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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Sono stato frainteso, presidente è stato frainteso... tutti.
MessaggioInviato: mer lug 20, 2005 9:24 am 
Tutti avete frainteso.. :D:D

Si avvicina l'ora del giudiziooooooooooooo :D:D

http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni ... ustiz.html

L'incontro di ieri al Quirinale tra capo dello Stato e premier
Elezioni, Berlusconi boccia la data del 9 aprile
Giustizia, Ciampi difende il Csm
"Ha il diritto di dare pareri"
Il presidente rilancia l'election day ma il Cavaliere non vuole abbinare
politiche e comunali a Roma per evitare che Veltroni faccia la campagna
di CLAUDIO TITO


Ciampi e Berlusconi

ROMA - "Già un'altra volta mi è capitato di salire al Quirinale e ritrovarmi a discutere con un calendario in mano...". Una battuta. Solo una battuta che ha fatto tornare la memoria al 1994. Eppure quella frase buttata là da Silvio Berlusconi con un suo deputato, ha fatto capire quanto sia stato teso il colloquio con il capo dello Stato. "Cordiale", ma teso.

E in effetti il faccia a faccia nello studio alla vetrata, davanti a soliti due testimoni d'eccezione, Gaetano Gifuni e Gianni Letta, è stato lo specchio di due linee spesso divergenti. Sulla giustizia e sulla data delle prossime elezioni politiche. Per non parlare delle polemiche suscitate dal presidente del Senato Pera sul ruolo del Csm. "Sono convinto - ha scandito con nettezza Ciampi - che il Consiglio superiore della Magistratura debba esprimere pareri al ministro competente. È la legge costitutiva del Consiglio che lo stabilisce". Il dibattito sull'ordinamento giudiziario, poi, è stato "strozzato" dal voto di fiducia.

La riunione è stata un susseguirsi di colpi di fioretto. All'inizio tutto sembrava filare liscio. L'appuntamento tra i due era stato fissato venerdì scorso, quando il premier aveva telefonato al capo dello Stato per preannunciargli la lettera di solidarietà contro la manifestazione leghista di Strasburgo. Così i primi minuti dell'incontro di ieri sono passati in pieno relax.

Il presidente della Repubblica ha ringraziato il capo del governo. Berlusconi, salito sul colle con il viso tirato, si è allora rilassato. Ha bevuto un bicchiere d'acqua minerale e si è sbottonato la giacca. Hanno parlato della riforma dell'Onu e del pacchetto anti-terrorismo.
Una pausa, però, e l'atmosfera è cambiata di colpo.

Appena l'inquilino del Quirinale ha accennato alle prossime elezioni, è calata una cappa di diffidenza. "La mia preoccupazione - ha confermato Ciampi senza esitazioni - è quella di arrivare a giugno con un governo nella pienezza delle sue funzioni". Berlusconi ascoltava e lasciava che fosse Letta a parlare. Il capo dello Stato ha quindi dissolto un equivoco: l'eventuale voto anticipato non ha nulla a che vedere con il giudizio sull'esecutivo. "Il prossimo governo - ha puntualizzato Ciampi - dovrà approntare una finanziaria forte, quale che ne sia il colore. Già il vostro Dpef prevede una finanziaria 2007 difficile. Ecco questo è il criterio che a mio giudizio andrebbe seguito per fissare la data. È d'accordo?".

La domanda era rivolta al Cavaliere. "Se è così, sì. Sono d'accordo. Forse i giornali hanno male interpretato alcune riflessioni. Mi sembrava che ci fosse un giudizio negativo su di me, su di noi. Però non credo che la data del 9 aprile sia la migliore...". A questo punto, sulla scrivania "quirinalizia" è ricomparso, come 11 anni fa, il calendario. Ciampi ha proseguito il suo ragionamento prendendo spunto da quel "sì, sono d'accordo" pronunciato a mezza bocca dal premier. "I precedenti ci dicono che dal giorno delle elezioni al completamento di tutti gli adempimenti costituzionali passano dalle 8 alle 12 settimane. Basta quindi che, con il calendario, andate indietro da giugno per 8-12 settimane e troverete la data migliore". Insomma il 9 aprile, anche perché la domenica successiva è Pasqua. Poi c'è il "ponte" del 25 aprile e quindi c'è il primo maggio.

Berlusconi ha iniziato ad agitarsi sulla sedia. "Credo però - lo ha interrotto, questa volta con un tono serio - che sia il governo a stabilire la data". "Certo - gli ha risposto Ciampi - non spetta a me ma al governo. Ma quello che dice Gargani, ossia che si debba votare per forza a maggio, non è vero".

Non solo. L'ex Governatore di Bankitalia ha messo sul tappeto un altro nodo: l'election day. "Bisognerà anche abbinare le politiche alle amministrative. Si vota a Roma e a Milano, due città importanti". Una soluzione che a Via del Plebiscito hanno da tempo scartato proprio per evitare che un candidato forte, come Walter Veltroni, possa irrompere in campagna elettorale. Eppure, per evitare l'abbinamento senza una legge ad hoc l'unica possibilità è proprio il 9 aprile.

Il premier, però, non ha ceduto. La sua preferenza è ancora per il 14 maggio, tutt'al più per il 7 maggio. "Ne riparliamo un'altra volta", è stata l'unica concessione fatta dal Cavaliere.

Partita chiusa? Per niente. Subito dopo si è sfogliato un capitolo ancor più delicato. Quello della giustizia. Gli appunti di Pera sul Csm hanno lasciato l'amaro in bocca al presidente della Repubblica. Letta ha cercato di sdrammatizzare. Ma non c'è stato niente da fare. "Eppoi - ha allargato le braccia Ciampi - il dibattito sull'ordinamento giudiziario, la fiducia lo ha strozzato".

Nessun riferimento alla possibilità di non firmare per la seconda volta la riforma. Ma da parte del Colle tanto disappunto. "Sono convinto - ha insistito accompagnando le parole con i gesti delle mani - che il Csm debba esprimere pareri. È anche sbagliato sostenere che il caso Carnevale abbia dimostrato che il Consiglio non possa sollevare il conflitto davanti alla Corte. La Consulta ritiene solo che nel caso specifico il conflitto andava sollevato davanti al Tar". E comunque, "io ho legittimamente firmato l'ordine del giorno nel quale era inserito il parere sull'emendamento Bobbio. Ma ora, con la fiducia, cade tutto...".

Sono passati 90 minuti. Ciampi e Berlusconi sono rimasti sulle proprie posizioni. Si sono stretti la mano e si sono detti un arrivederci. Per farsi gli auguri di buone vacanze. O forse di buon lavoro direttamente a settembre.

Di corsa il Cavaliere è uscito dal Quirinale e si è diretto subito a Montecitorio. A parlare con Pier Ferdinando Casini. Con il presidente della Camera solo qualche cenno al colloquio con Ciampi. Hanno discusso soprattutto di partito unico e di legge elettorale. Casini vuole la proporzionale. Il premier non dice no, ma ad una condizione: "deve essere d'accordo anche An e la Margherita. Da soli non ce la facciamo. Tu puoi portarmi il sì della Margherita?".

(20 luglio 2005)
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