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Rimini, 30 novembre 2011 - «L’abbiamo preso per i capelli». La frase arriva come un pugno allo stomaco. «Epatite fulminante», chiarisce il bollettino medico del Sant’Orsola di Bologna, dove il giovane di Cattolica è stato trasportato d’urgenza lunedì sera per essere sottoposto nella notte al trapianto di fegato.
In coma da domenica mattina per aver ingerito una dose micidiale di droga, l’Mdma, il diciottenne sta ancora lottando per sopravvivere. Le sue condizioni, giudicate già gravissime al momento del ricovero, sono via via peggiorate, fino al punto di convincere i medici del ‘Ceccarini’ a contattare i colleghi bolognesi. Al deficit renale è intervenuta una grave insufficienza epatica: anche il fegato era gravemente compromesso. Si è deciso allora di trasferire il giovane al Sant’Orsola, dove opera l’equipe del professor Antonio Daniele Pinna, un’autorità nel campo dei trapianti.
L’intervento è iniziato la notte scorsa ed è durato circa sette ore. Al fianco del professor Pinna, uno dei suoi assistenti, il dottor Matteo Ravaioli, riminese, figlio dell’ex sindaco di Rimini. «Il trapianto è andato bene - racconta il dottor Ravaioli - Il ragazzo è stato davvero fortunato. In poche ore si è trovato un donatore e così siamo stati in grado di intervenire rapidamente. Il quadro clinico era peggiorato sensibilmente nella giornata di lunedì».
I medici lanciano l’allarme e il cattolichino entra nella lista d’attesa. Priorità assoluta. Che significa la salvezza. Al giovane viene destinato il primo organo disponibile su scala nazionale, un fegato proveniente da Foggia. «L’epatite fulminante - spiega ancora il dottor Ravaioli - è stata causata dall’assunzione della sostanza tossica. Può essere legata alla dose ingerita oppure all’‘intolleranza’ della droga da parte di chi ne ha fatto uso. Il messaggio dev’essere chiaro: queste sostanze non vanno mai utilizzate. Il paziente è stato fortunato nel trovare subito un donatore grazie al sistema del trapianti. Non capita a tutti». Ma se la cavera? Ravaioli non si sbilancia: «E’ presto per fare previsioni, esistono tante variabili che riguardano il funzionamento dell’organo e l’eventualità di un rigetto».
Può farcela, dicono ora i medici. Il quadro clinico descritto alla madre poche ore dopo il ricovero era drammatico. Senza la corsa al Sant’Orsola non avrebbe avuto alcuna speranza di sopravvivere. Troppo pesanti i danni prodotti dalla metanfetamina. Inizia il lungo calvario della madre, che ieri a Bologna ha accusato (nell’intervista in Nazionale) la discoteca di Riccione dove il figlio si è sentito male e il sindaco, che non fa nulla per chiuderla.
Da quanto si è potuto sapere dopo le prime indagine dei carabinieri il cattolichino era andato al ‘Cocoricò’ con un gruppo di amici, la maggior parte minorenni. Lì aveva passato la serata di sabato fino al malore. Chiari i sintomi dell’assunzione di stupefacenti, riscontrati poi dai sanitari del ‘Ceccarini’ dopo il trasporto in ambulanza. Tremori, allucinazioni, 170 battiti al minuto, l’insufficienza renale, i danni al fegato. Il ragazzo stava praticamente morendo. Poi la telefonata al Sant’Orsola, il tentativo disperato di trovare un organo e un donatore.