i contributi all'editoria IMHO sono un male necessario, un tributo al pluralismo
bisognerebbe solo ridimensionarli e evitare storture (per i piccoli partiti sono la principale fonte di finanziamento)
Concordo.
E non a caso molti (se non tutti, ma di questo non sono sicuro) Paesi europei (sí, i famosi Paesi europei tirati fuori ogni volta come modello) li hanno.
Io però proporrei un altro modello rispetto a quello attuale.
L’obiettivo è tutelare il pluralismo e il diritto all’informazione, visto che lasciando tutto al mercato si favorisce la concentrazione editoriale.
Al posto di sovvenzionare direttamente i giornali, propongo che lo Stato rimborsi ai lettori la quota o una percentuale elevata (l’80% magari) dell’abbonamento (ovviamente fino a una certa soglia, corrispondente al prezzo medio di un abbonamento cartaceo o a due abbonamenti pdf) ai quotidiani che trattino di politica e attualità.
Visto che sta comunque ai lettori abbonarsi, il denaro pubblico andrebbe solo a giornali che abbiano dei lettori, ma che magari in assenza di contributo non avrebbero soldi per abbonarsi, o non sarebbero disposti a pagare 200-300 euro l’anno.
Qualora il giornale abbia degli utili dovrebbe restituire allo Stato la quota della sovvenzione.
Gli stipendi dei giornalisti delle testate sovvenzionate dovrebbero avere un tetto massimo, per evitare che i giornalisti si arricchiscano a spese dello Stato.
In pratica per i grandi giornali non cambierebbe nulla: restituirebbero allo Stato i sussidi che i loro lettori ricevono, e continuerebbero a pagare i loro giornalisti come vogliono.
I giornali piccoli ma che hanno un pubblico venderebbero piú copie e quindi potrebbero andare avanti.
I soldi pubblici sarebbero utilizzari per garantire il diritto all’informazione, e sarebbe garantito il pluralismo.
I giornali senza lettori non riceverebbero finanziamenti.