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Ho capito, ma quando parlavo di storia di popolo nomade partivo già dai tempi del patriarca Abramo, vissuto circa nel 1900 a.c., dal quale ha avuto origine la genìa ebrea (tralasciando quindi il periodo precedente, basato su racconti che sono sostanzialmente delle frottole messe assieme assemblando e manipolando leggende e miti di altri popoli; non che la storia di Abramo sia priva di invenzioni, sia chiaro, ma è decisamente più "palpabile").
Sinteticamente il quadro storico è il seguente:
- Abramo (1900 a.c. circa) era il capo di una tribù errante che viveva nelle zone desertiche della Mesopotamia (deserto del Negheb, deserto Arabico e deserto degli Accadi, deserto della Siria, ecc.), i cui membri vivevano di pastorizia (ma imparano presto l'arte della predoneria);
- l'errare dei popoli nomadi si fermava quando il loro perigrinare li portava al confine di paesi come Egitto e Palestina, dove i legittimi proprietari impedivano loro di entrare;
- il viaggio di Abravo verso la fantomatica "Terra Promessa" del suo inesistente Dio lo porterà in un lungo viaggio, durato anni, dal deserto degli Accadi a quello di Negheb, alle porte della Palestina, e più precisamente in prossimità delle fertili terre di Canaan (bagnate e rese floride dal fiume Giordano); non riuscirà mai a oltrepassarle, ovviamente a causa dell'opposizione dei legittimi proprietari;
- ripiegheranno in Egitto, dove venderanno persino le loro donne come prostitute pur di farsi accettare dagli egiziani, ma a causa delle loro scarse condizioni igieniche, che comportarono diverse calamità, ben presto furono buttati fuori anche dall'Egitto;
- rimasero pertanto nel deserto di Negheb per altri due secoli;
- rientrati nuovamente in Egitto, che in quel periodo era in piena fase espansionistica e alla ricerca di popolazioni da far immigrare e lavorare (certamente non come schiavi, come falsamente attestato da loro) nel suo vasto e prospero territorio, si dimostraro per nulla inclini all'integrazione con il resto della popolazione, continuando a vivere in comunità separate e a vivere secondo i loro costumi (e condizioni igieniche pietose);
- dopo ben 5 secoli, in seguito agli n-esimi episodi di calamità e pestilenze da loro contagiate al resto della popolazione, il faraone (molto probabilmente Akhenaton, ma alcuni storici sostengono l'ipotesi di Menaptah, successore di Ramses II) decise di cacciarli definitivamente con provvedimento d'urgenza;
- è qui che entra in scena la figura di Mosé, che secondo gli ebrei li avrebbe salvati dalla schiavitù (inesistente), ma che molto probabilmente doveva essere un funzionario fedele al Faraone, che aveva il compito di vigilare che non tornassero nuovamente in Egitto;
- rimarranno 40 anni nel deserto, fino alla morte di Mosé, per poi spostarsi alle porte della Palestina, di cui varcavano spesso i confini per saccheggiarla;
- dopo poco tempo dalla morte di Mosé, decisero quindi con Giosué di invadere la Palestina mettendola a ferro e fuoco, stabilendosi in questa fantomatica "terra promessa" (non si capisce, però, perché abbiano dovuto usare la spada per impossessarsene, visto che era stata "promessa" dal loro Dio);
- da qui in poi, essendo divenuta quella la "loro" terra, sarà un susseguirsi di guerre con le popolazioni locali (che giustamente, essendo state defraudate delle loro terre, volevano riprendersele indietro).
Il resto l'hai riportato anche tu, in particolare la deportazione per opera dei Babilonesi, e poi l'invasione dell'impero romano che ha posto definitivamente fine allo stato Palistenese, con l'ultima distruzione di Gerusalemme che provocò la disintegrazione del popolo ebraico, che si disperse nel mondo.
Disintegrazione che, comunque, non ha impedito loro di coltivare il mito della "loro" terra, che come invece risulta dalla loro storia, è stata strappata con la forza ai legittimi proprietari, i palestinesi.
Infatti dopo la seconda guerra mondiale, gli ebrei sono tornati in massa, occupando nuovamente le terre dei loro avi, ma non contenti dell'assegnazione da parte della Società delle Nazioni di una parte di terra per costituire il "loro" stato d'Israele, dopo qualche ricominciarono la loro politica espansionistica, invadendo gli altri territori (che ancora oggi vengono definiti "occupati", nonostante le rimostranze degli ebrei quando viene usato quest'appellativo).
Il resto della storia lo conosciamo.
Gli unici a rimetterci sono sempre stati i palestinesi, che si sono visti rubare più volte i loro legittimi territori, e per giunta con lo smacco di non aver ancora potuto costituire il loro, legittimissimo, stato Palestinese.
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