-AngieRamone-
@ ha scritto:
Ho concluso la prima stagione di In Treatment;
questa serie mi piace perchè è un prodotto televisivo alternativo e unico nel suo genere in cui, durante ogni seduta,
vengono trattate tematiche universali quali l'amore, il rapporto con i genitori, i problemi di lavoro, la difficoltà nel relazionarsi con le altre persone.
Inizialmente [come già ti dissi Kharo] sentivo una certa avversione nei confronti dei pazienti e delle loro storie,
poi col tempo ho incominciato a provare simpatia per i protagonisti,
a sorridere dell'immagine che hanno della realtà e del modo in cui, attraverso i meccanismi di difesa, tentano di nascondere lo stato attuale delle cose.
Si tratta di una menzogna esistenziale, l'induviduo mente e non sa di mentire,
immagina una realtà illusoria e si autoconvince che essa sia la verità;
per dirla alla maniera Hegeliana, grazie all'aiuto del medico, è come se i protagonisti si sdoppiassero e acquisissero una certa autocoscienza solo proiettandosi al di là di se stessi.
E mi piace anche il fatto che Paul non sia stato rappresentato come il medico infallibile, come il supereroe di turno, ma come un personaggio umano con i suoi difetti e con le sue debolezze, proprio come un paziente che ha bisogno d'essere aiutato.
Infatti hai colto nel segno, la moderna psicoterapia punta molto all'analisi dei meccanismi di difesa e al transfert e controtransfert. Da questo punto di vista la serie è molto realistica (e rifugge dai facili stereotipi che vogliono il terapeuta come seduto dietro la poltrona, impassibile, freddo, invincibile ecc ecc...).
Non vorrei ammorbarti con aspetti tecnici però dato che hai nominato la proiezione ti dico che è proprio attraverso un meccanismo di difesa di tipo relazionale chiamato "identificazione proiettiva" che il terapeuta ha l'occasione di ri-elaborare i vissuti negativi del paziente. Volgarmente: il soggetto scinde le parti del sè che ritiene cattive, minacciose, intollerabili, problematiche e le proietta (comunicazione verbale e non) sul terapeuta che si ritroverà ad identificarsi con queste parti del se' del soggetto (proverà quei sentimenti) e dovrà "contenerle", pensarle infine ri-proiettarle nel paziente "bonificate". Non tutti i meccanismi di difesa sono disadattivi, alcuni sono fondamentali per vivere la vita di tutti i giorni, per tollerare le frustrazioni quotidiane. Il problema nasce invece quando gli "stili difensivi" si cristallizzano come disadattivi, rigidi e ripetitivi sia all'interno del mondo intrapsichico sia nelle relazioni sociali (stessi pattern relazionali che vengono ripetuti dal passato).
Nella serie Paul si trova in difficoltà a gestire i suoi pazienti (anche per il degrado delle sue relazioni familiari) ma soprattutto il transfert erotico di
Laura, e qui nasce anche un dilemma etico e morale (emerge soprattutto nei colloqui con Gina) legato all'esercizio della professione. Mi incuriosisce sapere come hai percepito questo aspetto, cioè se tifavi affinchè Paul rompesse le regole e passasse al piano dell'azione (dato che ormai il suo matrimonio sembrava compromesso) oppure se dovesse resistere tenacemente a questi impulsi e non "approfittare" della sua posizione di terapeuta.
Salvo che poi ci ha pensato da solo il suo Supe-IO a fermarlo

-AngieRamone-
@ ha scritto:
E mi sto esercitando a scrivere in maniera normale...

a me piaceva...
