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Finanziamento pubblico ai giornali
Lo Stato deve tutelare finanziariamente il pluralismo informativo, e il giornalismo indipendente. Bisognerebbe però modificare il metodo di finanziamento per evitare gli abusi. 41%  41%  [ 10 ]
Lo Stato deve tutelare finanziariamente il pluralismo informativo, e il giornalismo indipendente. Il metodo di finanziamento utilizzato sinora è adeguato. 0%  0%  [ 0 ]
Lo Stato non deve sovvenzionare i giornali, le cooperative giornalistiche sono aziende come le altre. 58%  58%  [ 14 ]
Voti totali : 24
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 Oggetto del messaggio: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 3:36 pm 
Schiavo
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Dopo aver inizialmente garantito che i finanziamenti all'editoria sarebbero stati mantenuti, Tremonti ha stabilito di toglierli.
Diversi giornali, a causa di questo non riusciranno ad ottenere i prestiti dalle banche necessari a portar avanti l'attività, e rischiano il fallimento. A parte i grandi giornali ed il Fatto Quotidiano, vanno verso una sicura bancarotta.

Penso che anche qualora si vogliano abolire questi finanziamenti, ciò vada fatto in modo graduale, in modo che i giornali abbiano un minimo di tempo per ristrutturare i bilanci e cercare di adeguarsi.

Sarei favorevole ad una forma di finanziamento pubblico piú trasparente: s'istituisce un fondo per l'editoria, ed ogni cittadino sceglie se finanziare un giornale, suddividere il finanziamento tra piú giornali, oppure lasciare i soldi allo Stato.
In questo modo il giornale non sarebbe trattato come una merce qualunque, ma ciascuno avrebbe eguale potere di finanziarlo (mentre se uno ha pochi soldi il giornale non lo compra), ma allo stesso tempo non si dànno soldi a giornali che non interessano a nessuno.
Credo che il finanziamento debba essere destinato a quelle cooperative giornalistiche che utilizzano i ricavi solo per pagare gli stipendi e mandar avanti l'attività, senza distribuire dividendi.

Giornali chiusi per decreto
Firma con giallo. Giorgio Napolitano ha promulgato ieri il «milleproroghe» che cancella i fondi all'editoria stanziati in finanziaria. Un taglio preventivo e mortale, con cui Tremonti dimezza gli stanziamenti per l'informazione ancora prima che entri in vigore la legge di stabilità (il 1 gennaio). Il decreto inizia oggi in senato il suo lungo iter di conversione.
Il testo sarà pubblicato solo oggi ma tra camere, governo e Quirinale è stata una giornata di tensione. Per tutto il giorno Napolitano è stato chiuso con i più stretti collaboratori. Sul tavolo del presidente le limature all'atteso discorso di fine anno e provvedimenti «controversi» come la legge Gelmini sulle università e appunto il milleproroghe.

Tremonti si rimangia gli impegni presi personalmente alla camera e cancella in un colpo solo 50 milioni di euro all'editoria e 45 milioni all'emittenza locale. Un taglio letale per due settori già in profonda crisi. E non senza conseguenze per gli equilibri interni alla maggioranza. Perfino il Pdl ha chiesto fino all'ultimo più fondi per le forze dell'ordine - che nei giorni scorsi hanno protestato davanti la villa del premier - cultura ed editoria. Segno che il malessere è assai più diffuso di quanto appaia nella caserma berlusconiana. Le tasse agli aquilani, per esempio, sono state prorogate solo di 6 mesi, come quelle delle zone alluvionate del Veneto. E non solo i «finiani» ma anche pezzi da novanta del Pdl come Gianni Letta, Paolo Bonaiuti e i capigruppo Gasparri e Cicchitto hanno provato a spuntare le forbici del superministro. Lo stesso Berlusconi si è impegnato pubblicamente a trovare una «soluzione condivisa» per un'informazione gettata nel caos da un governo che con una mano mette, con l'altra toglie. Al suo fianco aveva Paolo Bonaiuti, sottosegretario per caso con delega all'editoria e anche suo portavoce. Quanto conti quella voce l'ha messo nero su bianco il superministro nel suo decreto di fine anno. Tremonti «gode del sostegno convinto del Pdl», specifica Gasparri, confermando indirettamente però che la questione per più d'uno sia in dubbio.

Tremonti non si ferma qui. Bisogna tagliare di più. Ieri via XX settembre ha diramato una circolare a tutti i ministeri imponendo ulteriori risparmi su tutte le spese «non differibili». Se era un no all'allargamento della maggioranza all'Udc è arrivato forte e chiaro.
I tagli dell'Economia mettono in grave difficoltà - vista la fine dell'anno - la chiusura dei bilanci dei giornali e l'accesso al credito bancario. E' una telenovela che va avanti da due anni e che per l'ostinazione del governo non finisce qui. Ieri mattina a Roma una lunga e affollata riunione del «comitato per la libertà e il diritto all'informazione e alla cultura» presso la sede della Fnsi ha messo in chiaro che la lotta contro le scelte suicide di questo governo si radicalizzerà ancora di più.
Giornalisti, sindacalisti, Mediacoop, associazioni come Articolo21, «Popolo viola», emittenza locale, i tanti comitati e gruppi da mesi in movimento a sostegno del cinema hanno accettato ciò che è evidente anche ai sassi: cultura, cinema, teatro, informazione, scuola, ricerca e università, se non fanno «rete» tra di loro rischiano di finire come i dieci piccoli indiani di Agatha Christie.

Oggi alle 15 una conferenza stampa alla camera denuncerà con documenti e cifre tutta la gravità della situazione in settori così importanti per l'Italia e annuncerà le prime mobilitazioni pubbliche contro il governo. E' un cerchio che inizia a chiudersi, protagonisti distanti per storia e per formazione cominciano a riconoscersi «politicamente». La fase «difensiva» - fatta di emendamenti e faticosi compromessi sempre disattesi dal governo - mostra la corda. Di fronte a un esecutivo truffaldino e inaffidabile non resta che provare ad allargare il campo coinvolgendo di più l'opinione pubblica, spesso male informata da giornali «grandi» e «piccoli» più interessati a miseri calcoli di bottega che a temi scomodi e complessi come la concentrazione pubblicitaria, le strozzature della distribuzione, la crisi delle edicole, il precariato dilagante a ogni livello nella presunta «casta dei giornali».

Fonte: Il manifesto.


«Conseguenze letali per le voci critiche»

«Siamo ancora in attesa del testo definitivo ma l’intento è ormai chiaro. Il Governo con un colpo di mano ha deciso di infierire senza tentennamenti sul pluralismo e la democrazia». Roberto Natale, alla guida della Federazione della Stampa, non accenna a sminuire la drammaticità dei fatti. «I tagli? Sono tutti confermati. E le conseguenze - ammette - rischiano di essere immediatamente letali».

Il taglio di novantacinque milioni di euro all’editoria e all’emittenza locale è confermato, ed ora?
Sì, i tagli sono confermati. Siamo ancora in attesa del testo definitivo, ancora in queste ore si cerca di capire se ci sarà qualche ulteriore aggiustamento nei fondi che, dopo una lunga battaglia e con un largo coinvolgimento di un ampio schieramento parlamentare, eravamo riusciti a ripristinare nella legge di stabilità. Ed ora? Tremonti ha deciso un colpo di mano.

Le conseguenze annunciate rischiano di essere nefaste...
Le conseguenze? Dirò di più: rischiano di essere ”immediatamente” letali, perché alcune di queste testate non sono in condizione di reggere nemmeno ai 60 giorni di dibattito parlamentare che la legge consente. Il primo effetto di questa modifica contenuta nel Milleproroghe è che le banche non daranno più gli anticipi alle imprese che, proprio in forza della legge di stabilità, li avevano potuti negoziare.

C’è ancora qualche speranza?
In queste ore, sembra di capire, che la discussione si muova su spostamenti di fondi che potrebbero colpire il credito per la carta ma non sappiamo ancora se, alla fine, questa sarà la conclusione. Noi come sindacato della stampa diciamo che non c’è motivo di tagliare un solo euro all’editoria e il fatto che Tremonti abbia voluto mettere in contrapposizione l’editoria con l’attività del tutto rilevante delle associazioni che ricevono il finanziamento del 5 per mille è una contrapposizione ignobile, è una delle cose più sporche che questo Ministro abbia potuto fare. Noi siamo sempre stati chiari: ci siamo da sempre battuti affinché non un euro venga tolto all’intervento pubblico a favore del non profit. Certo che se un intervento è inevitabile crediamo che si debba procedere in maniera non indiscriminata. Non si possono colpire grandi e piccoli allo stesso modo.

Eppure, le risorse per il 5permille si potrebbero trovare anche altrove...
Le risorse per il 5permille ci sono e come. Basta pensare alle frequenze televisive, agli introiti della pubblicità. Servirebbero solo le briciole di quello che si muove nella grande emittenza per consentire un finanziamento degno e senza colpire nessuno. Questa? E’ la riprova che il Governo si muove ”strutturalmente” ed in subalternità a certi interessi. Anche in questo, purtroppo, è il Governo del conflitto di interessi. Con una lucidità drammaticamente coerente colpisce tutte quelle offerte che vogliono rendere variegato il panorama della cultura e del sapere in Italia. Purtroppo, in questo disegno c’è una coerenza durissima nel modo in cui si cerca di indebolire o spegnere le voci non allineate. Un colpo di mano indegno per il pluralismo e la democrazia.
Castalda Musacchio

Fonte: Liberazione

Tagli alla stampa? «Un vero affronto al pluralismo»

«Questo decreto? E’ un affronto per il pluralismo e la democrazia». Con qualche cautela e più di una riserva, fino a che il giallo non verrà del tutto risolto, su un punto concordano tutti i direttori di testate importanti più o meno coinvolte nell’”affaire” Milleproroghe: «Quella di Tremonti? Una mossa schizofrenica e da evitare». Il dibattito sull’ultima mossa del Ministro che infiamma le aule si è spostato sulla carta stampata; al centro, in questi ultimi giorni, proprio delle polemiche sollevate dal decreto, di cui si conoscerà solo oggi finalmente il testo ma sul quale quasi tutti i direttori ascoltati sono inequivocabilmente uniti dalla speranza che i fondi dispersi, alla fine, vengano di nuovo elargiti, e per un settore industriale, quello della carta stampata, che più di tutti è stato colpito dall’ultima crisi economica.
«Intanto - spiega, per esempio, Giovanni Maria Bellu (”L’Unità”) - vorrei sottolineare lo squallore morale dell’operazione appena compiuta, perché il taglio arriva alla fine di una campagna sostenuta da una lettera di Tremonti pubblicata da ”Il Fatto” che tentava di accreditare l’idea che i soldi del 5permille erano stati dati ai contributi all’editoria in quella quantità. E, d’altra parte, questo taglio arriva mentre vengono ripristinati proprio i contributi del 5permille a conferma del fatto che si è, comunque, cercato di creare questo link. Sul piano morale si tratta davvero di un’operazione davvero squallida. Si è contrapposta una causa sacrosanta ad un’altra altrettanto sacrosanta. Il settore editoriale è uno di quelli colpiti dalla crisi generale e con un elemento ulteriore di crisi specifico determinato dal fatto che questa avviene in una fase di rivoluzione industriale. C’è, inoltre, un ulteriore elemento rappresentato dall’anomalia tutta italiana dove, in una situazione di insostenibile conflitto di interessi da parte del premier, siamo, inoltre, insieme al Portogallo l’unico paese europeo dove c’è una distribuzione della pubblicità tutta a favore delle televisioni. Siamo, dunque, in presenza di tre contemporanei elementi di crisi. Ed il governo che fa? Non tratta il comparto dell’editoria come un comparto in crisi ma continua a mantenere nei confronti di questo fondamentale settore industriale un atteggiamento ostile. Non solo non lo sostiene ma con un comportamento nocivo e dannoso tenta di soffocarlo del tutto. Un’operazione incredibile».
«Si può ben immaginare - riflette anche il direttore di ”Carta” Enzo Mangini - cosa significa per una qualsiasi azienda, a prescindere da quella editoriale, essere impossibilitata a programmare il proprio futuro di bilancio. Sfido qualsiasi manager a farlo. Se invece di giornali facessimo scarpe ci troveremmo nella stessa situazione: saremmo impossibilitati a programmare una politica industriale e di chiusura di bilanci. Ci troviamo in una situazione talmente grottesca che è difficile anche commentarla. Questo è chiaramente un Governo schizofrenico». Flavia Perina (Il Secolo d’Italia) aggiunge: «Il vero problema, a mio parere, non è quello su quale capitolo vengono presi questi soldi. Ovviamente la tutela dei giornali d’idee, a mio giudizio, va comunque salvaguardata perché è salvaguardia del pluralismo, ma ritengo sia necessario riflettere sull’assenza di una riforma di tutto il comparto dell’editoria che a gran voce noi stessi abbiamo richiesto. Ed anche questo decreto resta un giallo. Non ne conosciamo il contenuto. Il Governo aveva preso impegni precisi nel settore dove esistono distorsioni importanti. Spero che, alla fine, siano almeno tutelati i contributi diretti, fermo restando il fatto che una riforma complessiva del settore non può più essere demandata».
Gianni Riotta (”Il Sole24Ore”) concorda: «Penso che in questo tempo di crisi economica sia giusto tagliare. Anche noi abbiamo sofferto moltissimo per la scure che si è abbattuta sulle tariffe postali. Ma credo che sia del tutto sbagliato disporre tagli sui giornali, non tanto o non solo perché i giornali sono privilegi da tutelare, quanto perché hanno a che fare con un problema superiore: si va a toccare la libertà di stampa che non può essere toccata. Il dibattito è del tutto indispensabile per una democrazia moderna. Noi del ”Sole”? Con le nostre posizioni da sempre indipendenti ed autonome - conclude - saremo come sempre in prima linea per la difesa di diritti irrinunciabili».

Fonte: Liberazione
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 3:51 pm 
Schiavo
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Era quanto chiedeva anche Grillo vero?
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 3:52 pm 
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I giornali grossi/letti continueranno ad esistere, gli altri la smetteranno di stampare (sprecare carta, inchiostro ed energia) solo per prendere incentivi.
Non mi pare che i giornali di primo piano abbiano bisogno di questi incentivi, e parlo di Repubblica, Corriere, Stampa, IFQ, Il sole 24 ore.

Lo chiedeva anche Grillo perché è una cosa sacrosanta.

In B4 voglio vedere come camperanno ora rotolo, Libero e Foglio.
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 3:54 pm 
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ConteZero ? ha scritto:
In B4 voglio vedere come camperanno ora rotolo, Libero e Foglio.

Almeno per i primi due uno che mette i soldi c'è.
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 3:57 pm 
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Chairon ? ha scritto:
ConteZero ? ha scritto:
In B4 voglio vedere come camperanno ora rotolo, Libero e Foglio.

Almeno per i primi due uno che mette i soldi c'è.

Per il primo ed il terzo ad essere precisi... ma il punto è che finora quello di soldi ne metteva una parte, ti voglio ora che ne deve mettere molti di più (e soprattutto ti voglio ora che se non vendi la tiratura ti resta sul groppone... a vedere quanta gente compra *per davvero* quegli insulsi fogliacci).
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 4:01 pm 
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ConteZero ? ha scritto:
I giornali grossi/letti continueranno ad esistere, gli altri la smetteranno di stampare (sprecare carta, inchiostro ed energia) solo per prendere incentivi.
Non mi pare che i giornali di primo piano abbiano bisogno di questi incentivi, e parlo di Repubblica, Corriere, Stampa, IFQ, Il sole 24 ore.


Anche questa la quoto.
O Conte sta trollando, o e' arrabbiato e sta scrivendo troppo in fretta.

Peraltro vorrei far riflettere che si tratta di una decisione che ha a che fare con organi di informazione.
E se e' stata approvata da questo governo, magari nuocera' alcuni propri organi (il foglio?) ma penso che nuocera' piu' ad altri.
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 4:05 pm 
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gugoXX ? ha scritto:
ConteZero ? ha scritto:
I giornali grossi/letti continueranno ad esistere, gli altri la smetteranno di stampare (sprecare carta, inchiostro ed energia) solo per prendere incentivi.
Non mi pare che i giornali di primo piano abbiano bisogno di questi incentivi, e parlo di Repubblica, Corriere, Stampa, IFQ, Il sole 24 ore.


Anche questa la quoto.
O Conte sta trollando, o e' arrabbiato e sta scrivendo troppo in fretta.

Peraltro vorrei far riflettere che si tratta di una decisione che ha a che fare con organi di informazione.
E se e' stata approvata da questo governo, magari nuocera' alcuni propri organi (il foglio?) ma penso che nuocera' piu' ad altri.


Affatto.
E'sempre stata la mia posizione. Non sono un assistenzialista.

Peraltro fa abbastanza ridere quel "ci si dia il tempo di rimettere in sesto i conti tagliando gradualmente" che suona come "finora abbiamo campato sui soldi dello stato, non toglieteceli tutti insieme perché dobbiamo di nuovo adeguarci per riuscire a reggerci sulle nostre spalle"... come se un giornale non avesse come "target" DI SEMPRE quello di essere economicamente autosufficiente.
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 4:21 pm 
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ho votato l'opzione 1: contrario ad un provvedimento liberticida, è pur vero tuttavia che molti fondi cadevano su testate fittizie. Al solito ci perderanno i soggetti onesti, i vari rotolo e compagnia bella hanno comunque chi li finanzia.
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" Oltre che per le palle bisogna prenderlo per il caz… Domani se è aperto vado in un sexy shop e prendo un po’ di cose per me e te: più troie siamo più bene ci vorrà….Tro…Tro…tanto ormai abbiamo la confidenza per fare qualsiasi cosa…" - Nicole Minetti
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 4:29 pm 
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Io ho votato la prima.

In linea di massima se un giornale campa di soli abbonamenti è meglio, però in Italia è difficile, visto che nessuno li legge. Io poi sono il primo a non comprarli, non ho soldi per comprarmi il giornale ogni giorno... sarebbero 40 euro al mese.

Il fatto è che l'informazione non è un'industria come un'altra.

Se fallisce un'industria di scarpe, non diminuisce la democrazia.

Invece se falliscono molti giornali e ne rimangono pochi, la democrazia diminuisce.

Bisogna favorire il pluralismo, anche intervenendo coi soldi pubblici, ovviamente in presenza di determinati parametri, lo Stato non può mantenere chiunque abbia in mente i fare il giornalista.
Piú pluralismo c'è, piú c'è democrazia informativa. Anche se bisogna evitare che qualcuno se ne approfitti, come avviene spesso quando ci sono sovvenzioni statali.
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MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 4:40 pm 
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Chairon ? ha scritto:
Io ho votato la prima.

In linea di massima se un giornale campa di soli abbonamenti è meglio, però in Italia è difficile, visto che nessuno li legge. Io poi sono il primo a non comprarli, non ho soldi per comprarmi il giornale ogni giorno... sarebbero 40 euro al mese.

Il fatto è che l'informazione non è un'industria come un'altra.

Se fallisce un'industria di scarpe, non diminuisce la democrazia.

Invece se falliscono molti giornali e ne rimangono pochi, la democrazia diminuisce.

Bisogna favorire il pluralismo, anche intervenendo coi soldi pubblici, ovviamente in presenza di determinati parametri, lo Stato non può mantenere chiunque abbia in mente i fare il giornalista.
Piú pluralismo c'è, piú c'è democrazia informativa. Anche se bisogna evitare che qualcuno se ne approfitti, come avviene spesso quando ci sono sovvenzioni statali.


Ma se nessuno li legge, a chi importa se esistono o meno?

Dov'è che diminuisce la democrazia informativa, se non è mai esistita?
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 4:41 pm 
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preferirei che quei soldi venissero convogliati nel migliorare l'istruzione scolastica: non ha senso avere tanti giornali se poi non c'è nessuno che li può/sa leggere
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Gesù è venuto per salvarci dal peccato, ma continuo a vedere peccatori.
Thor ci protegge dai demoni e dai giganti di ghiaccio, ed in effetti non ne vedo in giro.
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 4:46 pm 
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Killer application ? ha scritto:
Ma se nessuno li legge, a chi importa se esistono o meno?

Dov'è che diminuisce la democrazia informativa, se non è mai esistita?

Nessuno li compra ? nessuno li legge.

Io per esempio non compro spesso il giornale, ma lo leggo spesso, in internet, o dove ne trovo uno.
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 4:46 pm 
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dreadknight ? ha scritto:
preferirei che quei soldi venissero convogliati nel migliorare l'istruzione scolastica: non ha senso avere tanti giornali se poi non c'è nessuno che li può/sa leggere

Giusto, ma diciamo che per la scuola si parla di un ordine di grandezza di almeno venti volte quello dei fondi per l'editoria.
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MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 4:50 pm 
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Chairon ? ha scritto:
Giusto, ma diciamo che per la scuola si parla di un ordine di grandezza di almeno venti volte quello dei fondi per l'editoria.


sempre meglio che gettarli dalla finestra come si fa ora. D'altronde c'è Il fatto quotidiano che, pur non essendo un giornale eccelso, ha dimostrato di riuscire a mantenersi senza contributi statali (a parte se non sbaglio l'agevolazione sulle spese di spedizione)
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MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 5:03 pm 
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Chairon ? ha scritto:
Killer application ? ha scritto:
Ma se nessuno li legge, a chi importa se esistono o meno?

Dov'è che diminuisce la democrazia informativa, se non è mai esistita?

Nessuno li compra ? nessuno li legge.

Io per esempio non compro spesso il giornale, ma lo leggo spesso, in internet, o dove ne trovo uno.


ma il giornale, o Il Giornale
:asd:
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dreadknight ? ha scritto:
sempre meglio che gettarli dalla finestra come si fa ora. D'altronde c'è Il fatto quotidiano che, pur non essendo un giornale eccelso, ha dimostrato di riuscire a mantenersi senza contributi statali (a parte se non sbaglio l'agevolazione sulle spese di spedizione)

Però è un giornale appena fondato, che ha pochissimi dipendenti. E bisogna vedere se, finito l'anno d'inizio, continuerà ad avere tale successo. Io me lo auguro, perché lo ritengo un buon giornale, ma non è garantito.

I giornali vecchi, fondati molti anni fa, quando la carta stampata tirava di piú hanno molti piú dipendenti, quindi o li licenziano, oppure devono trovare qualche soluzione.
Il manifesto sta usando la cassa integrazione alternata (quindi stipendi minimi), i prepensionamenti, e la dilazione degli stipendi (se non ricordo male i giornalisti del Manifesto hanno lo stipendio arretrato di 3-4 mesi). Secondo me se vendono poco è anche perché la qualità del giornale non è piú quella d'un tempo, ma c'è da dire che si trovano anche notizie che su altri giornali non vengono minimamente trattate.

Poi vabbè, Liberazione è un giornale di partito, e perciò legate anche al successo del partito, che ha raggiunto un massimo di 14.000 copie vendute nel 2001, e che adesso è afflitto da debiti causati dalla gestione raccapricciante di quell'incapace di Sansonetti, che ha fatto dimezzare le vendite ed indebitato il giornale.
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 5:09 pm 
Schiavo
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se è vero come è vero che certe testate non sopravviverebbero se dovessero stare in piedi "da sole", è anche vero che tra i quotidiani attualmente sovvenzionati ce ne sono più di alcuni, direi un buon 60% o più che di sopravvivere con le sovvenzioni proprio non se lo meritano. si, mi riferisco tra gli altri, anche a "la padania". che assumano giornalisti e licenzino i passacarte.

sarei per sovvenzionare i soli quotidiani di riferimento di partiti che hanno superato lo sbarramento, altrimenti che facciano come il manifesto (che NON prende sovvenzioni).
questo tirerebbe l'acqua definitivamente su anacronistiche "cose" come le seguenti:

http://www.avanti.it/
http://www.glialtrionline.it/home/
http://www.liberazione.it/
http://www.liberal.it/
http://www.rinascita.eu/
http://it.wikipedia.org/wiki/La_Rinasci ... a_sinistra (questo si è tirato l'acqua da solo)
http://it.wikipedia.org/wiki/Erre_%28rivista%29
http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Bolscevico
http://it.wikipedia.org/wiki/Umanit%C3%A0_Nova
http://www.edizionilottacomunista.com/
http://www.lernesto.it/
http://www.partitocomunistainternazionale.org/
http://www.lineaquotidiano.net/
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 5:17 pm 
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Un'alternativa potrebbe essere rendere deducibile dalle tasse una quota delll'abbonamento al giornale.
Alla fine se informarsi è un diritto, ha senso avere agevolazioni per farlo.

Cosí non si sovvenzionano giornali che non interessano a nessuno, ma si tutela un diritto dei cittadini.
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 5:32 pm 
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Ma se, molto semplicemente, i giornali una volta chiusa la stamperia per i costi iniziassero a "vendersi" solo online.
No, perché il costo di un giornale è alto essenzialmente perché stamparlo costa.

Capisco Chairon, ma a quel punto €40 al mese sono tanti... e €10 al mese com'è invece ?
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MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 5:39 pm 
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Votata la terza opzione.
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 5:40 pm 
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ConteZero ? ha scritto:
I giornali grossi/letti continueranno ad esistere, gli altri la smetteranno di stampare (sprecare carta, inchiostro ed energia) solo per prendere incentivi.
Non mi pare che i giornali di primo piano abbiano bisogno di questi incentivi, e parlo di Repubblica, Corriere, Stampa, IFQ, Il sole 24 ore.

Lo chiedeva anche Grillo perché è una cosa sacrosanta.

In B4 voglio vedere come camperanno ora rotolo, Libero e Foglio.


Libero e il Giornale vendono abbastanza e poi non hanno problemi di finanziamenti (Angelucci e famiglia Berlusconi).
Il problema dei quotidiani è che in Italia la gente legge molto poco, quindi la raccolta pubblicitaria è scarsa.
Non ritengo però che lo Stato debba finanziaria i giornali o l'editoria, ci si concentri sui servizi utili al cittadino.
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 5:48 pm 
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ConteZero ? ha scritto:
Ma se, molto semplicemente, i giornali una volta chiusa la stamperia per i costi iniziassero a "vendersi" solo online.
No, perché il costo di un giornale è alto essenzialmente perché stamparlo costa.

Capisco Chairon, ma a quel punto €40 al mese sono tanti... e €10 al mese com'è invece ?

serve una piattaforma comune. là fuori c'è gente che non sa manco guardarsi la posta su un imac
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 5:57 pm 
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zerothehero ? ha scritto:
ConteZero ? ha scritto:
I giornali grossi/letti continueranno ad esistere, gli altri la smetteranno di stampare (sprecare carta, inchiostro ed energia) solo per prendere incentivi.
Non mi pare che i giornali di primo piano abbiano bisogno di questi incentivi, e parlo di Repubblica, Corriere, Stampa, IFQ, Il sole 24 ore.

Lo chiedeva anche Grillo perché è una cosa sacrosanta.

In B4 voglio vedere come camperanno ora rotolo, Libero e Foglio.


Libero e il Giornale vendono abbastanza e poi non hanno problemi di finanziamenti (Angelucci e famiglia Berlusconi).
Il problema dei quotidiani è che in Italia la gente legge molto poco, quindi la raccolta pubblicitaria è scarsa.
Non ritengo però che lo Stato debba finanziaria i giornali o l'editoria, ci si concentri sui servizi utili al cittadino.


Gli Angelucci ultimamente stanno iniziando a vendere le loro testate, e Berlusconi oramai è l'unico fesso che paga per ripianare i debiti.
Peraltro il rotolo esiste solo per sparar merda sugli avversari del fratello dell'editore (come ammesso indirettamente dai bilanci puntualmente in rosso e puntualmente ripianati del giornale stesso).
Per il resto non fidarti troppo delle tirature dichiarate perché finora queste tirature "stellari" le fanno solo per avere gli incentivi, tolto questo "rientro" di capitali i giornali (ma soprattutto Libero, che a quanto pare si trova gratis in tutte le cliniche di Roma :asd: ) finirebbero per sgonfiarsi.

entanglement ha scritto:
ConteZero ? ha scritto:
Ma se, molto semplicemente, i giornali una volta chiusa la stamperia per i costi iniziassero a "vendersi" solo online.
No, perché il costo di un giornale è alto essenzialmente perché stamparlo costa.

Capisco Chairon, ma a quel punto €40 al mese sono tanti... e €10 al mese com'è invece ?

serve una piattaforma comune. là fuori c'è gente che non sa manco guardarsi la posta su un imac


Ci si stà arrivando, la diffusione dei pad con ePaper sta portando il mercato a fare uno standard unico.
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MessaggioInviato: sab gen 01, 2011 5:16 pm 
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Killer application ? ha scritto:
Chairon ? ha scritto:
Io ho votato la prima.

In linea di massima se un giornale campa di soli abbonamenti è meglio, però in Italia è difficile, visto che nessuno li legge. Io poi sono il primo a non comprarli, non ho soldi per comprarmi il giornale ogni giorno... sarebbero 40 euro al mese.

Il fatto è che l'informazione non è un'industria come un'altra.

Se fallisce un'industria di scarpe, non diminuisce la democrazia.

Invece se falliscono molti giornali e ne rimangono pochi, la democrazia diminuisce.

Bisogna favorire il pluralismo, anche intervenendo coi soldi pubblici, ovviamente in presenza di determinati parametri, lo Stato non può mantenere chiunque abbia in mente i fare il giornalista.
Piú pluralismo c'è, piú c'è democrazia informativa. Anche se bisogna evitare che qualcuno se ne approfitti, come avviene spesso quando ci sono sovvenzioni statali.


Ma se nessuno li legge, a chi importa se esistono o meno?

Dov'è che diminuisce la democrazia informativa, se non è mai esistita?


:mano:
/thread

PS: buon anno a tutti
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"Ed e' per questo che propongo l'istituzione del premio Nobel per il Wrestling"
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 Oggetto del messaggio: Re: Finanziamento pubblico all'editoria tagliato.
MessaggioInviato: dom gen 02, 2011 1:27 pm 
Schiavo
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Località: Simone da Bologna :D
Semplicemente basterebbe mettere un tetto alla raccolta pubblicitaria della televisione...

ma chissà come mai in italia questo tetto non c'è, come invece è presente in tutti gli altri stati...



Diciamo che come al solito un'italia senza forza italia e senza il caro leader sarebbe molto più pluralistica... :mcoso:
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