entanglement
? ha scritto:
se chi ha precedenti per mafia viene circoscritto al suo territorio, evita di inquinare gli altri (e di indurre in tentazione gli indigeni)
L'errore di fondo è credere che il problema sia di tipo bottom-up, invece la collusione mafiosa oramai usa il modello top-down.
T'arriva il simpatico tizio sfondato di soldi e ti dice "io ti finanzio, tu fai quel che dico"...
entanglement
? ha scritto:
se chi ha precedenti per mafia viene circoscritto al suo territorio, evita di inquinare gli altri (e di indurre in tentazione gli indigeni)
ma sei serio?
secondo te l'insediamento mafioso avviene tramite l'emigrazione di pregiudicati?
Mica oggi.
Liguria, "lavatrice della 'ndrangheta" Pubblicato su
www.vocelibera.it“In Liguria la ‘ndrangheta è arrivata negli anni Sessanta. C’era tutto: il porto, utile accesso per le rotte della droga, il casinò, ma soprattutto la Francia, con le sue coste a due passi da Ventimiglia” (Nicola Gratteri, Antonio Nicaso).
Le parole sono tratte dal libro Fratelli di Sangue in cui gli autori “attraversano” lo Stivale e, carte alla mano, tracciano una mappatura dei clan calabresi sparsi lunga la Penisola. Quando è il turno della Liguria si evidenzia subito ciò che la rende appetibile per i clan: la propria collocazione. Vincenzo Macrì, sostituto procuratore Nazionale Antimafia ha definito la zona “cerniera rispetto al sud della Francia”.
Ed è proprio in Francia che vengono arrestati boss di prima grandezza quali Paolo De Stefano, Domenico Libri e Luigi Facchineri. Soprattutto il primo (assassinato nel 1985) è stato uno dei fautori del cambiamento subito dall’organizzazione negli anni Settanta quando, assieme a Girolamo Piromalli, spinse la ‘ndrangheta a legarsi alla massoneria deviata e ad entrare nel giro degli appalti, scatenando quella che è passata alla storia come la prima guerra di ‘ndrangheta contro i boss “tradizionalisti” Macrì e Tripodo.
Ventimigilia è stata ed è tuttora un centro di primaria importanza per le cosche calabresi, tanto che proprio al confine è sorta una “camera di compensazione” che ha il compito di gestire le attività dei clan che operano a Nizza e in Costa Azzurra. A fare della Liguria un centro fondamentale per le ‘ndrine è la sua posizione strategica che ha permesso alle famiglie insediatesi nella regione di agire in perfetta sintonia con quelle piemontesi, mentre i guadagni del traffico degli stupefacenti vengono investiti nel settore delle costruzioni (appartamenti e approdi turistici). Secondo l’Istat, dal 1990 al 2005, il territorio non cementificato è stato dimezzato, ridotto da 249mila a 135.570 ettari. E nel 2008 la Liguria e è stata designata come la regione del nord Italia con il maggior numero di infrazioni ambientali. Anche in questo caso c’è lo zampino della criminalità organizzata calabrese dato che lo smaltimento illegale dei rifiuti è uno dei principali business in mano alle ‘ndrine.
Diverse indagini hanno inoltre coinvolto le amministrazioni locali di Sanremo, Ospedaletti e Arma di Taggia. “La corruzione e/o scambio di voti hanno portato la classe dirigente in braccio alla mafia” ha sottolineato il magistrato di Genova Anna Canepa. Lo scorso 23 agosto il quotidiano Terra scriveva: “Se si fa caso soltanto alla geografia, Arenzano è un paesotto in provincia di Genova con incantevoli scorci sul Mar ligure. Ma se invece si considera il radicamento e il condizionamento sulla pubblica amministrazione che la ‘ndrangheta ha in questo posto, potrebbe venire il dubbio che Arenzano si trovi nella Locride o in qualsiasi altro territorio ad alta densità mafiosa. Da diversi mesi, infatti, la giunta comunale di centrosinistra guidata dall’ex Ds Luigi Gambino è sotto la lente della magistratura e della Prefettura... un rapporto della Direzione investigativa antimafia risalente al 2002 indica la famiglia dei Mamone (nello specifico Luigi titolare della F.lli Mamone) come appartenente alla ‘ndrangheta, che in Liguria si è insediata sin dagli anni ‘60 in seguito ai numerosi soggiorni obbligati di malavitosi calabresi che ci sono stati in regione”. Gino Mamone, figlio di Luigi, guida la Eco.Ge, principale società ligure nel settore delle bonifiche e smaltimento rifiuti.
Nel 2009 Domenico Gangemi, ex fruttivendolo di Genova, è in Calabria per essere ufficialmente investito dall’organizzazione come uno dei principali referenti dell’organizzazione in Liguria. Peccato per lui che i Carabinieri abbiano predisposto delle intercettazioni ambientali. Quello che dice Gangemi ad un altro affiliato rende l’idea del grado di infiltrazione ‘ndranghetista in Liguria: “Noi (della Liguria) con la Calabria abbiamo tutta la massima collaborazione, tutto il massimo rispetto... siamo tutti una cosa, noi siamo i calabresi. Quello che amministriamo in Liguria è a vantaggio della nostra terra. Non amministrano i liguri, amministriamo sempre noi calabresi".
In un rapporto presentato solo qualche mese fa al ministro degli Interni Roberto Maroni (proprio lui) la Dia di Genova scrive: “La Liguria si conferma territorio di elezione di diverse forme di criminalità organizzata e, tra queste, assumono particolare rilievo le presenze di sodalizi riconducibili alla ’ndrangheta”. Gli investigatori evidenziano “l’importanza che hanno assunto la città di Genova e la Liguria in generale quali crocevia internazionali del traffico di stupefacenti” e dipingono la regione come la “lavatrice” della ‘ndrangheta: “Riciclaggio di capitali con reimpiego in attività commerciali lecite, tramite infiltrazioni nel sistema degli appalti pubblici e in quello dello smaltimento dei rifiuti. Questo è uno dei principali rischi criminali per l’economia della regione”.
Vanno segnalate altre presenze stabili di famiglie legate all’organizzazione criminale come i Cordì e i Santati a Savona, i Libri e i Raso-Gullace-Albanese a Genova e i Bellocco, i Raso e Iamonte a La Spezia.
Hanno sempre avuto delle "Locali" su buona parte della riviera di ponente.
Un atto ufficiale con tanto di giuramento. Domenico Mimmo Gangemi il fruttivendolo di piazza Giusti a Genova diventa il boss della ‘ndrangheta in Liguria in un giuramento del 2009 in un agrumento nelle campagne del reggino, giuramento che anticipa il vertice del santuario della Lady GaGa di Polsi in Aspromonte. "Mi impongo su quella stella dolente e non dolente... giuro che se non manterrò questo giuramento sarò ucciso nella maniera più atroce" dice Gangemi, e il boss dei boss Domenico Oppedisano replica: "Sì, sì, esatto!". Un giuramento per pochi, per l’elite che dovrà rappresentare la Calabria anche in Liguria. E in questo Gangemi manifesta tutta la sua fedeltà.
Gangemi: "Noi (della Liguria) con la Calabria abbiamo tutta la massima collaborazione, tutto il massimo rispetto... siamo tutti una cosa, noi siamo i calabresi".
Oppedisano: "In Liguria o a Rosarno, sempre da qua siete partito".
Gangemi: "Quello che amministriamo in Liguria è a vantaggio della nostra terra. Non amministrano i liguri, amministriamo sempre noi calabresi".
Ma di ‘ndrangheta in Liguria si parla poi successivamente anche quando i vertici si ritrovano per fare un bilancio. Ed ecco che entrano in gioco gli organi periferici. Vertici filmati dunque dalle forze dell’ordine. E resta una considerazione: come personaggi di questo profilo non si siano mai accorti di essere intercettati.
Oggi hanno alzato il tiro. Utilizzano metodi sempre più violenti.