Non sono d’accordo coll’articolo, per diverse ragioni.
Casualmente su nfa sono giunti alla conclusione che se ogni servizio pubblico viene gestito secondo le modalità delle imprese private, funziona meglio (e se viene affidato direttamente a imprese private funziona ancora meglio), tralasciando tutta una serie di fattori che altrimenti screditerebbero le loro conclusioni.
I presidi non sono proprietari delle scuole e non hanno alcun titolo per gestirla come fosse loro proprietà. Questo apre la porta ad ogni sorta di favoritismo, e non si dica che i favoritismi danneggerebbero la reputazione del preside, questo è vero solo nel caso di favoritismi estremi ed evidenti, ma non per tutti i casi in cui la discriminazion è piú subdola. Sistemi simili aprono la strada alla discriminazione di insegnanti per le loro idee politiche, per le loro preferenze sessuali, per la loro religione e per chissà cos’altro. I docenti, come tutto il personale pubblico, devono essere selezionati tramite un sistema il piú oggettivo possibile.
Peraltro partire da un’indagine standardizzata (quella OCSE-PISA) per giungere alla critica dei sistemi standardizzati, a me sembra un po’ contraddittorio.
Per assumere i docenti migliori si dovrebbe fare innanzitutto il concorso pubblico.
In secondo luogo si potrebbe prendere i neoassunti e metterli a fare assistenza pomeridiana agli alunni che hanno difficoltà. Poi la scelta dei docenti potrebbe aver luogo sulla base dei miglioramenti degli alunni, e dalla valutazione degli alunni medesimi. Questi ultimi infatti non avrebbero motivo di valutare male un docente che riesce a migliorare il loro rendimento (i prof. che fanno assistenza non li valuterebbero, quindi non ci sarebbe nessun possibile ‘voto di scambio’).
Questo permetterebbe di migliorare il livello medio d’istruzione, compensare i vantaggi dovuti al fatto di essere benestanti e potersi permettere le ripetizioni private se si hanno difficoltà, e di valutare oltre alla preparazione scientifica anche la capacità didattica (una persona incapace didatticamente farebbe migliorare poco gli studenti, e sarebbe poco gradita ai medesimi studenti).
Ovviamente non è a costo zero, ma l’istruzione è un’investimento, solo in Italia la consideriamo una spesa improduttiva (anche se questo è perfettamente conforme allo spirito del capitalismo straccione nostrano). Anzi, è l’ubiqua ignoranza a costare molto allo Stato...