[parlo da profano mode=on] So che nel nostro organismo abbiamo molti batteri (se non sbaglio ho letto da qualche parte che sono quelli dell'instestino superano il kilogrammo di peso!) e quindi siamo un organismo piuttosto complesso e dall'equilibrio precario, ma mi sfugge il significato del resto dell'articolo..

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Sembra che durante l'evoluzione colonie di batteri si siano organizzate in stretti legami di cooperazione formando via via organismi pluricellulari sempre più complessi. Da quello che ho capito io[questo tratto da ricerche connesse a questa], di umano nel nostro organismo c'è ben poco per quello che si intende comunemente (fuori dagli ambienti biologia, biochimica, medicina). Infatti il 97% delle cellule è di provenienza da batteri, virus, funghi così come parte del codice genetico. Anche se per virus ho i miei dubbi... dato che fatico a classificarlo come forma di vita (trattasi appunto di "informazione fluttuante" incapace di replicarsi autonomamente come fanno i batteri, ma da considerare anche il dettaglio che infettano questi ultimi).
Ovviamente andrei molto cauto su una definizione del genere.
Però rimanendo sul discorso della flora batterica ne derivano altre ricerche interessanti.
Cita:
Ansia e calo di energia fisica potrebbero avere una causa nei batteri presenti nel nostro intestino. I ricercatori che studiano il comportamento e l'attività dei geni nei topi hanno dimostrato che questi microbi sembra aiutare lo sviluppo del cervello. Se i risultati si possono confrontare con quelli degli esseri umani, potrebbero portare a nuovi modi per curare la depressione, l'ansia e altri disturbi mentali. I microbi intestinali possono influenzare le funzioni cerebrali, secondo l'immunologo Sven Pettersson della Karolinska Institute in Stockholm. Negli ultimi dieci anni, i ricercatori sono giunti a capire che i batteri che vivono all'interno e sul nostro corpo, che costituiscono quello che viene chiamato "microbioma umano", hanno un ruolo nel modo in cui i nostri corpi funzionano e questo rapporto sembra interessare tutti gli aspetti del funzionamento del nostro organismo, dalle allergie all'obesità. Pettersson cominciò a sospettare un nesso tra mente e microbi 5 anni fa, quando lui e lo studioso del genoma Shugui Wang del Genome Institute of Singapore, hanno trovato, attraverso studi sull'espressione genica, che i batteri intestinali regolamentano l'attività di un gene importante per la produzione di serotonina, una sostanza chimica chiave per la funzionalità del sistema cerebrale. Pettersson, per comprendere meglio questo meccanismo, cioè il rapporto tra batteri-serotonina-cervello, ha avviato una collaborazione con il Karolinska Institute neurobiologo Rochellys Diaz Heijtz del Karolinska Institute per valutare le differenze comportamentali tra i topi germ-free, cioè liberi da batteri e quindi allevati in assenza di eventuali partner microbici, e topi con batteri intestinali intatti.
I ricercatori inoltre hanno sezionato le grandi regioni del cervello e misurato l'attività dei geni in ciascuna regione in entrambi i tipi di animali. Il team ha trovato differenze nei livelli di attività e di ansia. I topi esente da germi trascorso più tempo a vagabondare (roaming) nelle loro ampie gabbie dei topi che avevano batteri nell'intestino. Inoltre erano anche più audaci, nell'esplorare nuovi territori. Quando i topi vengono messi in una scatola a scomparti chiaro e scuro, essi tendono a cercare rifugio nel zone poco illuminate, mentre tale comportamento non si assiste nei topi liberi da batteri. Questo indica che i topi liberi da batteri sono meno ansiosi rispetto ai topi normali, cioè che convivono natralmente con batteri intestinali. Pettersson e i suoi colleghi hanno pubblicato i risultati della loro ricerca su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences): nel loro studio, oltre ad esaminare il ruolo dei batteri sulle influenze comportamentali dei topi adulti, hanno descritto anche la possibilità che tale rapporto venga trasmesso alla progenie durante la gravidanza. Infatti, il gruppo di lavoro di Pettersson, ha notato come i topi liberi da batteri, cioè germ-free, esposti all'infezione con batteri intestinali durante la gravidanza, trasmettono il caratteristico rapporto topi-batteri anche alla prole, che risulterà meno attiva e più ansiosa e, quindi, meno impulsiva nel mostrare certi comportamenti, come esplorare un nuovo territorio. Questo risultato dimostra ulteriormente che esiste un ruolo del microbioma nel plasmare il comportamento animale. Analizzando ulteriormente l'attività chimica e genica nel cervello di questi topi, Pettersson e i suoi colleghi hanno scoperto che nei topi senza germi si interrompe la produzione di quei prodotti chimici del cervello associata all'ansia, come la noradrenalina e la dopamina, e ciò avviene più velocemente di quanto si osserva nei topi normali. I livelli di attività di decine di geni nel cervello erano distinti tra i due tipi di topi: ad esempio, due geni associati con l'ansia erano meno attivi nei topi privi di germi. La presenza dei batteri è anche responsabile della riduzione della produzione di due proteine importanti per la maturazione delle cellule nervose, suggerendo che il microbioma porta a sviluppare differenze di comportamento tra soggetti privi di batteri intestinali e soggetti con batteri intestinali. Come detto prima, la gravidanza è il momento in cui dalla madre questi batteri intestinali possono influenzare il comportamento futuro della prole in formazione cerebrale. Infatti, lo studio dei topi con e senza batteri intestinali, ha permesso di chiariare che durante la gravidanza, i microbi intestinali possono rilasciare sostanze chimiche che influenzano lo sviluppo cerebrale del feto, ovviamente feti dei topi madre con batteri intestinali.
E' dificile poter stabilire come i risultati di questo studio possano essere tradotte in terapie per la malattia mentale da ansia e stress o di altre patologie croniche, ma sicuramente le osservazioni fatte sui topi possono aprire la strada per lo stesso tipo di studio condotto sull'uomo. I batteri presenti nei topi sono infatti gli stessi presenti nell'uomo e in altri mammiferi e svolgono importanti funzioni durante la digestione degli alimenti, ad esempio il ruolo dell'Escherichia coli nella digestione corretta di certi tipi di cibo ricchi di fibre vegetali o dei lattobacilli, rendendo più facilmente assimilabili certe sostanze difficili da digerire nel tratto gastrointestinale umano. Studiando le interazioni ospite-microbo in modo sistematico anche nell'uomo, ammette John Bienenstock, immunologo presso la McMaster University in Hamilton, Canada, che ha osservato differenze comportamentali tra i topi germ-free e quelli con batteri è possibile chiarire certi aspetti comportamentali anche nell'uomo. Ad esempio, Bryan Kolb, un neurobiologo dell'Università dell'University of Lethbridge in Canada, che ha studiato lo sviluppo del cervello per 35 anni, ammette che i disturbi dello sviluppo neurologico, come la schizofrenia, possono essere profondamente influenzata dall'attività della microflora nell'intestino, probabimente alla base di queta influenza batterica, vi deve essere una ragione evolutiva che ancora ci sfugge, forse un concatenamento di conseguenze non previste e poco utili al microbioma che si origina nell'organismo tra ospite e flora batterica, ma che in situazioni non così radicali devono portare un vantaggio selettivo sia all'ospite che alla flora batterica.
Se si considera il fatto che nei topi adulti privi di germi si osservano comportamenti diversi da quelli dei topi che ospitano batteri, cioè sono più attivi e impegnati in comportamento più rischiosi rispetto ai topi allevati con microrganismi intestinali, si capisce che un certo vantaggio selettivo deve esistere. In un certo senso i topi "normali" sono audaci quanto basta per poter vivere e proliferare nel loro ambiente naturale, mentre i topi privi di batteri conducono un'esistenza rischiosa, più soggetta all'azione dei predatori e incapaci di reagire prontamente alla loro attività predatoria. Si potrebbe ammettere che in condizioni normali esiste una rapporto di coevoluzione compiacente tra ospite e batteri che supera di molto il solo rapporto tra fornitore di cibo (l'ospite) e coadiuvante nella digestione e protezione del tratto intestinale dall'attacco di batteri pericolosi (la flora batterica utile). Il rapporto tra ospite e batteri colonizzatori si instaura molto presto nell'organismo ospite, quando questo è ancora un feto all'interno della pancia della madre e, già in questa fase, si assiste all'influenza esercitata dai batteri sul sistema genico dell'ospite, che coinvolge l'apprendimento, la memoria e il controllo delle funzioni motorie e, quindi, del comportamento sell'ospite in rapporto al suo ambiente di vita. Questo suggerisce che, nel corso dell'evoluzione, la colonizzazione da parte di microrganismi (in totale 1,5 kg) nella prima infanzia si è integrata con lo sviluppo precoce del cerebrale.
I dati suggeriscono che vi è un periodo critico, cioè l'età fetale, in cui i microrganismi intestinali possono influenzare maggiormente lo sviluppo del cervello e modificare il comportamento dell'ospite nella vita successiva da adulto. Non solo l'influenza dei batteri si manifesta sulla produzione dei segnali chimici come la serotonina, la dopamina e la noradrenalina, che sono soggetti a regolamentazione genica e controllati dall'atività genica dei batteri, ma la stesse funzione delle sinapsi sembra essere regolata dall'attività dei batteri colonizzatori. Se questo avviene nei topi, si deve ammettere che la stessa cosa debba avvenire anche nell'uomo, visto che gli stessi segnali e le stesse funzioni sinaptiche, oltre alla stessa flora batterica è presente sia nei topi che nell'uomo. Ovviamente certe malattie "estreme", come la schizofrenia, possono avere una causa primaria nell'errata espressione genica, visto che un ruolo chiave nell'eziologia di questa sindrome tanto che è stata chiamata in causa l'ipotesi dopaminergica: i neuroni dopaminergici dell'area tegmentale ventrale scaricano molta più dopamina sui neuroni gabaergici situati nel sistema mesocorticale (corteccia prefrontale) e nel sistema mesolimbico (nucleo striato ventrale). In soggetti in cui la scizofrenia e presente, l'azione combinata dell'errata espressione genica (aumento della produzione della dopamina) e attività batterica, possono rendere l'ospite più vulnerabile alle situazioni di pericolo dei soggetti normali. Bisognerà attendere lo stesso tipo di studio "rapporto ospite-batteri" osservato nei topi, per chiarire al meglio questa situazione.
http://evoimpertinente.splinder.com/pos ... itebatteriAnche qui sarei cauto.
Insomma, discuss.
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eroggeno best quote 01/12/11 [eroggeno vs. disprezzo] 
eroggeno ha scritto:
esattamente per questo non ti sei riprodotto
hai strarotto i coglioni con le tue sentenze da tuttologo
un coglione rsta un coglione anche a 60 anni ricordatelo