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ADOVA - Non solo il pensionato che tenta di integrare la pensione, o il disoccupato che spera nel colpo di fortuna. Pure il piccolo imprenditore vi si affida per far fronte alla crisi delle vendite. Così il giovane manager che vi ricerca un'altra forma di conferma del proprio successo. E c'è anche un nuovo volto nella già lunga lista dell'ambulatorio per la Prevenzione e il trattamento della dipendenza nel gioco d'azzardo, del dipartimento per le Dipendenze dell'Ulss 16 di Padova. Si tratta della donna alluvionata, del Conselvano, una 35enne con famiglia, arrivata a giocarsi persino il risarcimento per i danni subiti dall'evento catastrofico di novembre. I soldi persi alle slot, al videopoker e al gratta e vinci.
«Una tipologia di giocatore patologico - spiega il dottor Guglielmo Cavallari, responsabile dell'ambulatorio - che utilizza il gioco come rifugio o per dissociarsi da un'esperienza dal contenuto emotivo forte difficile da sopportare. Una condizione affine a quella di donne e uomini che assistono un genitore invalido e che spendono la pensione di invalidità per giocare. Nello specifico, sono attirati dai giochi istantanei, come il gratta e vinci, o il sempre più diffuso poker online per sognare una vita migliore o dalle slot per una parentesi alla ricerca di qualche emozione».
Caratteristiche comuni del giocatore patologico sono il sovraindebitamento e la pressione sui servizi sociali per ottenere sussidi pubblici per poter sopravvivere. «Importante è il ruolo dei familiari - continua Cavallari - che, se si accorgono del problema, spesso si accontentano della promessa che il giocatore smetterà. Oppure che, non comprendendo la necessità di un intervento esterno, esperto, non capiscono che si tratta di una patologia da curare e arrivano a tagliare ogni rapporto. Anche nel caso della persona alluvionata, dopo che sono stati i familiari a rivolgersi a noi per un aiuto, abbiamo cercato di supportare in primis la persona ad aprirsi, per comprendere i problemi più immediatamente risolvibili e approntato un percorso per quelli che abbisognano di supporti terapeutici e psicologici sul lungo periodo. In base alla persona, si cerca quindi di aiutarla a individuare un'alternativa al gioco che la interessi e gratifichi. Non ultimo, attivare una rete parentale e amicale di solidarietà».
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