dei lavoratori è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale delle libertà democratiche. Ecco perché riteniamo urgente che la società civile manifesti la sua più concreta e attiva solidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va delle libertà di tutti.

Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack

Primi firmatari: don Andrea Gallo, Antonio Tabucchi, Dario Fo, Gino Strada, Franca Rame, Luciano Gallino, Giorgio Parisi, Fiorella Mannoia, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Lorenza Carlassarre, Sergio Staino, Gianni Vattimo, Furio Colombo, Marco Revelli, Piergiorgio Odifreddi, Massimo Carlotto, Valerio Magrelli, Enzo Mazzi, Valeria Parrella, Sandrone Dazieri, Angelo d'Orsi, Lidia Ravera, Domenico Gallo, Marcello Cini, Alberto Asor Rosa, don Paolo Farinella.

Fonte: Micromega

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Ultima modifica di Chairon, mer gen 05, 2011 4:49 pm, modificato 1 volta.
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 4:49 pm 
Schiavo
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la società civile lavora in fabbrica?
la società civile fa fatica ad arrivare a fine mese?
alla società civile 150 euro netti in più al mese cambia qualcosa?

Se la risposta a una qualsiasi di queste 3 domande è NO, allora la società civile dovrebbe stare solo zitta, questi sono affari che non le riguardano.
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 5:04 pm 
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solo una domanda:
qualcuno...davvero chiunque, ha uno straccio di evidenza empirica circa il fatto che rispetto al''italia, in altri paese con una pervasivita' delle sigle sindacali piu' ridotta, i diritti dei LAVORATORI (non dei sidacalisti) siano/siano stati (negli ultimi 30-40 anni) meno tutelati? le condizioni di lavoro peggiorate? gli stipendi cresciuti di meno?
rispondere grazie.
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 5:24 pm 
Schiavo
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MARCA ? ha scritto:
la società civile lavora in fabbrica?
la società civile fa fatica ad arrivare a fine mese?
alla società civile 150 euro netti in più al mese cambia qualcosa?

Se la risposta a una qualsiasi di queste 3 domande è NO, allora la società civile dovrebbe stare solo zitta, questi sono affari che non le riguardano.


ma di che parli?
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 6:22 pm 
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 6:31 pm 
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darkdroid ? ha scritto:
MARCA ? ha scritto:
la società civile lavora in fabbrica?
la società civile fa fatica ad arrivare a fine mese?
alla società civile 150 euro netti in più al mese cambia qualcosa?

Se la risposta a una qualsiasi di queste 3 domande è NO, allora la società civile dovrebbe stare solo zitta, questi sono affari che non le riguardano.


ma di che parli?

Parlo della società civile: Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais e Margherita Hack

Che interviene pur non conoscendo un caxxo delle REALI problematicità che hanno gli operai.
Parlo di quegli idioti saccenti che non hanno il problema di arrivare a fine mese e PRETENDONO di dire alla povera gente come vivere.
Ecco di cosa parlo.
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 6:38 pm 
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Firmato e commentato.
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"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo". (Indro Montanelli)
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 6:58 pm 
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Dovrebbero chiedere il libretto di circolazione.
E a chi non ha un'auto del gruppo dovrebbe essere negata la firma.

Si' perche' oggi se Marchionne e' arrivato a decidere che e' quasi meglio andarsene dall'Italia, e' anche per colpa delle quote basse.
Nell'ambiente della produzione automobile si sa che un paese comincia a diventare interessante dal punto di vista delle vendite solo quando esistono proprie fabbriche presenti sul territorio. Un po' come se i cittadini del paese riconoscessero il valore dell'acquisto di automobili di quel marchio per supportare le proprie fabbriche e i propri lavoratori.
E il fatto che la quota sia al 30% e' decisamente una pena, per un paese che NON ha fabbriche di altri produttori.

Il messaggio e' chiaro. Marchionne sta dicendo che altrove, la' fuori, produrre automobili costa di meno.
E l'Italia e' sempre meno importante per Fiat, anche a causa della quota, e che o ci si adegua al vero prezzo di mercato garanzie comprese, o semplicemente Fiat se ne va dall'Italia, con meno remore oggi di quante ne avrebbe avute 20 anni fa.

Felice e soddisfattissimo possessore di un Alfa Romeo.
(E prima una Bravo, e prima una Punto e di famiglia prima una Uno, e prima una 126, e prima un'altra 126 e prima un paio di 500, e prima una Giulietta Sprint, e prima ancora una Fiat 501 Balilla, ancora oggi perfettamente funzionante)
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In regime di libera concorrenza esiste una sola regola per l'imprenditore: fare il miglior prodotto possibile al minor costo possibile, pagando i massimi stipendi possibili. (Henry Ford)
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
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Gugoxx hai ragione, il discorso è incompleto però.


anzitutto, essendo l'incidenza della manodopera sul prezzo finale circa l'8 %, è dubbio che queste manovre riescanoa incidere realmente sui prezzi.
Tantopiù che innescano una conflittualità esasperata che inciderà negativamente.

Secondo, la quota è del 30 % sopratuttto perchè ci sono le fabbriche, nel senso che FIAT è percepita come "italiana" e una marea di gente compra FIAT per "aiutare l'Italia".

terzo, ho il sospetto che il modello di Marchionne ci avvicini a Brasile e India, allontanandoci da Germania e Francia e USA.
Il mercato è saturo.
Anzichè investire in prodotti innovativi (metano, elettrico, design, marketing) si lavora per limare i costi agendo sulla manodopera. E' chiaro che non raggiungeremo mai ipaesi emergenti su questo.

Continuano a annunciare miliardi di investimenti ma ancora non s'è visto niente. I lavoratori devono fare la loro parte, ma l'azienda che fa? Qual'è la sua parte?
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dimmelo tu, cosa dovevo fare...
forse chissà, forse potrei cambiare...
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 7:09 pm 
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eroggeno ? ha scritto:
Gugoxx hai ragione, il discorso è incompleto però.


anzitutto, essendo l'incidenza della manodopera sul prezzo finale circa l'8 %, è dubbio che queste manovre riescanoa incidere realmente sui prezzi.
Tantopiù che innescano una conflittualità esasperata che inciderà negativamente.

Secondo, la quota è del 30 % sopratuttto perchè ci sono le fabbriche, nel senso che FIAT è percepita come "italiana" e una marea di gente compra FIAT per "aiutare l'Italia".

terzo, ho il sospetto che il modello di Marchionne ci avvicini a Brasile e India, allontanandoci da Germania e Francia e USA.
Il mercato è saturo.
Anzichè investire in prodotti innovativi (metano, elettrico, design, marketing) si lavora per limare i costi agendo sulla manodopera. E' chiaro che non raggiungeremo mai ipaesi emergenti su questo.

Continuano a annunciare miliardi di investimenti ma ancora non s'è visto niente. I lavoratori devono fare la loro parte, ma l'azienda che fa? Qual'è la sua parte?


L'incidenza finale 8% dove l'hai letto?
In tutte le aziende di grossa produzione industriale il costo del lavoro (stipendi) pesa piu' dell'80%
Noi costiamo tanto. Tantissimo.
Magari Fiat sara' un'eccezione, ma 8% mi sembra davvero fuori norma, dato che addirittura la componentistica esterna i fornitori gliela quasi regalano, pur di prendere l'appalto e guadagnare con i ricambi.
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Ultima modifica di gugoXX, mer gen 05, 2011 7:09 pm, modificato 1 volta.
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MARCA ? ha scritto:
darkdroid ? ha scritto:

ma di che parli?

Parlo della società civile: Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais e Margherita Hack

Che interviene pur non conoscendo un caxxo delle REALI problematicità che hanno gli operai.
Parlo di quegli idioti saccenti che non hanno il problema di arrivare a fine mese e PRETENDONO di dire alla povera gente come vivere.
Ecco di cosa parlo.


bah...sarà la pubertà
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gugoXX ? ha scritto:
eroggeno ? ha scritto:
Gugoxx hai ragione, il discorso è incompleto però.


anzitutto, essendo l'incidenza della manodopera sul prezzo finale circa l'8 %, è dubbio che queste manovre riescanoa incidere realmente sui prezzi.
Tantopiù che innescano una conflittualità esasperata che inciderà negativamente.

Secondo, la quota è del 30 % sopratuttto perchè ci sono le fabbriche, nel senso che FIAT è percepita come "italiana" e una marea di gente compra FIAT per "aiutare l'Italia".

terzo, ho il sospetto che il modello di Marchionne ci avvicini a Brasile e India, allontanandoci da Germania e Francia e USA.
Il mercato è saturo.
Anzichè investire in prodotti innovativi (metano, elettrico, design, marketing) si lavora per limare i costi agendo sulla manodopera. E' chiaro che non raggiungeremo mai ipaesi emergenti su questo.

Continuano a annunciare miliardi di investimenti ma ancora non s'è visto niente. I lavoratori devono fare la loro parte, ma l'azienda che fa? Qual'è la sua parte?


L'incidenza finale 8% dove l'hai letto?
In tutte le aziende di grossa produzione industriale il costo del lavoro (stipendi) pesa piu' dell'80%
Noi costiamo tanto. Tantissimo.
Magari Fiat sara' un'eccezione, ma 8% mi sembra davvero fuori norma, dato che addirittura la componentistica esterna i fornitori gliela quasi regalano, pur di prendere l'appalto e guadagnare con i ricambi.


pensavo fosse comunemente accettato come dato realistico, cmq sto cercando un link affidabile e "non di parte" diciamo
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
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Io avevo letto una cifra analoga (7%)... però non ricordo dove. Se qualcuno trova un dato è meglio.
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 7:33 pm 
Schiavo
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trovato.
naturalmente sono stime.
spero che lavoce.info non venga considerato un covo di bolscevichi :pua:

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001822-351.html

QUELLA GLOBALIZZAZIONE CHE PASSA DA POMIGLIANO
di Giovanni Balcet 08.07.2010

La discussione sulla vicenda della Fiat di Pomigliano ha fatto emergere una visione statica e troppo semplificata della globalizzazione. Che non lascia spazi all'iniziativa politica, se non per l'eventuale chiusura protezionistica. E così di fronte alla corsa al peggio nelle condizioni di lavoro non resterebbe altro che la rassegnazione. Invece l'alternativa esiste. E sono proprio i paesi emergenti a offrire esempi di buone politiche orientate al futuro con i massicci investimenti nell'educazione. Su questo, un paese in ripiegamento come l'Italia, farebbe bene a riflettere.

Le recenti polemiche sullo stabilimento Fiat di Pomigliano sono state l’occasione per parlare di globalizzazione e dei vincoli che essa impone. Così, Luciano Gallino sviluppava su “Repubblica” alcune considerazioni su globalizzazione e lavoro, che ben rappresentano un diffuso modo di vedere. (1)
Secondo Gallino, la “globalizzazione, ormai senza veli (…) è consistita fin dagli inizi in una politica del lavoro su scala mondiale” in base alla quale le imprese americane e europee “vanno a produrre nei paesi dove il costo del lavoro è più basso”, con il rischio di vedere “spingere verso il basso salari e condizioni di lavoro nei nostri paesi, affinché si allineino a quelli dei paesi emergenti”.

AUTO E DEL COSTO DEL LAVORO
È vero che in quanto “integratore della frammentazione” l’impresa multinazionale può sfruttare a proprio vantaggio la diversità dei mercati del lavoro, in fatto di sistemi giuridici e normativi, di politiche, di regimi salariali, e la stessa difficoltà per i sindacati a organizzarsi su scala multinazionale. Entro certi limiti, le multinazionali possono anche mettere in concorrenza stabilimenti di diversi paesi, in particolare quando si deve decidere dove localizzare un nuovo progetto produttivo. Tuttavia, il costo del lavoro non è tutto. Nell’industria automobilistica, la sua incidenza sui costi totali di produzione è stimabile attorno al 7 per cento: rilevante certo, ma c’è dell’altro. Sui costi e sulla redditività aziendale incidono le economie di scala, i volumi di produzione; incidono la qualità e la produttività del lavoro, dunque il livello di istruzione e di formazione dei lavoratori, come pure l’intensità di capitale fisso e l’efficienza dei macchinari. La tecnologia, l’innovazione e il design determinano la qualità del prodotto e il suo costo.
La globalizzazione non consiste soltanto in un mercato integrato, all’interno del quale unicamente il costo del lavoro determina la competitività delle imprese e le loro scelte localizzative. Questa visione semplificata non spiega perché la fabbrica della Volkswagen a Wolfsburg, coeva e quasi gemella di Mirafiori, sia ancor oggi uno dei più grandi complessi produttivi di autoveicoli al mondo, con una produzione di 736mila veicoli nel 2009, nonostante i salari più elevati del pianeta. Non si spiegherebbe neppure quello che è avvenuto una decina di anni fa, dopo l’associazione della Turchia alla spazio economico europeo: nonostante costi del lavoro otto volte più bassi di quelli europei, il mercato turco fu rapidamente invaso da veicoli europei, mentre i modelli locali, inclusi quelli Fiat e Renault, poco competitivi, perdevano rapidamente quote di mercato.

EUROCENTRISMO MIOPE

Non è neanche vero che l’industria dell’auto sia drammaticamente colpita in tutto il mondo da un eccesso di capacità produttiva: se cerchiamo di andare al di là del nostro punto di vista eurocentrico, noteremo che il mercato cinese, il maggiore al mondo con 13,6 milioni di veicoli venduti nel 2009, sta crescendo a ritmi vertiginosi in questi mesi, e che l’offerta non riesce ad adeguarsi al boom della domanda. Non solo: nelle ultime settimane è avvenuto sul mercato del lavoro cinese quanto è logico attendersi in una situazione di crescita rapida e prolungata. Si è aperta la strada a rivendicazioni salariali, si sono moltiplicati gli scioperi e i lavoratori cinesi hanno ottenuto rilevanti aumenti salariali , pari al 25 per cento nel caso della fabbrica Honda di cambi e trasmissioni di Foshan, nella ricca provincia costiera del Guangdong. In un’altra fabbrica della Honda a Zhongshan, i dipendenti hanno eletto propri delegati al di fuori del sindacato ufficiale, controllato dal Partito, come riferisce l’indipendente China Labor Bulletin di Hong Kong.
C’è dunque anche un movimento opposto di crescita salariale e di miglioramento delle condizioni di lavoro che si annuncia nei paesi emergenti. E che non stupisce, se ripensiamo allo straordinario processo di crescita, anche salariale, di un paese come la Corea del Sud nell’ultimo quarto di secolo.
Una visione statica e troppo semplificata della globalizzazione conduce a una conclusione pessimistica, che non lascia spazi all’iniziativa politica al di fuori di un’eventuale chiusura protezionistica, che sarebbe disastrosa, o della rassegnazione di fronte alla corsa al peggio nelle condizioni di lavoro. Invece l’alternativa esiste: sul terreno della formazione, dell’innovazione e della ricerca, dell’investimento nella scienza e nella tecnologia. Proprio i paesi emergenti, di ieri e di oggi, investono massicciamente nell’educazione primaria e secondaria, nella formazione professionale, nell’università e nei centri pubblici di ricerca: offrendo esempi di buone politiche orientate al futuro, su cui forse un paese in ripiegamento, come è oggi l’Italia, farebbe bene a riflettere.

(1) Luciano Gallino “La globalizzazione dell'operaio”, La Repubblica, 14 giugno 2010.
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ho firmato l'appello, in questo paese è in corso un attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori, così come al diritto allo studio ed altre cose.
La fiat dovrebbe pensare ad investire in tecnologia ed auto migliori, per galleggiare cerca invece di scaricare tutto sulle spalle dei lavoratori.
La mia prossima auto a questo punto NON sarà del gruppo fiat, questi sono comportamenti inammissibili e vanno osteggiati in ogni modo.
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Varie fonti su internet parlano di costi che si aggirano ad una percentuale uguale o inferiore al 10%

Esempio:
http://www.cbsnews.com/stories/2008/12/ ... 7571.shtml

Sicuramente non l'apocalittico 80% postato da gugo... :asd:
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"Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo". (Indro Montanelli)
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in effetti l'80 % renderebbe le cose alquanto diverse :asd:
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Io comunque non vedo perché dovrei privilegiare le aziende italiane.
Il consumatore sceglie la merce che ritiene migliore, è il mercato no?

Se la Fiat non riesce è capace di vendere ciò che produce, la colpa è sua.
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 7:50 pm 
Schiavo
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Chairon ? ha scritto:
Io comunque non vedo perché dovrei privilegiare le aziende italiane.
Il consumatore sceglie la merce che ritiene migliore, è il mercato no?

Se la Fiat non riesce è capace di vendere ciò che produce, la colpa è sua.


sono d'accordo
ma molta gente non ragiona così.

anzi c'è tutta una riscoperta del "localismo" anche in senso non commerciale, con aspetti anche politici (Lega).
E' una reazione alla globalizzazione, immagino
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dimmelo tu, cosa dovevo fare...
forse chissà, forse potrei cambiare...
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 7:51 pm 
darkdroid ? ha scritto:
MARCA ? ha scritto:
Parlo della società civile: Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais e Margherita Hack

Che interviene pur non conoscendo un caxxo delle REALI problematicità che hanno gli operai.
Parlo di quegli idioti saccenti che non hanno il problema di arrivare a fine mese e PRETENDONO di dire alla povera gente come vivere.
Ecco di cosa parlo.


bah...sarà la pubertà


No no, è proprio così, testa di cazzo dalla nascita :)
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 9:54 pm 
Schiavo
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Chairon ? ha scritto:
Io comunque non vedo perché dovrei privilegiare le aziende italiane.
Il consumatore sceglie la merce che ritiene migliore, è il mercato no?

Se la Fiat non riesce è capace di vendere ciò che produce, la colpa è sua.


la fiat fa ottimi motori, è italiana (il famoso made in italy), i pezzi di ricambio si trovano compatibili.

Questi sono i vantaggi di comprare fiat.
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 10:01 pm 
Schiavo
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cem ? ha scritto:
Chairon ? ha scritto:
Io comunque non vedo perché dovrei privilegiare le aziende italiane.
Il consumatore sceglie la merce che ritiene migliore, è il mercato no?

Se la Fiat non riesce è capace di vendere ciò che produce, la colpa è sua.


la fiat fa ottimi motori, è italiana (il famoso made in italy), i pezzi di ricambio si trovano compatibili.

Questi sono i vantaggi di comprare fiat.

Rigiriamola:
La fiat fa pessime carrozzerie/interni, produce essenzialmente all'estero, si rompe abbastanza spesso.
Inoltre costa troppo per quel che vale.
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 10:03 pm 
Schiavo
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 10:05 pm 
Schiavo
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eroggeno ? ha scritto:
Chairon ? ha scritto:
Io comunque non vedo perché dovrei privilegiare le aziende italiane.
Il consumatore sceglie la merce che ritiene migliore, è il mercato no?

Se la Fiat non riesce è capace di vendere ciò che produce, la colpa è sua.


sono d'accordo
ma molta gente non ragiona così.

anzi c'è tutta una riscoperta del "localismo" anche in senso non commerciale, con aspetti anche politici (Lega).
E' una reazione alla globalizzazione, immagino



sono reazioni molto ben pilotate da certa propaganda.
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" Oltre che per le palle bisogna prenderlo per il caz… Domani se è aperto vado in un sexy shop e prendo un po’ di cose per me e te: più troie siamo più bene ci vorrà….Tro…Tro…tanto ormai abbiamo la confidenza per fare qualsiasi cosa…" - Nicole Minetti
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 Oggetto del messaggio: Re: Sì ai diritti, No ai ricatti. La società civile con la Fiom - L’appello di Andrea Camilleri, Pao
MessaggioInviato: mer gen 05, 2011 10:06 pm 
Schiavo
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eroggeno ? ha scritto:
Chairon ? ha scritto:
Io comunque non vedo perché dovrei privilegiare le aziende italiane.
Il consumatore sceglie la merce che ritiene migliore, è il mercato no?

Se la Fiat non riesce è capace di vendere ciò che produce, la colpa è sua.


sono d'accordo
ma molta gente non ragiona così.

anzi c'è tutta una riscoperta del "localismo" anche in senso non commerciale, con aspetti anche politici (Lega).
E' una reazione alla globalizzazione, immagino



sono reazioni molto ben pilotate da certa propaganda.
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