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 Oggetto del messaggio: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
MessaggioInviato: ven lug 16, 2010 3:45 pm 
Schiavo
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ECCO PERCHÉ VUOLE IL BAVAGLIO
Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni. E' il cuore segreto del Pdl che Berlusconi cerca di nascondere azzerando le indagini e annientando la libertà di stampa

di Gianni Barbacetto e Rita Di Giovacchino

Cita:
Il presidente del Consiglio continua a ripetere che il ddl Alfano "è sacrosanto". E oggi, nella giornata di silenzio dei media italiani, è più facile capirne il motivo: la procura di Roma, grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, smaschera un'organizzazione segreta che interveniva per condizionare la politica, pilotare le decisioni della magistratura, teleguidare l'informazione, dirottare soldi e affari. Proprio come la loggia massonica di Licio Gelli di cui il premier ha fatto parte. La superlobby, per salvarlo dal processo Mills, voleva influire sulla Corte costituzionale perché non bocciasse il Lodo Alfano. Premeva sulla Corte d'appello di Milano per far riammettere la lista Formigoni alle elezioni regionali. Sosteneva la candidatura di Nicola Cosentino in Campania. Fondamentale il ruolo di Denis Verdini, da mesi sotto inchiesta per corruzione a Firenze, ma ancora oggi coordinatore nazionale del Popolo della libertà. Con la sua banca finanziava gli amici e tramite le sue società riceveva soldi da Carboni per l'affare dell'eolico

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07 ... lio/38100/

Immagine

La nuova P2 di Denis Verdini
Ecco perché B. vuole il bavaglio Il cuore del Popolo della libertà ha una vita segreta, un’attività sotterranea. Una “nuova P2” coagulata attorno al faccendiere Flavio Carboni.
Le intercettazioni la svelano. Ed è per questo che Silvio Berlusconi dice che questa legge “è sacrosanta”


Cita:
Il satrapo anziano vuole il bavaglio. “È sacrosanto”, ha detto a Studio Aperto, dopo aver fatto il giro delle radio e delle tv compiacenti, Tg1, Tg2, Tg4, per tentare di fermare gli smottamenti di consenso nella sua maggioranza e nel paese. L’eco delle sue parole risuona ancora in questo giorno di silenzio della stampa italiana. Un giorno in cui è più facile comprendere perché lo vuole a tutti i costi, il bavaglio: sono proprio le intercettazioni a permettere di sviluppare indagini come quella che ha scoperto. una “nuova P2” coagulata attorno al faccendiere Flavio Carboni, non senza contatti con il coordinatore del Pdl Denis Verdini. Le intercettazioni, impietose, continuano a svelare il fondo melmoso e occulto del potere italiano. Scoprono i giochi segreti che si svolgono attorno a Silvio Berlusconi.

Carboni, finito in manette giovedì con altre due persone, è un “campione d’Italia”. Ha attraversato la storia di questo paese almeno a partire dagli anni Settanta, quando ha avviato affari con Berlusconi, sotto l’ombrello della P2, quella classica, quella di Licio Gelli, di Roberto Calvi (e, appunto, di Silvio Berlusconi, tessera numero 1816). C’è un rapporto storico tra Carboni e i fratelli Silvio e Paolo, fin dai tempi dei progetti edilizi in Costa Turchese, degli investimenti per Olbia 2. C’è una vecchia frequentazione tra Carboni e Marcello Dell’Utri.

Ma non è archeologia investigativa, quella che emerge dall’inchiesta di Roma sulla “nuova P2”. Ci sono, da una parte, gli affari da realizzare oggi: nel settore dell’energia eolica in Sardegna, per esempio, con rapporti stretti con i vertici del potere politico dell’isola, su su fino al presidente della Regione Ugo Cappellacci. Ma, dall’altra, c’è di più. Quello che emerge è un sistema di potere. Il vecchio metodo della vecchia P2: determinare le scelte della politica, pilotare le decisioni della magistratura, teleguidare l’informazione, dirottare soldi e affari. Quel metodo continua anche oggi. Per esempio nei tentativi di influire sulla Corte costituzionale che nel 2009 doveva decidere sul Lodo Alfano (cioè sulla salvezza totale, sull’improcessabilità di Silvio Berlusconi alle prese con il processo Mills). A maggio 2009, a casa del giudice della Consulta Luigi Mazzella, a Roma, arrivano il suo collega Paolo Maria Napolitano, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Carlo Vizzini e lui, Silvio Berlusconi in persona. Una delle più imbarazzanti cene nella storia della Repubblica. Sui giornali esplode lo scandalo. Appare chiaro il tentativo di condizionare la Corte. Eppure il progetto non viene abbandonato. Quattro mesi dopo, a pochi giorni dal giudizio della Consulta, il lavoro iniziato è proseguito da Denis Verdini: il 23 settembre, infatti, il coordinatore del Pdl riunisce nella sua abitazione romana Carboni, Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller, oltre ad Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi (i due personaggi arrestati con Carboni nell’inchiesta romana).

L’obiettivo è influire sulla Corte perché non bocci (come invece farà) il Lodo Salvaberlusconi. Ma la superlobby segreta lavora anche per influire sulla decisione della Corte d’appello di Milano che deve valutare l’esclusione della lista Formigoni alle Regionali. Per pesare sull’attività del Consiglio superiore della magistratura. Per sostenere la candidatura di Nicola Cosentino alle regionali in Campania…

Il fatto che le manovre non riescano non assolve chi comunque le mette in atto, non sminuisce di un grammo le sue responsabilità. La “nuova P2” lavora a tempo pieno per sostituire gli interessi degli “affiliati” alle regole istituzionali, ai percorsi della democrazia. In questo sodalizio, che somma influenze massoniche e presenze opusdeiste (Dell’Utri), ha un ruolo centrale Denis Verdini. Ruolo politico, anche al di là dell’eventuale qualificazione giudiziaria. Verdini è, al tempo stesso, potente coordinatore del Pdl, banchiere di un piccolo Banco Ambrosiano pronto a finanziare gli amici, punto di riferimento degli uomini della “cricca”.

Il Popolo della libertà ha un cuore segreto, un’attività sotterranea. Le indagini dei magistrati, con le intercettazioni telefoniche e ambientali, possono svelarli. Ecco perché per Silvio Berlusconi, massimo punto d’equilibrio politico della “nuova P2”, la legge bavaglio “è sacrosanta”.


LA NUOVA P2 E I SUMMIT CON GLI UOMINI DI B.
Pressioni sul Lodo Alfano e sul Csm

di Marco Lillo

Cita:
Ora tocca ai politici. A breve saranno sentiti Marcello Dell’Utri e Denis Verdini. Dopo gli arresti di giovedì scorso di Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, cioé i tre protagonisti di quella che è stata ribattezzata “la nuova P2”, ora l’indagine punta alla politica nazionale. Per la prima volta dopo le indagini di Luigi De Magistris viene contestata la legge Anselmi. Per il gip romano Giovanni De Donato e per il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo siamo di fronte a “un’associazione caratterizzata dalla segretezza degli scopi dell’attività e della composizione che mira a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e degli apparati della pubblica amministrazione”, proprio come la loggia di Licio Gelli. Il ruolo di Verdini è centrale e per questo, a leggere gli atti, sarebbe indagato per associazione a delinquere: “Verdini si pone, per la qualità e rilevanza del ruolo, per il suo ripetuto e diretto intervento in reciproco vincolo di solidarietà, per la condivisione d'interessi, come soggetto interno al sodalizio medesimo. ... la rilevanza della funzione da lui svolta emerge dai ripetuti incontri organizzati presso la sua dimora di palazzo Pecci Blunt”,

Convegni a 5 stelle
Il protagonista della vicenda è però Flavio Carboni, il faccendiere coinvolto nel caso Calvi (e poi assolto) ma condannato per il crac dell’Ambrosiano. Insieme a lui sono stati arrestati Pasquale Lombardi, un giudice tributario ed ex politico Dc e di Forza Italia, riuscito a creare una rete di pubbliche relazioni nelle massime magistrature italiane con convegni a 5 stelle. Il terzo arrestato è Arcangelo Martino, il politico campano della prima repubblica che ha cercato goffamente di fornire a Berlusconi l’alibi del primo incontro con la famiglia di Noemi Letizia: “gli ho presentato io il padre”, disse a beneficio dei gonzi. Solo in un paese come l’Italia una simile banda poteva riuscire ad avvicinare sottosegretari, leader di partito e presidenti di Corte. A settembre 2009 Lombardi chiama il presidente emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli e gli chiede di intervenire sulla giudice della Corte Maria Rita Saulle: “Quella della consulta che è la donna, dice che è sua amica”. Mirabelli resiste: “mmha! Eh..non è che gli interventi valgano granché”. Ma Lombardi lo informa “sono quattro negativi, cinque positivi, tre nì” e insiste: “vedi un poco se sulla signora possiamo avere un riscontro”. Il 23 settembre la banda comincia a fare sul serio. A palazzo Pecci Blunt, abitazione romana di Denis Verdini si incontrano il coordinatore del partito di Berlusconi, il capo degli ispettori del ministero, Arcibaldo Miller, l’ex numero uno dell’Associazione magistrati e ora presidente della Commissione per la riforma Brunetta, Antonio Martone; il sottosegretario alla giustizia e senatore Giacomo Caliendo (ex procuratore generale della Cassazione, come Martone); e poi i soliti tre. Cosa ci fanno il gotha della giustizia e della politica con i faccendieri? Per il pm Capaldo parlano del Lodo Alfano. Dice Lombardi: “E poi stasera chiamo Antonio (Martone Ndr) perché abbiamo fatto un discorso anche per quanto riguarda la Corte Costituzionale (... ) Amm’ fa’ nu poc’ na conta a vedé quanti sonn' i nostri e quanti son i loro, per cui se potimm' correre ai ripar', mettere delle bucature, siamo disponibili a fare tutto (... ) e poi giustamente abbiamo fissato che ogni giorno, ogni settimana bisogna che ci incontriamo per discutere tra i noi e vedere ando sta o' buono e ando sta o' malamente”.

“Tieni qualche amico?”
Dove ovviamente “o malemente” è chi resiste alla banda e continua ad applicare la legge a partire dall’articolo 3 della costituzione. Il 26 settembre accade l’incredibile: Lombardi, per intervenire in favore di Berlusconi, chiama Renzo Lusetti, che però fa parte del Pd. I modi sono spicci: “Mi devi dire una cosa sinteticamente ... tieni qualche amico nella Corte Costituzionale?”, Alla reazione sorpresa e imbarazzata di Lusetti, Lombardi rinvia a un incontro di persona. Il Lodo Alfano è bocciato dalla Consulta ma la banda si dedica a un’altra emergenza: salvare il soldato Cosentino. Il sottosegretario amico dei Casalesi ha presentato ricorso in Cassazione contro l’ordinanza del gip che chiede l’arresto e blocca la sua candidatura a presidente della Campania. Se la Cassazione annullasse l’ordinanza, il candidato alternativo, Caldoro, tornerebbe nel sottoscala. La banda si muove a tenaglia. Lombardi cerca tramite il presidente della Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, di accelerare i termini del ricorso e Arcangelo Martino fa circolare un dossier infamante contro Caldoro, che lo accomuna a Piero Marrazzo. Il 7 gennaio Lombardi va in Cassazione dopo avere fissato un incontro con Carbone. Esce e telefona a Cosentino: “fai far subito la rinuncia ai termini”. Il giorno dopo è il presidente Carbone a chiamare Lombardi per informarlo che l’udienza è fissata: “Il 28 gennaio”. Lombardi cerca il colpaccio: “Ah 28 gennaio.. e n'à putimmo fa' nu poco prima e ve'?”. Ma Carbone resiste: “Statte buono”. Il magistrato più importante d’Italia, a leggere gli atti, si fa consegnare olio da Lombardi in Cassazione. Scrive il gip: “Il 26 gennaio, appena due giorni prima della decisione sul ricorso Cosentino, Lombardi chiama nuovamente il Presidente Carbone , annunciandogli una piccola regalia: ‘Stammi a senti'... io mi so' fatto portare l'olio e te lo porto domani mattina (...) Ci vediamo in Cassazione e facciamo il trasbordo”. Non basta: a ottobre 2009, quando si stra decidendo se prorogare l’età pensionabile dei giudici nelle condizioni di Carbone, Lombardi chiama il sottosegretario alla giustizia Caliendo: “gli ho detto, guarda che Giacomo si impegna al massimo per quello che tu desideri, per cui tu devi fare queste due cose, uno e due, m’ha detto di si ... gli ho detto vedi che Giacomino ti sta facendo tutte le operazioni che vuoi tu quindi...”. Pochi mesi prima Carbone aveva chiesto a Lombardi: “Ti voglio dire una sola cosa però, io che faccio dopo che me ne vado in pensione!?”. E Lombardi: “Non ti preoccupare, ne sto parlando con l'amico mio di Milano!”


IFQ 10 luglio
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 Oggetto del messaggio: Re: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
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L’INTERVISTA L’ex magistrato Giuliano Turone
“Sembra che la P2 si muova alla luce del sole”

di Antonella Mascali

Cita:
Adesso si dedica al teatro civile. Va in giro per l’Italia, ultimamente a parlare di Costituzione. Ma Giuliano Turone fino a pochi anni fa è stato magistrato. Uno di quelli che ha segnato la storia giudiziaria d’Italia. Il 20 maggio del 1981 assieme al collega milanese Gherardo Colombo ha scoperto la P2. Nel ’74 aveva ordinato l’arresto, sempre a Milano, del boss di Cosa Nostra Luciano Liggio. Era arrivato al capomafia, indagando su uno dei primi sequestri nel nostro Paese, quello dell’imprenditore Luigi Rossi di Montelera. Anche se ha appeso al muro la toga, Giuliano Turone rimane comunque un magistrato nell’anima e quando lo chiamiamo per intervistarlo su Carboni e “ fratelli”, la reazione è quella del giudice istruttore di un tempo.
“Non posso parlare di fatti che conosco solo attraverso i giornali”.

Ma nella sua mente è scattato un ritorno al passato?
Ho detto fra me e me: caspita! È la prima volta, dopo 30 anni, che ci sono arresti per il reato di associazione segreta. E poi ho pensato a quanto siano state importanti le intercettazioni per l’indagine in corso. Una prova ulteriore che non deve essere depotenziato questo strumento prezioso, come vuole fare il disegno di legge approvato in Senato e ora in discussione alla Camera.

Alla luce di questa indagine, ci sono secondo lei analogie con il periodo della P2?
Ripeto che non conosco gli atti. Constato però che allora, non essendo stata ancora scoperta, la loggia massonica P2 per conquistare, ad esempio, il Corriere della Sera o per avere potere su gangli finanziari, poteva condurre operazioni davvero segrete. Tutto è stato di-svelato solo grazie al sequestro delle liste della P2 e a una gran massa di documentazione a Castiglion Fibocchi. Abbiamo scoperto le carte all’interno di una ditta di abbigliamento dove si trovava un ufficio di Gelli che in pochi conoscevano. Lo avevamo saputo leggendo un’agendina di Michele Sindona.

Perché lei indagò anche sul banchiere, amico di Giulio Andreotti...
Era il periodo in cui stavamo indagando sull’omicidio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli (liquidatore della banca di Sindona, ucciso a Milano nel ’79, ndr) e sul finto sequestro di Sindona. Proprio da quest’ultima inchiesta scoprimmo i contatti tra Sindona e Gelli. Così nacque l’esigenza di perquisire tutti i recapiti di quello che poi abbiamo scoperto essere il capo della P2.

Insistiamo. Nel presente cosa sta avvenendo?
Oggi sembra che la P2 si muova alla luce del sole. Sembra che i vecchi ambienti piduisti, che dopo il cataclisma giudiziario, avevano perso potere, abbiano recuperato terreno. Infatti Licio Gelli due anni fa ha dichiarato pubblicamente che il suo Piano Rinascita si stava attuando. Nessuno dell’establishment lo ha contraddetto.

Come non pensare a Berlusconi, tessera numero 1816?
Turone – con molta cortesia – sorride ma non risponde.

IFQ 10 luglio 2010

La nuova P2 fa eleggere un giudice alla Corte d'Appello di Milano

Cita:
Si tratta di Alfonso Marra trasferito dalla Corte d'Appello di Brescia. Il retroscena si trova nelle carte dell'inchiesta su un'organizzazizone segreta che condizionava la politica. In suo favore si sarebbe speso anche il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo


L’amico giudice eletto a Milano con il sì di Mancino

Cita:
“Non ti preoccupare. Ci facciamo anche a Berruti”. È il 22 ottobre del 2009 quando il giudice milanese Alfonso Marra discute per telefono con il faccendiere Pasquale Lombardi la strategia per essere nominato dal Csm presidente della Corte d’Appello di Milano. Uno dei gradi più alti e importanti di Palazzo di Giustizia. Lombardi ora è in carcere perché accusato di aver fatto parte di una sorta di nuova P2 in grado condizionare la politica e la magistratura e con Marra dimostra grande confidenza.

L’operazione che i due progettano per telefono alla fine avrà successo. Marra otterrà la poltrona che tanto gli interessa. Solo che Giuseppe Maria Berruti, il consigliere togato del Csm su cui si voleva fare pressioni, dirà coraggiosamente di no e sarà l’unico esponente della sua corrente Unicost a continuare, assieme a Md e Movimento per la giustizia, ad opporsi alla promozione. Marra comunque ce la farà lo stesso. Lui del resto è fortissimo. Dietro di sé non ha solo gli strani confratelli della nuova P2 legati a Marcello Dell’Utri e Denis Verdini. Chi si muove con forza in suo favore è il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo – buon amico di questa nuova cricca – che, come Il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare, telefona personalmente ad alcuni membri del Csm per caldeggiare la nomina. Il tutto mentre, come raccontano fonti qualificate del Consiglio, il faccendiere Lombardi staziona in permanenza nei corridoi. A fare le spese di questa oscura manovra sarà così Renato Rordorf, giudice di Cassazione da tutti stimato per la sua preparazione. Era lui infatti il favorito. Ma le carte alla fine si mescolano. “Diversi consiglieri hanno cambiato idea, ci sono state pressioni politiche pazzesche”, dicono le fonti de Il Fatto. Alcuni hanno ricevuto pressioni direttamente da Caliendo. In vista della probabile nomina di Edmondo Bruti Liberati (poi avvenuta) a procuratore capo di Milano, il sottosegretario dice a uno dei membri del Csm: “Non devi votare Rordorf. Non possono andare due magistrati di sinistra (sono entrambi di MD) ai vertici degli uffici di Milano”. L’azione di lobbing del faccendiere Lombardi e di Caliendo emerge anche dalle intercettazioni (di cui non potremmo darvi conto se ci fosse già la legge bavaglio).

Lombardi, ex dc campano della provincia di Avellino, chiama la consigliera laica del centrosinistra, Celestina Tinelli. Incontra il primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone. Chiama la segretaria del consigliere di Magistratura indipendente Cosimo Ferri (citato nell’inchiesta di Trani sulle pressioni per chiudere Annozero). Fa rapporto al sottosegretario Caliendo. Al telefono insulta il consigliere Berruti e se la prende anche con Ezia Maccora, la consigliera di Magistratura democratica che durante il plenum parlerà apertamente di “pressioni esterne alla magistratura”.

In una intercettazione tra Lombardi e la consigliera Tinelli si legge: “Lì è Berruti eh! È Berruti eh! Che ha creato il problema! Sia ben chiaro eh!….”. E Lombardi:” Allora pure Giacomo (Caliendo, ndr) deve vedere di poterlo sca… scannare a questo. Sennò qua non si esce”. Tinelli spiega ancora che il vicepresidente Nicola Mancino, “sta ragionando nel senso di votare per questo Rordorf…”. Ma al plenum il vice presidente (vedi intercettazione pubblicata qui sopra) cambia idea. E assieme al primo presidente della Cassazione Carbone vota per Marra.

Il vero problema, insomma rimarrà, Berruti. Lombardi lo sa e al telefono con Marra lo definisce “l’unico stronzo”.

Berruti è però irremovibile. E nel suo intervento al plenum spiega l’anomalia della scelta di Marra: il giudice tanto caro alla nuova P2 è da poco più di un anno presidente della Corte d’Appello di Brescia, non si può spostarlo dopo un lasso di tempo così breve. Poi denuncia che: “La spinta verso Marra risponde anche ad una diffusa quanto non chiaramente espressa domanda di riequilibrio dei direttivi di Milano. Il riequilibrio. Questo sarebbe peggio del peggior correntismo. Significherebbe ammettere, come assurdamente si teme in alcuni palazzi della politica, che le sentenze, certe sentenze, possono essere diverse a seconda del dirigente l’ufficio”. Il riferimento è tutto per le sentenze che riguardano la Fininvest di Berlusconi. E oggi leggendo delle pressioni della nuova P2 si capisce che forse Berruti aveva proprio ragione.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07 ... ino/38235/
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Ultima modifica di luxorl, ven lug 16, 2010 3:59 pm, modificato 3 volte in totale.
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 Oggetto del messaggio: Re: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
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PDL, GUERRA DEI DOSSIER
Elezioni in Campania: così la nuova P2 di Carboni gettava fango su Caldoro per favorire Cosentino.
I finiani: peggio di romanzo criminale


A COLPI DI TRANS
Pdl, veleni sulle regionali campane: gli amici di Cosentino prepararono un dossier contro l’altro candidato Caldoro

di Eduardo Di Blasi

Cita:
“È una giornata che attendevamo da anni. Che se da un lato celebra il ritorno della legalità politica, dall’altro segna l’inizio di una nuova era”. È il 19 aprile 2010. Con queste parole Nicola Cosentino, coordinatore regionale del Pdl campano e sottosegretario all’Economia nonostante una richiesta d’arresto per camorra, festeggia pubblicamente la vittoria di Stefano Caldoro, fresco eletto alla Presidenza della Regione Campania. “Legalità politica”. Strana accoppiata di parole a vedere la guerra sporca che ai margini del Pdl campano si scatenò per quella elezione. Una storia di dossieraggi che, per usare il paragone del deputato finiano Fabio Granata, sembra uscita da “Romanzo Criminlae”.

Facciamo qualche passo indietro. È la metà di settembre 2009, sette mesi prima dei festeggiamenti. Il Pdl è alla ricerca di un candidato per la presidenza e il nome di Caldoro è tra i più gettonati assieme a quello di Mara Carfagna e di Cosentino.

Arcangelo Martino, vecchio assessore socialista con qualche noia nella tangentopoli napoletana, chiama Flavio Carboni. Parlano delle candidature. Il faccendiere che finì nello scandalo del Banco Ambrosiano, ha una certa consuetudine con il coordinatore del Pdl Denis Verdini. È a lui che entrambi portano la loro preferenza per l’uomo forte di Casal di Principe. Certo, ci sono i problemi giudiziari, ma quelli potrebbero anche essere messi alle spalle. Se non fosse che a novembre, dopo tanto lavoro di lobby, arriva la mazzata. “Quella cosa di quel Nicolino là è precipitata”, si preoccupa Martino. Che è successo? La procura ha chiesto alla Camera dei deputati di arrestarlo, e Gianfranco Fini ne ha sotterrato le possibilità di successo con la frase: “La candidatura di Cosentino non è più nel novero delle cose possibili”.

Martino allora punta sul cavallo Lettieri, presidente degli industriali, ma non molla Cosentino. La lobby si attiva con Vincenzo Carbone, presidente della Corte di Cassazione, affinchè venga accolto il ricorso che il caselese ha fatto contro l’arresto. Si prova a interessare della vicenda anche Gianni Letta. È il giudice tributario Pasquale Lombardi a tenere i legami con il presidente Carbone. Gli fa anche una strana profferta: “Stammi a sentì... io mi so’ fatto portare l’olio e te lo porto domani mattina (...) Ci vediamo in Cassazione e facciamo il trasbordo”. A fine gennaio però il ricorso è respinto.

Frattanto, si prova comunque a scalzare Caldoro che per Martino rappresenta “una nomina di un comitato di affari e di ladri”. È infatti alla metà di quel mese di gennaio, quando si pensa di ripescare ancora “Nicolino”, che entra in gioco l’allora sindaco di Pontecagnano Ernesto Sica, oggi assessore a dir poco “scomodo” proprio nella giunta guidata da Caldoro.

È la seconda metà di gennaio quando si inizia a costruire il dossier. Sica è attivissimo: “Dico mo’ tanto uscirà quella bomba e uscirà al momento opportuno”. La bomba è rappresentata da una storia di trans. Ma in quel mese di gennaio non si riesce a raccattare granchè. Martino è deluso di un documento dove sono segnate solo date e luoghi di incontro. Sica ribatte: “Basta che tu gli dici ma tu il diciannove settembre sei andato là! Quello... poi dopo di che veramente... mo bisognerebbe avere una copia.. una cazzata perchè lui lì andava bimestralmente il vizio è pesante ehh (...) Lui ha cambiato un po’! Ha girato un po’! Gira un po’! All’Excelsior e altre parti capito?”.

Si inizia a far strada l’ipotesi di mettere in circolo il veleno. È Lombardi a parlarne con Martino: “Potrebbe essere data a Repubblica, in una busta”.

Frattanto partono le telefonate al candidato. Almeno così racconta Martino al telefono: “Lo, so che a lui gliel’hanno anche detto, l’hanno chiamato. E lui ha negato tutto, dice ma no, ma quando mai, ma qua, là, però è molto abbacchiato, molto giù. So che stasera c’era una riunione di verifica su questi fatti che loro hanno fatto fare, hai capito, indipendentemente da, indipendentemente da te, da me e da altri, la hanno fatto fa per fatti loro. Quindi bisognerebbe andare là con tutto eccetera eccetera. Tu c’hai pure i circostanziati, no? Con nomi e tutto. E allora tu cosi devi andare là fratello mio, se tu vuoi veramente, perché quello sta lì, mi hanno detto che sta cosa si può fare e si farà però io non avevo i circostanziati (...) Quello che fa le verifiche non ha i circostanziati...”. E Sica: “Vabbè, mancano gli amichetti allora, i nomi degli amichetti, ho capito, vabbene”.

Siamo al 2 febbraio. Ormai sembra impossibile riprendere la candidatura di Cosentino. Ma la partita con Caldoro non è chiusa. L’8 febbraio un sms informa Martino: “Dici a Nicola che dovrebbe uscire il rapporto di Caldoro con i trans, forse del problema ha parlato anche un pentito, che fine abbiamo fatto, siamo finiti in un mondo di froci..Povero Berlusconi”.

Il 9 febbraio la polpetta avvelenata è servita in tavola. Sul sito www.campaniaelezio? ni.altervista.org ? esce un articolo dal titolo: “Un Marrazzo in pectore: le ‘passioni’ strane di Caldoro”. Dettagliava quanto gli uomini della lobby si erano scambiati nel corso dell’ultimo mese.

I due, Sica e Martino, se ne compiacciono con toni fintamente scandalizzati al telefono. Il giorno seguente, sullo stesso sito, un altro colpo, già sentito, sul candidato Pdl: “Pentito di camorra accusa: nel ‘99 stringemmo patto con Caldoro”. Ma quest’ultimo riesce a stoppare la diffamazione in corso e a Roma non sembra interessare troppo una notizia non approdata nemmeno sulla cronaca locale. Forse anche perchè, come si lamenterà Martino, “la relazione è stata fatta una chiavica”


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Nuova P2, il coordinatore azzurro indagato per loggia segreta

Cita:
Se è necessaria la partecipazione di almeno tre persone alla costituzione di una loggia segreta, all’indomani dell’ordinanza di arresto nei confronti di Flavio Carboni e dei suoi soci napoletani, appare evidente che lo stesso reato potrebbe essere contestato in tempi stretti ai livelli più alti della nuova P2. Politici e magistrati, i cui nomi sono direttamente coinvolti nel tentativo di interferire sulle decisioni di organi costituzionali, come nel caso del Lodo Alfano, o nell’attribuzione di importanti incarichi a magistrati utili a risolvere beghe giudiziarie, vedi Alfonso Marra messo a capo della Corte d’appello di Milano. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ha ieri per la prima volta ammesso l’iscrizione sul registro degli indagati di Denis Verdini per la stessa accusa di appartenenza ad associazione segreta, ex legge Anselmi, che ha portato all’arresto dei primi tre.

Al coordinatore del Pdl - finora accusato del reato di corruzione per la mazzetta da 800 mila euro incassate dal “Giornale” toscano - viene attribuito il ruolo di anfitrione in almeno cinque incontri svoltisi nella sua abitazione ai piedi dell’Ara-Coeli, in palazzo Peccy Blunt. E due di questi sono stati certamente dedicati alla soluzione del Lodo.

Sono proprio le finalità occulte di quegli incontri a metterlo nei guai, anche se lui si difende: “Sono investito da un fiume di fango cui ora si aggiunge l’accusa di appartenere a una società segreta di cui non conoscevo neppure l’esistenza”.

Nei prossimi giorni, a partire dall’interrogatorio di Ugo Cappellacci - convocato per martedì - l’attività istruttoria servirà anche a mettere a fuoco la sua posizione. Il governatore della Sardegna ha sempre detto di aver seguito le indicazioni del suo dirigente di partito, anche nella nomina di Ignazio Farris a presidente dell’Arpas, la commissione ambientale sarda. Ma ora sappiamo che quella nomina era la contropartita chiesta da Carboni in cambio delle sue indebite interferenze in ambito giudiziario

Uno scambio di favori cui non è estraneo Marcello Dell’Utri, amico di vecchia data del faccendiere, presente a vari incontri. Il senatore del Pdl, recentemente condannato a Palermo a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, per gli inquirenti potrebbe essere il vero tessitore della rete: fu lui del resto a mettere in contatto Carboni e Verdini.

Non si esclude che al termine degli interrogatori possano esserci altre richieste di arresto anche alla Camera dei deputati. Delicata è anche la posizione dei magistrati che hanno partecipato agli incontri di piazza Venezia, dal sottosegretario alla Giustizia Caliendo al capo degli ispettori di via Arenula Arcibaldo Miller.

Rita Di Giovacchino

Indovina chi viene a cena
B. E I SUMMIT PER LA “SUA” GIUSTIZIA CADE LA PRIMA TESTA: SI DIMETTE MARTONE

di Gianni Barbacetto e Antonella Mascali

Cita:
Sono arrivate le prime dimissioni per lo scandalo della “nuova P2”. Il magistrato della Cassazione Antonio Martone, secondo quanto risulta al Fatto Quotidiano, venerdì ha presentato al Csm una lettera in cui chiede di lasciare la toga. Martone era presente alla cena del 23 settembre 2009 nella casa romana del coordinatore del Pdl, Denis Verdini. Con lui c’erano il collega Arcibaldo Miller, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, il faccendiere Flavio Carboni, il senatore Marcello Dell’Utri e il giudice tributario Pasquale Lombardi. Non un banchetto conviviale tra amici, ma una riunione a tavola per decidere la strategia di condizionamento della Corte costituzionale che doveva esprimersi sul Lodo Alfano. Cioè sullo scudo per salvare Berlusconi dai processi milanesi Mediaset e Mills. I commensali fanno la conta dei giudici costituzionali favorevoli e contrari al Lodo. E cercano il modo di assicurarsi una maggioranza che confermi la legge salva-premier.

Ordini e scambi
Dopo la cena, Lombardi telefona a Martone e gli detta le istruzioni: “Io farei una ricognizione, i favorevoli e i contrari. Poi vediamo come bisognerà per vedere di raggiungere i contrari... Ci sono tutti i mezzi possibili” . Le manovre non vanno a buon fine: il 7 ottobre del 2009, il Lodo viene bocciato. Ma Martone, avvocato generale (in aspettativa) presso la Cassazione, ha comunque di che rallegrarsi: a dicembre viene nominato dal ministro Renato Brunetta presidente della Commissione “per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche”. Collezionista d’incarichi, Martone è stato fino all’anno scorso anche presidente della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali. Vicino a Unicost, la corrente moderata del sindacato delle toghe, in passato è stato anche membro del Csm e nel 1999 ha presieduto l’Anm. Le dimissioni ora gli evitano un eventuale (e infamante) procedimento disciplinare da parte del Csm, dopo quasi 45 anni di servizio.

Martone ha fatto la sua scelta in sordina. Un altro partecipante alla cena di casa Verdini, invece, il sottosegretario Caliendo, ha ieri pubblicamente dichiarato di aver partecipato all’incontro, ma ha escluso “nella maniera più assoluta che, me presente, si sia discusso di possibili pressioni sui giudici della Corte”. Caliendo si è in effetti allontanato mentre la cena era ancora in corso. Ma a metterlo al corrente delle manovre in atto ci ha pensato, subito dopo, Lombardi che lo ha chiamato al telefono. Senza alcuna protesta del sottosegretario, che non si è certo opposto all’operazione.

I tentativi di influire sulla Corte per ottenere la conferma della legge salva-Berlusconi vengono compiuti nonostante lo scandalo scoppiato appena due mesi prima. Nel luglio 2009 un articolo di Peter Gomez su l’Espresso aveva rivelato una prima cena, avvenuta nel mese di maggio a casa del giudice della Consulta Luigi Mazzella. Vi avevano partecipato un altro componete della Corte, Paolo Maria Napolitano, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini e Silvio Berlusconi in persona. Nel pieno della polemica, il presidente Francesco Amirante aveva dichiarato: “La Corte costituzionale nella sua collegialità deciderà come ha sempre fatto, in serenità e obiettività, le questioni sottoposte al suo giudizio”.

Bravi, bis
Quattro mesi dopo la prima cena, e a 14 giorni dal verdetto della Consulta, ci riprova Verdini che convoca i “fratelli” e i loro alleati. Fra loro, anche il capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller, in passato salvato da un imbarazzante trasferimento per incompatibilità ambientale. Due boss pentiti, Pasquale Galasso e Carmine Alfieri, avevano accusato Miller, allora pm della procura di Napoli, di avere rapporti con la camorra. Da quelle dichiarazioni erano nate due indagini a carico del magistrato, finite con l’archiviazione. Al Csm Miller aveva ammesso le frequentazioni con gli imprenditori Sorrentino, legati alla camorra: “È uno sbaglio che riconosco di aver fatto e ne subirò le conseguenze”. Le conseguenze non ci sono state. Miller ha lasciato la procura napoletana per l’ufficio degli ispettori del ministero, che ha guidato con i governi di centro-destra e di centrosinistra.

IFQ 11 luglio 2010
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 Oggetto del messaggio: Re: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
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Nuova P2, un favore da 200 milioni a B.
Cadono le prime teste, il Pdl si sfalda


Cita:
La magistratura indaga sul tentativo della superlobby di pilotare la querelle milionaria di Berlusconi con il fisco nella vicenda Mondadori. Obiettivo: fargli risparmiare 200 milioni. Intanto la nuova massoneria perde i pezzi. Secondo quanto risulta al Fatto Quotidiano, l'ex presidente dell'Anm Antonio Martone venerdì ha presentato al Csm una lettera in cui chiede di lasciare la toga. Nel settembre del 2009 il magistrato partecipò alla cena segreta per salvare il premier dai processi: con lui c'erano il collega Arcibaldo Miller, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, il faccendiere Flavio Carboni, il senatore Marcello Dell’Utri e l'ex Dc Pasquale Lombardi. Rissa a mezzo stampa nel Pdl. I finiani: "Verdini lasci". I berlusconiani: "Andatevene voi"
di Gianni Barbacetto, Marco Lillo e Antonella Mascali


Mondadori e quella causa “dirottata” sul binario morbido

Cita:
Altro che banda di inconcludenti. La P3, come è stata ribattezzata con un po’ di enfasi, spesso riusciva a ottenere il risultato. E il beneficiario finale di tanto lavorio oscuro talvolta era proprio Silvio Berlusconi, il capo di quel Denis Verdini che per il Gip era interno al “sodalizio”. Nelle sue telefonate intercettate durante l’indagine di Trani, il premier si diceva molto preoccupato con il suo fido commissario dell’Agcom per una questione fiscale: “È una cosa pazzesca”, spiegava a Giancarlo Innocenzi, “ho il fisco che mi chiede 900 milioni”. Proprio in quei giorni, uno degli arrestati per l’associazione segreta che voleva intervenire sugli organi costituzionali – Pasquale Lombardi – si muoveva per risolvere il suo problema. Ovviamente a sua insaputa.

Ieri abbiamo raccontato le pressioni della lobby segreta per ottenere la nomina di Alfonso Marra alla presidenza della Corte di Appello di Milano. Il caso fiscale di cui ci occupiamo oggi è ancora più inquietante. Se la nomina di Marra poteva influire solo indirettamente sui processi pendenti di Mediaset, nel caso fiscale la trama della “nuova P2” interessa direttamente le casse della famiglia Berlusconi.

Tutto ruota intorno al ricorso in Cassazione presentato dalla Mondadori e che riguarda un accertamento da 200 milioni di euro che, con gli interessi può arrivare, non ai 900 milioni del Cavaliere catastrofista, ma a 350 milioni. Pasquale Lombardi, il giudice tributario campano arrestato insieme a Flavio Carboni e Arcangelo Martino, si è mosso in quel periodo per ottenere lo spostamento della causa alle sezioni unite della Cassazione, considerate meno pericolose per la Mondadori. Questa vicenda non è contestata nell’ordinanza del Gip Giovanni De Donato. Ma al Fatto Quotidiano risulta che è considerata molto interessante dagli inquirenti. Il pm Capaldo ha sentito nelle scorse settimane l’avvocato generale dello stato Oscar Fiumara e gli ha chiesto perchè l’avvocatura ha scelto di non opporsi al trasferimento alle sezioni unite.

La vicenda Mondadori inizia nel 1991 quando, a seguito di una fusione societaria, la casa editrice riesce ad abbattere le imposte. L’Agenzia delle entrate, sostenendo che l’operazione è stata architettata allo scopo di aggirare le norme fiscali, chiede alla società 200 milioni di euro. Mondadori impugna e vince sia in primo che in secondo grado. La vicenda, tecnicamente molto complessa, si trascina per un decennio e arriva in Cassazione su ricorso dell’Agenzia delle entrate, rapresentata dall’Avvocatura dello Stato. Mondadori vuole evitare la sezione della Cassazione competente in materia tribuataria, che in altri casi ha assunto una linea dura sull’elusione delle imposte e, grazie anche al presidente della Cassazione Vincenzo Carbone e al numero uno dell’avvocatura, Oscar Fiumara, entrambi amici di Lombardi, ottiene il suo scopo.

Quando la causa Mondadori finisce alle Sezioni unite, in molti notano la strana coincidenza con due emendamenti in finanziaria: il primo innalza l’età della pensione da 75 anni a 78 per i magistrati, una norma applicabile a Vincenzo Carbone e Oscar Fiumara. Il secondo introduce la possibilità di chiudere le liti pendenti con il fisco davanti alla cassazione – come il caso Mondadori – pagando il 5%.

Fortunatamente il capo dello Stato e l’Associazione Nazionale Magistrati si oppongono, così la proroga salta, Fiumara e Carbone si rassegnano alla pensione. Quando la giornalista Liana Milella mette in connessione il trasferimento della causa Mondadori da parte di Carbone con la proposta sulla sua pensione, il presidente minaccia querele e scrive che la rimessione alle sezioni unite è stata adottata perché chiesta da entrambe le parti (avvocatura dello Stato e legali della Mondadori). Ora si scopre che in quei giorni Lombardi – intercettato – diceva al sottosegretario Giacomo Caliendo, del Pdl, “sono stato dal presidente (Carbone) e ti ringrazia e disse guarda che Giacomo si impegna al massimo per quel/o che tu desideri … gli ho fatto… gli ho fatto prevedere i 3 anni… quindi lui… tutto contento e soddisfatto gli ho detto vedi che Giacomino ti sta facendo tutte le operazion i che vuoi tu quindi… ”.

Gli inquirenti stanno verificando le carte del trasferimento alle sezioni unite. Al Fatto, Oscar Fiumara dice: “Ero presente anche al convegno di Santa Margherita all’hotel Forte e le spese sono state coperte dal centro giuridico di Lombardi, come è accaduto in un altro convegno all’hotel Gallia di Milano. Certamente parlavo con lui ma non abbiamo mai affrontato il tema del trasferimento alle sezioni unite della causa Mondadori. Comunque quella rimessione non fu chiesta da noi, come sosteneva erroneamente la lettera spedita a La Repubblica dalla Cassazione. Insieme ai colleghi che seguono più direttamente la causa, gli avvocati Gianni De Bellis e Giorgio D’Amato, semplicemente non ci siamo opposti e ci siamo rimessi alla scelta del presidente Carbone”.

da il Fatto Quotidiano dell’11 luglio 2010
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 Oggetto del messaggio: Re: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
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Nuova P2, indagati Dell’Utri e Cosentino

Cita:
Anche Marcello Dell’Utri e Nicola Cosentino sono indagati dalla procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla nuova P2. I due sono accusati di associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi sulla costituzione delle associazioni segrete. Così a meno di due settimane dalla condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, il senatore del Pdl e cofondatore di Forza Italia, finisce coinvolto in una nuova inchiesta.

Cosentino è indagato per l’episodio della candidatura sostenuta dal gruppo di Carboni alla presidenza della regione Campania e per la diffamazione ai danni del governatore della Campania, Stefano Caldoro. Tra gli episodi contestati anche le pressioni alla corte di Cassazione per anticipare l’udienza sulla discussione in merito alla misura cautelare emessa nei confronti di Cosentino dalla procura di Napoli. Pressioni esercitate per conto della presunta associazione segreta da Lombardi nel tentativo di salvare la candidatura di Cosentino alla presidenza della regione Campania.

A Dell’Ultri è contestata, tra l’altro, la partecipazione alla cena a casa del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, a Roma nel settembre dello scorso anno. Incontro a cui presero parte, oltre al gruppo Carboni, il sottosegretario Giacomo Caliendo, il magistrato, Antonio Martone, il capo degli ispettori del Ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller . Le posizioni di questi ultimi sono ora al vaglio degli inquirenti romani. Il nome di Dell’Utri compare anche tra coloro che avrebbero preso parte a riunioni, svolte a Roma e in Sardegna nel dicembre scorso, con Carboni, Verdini e il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, per gli appalti sull’energia alternativa.

Dall’ordinanza emerge inoltre che Flavio Carboni intendeva avvicinare anche i magistrati di Firenze che indagavano sul G8 e sugli altri eventi affidati alla Protezione Civile. Il dato emerge dall’ordinanza dei provvedimenti di custodia cautelare emessa dalla procura di Roma che ha portato all’arresto nell’ambito dell’inchiesta stralcio sugli appalti per l’eolico, l’imprenditore Carboni, l’ex esponente della Dc campana, Pasquale Lombardi e l’imprenditore napoletano, Arcangelo Martino.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07 ... ino/39091/

Marra: “Non mi dimetto”

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07 ... tto/39134/

Nuova P2, Csm chiede pratica su Marra per illeciti disciplinari

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07 ... ari/39163/
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Marra e la nuova P2, se così fan tutti

Cita:
In tempi di cricche e di logge massoniche o para-massoniche deviate, il Paese per uscire dal fango ha bisogno di segnali. Il livello – bassissimo – con cui viene amministrata la cosa pubblica è sotto gli occhi di tutti. E ormai, persino gli indagati e i carcerati, non nascondono più quello che accade. Per accorgersene basta dare un’occhiata a Il Giornale di domenica che riporta il racconto del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, sui suoi rapporti con Flavio Carboni. Cioè con il faccendiere piduista impegnato a fare affari nel mondo dell’energia eolica, presentato a Verdini da Marcello Dell’Utri.

Verdini, senza il minimo imbarazzo, ammette di aver sponsorizzato la nomina a big boss di Arpa Sardegna (l’agenzia per l’ambiente) di Ignazio Farris solo perché il favore gli era stato chiesto da Carboni che aveva dato “una mano nella campagna elettorale di Cappellacci (Ugo, attuale governatore sardo ndr)”. Conferma che il suo quotidiano, Il Giornale della Toscana, ha ricevuto grosse somme di denaro dal pluri-pregiudicato amico di Marcello. E si giustifica dicendo che in fondo Carboni era pure stato amico dell’ex-editore di Repubblica, Carlo Caracciolo.

Ancor meglio fa Carboni. Chiuso nella sua cella il settantottenne piduista parla con un parlamentare e, secondo il Corriere della Sera – che nasconde la notizia nelle ultime righe di un pezzo pubblicato sabato a pagina 17 – dice: “Sono io che ho coperto la testa di Silvio Berlusconi. Io che gli ho dato anche una delle case dove sta (villa La Certosa ndr)”.

I messaggi insomma viaggiano ormai a livello di “utlilizzatore finale”. E in attesa che il film horror arrivi ai titoli di coda è forse arrivato il momento di chiedersi cosa fare per costruire il dopo. In ballo infatti non ci sono più solo le finanze di un Paese messo in ginocchio dai 60 miliardi che la corruzione sottrae ogni anno dalle casse dello Stato. In gioco c’è pure il tessuto sociale italiano.

Per questo oggi va recuperato il valore dell’esempio. E un primo passo in questa direzione lo deve fare la magistratura: uno dei poteri dello Stato che la nuova P2 cercava d’infiltrare. Non tanto indagando o (se è il caso) arrestando. Ma dimostrando coi fatti che anche in Italia ci sono categoria in cui i comportamenti virtuosi hanno un valore. Per questo due prese di posizione s’impongo.

La prima: le dimissioni di Alfonso Marra da presidente della Corte d’Appello di Milano.

Le intercettazioni tra lui e il confratello di Carboni, Pasquale Lombardi, che riportiamo nel nostro sito, sono inequivocabili. Marra ha brigato con Lombardi per ottenere la nomina da parte del Csm alla poltrona che ora occupa. E poco importa che non sapesse di come Carboni e Lombardi fossero una cosa sola. O che le successive richieste di favori (in una causa riguardante la lista Formigoni) siano state respinte al mittente. Su un magistrato che occupa una posizione così importante non vi possono essere dubbi di sorta. Marra dunque deve farsi da parte. E i suoi colleghi hanno il compito di spingerlo a questa decisione.

La seconda presa di posizione deve poi arrivare dall’intera Anm. O meglio ancora dall’intero Csm (nel quale alcuni membri hanno tenuto comportamenti più che discutibili). D’ora in poi i magistrati, prima di accettare inviti a convegni o viaggi studio, dovranno informarsi su chi sono gli organizzatori.

La vicenda della nuova P2 e di questo fantomatico “centro studi giuridici” di Lombardi che metteva in piedi (a spese di chi?) incontri tra magistrati in lussuosi e costosi alberghi italiani, è emblematica. Queste iniziative servivano infatti per tentare di agganciare le toghe. Certo, poi, tra i convegnisti la maggior parte era di fatto inavvicinabile. Ma il punto è un altro: chiedersi chi paga, per i giudici (ma non solo per loro) deve diventare un obbligo.

In Italia i tempi del cambiamento si stanno avvicinando a grandi passi. La nostra classe dirigente scricchiola sempre più paurosamente. Ora però c’è una società da ricostruire. E bisogna farlo dal basso. Partendo non dalle manette, ma dagli esempi. Altrimenti i Verdini e i Dell’Utri rimarranno sempre al loro posto. E nessuno potrà dir loro che hanno davvero torto.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07 ... tti/39077/
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 Oggetto del messaggio: Re: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
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PDL, ROMANZO CRIMINALE
“VIA COSENTINO”, FINIANI CON L’OPPOSIZIONE


Le accuse al sottosegretario: dai rapporti con i Casalesi alla nuova P3. Berlusconi lo molla?

di Marco Lillo

Cita:
Per Gianfranco Fini sta passando l’ultimo treno per proporsi come leader di una destra legalitaria e alternativa al berlusconismo. Il gruppo dell’Idv ha presentato una mozione per mandare a casa il sottosegretario Cosentino. La Camera a novembre ha già salvato il politico dall’arresto per concorso esterno in associazione camorristica. Nonostante la Cassazione abbia confermato la solidità dell’impianto accusatorio, già vistato da quattro magistrati napoletani, Cosentino è rimasto al suo posto. E non ha mollato ufficio, segretarie e deleghe pesanti (al Cipe e alle frequenze tv) nemmeno quando si è scoperto che l’assessore campano Ernesto Sica preparava un dossier infamante contro il suo rivale interno: Stefano Caldoro. Nello stesso periodo gli amici di Sica, ora arrestati per associazione segreta, premevano sulla Cassazione per far annullare le accuse al sottosegretario, che ne era certamente informato, mentre non è provato che sapesse del dossier.

Comunque, per queste vicende, che rappresentano il punto più basso dell’infima parabola berlusconiana, Cosentino è indagato per associazione segreta assieme a Flavio Carboni, Denis Verdini e Marcello Dell’Utri. Sempre ieri dalle carte di una seconda indagine è emerso l’ennesimo pentito che racconta i rapporti di Cosentino con i Casalesi. Eppure Berlusconi continua a difenderlo. Dopo le dimissioni dei ministri Scajola e Brancher (scaricati dal Cavaliere per molto meno), la sua permanenza assume un sapore inquietante.

Probabilmente Berlusconi non può mollarlo mentre Fini, che lo ha salvato dall’arresto e dall’uso delle intercettazioni, ha l’occasione per cambiare linea. Due settimane fa ha detto: “Non esiste una democrazia dove rimane sottosegretario una persona per cui si è chiesto l’arresto. Su questo, io continuerò a fare il controcanto”. Non è più tempo di voci bianche. Stavolta Fini deve fare di più.

IFQ 13 luglio 2010

Toghe verdine

Il colore delle toghe politicizzate è l’azzurro-Verdini, il marron-Dell’Utri, il nero-Carboni/Carbone

di Marco Travaglio

Cita:
Chissà che fine han fatto gli inventori di fortunate cazzate tipo l’“uso politico della giustizia” o la “magistratura politicizzata”. Gli Ostellini, i Panebianchi, i Sergiromani, i Pigibattista, los Politos, i Gallidellaloggia e i Pollidelbalcone sono letteralmente scomparsi, proprio ora che gli allegri conversari chez Vespa e chez Verdini dimostrano che l’uso politico della giustizia esiste eccome. Solo che lo fanno il governo e i suoi manutengoli.

Il colore delle toghe politicizzate è l’azzurro-Verdini, il marron-Dell’Utri, il nero-Carboni/Carbone, come nella Prima Repubblica era il bianco-Andreotti, il rosé-Craxi, il grigio-Previti, il giallo-Gelli.

Battaglioni di giudici furono trovati nelle liste della P2 o sul libro paga di Cesarone. Insabbiavano inchieste, aggiustavano processi, compravendevano sentenze, annullavano condanne di mafiosi per un timbro un po’ fané. Eppure – anzi proprio per questo – mai un’ispezione ministeriale, un’azione disciplinare, una convocazione al Csm, un dossier dei servizi, un attacco dalla stampa di regime. Queste persecuzioni spettavano di diritto ai giudici davvero indipendenti, bollati e perseguitati come “pretori d’assalto” e “toghe rosse”.

Ora la storia si ripete, nella beata indifferenza dei garantisti da riporto e dei pompieri della sera.

La signora Augusta Iannini in Vespa, collaboratrice di governi di destra e sinistra, apparecchia cene per il premier plurimputato B., il banchiere plurimputato Geronzi, il sottosegretario indagato Letta e cardinali assortiti, ma la cosa non sembra interessare il Csm che dovrebbe tutelare l’indipendenza della magistratura non solo dalle minacce esterne, ma dagli inciuci interni.

Vincenzo Carbone, fino al mese scorso primo presidente della Cassazione, fu nominato dal Csm sebbene insegnasse da anni all’Università di Napoli con doppio stipendio all’insaputa dell’organo di autogoverno: ora si scopre pure che dava del tu al traffichino del clan Carboni, il geometra avellinese Pasqualino Lombardi, che lo apostrofava “preside”, gli chiedeva di anticipare l’udienza su Cosentino, gli preannunciava telefonate di Letta e avvertiva gli amici che “con quello lì stamo a posto”.

Lui, come si conviene agli alti magistrati, rispondeva “statte bbuono” e all’alba dei 75 anni s’interrogava: “Che faccio dopo la pensione?”. Pasqualino Settebellezze lo rassicurava: “Tranquillo, ne sto parlando con l’amico di Milano”.

Ancora una settimana fa Carbone era candidato alla Consob. Uno come Lombardi che in un altro paese faticherebbe a entrare in un bar sport discettava con gran familiarità della sentenza sul lodo Alfano col presidente emerito della Consulta, Cesare Mirabelli, detto “o’ professo’”: “La donna della Consulta è amica sua, possiamo intervenire su questa signora? Mi stanno mettendo in croce gli amici miei, che poi sono anche amici suoi...”. E garantiva sul voto di Mancino, vicepresidente del Csm, per la nomina di Marra detto “Fofo’” a presidente della Corte d’Appello di Milano.

Missione compiuta. Marra si riuniva chez Verdini con i faccendieri Carboni e Lombardi e i giudici Martone e Miller, quest’ultimo capo degli ispettori ministeriali che da anni perseguitano i pm dipinti come politicizzati proprio perché non lo sono.

Ieri Martone ha finalmente lasciato la toga dopo aver presieduto addirittura l’Anm. Ora si spera che il Csm vicepresieduto da Mancino accompagni alla porta anche Marra e Miller, e reintegri al loro posto De Magistris, la Forleo e i pm salernitani Nuzzi, Verasani e Apicella. Già perché questi giudici onesti sono stati sterminati l’uno dopo l’altro dagli ispettori (Miller), dalla Procura della Cassazione (Martone) che attivava le azioni disciplinari, dal Csm (Mancino e Carbone) che condannava e dalle Sezioni Unite (ancora Carbone) che confermavano le condanne. Ora l’Anm cade dal pero e ammonisce: “Non vogliamo magistrati contigui al potere”. Che riflessi, ragazzi. Che faceva l’Anm mentre il plotone di esecuzione delle toghe contigue al potere fucilava quelle non contigue al potere, a parte applaudire i fucilatori?

IFQ 13 luglio 2010

Non è una notizia Per il tg di Minzolini non vale un titolo


Cita:
Al Tg1, per sentire parlare delle indagini su Cosentino e Dell'Utri, bisogna aspettare un quarto d'ora. Prima c'è la Spagna che ha vinto i mondiali, c'è lo “sguardo sereno” di Berlusconi sul futuro, un'intervista a Tremonti sulla manovra “giusta”, il no all'estradizione di Roman Polanski, l'allerta caldo, e l'immancabile notizia sui maggiordomi, questa volta quelli nelle cabine delle navi da crociera. Quando arriva l'ora dell'inchiesta sulla P3, finalmente i telespettatori sanno che “anche il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri e il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, avrebbero fatto parte, secondo la Procura di Roma, della cosiddetta nuova P3, una sorta di loggia massonica”. Il servizio tiene a precisare che entrambe le questioni per cui i due sono indagati – il falso dossier su Caldoro e le pressioni sulla Consulta per bocciare il Lodo Alfano - “non andarono a buon fine”. Poi si torna in studio. Susanna Petruni legge una nota di Cosentino: “Ancora una volta - lamenta il sottosegretario – apprendo dalle agenzie di stampa di essere sotto inchiesta da parte di qualche procura per aver commesso qualcosa”. Il tg può ricominciare. “Svolta nel caso della donna di Varese a cui furono mozzate le mani”.


IFQ 13 luglio 2010

Le intercettazioni di Cosentino su come fare fuori Caldoro

Cita:
Ecco le intercettazioni telefoniche che dimostrano il ruolo centrale di Nicola Cosentino nell’uso politico del dossier infamante contro il collega di partito, rivale nella corsa alla presidenza della Campania, Stefano Caldoro. Il sottosegretario all’economia, difeso da Silvio Berlusconi ancora oggi, in una telefonata si fa elencare al telefono da Arcangelo Martino le località, gli alberghi, citati nel dossier (che poi sarà pubblicato da un blog napoletano e infine oscurato a seguito della querela di Caldoro). Cosentino: ‘Ti segni questo appunto?’ Martino: ‘Sì’ ancora Cosentino: “Miravalle, miravalle (hotel Miravalle ndr)…questo sta a via degli Astroni, alla rotonda di Agnano…’.

Il politico quindi è pienamente consapevole della manovra basata su dati personali e probabilmente falsi ai danni di un rivale politico.

In una seconda telefonata, sempre con Martino, Cosentino detta la linea: “L’obiettivo principale, poi tutto il resto è…” per il politico di Casal di Principe è, per usare le parole del faccendiere Martino: “Qua la cosa importante è Culattone…e domani dice: vabbuò togliamo a Culattone…il resto poi viene considerato lungo il percorso del programma di lavoro…”, cioé Caldoro. Ancora Cosentino in un’intercettazione: ”Eh vabbè comunque andiamo avanti sull’altra cosa, basta che togliamo di mezzo quello là, stiamo apposto…però, insomma, facciamolo fare e andiamo avanti”.

Queste telefonate provano, al di là di ogni dubbio, i legami tra gli arrestati e i presunti appartenenti all’associazione segreta, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi, e il sottosegretario all’economia Nicola Cosentino per mettere fuori gioco il candidato del Pdl alla presidenza della Regione Campania, Stefano Caldoro.


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Nome in codice "Cesare".
Silvio informato su tutto


di Massimo Solanitutti

Cita:
«Dovremmo raggiungere... Chiamiamolo così, cerca di capire: Cesare. Che sarebbe Cesare». Il 28 settembre 2009 Flavio Carboni è al telefono con Maria, una collaboratrice del presidente della Sardegna Cappellacci. Ma chi è questo “tale” Cesare il cui nome ricorre decine di volte nelle carte dell’inchiesta sulla nuova loggia P3?

Cesare che va informato delle manovre sulla Consulta per il Lodo Alfano, Cesare a cui va riferito delle notizie (false) che vedrebbero Caldoro coinvolto in una storia di trans, Cesare a cui va detto degli affari sull’eolico in Sardegna.

La risposta la danno i carabinieri in una nota ad una delle informative agli atti dell’inchiesta (nota n. 15 pag 12 segue informativa nr. 474/1- 50-3-44). Cesare, scrivono, «è pseudonimo utilizzato per riferirsi al Presidente del Consiglio». È la chiave di volta. Cesare è Silvio Berlusconi, il deus ex machina che si muove dietro le quinte di tutte le manovre della nuova loggia.

Sempre informato, sempre presente un passo indietro. «Mio cugino Cesare vuole sapere», dice Arcangelo Martino il 30 settembre 2009 in piena manovra di salvataggio per il Lodo Alfano. «Mio nipote Cesare», fa eco Pasquale Lombardi.

Del resto che i due stiano lavorando alacremente per pilotare il verdetto della Consulta Cesare-Berlusconi lo sa bene. «Io la settimana prossima mi incontro con Cesare - svela a Lombardi Nicola Cosentino il 2 ottobre - lui è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il 6 (la data inizialmente prevista per la pronuncia sul Lodo Alfano (ndr) e allora giustamente ci deve dare qualche cosa e ci deve dare te e non m’ha scassa’ o’ cazz’». Quando il verdetto si avvicina, i conteggi si moltiplicano. Il gruppetto di Carboni è ottimista visto il lavoro fatto, e il 25 settembre Arcangelo Martino è euforico con Carboni: «Diglielo a Cesare!».

E che Cesare sia pienamente della partita lo dimostra anche una intercettazione del 19 ottobre in cui si parla di una cena organizzata a casa di Verdini per parlare proprio del Lodo. «Bisogna vedere se c’è... se c’è Cesare», si chiede Carboni. «A me pare che non c’è», gli risponde Martino.

Il lavoro ai fianchi sugli uomini della Consulta è incessante. Il 23 settembre “il gruppetto” si è riunito a pranzo, e Lombardi aggiorna sulla conta dei favorevoli e dei contrari in seno alla Corte Costituzionale il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo che ha dovuto lasciare il tavolo in anticipo. «Abbiamo fissato che ogni giorno, ogni settimana bisogna che ci incontriamo per discutere tra di noi e vedere ando stà o’ buono e ando sta o’ malamente - spiega - E poi ammo vedè Cesare quanto prima». Che poi, quando Carboni e Martino si accordano per vedersi e raggiungere casa di Verdini, il faccendiere sardo arrestato è costretto persino a spiegare che «non è al Grazioli, eh!».

Del resto tutto si riferisce a Cesare-Silvio, e Carboni si vanta a più riprese di aver parlato con lui al telefono con Lombardi e Martino: dalle prime notizie sulla campagna diffamatoria contro Caldoro fino alle manovre sugli affari dell’eolico. «Fratello mio, gente che... hanno fatto muovere questi, perché sennò», sorride Martino il 30 settembre con Carboni. «Ma gente riferita al Cesare?», chiede Carboni. «Alle pecore! Al Cesare eh..», conclude Martino.


http://www.unita.it/news/italia/101173/ ... o_su_tutto

Ancora non basta?

di Concita De Gregorio


Cita:
Che altro deve succedere? "Cesare" - come lo chiamavano nel loro codice Flavio Carboni, Marcello Dell'Utri e soci - sapeva tutto.«Cesare», cioè Silvio Berlusconi, il capo del governo di questo Paese, sapeva dei ricatti, delle minacce, dei falsi dossier confezionati per screditare candidati non graditi alla Cupola. La scelta del nome il codice è il dettaglio che fa luce sulla scena: Basso impero, scrivemmo molti mesi fa. Qualcosa di peggio. L'imperatore, diceva sua moglie. Nerone, e non più nella versione grottesca di Petrolini. Una china irreversibile in cui avidità e delirio di onnipotenza trascinano il corpo lacero della democrazia. Cosa serve ancora perché sia chiaro anche a chi lo ha votato che al posto di un governo la maggioranza degli italiani ha eletto un losco, impunito, pericolosissime comitato d'affari che opera nell'illegalità assoluta - criminale, dunque - e che agisce al solo scopo di favorire la sua impunità, appunto, i suoi interessi e quelli delle lobbies di riferimento che in questo caso non sono solo petrolieri e signori delle armi ma, prima ancora e insieme, mafia, 'ndrangheta, camorra.

Cesare sta portando il paese intero ad una condizione terminale di malattia, un cancro in metastasi che non sappiamo più se sia possibile fermare tagliando, togliendo - non basterebbero le dimissioni di una o due delle persone coinvolte, e comunque neanche questo accade. Ci sarebbe piuttosto da augurarsi, come accade per gli incurabili, una fine rapida, una morte che sia di sollievo. Ma cosa succede se a morire non è una persona ma un sistema di garanzie e di regole, un paese intero, la nostra Repubblica: è ugualmente lecito augurarsi la sua fine senza temere conseguenze imprevedibili? Abbiamo gli anticorpi necessari - e gli strumenti, la forza, la capacità - per gestire all'interno del processo democratico una così drammatica e invasiva crisi di putrefazione del sistema?

Qualche settimana fa questo giornale ha dedicato la copertina a Licio Gelli, "chi si rivede" era il titolo, ed ha per l'ennesima volta raccontato come questa classe politica sia figlia di quel progetto eversivo. Berlusconi-Cesare allora era un giovane affiliato così come molti dei suoi uomini. Abbiamo raccontato a chi ha meno di trent'anni cosa sia stata e cosa sia ancora la P2 senza curarci degli occhi al cielo e dei sospiri di sufficienza di chi ogni volta commisera la nostra ostinazione: "ancora la P2, che noia". Altri si sono mostrati più interessati. El Pais ci ha chiesto un lungo articolo sul tema, diffuso in Nord e in Sud America; alcune prestigiose università americane ci hanno domandato di incontrare gli studenti e i loro docenti per raccontare questa storia. Oggi alla cricca composta da alcuni sottosegretari di governo, da uomini di Berlusconi condannati per mafia, da faccendieri già attivissimi nei giorni del crac del Banco Ambrosiano oltre che da referenti della camorra e della 'ndrangheta i giornali danno il nome di P3. E' diversa, questa P3 dalla P2: è come se ne avesse mutuato solo il codice di comportamento - la corruzione, il ricatto, l'uso dei dossier per screditare gli avversari: è una banda che fa i suoi affari, parla in codice e in dialetto, non ha neppure la grandezza criminale di un disegno eversivo. Solo soldi, benefici privati, favori. Non abbiamo più nemmeno i golpisti di una volta. Cesare ha provato a risolvere il problema come fa sempre: occultandolo. Ecco l'urgenza della legge bavaglio. Non ha fatto in tempo, e di nuovo minaccia.


http://concita.blog.unita.it//Ancora_no ... 1409.shtml
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 Oggetto del messaggio: Re: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
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E' sempre dello stesso filone

Scandalo eolico, l'inchiesta accelera dopo l'arresto di Carboni, mercoledì interrogatorio a Roma per Cappellacci e Asunis

Lo scandalo eolico
Sarà interrogato mercoledì a Roma il presidente della Regione Cappellacci, e con lui l'assessore all'urbanistica Asunis. Il provvedimento è stato notificato ieri, e conferma che, dopo l'arresto di Flavio Carboni di giovedì mattina, l'inchiesta ha subito un'accelerazione. I magistrati romani indagano su una nuova P2 che avrebbe cercato pilotando nomine, provvedimenti e interventi normativi, di mettere tra l’altro le mani sull'affare delle rinnovabili in Sardegna. A Carboni e agli altri due arrestati sono state contestate anche le pressioni sui giudici costituzionali per far passare il Lodo Alfano.

E allegate all'ordinanza di arresto che ha portato in carcere Flavio Carboni ci sono anche le telefonate e gli incontri con Cappellacci e il coordinatore del PDL Denis Verdini, e le conversazioni tra l'assessore all'urbanistica Gabriele Asunis, il direttore dell'Arpas Ignazio Farris e l'ex commissario dell'Autorità d'ambito Franco Piga. I magistrati individuano una svolta nella linea di Cappellacci, quando il 20 febbraio escono le prime intercettazioni tra lui e Verdini.

Gli inquirenti sospettano che, fiutata l'inchiesta, Cappellacci abbia fatto dietrofront, con le delibere che bloccavano tutti i progetti di parchi eolici datate 12 marzo. Nella stessa data il Governatore dice a Franco Piga, in una conversazione intercettata: "Io di essere sollecitato mattina sera e notte mi sono rotto i coglioni. Andate a rompere i coglioni da un'altra parte, io mi sono veramente rotto le palle".



Eolico, Cappellacci rimuove Farris dalla direzione dell'Arpas: "E' venuto a mancare il rapporto fiduciario"

Dopo mesi dall’esplosione dello scandalo sull'eolico, il presidente della Regione ha revocato l’incarico del direttore generale dell’Arpas Ignazio Farris.

A premere per la revoca ampi settori della maggioranza come Udc, Riformatori e Psd’Az. “E’ venuto meno il rapporto fiduciario”, scrive in una nota Cappellacci.

Intanto oggi è il giorno dell'interrogatorio di Farris a Roma, nell’ambito dell’inchiesta che lega la sua nomina a Flavio Carboni, che avrebbe fatto pressioni sullo stesso Cappellacci. Il governatore, invece, dovrebbe essere sentito venerdì.


Eolico, nuove intercettazioni inguaiano Cappellacci: contatti con la cricca per salvare un giudice dal trasferimento

Nuove compromettenti intercettazioni pubblicate oggi complicano ulteriormente la situazione del presidente della Regione, tra gli indagati per il caso eolico in Sardegna. Dalle telefonate trascritte e riportate da La Nuova Sardegna e L'Unione Sarda, emerge che le relazioni con la cricca e le richieste di favori si allargano a questioni che esulano dalla sola partita delle rinnovabili.

Ugo Cappellacci, infatti, anziché rivolgersi al Csm, chiede aiuto ad Arcangelo Martino, uno degli arrestati insieme a Flavio Carboni, per scongiurare il trasferimento da Cagliari del presidente del Tribunale Leonardo Bonsignore. Martino avrebbe dovuto intercedere con Cosimo Ferri, consigliere del CSM, per influenzare la decisione dei giudici.

A mettere in imbarazzo il governatore anche le conversazioni con Flavio Carboni, che con grande insistenza faceva pressioni per ottenere la nomina di Ignazio Farris alla guida dell'Arpas.
"Grande amico, come stai?", dice Cappellacci a Carboni, il quale a più riprese chiede garanzie sulla nomina, che arriva in seguito a un ulteriore giro di telefonate che coinvolgono anche Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, e Gabriele Asunis, assessore regionale all'Urbanistica.

Ma la delibera di Giunta che assegna l'incarico a Farris, nell'agosto 2009, tarda ad essere pubblicata, e Carboni vuole la certezza. Cappellacci lo rassicura: "Guarda che se ti serve te ne posso anche mandare una copia, non ci sono problemi".



Eolico: Ugo Cappellacci è in Procura a Roma. Il governatore, indagato per concorso in corruzione, sarà interrogato alle 18

E’ già arrivato in Procura a Roma e attende di essere interrogato come indagato per concorso in corruzione e abuso d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per l'eolico. Il presidente della regione accompagnato dai suoi legali sarà ascoltato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli alle 18.

“Nessun atto della Giunta è andato in direzione contraria a quello che è l'interesse dei sardi”, ha detto nei giorni scorsi. Dovrà spiegare subito ai magistrati perché accettò di nominare presidente dell’Arpas Ignazio Farris come chiedeva Flavio Carboni.
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 Oggetto del messaggio: Re: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
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 Oggetto del messaggio: Re: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
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 Oggetto del messaggio: Re: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
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Sei ore davanti ai magistrati per Ugo Cappellacci: "Sono sereno. Ho fatto tutto per difendere l'interesse della Sardegna"

Interrogatorio fiume per Ugo Cappellacci. Il presidente della Regione è stato per sei ore ieri a Roma, nell’ufficio del PM Capaldo, titolare dell’inchiesta sull’eolico in Sardegna.

Cappellacci, che all’uscita si è detto sereno e convinto di avere chiarito la propria posizione, ha sostenuto che la nomina di Ignazio Farris all’Arpas sia stata effettuata dagli uffici regionali, senza alcuna influenza da parte sua.

Sui contatti con Flavio Carboni, registrati in decine di intercettazioni, il presidente si è difeso spiegando: “Sono gentile con tutti, ma a contare sono i fatti e io sempre difeso gli interessi della Sardegna”.

“Mi sento un sequestrato”. Dal carcere di Regina Coeli parla intanto anche Flavio Carboni, visitato dalla deputata radicale Rita Bernardini.

"Ho saputo di questa P3 dai telegiornali, ma non so che cosa sia. Di che cosa mi accusano? Di avere forse partecipato a qualche convegno di magistrati?". Carboni, accusato di violazione della legge Anselmi, lamenta che la cella in cui si trova "non è adeguata" alle sue "condizioni sanitarie" e spiega poi di volere "certezza del diritto e giustizia".




Carboni: venivano da me perché li facevo arricchire

E su Cappellacci: è vero, l’ho sostenuto Ma poi ha fatto solo danni a tutti

«Rappresento uno che sa produrre ricchezza. Mi hanno sempre dato fiducia, che si tratti di eolico, di immobiliare». E’ una delle tante verità di Flavio Carboni, in carcere dal 9 luglio scorso e accusato con altri di far parte di una presunta «associazione segreta» che avrebbe interferito su attività di organi istituzionali e della pubblica amministrazione. Nell’interrogatorio Carboni ha anche raccontato degli incontri con Denis Verdini per candidare il giudice Miller in Campania. «All’epoca bisognava nominare i candidati per la Regione ». E Cappellacci, il governatore della Sardegna: «L’ho sostenuto, ma poi ho avuto solo svantaggi»

ROMA—«Sono Carboni Flavio, nato a Sassari il 14 gennaio 1932».
«Titolo di studio?».
«La frequenza del liceo»
«Diploma di scuola media superiore?».
«No, la frequenza. Non ho conseguito il diploma ».
«Ha beni patrimoniali?».
«Non dispongo».
«Nessuno? Automobile, abitazione, niente?».
«No, li ho in uso, ma non sono miei...».
«È sottoposto ad altri procedimenti penali?».
«Sì».
«Condanne ne ha avute?».
«Sì».

Comincia così l’interrogatorio dell’imprenditore sardo— noto alle cronache come «faccendiere », definizione che lui respinge sdegnato— del 9 luglio scorso a Regina Coeli, davanti al giudice che l’ha fatto arrestare. Carboni è accusato di far parte (con altre persone, di cui almeno un paio parlamentari del Pdl) di una presunta «associazione segreta» che avrebbe interferito su attività di organi istituzionali e della pubblica amministrazione. Il giudice riassume i motivi dell’arresto e l’indagato — preoccupato per il suo stato di salute, «ho avuto tre infarti, il quarto non lo vorrei avere» — annuncia di voler ribattere punto su punto, per dimostrare la propria innocenza: «C’è questa meravigliosa, enorme, abnorme raccolta di dati dei carabinieri, ma io non mi riconosco in nessuna di queste affermazioni. Quest’Arma alla quale mi rivolgevo tutte le volte che non mi fidavo della polizia... In questo caso, probabilmente per errore, hanno raccolto dati molto diversi da quella che è la realtà ».

Martino e Lombardi: «Sono estraneo a quei due»
Carboni nega di avere legami d’affari e d’interessi con Martino e Lombardi, gli altri due arrestati. Anzi, cerca di mettere una linea di demarcazione fra loro e sé: «Per me sono due estranei, emi hanno creato solo guai, altro che complicità ». L’ex politico napoletano Arcangelo Martino, dice Carboni, «mi è stato presentato come uomo importantissimo, pieno di mezzi, di conoscenze innumerevoli», e un imprenditore non deve farsi sfuggire occasioni simili: «Quando conosco una persona importante me la coltivo, e ritengo che Martino meritasse questo tipo di interessamento». Che poi si sarebbe limitato a «qualche sporadico incontro». Il geometra e giudice tributario Pasquale Lombardi, invece, era uno che parlava troppo e a sproposito: «Uno stupido che al telefono diceva quello che a me non interessava... Io non ho mai avuto nessun rapporto di inciuci... Se poi i due soggetti, gli altri che sono incriminati, avessero altre intenzioni o avessero altre malefatte ai danni dello Stato, questo lo chieda a loro, non a me perché io con loro non ho nulla a che fare, né prima né dopo... I miei rapporti sono stati solo e unicamente quelli di ricevere richieste da entrambi, ma soprattutto da Martino, quello che frequentavo di più». Il giudice prova a controbattere che dalle intercettazioni telefoniche emergono interessi comuni e discorsi su interventi provocati da reciproche richieste, ma Carboni non si smuove: «Al Grand Hotel di Roma incontrai due o tre volte il signor Martino e gli dissi "Non mi far parlare più con quel coglione, scusi l’espressione, che al telefono mi dice queste cose"... Non ero tanto ingenuo da non immaginare, scusi sa... Io ho sempre immaginato di essere intercettato ».

Immagine

«Dopo tre infarti, arrestato come un volgare criminale»
Più avanti il giudice obietta: «Lei è persona acuta, ma deve sapere che io non sono un ingenuo », e Carboni sbotta: «Ma neanche io, signor giudice, ma neanche lei può condannare un innocente. Signor giudice, che non ha nulla a che fare con quei mascalzoni! Né tantomeno con Cappellacci (il presidente della Regione Sardegna indagato per corruzione nella stessa inchiesta, ndr)... Io le sto dicendo che cosa ho fatto, non voglio ingannare lei... Mai un fatto reale, però... ». Nel suo sfogo—«dopo tre infarti, arrestato come un volgare criminale... senza aver fatto nulla!» — l’imprenditore-faccendiere si sente male, l’interrogatorio s’interrompe. Il suo avvocato Renato Borzone, che l’ha fatto assolvere in primo e secondo grado dall’accusa di aver ucciso il banchiere Roberto Calvi nel 1982, invita Carboni a calmarsi e a continuare a rispondere. Alla fine farà mettere a verbale i «non ne sapevo niente» del suo assistito sul dossieraggio a danno di Caldoro (candidato Pdl in Campania, ndr), sulle interferenze nelle nomine del Csm, sulla tentata ispezione ai giudici che avevano escluso la Lista Formigoni dalle elezioni in Lombardia.

La candidatura di Arcibaldo Miller
Alla ripresa si parla delle riunioni a casa del coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, che per l’accusa servivano a pianificare le pressioni sulla corte costituzionale per far dichiarare legittimo il «lodo Alfano» che bloccava i processi a carico di Silvio Berlusconi. Col padrone di casa c’erano i tre arrestati, il senatore Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia Caliendo, il capo dell’ispettorato dello stesso ministero Arcibaldo Miller, il giudice Antonio Martone. Ma Carboni nega che si sia parlato dei problemi giudiziari del premier, dando un’altra versione: «Bellissima riunione... All’epoca bisognava nominare i candidati della Regione Campania. Miller era la persona più idonea, era considerati da Verdini la persona ideale. E perché proprio io che di politica...? Perché io avevo una certa frequentazione, soprattutto con Verdini». La candidatura del magistrato napoletano a capo degli ispettori ministeriali, spiega Carboni, interessava soprattutto Martino e Lombardi: «Essendo io più amico, probabilmente, di Verdini rispetto a Miller, potevo influenzare, potevo raccomandare. Cosa che ho fatto... che io trovo estremamente normale... Non so se ricordo bene, credo che sia stato Miller a rinunciare... Evidentemente ritenevano che io potessi influire, perché Verdini potesse convincere il dottor Miller, a cui loro tenevano moltissimo, perché accettasse la canditatura ». Carboni esclude accenni al «Lodo Alfano», dice solo che era una cosa di cui scrivevano molto i giornali, e insiste sulla scelta dei candidati: «Si è parlato di Cosentino, si è parlato di un altro, di Altieri, si è parlato di quello che c’è attualmente... Ogni tanto veniva, "vediamoci, vedi di dire a Verdini di sostenere questo e quello", e questo non lo consideravo un reato di alcun genere... ».

Ugo Cappellacci e l’energia eolica
Il giudice, che pare poco convinto dalle risposte, passa al tema Cappellacci e investimenti nell’energia eolica in Sardegna. Carboni è categorico: «L’ho sostenuto, Cappellacci, è vero», ma poi ne avrebbe avuto solo svantaggi. Perché ha cancellato la «legge Soru», dice, che «consentiva alle grandi società di intervenire nel mondo dell’eolico». Insomma: «Da quando è stato eletto questo signore ha creato danni a tutti, non solo a me. E’ vero che è ricolmo di sorrisi, che è venuto da Verdini, è venuto a Roma, ci siamo incontrati, ma per tutto l’anno non ha fatto nessuna legge». Però ci sono telefonate in cui Carboni, dopo gli incontri col governatore, riferiva che «è andata benissimo», ma l’indagato replica: «Ecco, guardi i risultati. Meno male che è andata benissimo... ». Ci sono pure conversazioni su provvedimenti normativi che Carboni e soci dovevano preparare in bozza, per farli approvare. Risposta: «Questo è normale, mi scusi.. Per qualunque imprenditore, cosa che è successa e continua a succedere sia nel campo immobiliare che nel campo dell’energia, di qualunque iniziativa commerciale, la cosa migliore da fare è andare a trattare con il sindaco, con gli assessori, e quindi si va dal presidente... Lo facciamo tutti». E quando il giudice chiede quale fosse la ragione del sostegno di Martino a Cosentino in Campania, Carboni risponde: «Mi permetto di dire che qualunque imprenditore, dico proprio qualunque, più onesto del mondo, ha interesse a che il politico che va a governarlo sia magari suo amico, e questo non credo che costituisca reato...».

«Io sono uno che sa produrre ricchezza»
Carboni ammette quello che per l’accusa è un altro indizio di partecipazione all’associazione segreta, cioè il finanziamento al convegno svoltosi a Fort Village, in Sardegna, nel quale Lombardi aveva radunato decine di giudici. Dando tutt’altra spiegazione, però: «Incontrare le persone e avere rapporti con la gente importante è una cosa che mi interessava, mi interessa e mi interesserà sempre, ma non per finalizzarla a reati ». Ha ricevuto soldi dagli imprenditori romagnoli, almeno 4 milioni di euro; non per la corruzione in vista degli appalti nell’eolico, come sostiene l’accusa, ma perché «io, Flavio Carboni, rappresento uno che sa produrre ricchezza, cosa che è successa sempre nel passato, con 24 lottizzazioni e iniziative di tanti tipi, legali. Mi hanno dato fiducia, che si tratti di eolico, di immobiliare. Quei soldi io li potevo destinare all’eolico o anche al casinò, se poi li facevo produrre... ». E gli assegni per alcune centinaia di euro negoziati nella banca di Denis Verdini (secondo gli investigatori dallo stesso parlamentare-presidente del Credito cooperativo fiorentino) erano un investimento nel quotidiano locale Il Giornale di Toscana: «Non è la prima volta, la Nuova Sardegna era mia, sono stato socio dell’editoriale L’Espresso... Così come ho finanziato Paese Sera... E’ un mondo diverso al quale io tengo moltissimo». Stavolta ha scelto il giornale del coordinatore del Pdl: «Con Verdini c’è un rapporto molto molto intrinseco, direi molto cordiale, molto affettuoso. Naturalmente queste situazioni di questi momenti hanno creato disagi a tutti, come può immaginare, signor giudice...».
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PDL = bocchiniani vs. bocchinari

Marco Lillo per Il Fatto Quotidiano

Cita:
Un partito diviso in "bocchiniani e bocchinari". È questa la descrizione del Pdl campano consegnata alle bobine dei carabinieri da un amico del presidente del consiglio: Arcangelo Martino. Ad ascoltare senza fare una piega mentre Martino insulta persino Mara Carfagna c'è un signore che si sganascia di risate al pensiero di una conferenza per spiegare la definizione di bocchiniani cioè "coloro che fanno del Bocchino uomo uno stile di vita".

Quel signore non è uno scaricatore comunista ma il coordinatore del partito di Mara Carfagna e Italo Bocchino. Basta confrontare le parole dette da Nicola Cosentino al telefono con quelle che campeggiano sul sito del Pdl per capire la follia della scelta di Berlusconi di lasciarlo al suo posto dopo lo scandalo.

Sulla home page il Cavaliere sorride accanto a Cosentino sotto lo slogan: "L'amore vince sempre sull'odio". Un programma ambizioso che il premier ha affidato a questo 51enne di Casal di Principe inseguito da un mandato di arresto per concorso esterno in associazione camorristica. Dopo l'indagine per le sue trame con la cosiddetta P3 ai danni del compagni di partito Stefano Caldoro, Berlusconi lo ha fatto dimettere solo da sottosegretario ma lo ha mantenuto alla guida del Pdl campano.

Negli atti dell'indagine c'è un'intercettazione che spiega bene cosa pensa il coordinatore del Pdl dei suoi colleghi. Le conversazioni tra il sottosegretario e l'ex politico socialista Arcangelo Martino sul governatore Caldoro, su Italo Bocchino, sull'ex assessore Ernesto Sica e sul ministro Carfagna, devono essere riportate - anche se di una volgarità senza fine e indegne nei confronti dei destinatari - per far comprendere chi è il leader del Partito dell'amore in Campania e perché rappresentano un modo di vivere e far politica.

La conversazione si svolge il 28 gennaio del 2010 tra Cosentino e Martino, poi arrestato assieme a Lombardi e a Carboni per avere costituito un'associazione segreta tesa a influire sugli organi costituzionali e amministrativi. Quel giorno il politico casalese aspetta con ansia il dossier infamante da portare a Berlusconi per stoppare la corsa del rivale Caldoro a governatore.

Ne parla con Martino che a momenti dovrebbe ricevere da Ernesto Sica "la relazione" con le date e i dettagli sui presunti incontri di Caldoro (che nega e ha querelato) con i trans. Sica si offre di preparare il dossier per un fine personale: spera di poter essere il terzo che gode e diventa governatore scavalcando nelle grazie di Berlusconi sia il diffamato Caldoro che l'indagato Cosentino. Nonostante le ripetute promesse, Sica però continua a rimandare l'invio del fax e Martino è molto scocciato.

Martino: Ho detto porta la cazzo di relazione, perché sennò la scrivo io e non ne parliamo più.
Cosentino: Bravo bravo, bravo.
Martino: Se sai scrivere, se poi non sai scrivere, io lo so fare perché non sono fesso che sono pure un poco laureato, come te, non so che cazzo faccia questo (Sica, ndr) nella vita.
Cosentino: Non lo so manco io.
Martino: Forse farà i pompini pure lui, che ne so, ci stanno tanta gente qua Caldoro coso, tutti questi fanno questi, i bocchini.
Cosentino: I bocchiniani (incomprensibile).
Martino: Ma tu mi (incomprensibile) assai quando dicesti quel gruppo di ricchioni, di frocetti.
Cosentino: Di frocetti, ma io sono lungimirante.
Martino: Eh, lo so no tu sta cosa te la porti appresso perché sei stato un grande.
Cosentino: Sì, sì il fatto dei frocetti rimarrà nella storia.
Martino: Io lo dirò nella prossima conferenza stampa che farò allo stadio San Paolo con te, ti porterò 70, 80 mila persone, ma te lo giuro, eh, tu pensi che io scherzo Nicò... Eh, se la cosa è positiva. Cioè questo mi deve portare la carta di musica, capito?.
Cosentino: Carta di musica questo, insomma (incomprensibile ) adesso dirò in campagna elettorale, voglio dire se le cose dovessero rimanere come oggi, quindi senza che ci sia alcun azzeramento, io farò una campagna aggressiva, i campani devono scegliere tra i Bocchiniani (ride).
Martino: Eh bravo (ride).
Cosentino: I bocchiniani, i bocchiniani, gli amici di Bocchino, come si chiamano i bocchini.
Martino: I bocchiniani, bravo!
Cosentino: Da una parte i bocchiniani.
Martino: Se fossero amici (incomprensibile) Carfagna diciamo bocchinari. Cosentino: No, no i bocchiniani, da una parte insomma coloro che fanno del bocchino uomo, (incomprensibile) uno stile di vita.
Martino: Bravo, bravo.
Cosentino: E quelli no, vabbè, ci dobbiamo proprio divertì.
Martino: Senti appena m'arriva sta carta io ti chiamo ti faccio un fax te lo anticipo pure.
Cosentino: Va bene, mi faresti cosa grata.

Quando Berlusconi lo ha con fermato al suo posto di coordinatore del Pdl ha dato una motivazione secca e senza repliche: "Ho approfondito con i miei collaboratori la totale estraneità di Cosentino alle accuse. La sua condotta in campagna elettorale è stata improntata alla massima lealtà".


Appena si pronuncia la parola "Bocchino" spunta subito la Carfagna...
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Ultima modifica di luxorl, dom lug 18, 2010 10:54 am, modificato 1 volta.
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 Oggetto del messaggio: Re: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
MessaggioInviato: dom lug 18, 2010 10:53 am 
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“Le telefonate della P3? Cosentino fuori dal partito”
CARFAGNA E BOCCHINO: VOLGARI GLI INSULTI CONTRO DI NOI, È AL CAPOLINEA


di Sara Nicoli

Cita:
Pugnalate. “Come si fa a commentare frasi del genere – è irritata la ministra Mara Carfagna – si commentano da sole…”. Essere ancora tirata in ballo (e, soprattutto, in quale profluvio di volgarità telefoniche nell’affaire P3-dossier Caldoro: quelle dei “bocchiniani” e della loro variante sessuale ) da quel Cosentino di cui aveva chiesto subito la testa, l’ha ulteriormente amareggiata. Ma adesso, giurano nel suo stretto entourage, la misura nei confronti dell’ex sottosegretario deve considerarsi colma. E laddove potrà – e potrà eccome – la ministra delle Pari Opportunità si adopererà “a fondo” affinchè Cosentino sia messo alla porta rapidamente anche dal partito. “È indubbio che lo si debba considerare di fatto già fuori dal Pdl – ci dice, invece, con chiarezza l’altro protagonista, suo malgrado, dei discorsi da caserma di Cosentino, il finiano Italo Bocchino – è solo una questione di tempi; in questo momento Berlusconi non può eliminare Cosentino che è strettamente legato e difeso con le unghie e con i denti da Denis Verdini, ma che non possa rimanere nel ruolo di coordinatore campano è indubbio: è incompatibile sia con il presidente della Regione che con l’unico ministro campano del governo (Caldoro e Carfagna, ndr)”. “E dire che ieri – rincara la dose il finiano Fabio Granata – ho sentito Cosentino parlare su Sky e mi sembrava una persona quasi normale…ma è un atto politicamente gravissimo che Berlusconi lo tenga ancora lì, è un segnale molto brutto che deve finire al più presto; Berlusconi deve fare pulizia nel partito e deve eliminare tutta la vecchia guardia, prima certamente i Verdini e Cosentino, ma subito dopo anche i “colonnelli” ex An, sennò non sarà possibile in alcun modo per lui di uscire fuori da questo pantano”.

Se Berlusconi, oggi, abbia o meno la forza politica per fare l’operazione “pulizia”, auspicata da gran parte del partito,specie dopo le nuove “rivelazioni telefoniche” della cricca P3, è un interrogativo che si pongono in molti. Dice, però, sempre Bocchino: “Uno come Cosentino, che parla in quel modo al telefono palesando il suo stile reale e la sua storia, se restasse indebolirebbe la leadership di Berlusconi stesso. E questo, credo che il Cavaliere non se lo possa permettere, visto che ci sono realtà regionali, come quella campana, che certo non possono proseguire un cammino politico con queste contraddizioni in atto”.
E la contraddizione è Cosentino accanto a uno come Caldoro. Il governatore Campano non gradisce la convivenza forzata con Cosentino e lo ha detto con chiarezza al premier. “E’ stato Berlusconi a volere la mia candidatura – ha ribadito ieri – una scelta che poi è stata condivisa da tutto il Pdl”. Quanto alle parole di Cosentino, che ha negato ancora una volta di aver tramato contro di lui con dossieraggi falsi, Caldoro ha commentato ironico: “Cosentino lo ha detto anche a me… ”. Situazione incandescente, dunque, quella campana che si riverbera in modo pesante su quella nazionale. “Dopo queste evoluzioni nelle indagini e non solo – ha proseguito Bocchino – è evidente che Berlusconi non può che cacciare dal partito Cosentino e chi lo sostiene. La politica è come la matematica, ci sono dei tempi e dei modi, ma alla fine il risultato arriva”. E se non arrivasse? Se, insomma, il Cavaliere continuasse a difendere sia il coordinatore campano che quello del Pdl? “Io non ci credo – sono ancora parole di Bocchino – ma a quel punto la strada per noi sarebbe segnata. Credo che un incontro chiarificatore con Fini debba avvenire, nel bene e nel male, perché dopo aver costruito 16 anni di vita politica insieme, se ci si dovrà lasciare sarà necessario farlo guardandosi negli occhi, non certo attraverso le pagine dei giornali”. “La situazione campana – è invece ancora l’opinipone di Granata – impone a Berlusconi un patto rifondativo del Pdl; deve avere il coraggio e la forza politica di lasciarsi alle spalle il passato e chi lo rappresenta”.


IFQ 18 luglio 2010
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 Oggetto del messaggio: Re: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
MessaggioInviato: dom lug 18, 2010 5:43 pm 
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hahahaha bello però,quando lo dicevamo noi della carfagna che era lì per le abilità ehm "orali",i berlusconani pronti a darci delle merde,ed ora,che lo ribadiscono proprio loro,come la mettiamo? :asd:
e poi ormai deve essere chiaro anche ad una scimmia il perchè sti delinquenti vogliono blindare le intercettazioni,d'ora in poi tolleranza zero coi berlusconani che difendono questa porcheria,DEVONO capirla una buona volta,ne và del del nostro futuro
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 Oggetto del messaggio: Re: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
MessaggioInviato: dom lug 18, 2010 7:12 pm 
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P3, l'inchiesta si allarga, probabili nuovi indagati
Settimana cruciale per i magistrati che valutano le posizioni delle persone che compaiono nelle intercettazioni. Previsti nei prossimi giorni gli interrogatori di Caliendo, Formigoni, Miller, Carbone , Marra e Martone. Di Pietro: "L'Italia non si indigna più"

Cita:
ROMA - Dopo l'interrogatorio dell'ex sottosegretario Nicola Cosentino (dimessosi in seguito all'inchiesta) si apre un'altra settimana decisiva per l'inchiesta sulla P3. Nei prossimi giorni, secondo quanto si è appreso, non sono fissati interrogatori, ma gli inquirenti, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli intendono esaminare gli elementi raccolti in queste settimane, anche alla luce delle ultime deposizioni, e valutare le posizioni di altri soggetti i cui nominativi compaiono nelle carte processuali e nelle intercettazioni telefoniche. Probabile, quindi, che ci saranno altre iscrizioni nel registro degli indagati. Seguirà, quindi, la fase delle convocazioni in procura.

Tra i personaggi eccellenti destinati a varcare l'ingresso di piazzale Clodio ci sono, tra gli altri, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, l'ex presidente della corte di cassazione Vincenzo Carbone, il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, il presidente della corte di appello di Milano Alfonso Marra, il capo dell'ispettorato del dicastero della Giustizia Arcibaldo Miller e l'ex avvocato generale della Cassazione Antonio Martone.

A metà settimana, infine, il tribunale del riesame si occuperà del ricorso presentato dai legali dell'imprenditore Arcangelo Martino, arrestato insieme con Flavio Carboni e Pasquale Lombardi, e ritenuto uno dei principali indagati dell'inchiesta.

Intanto, sul versante politico, Antonio Di Pietro scrive sul suo blog: "La seconda Repubblica sta cadendo sotto i colpi di un nuovo scandalo giudiziario. L'inchiesta sull'eolico e sulla cosiddetta P3 ha messo all'angolo il governo. Ma in tutto questo bailamme senza fine mi chiedo dove sia finito il cittadino italiano. L'Italia è una nazione che non si indigna più".


http://www.repubblica.it/politica/2010/ ... ref=HREA-1
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 Oggetto del messaggio: Re: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
MessaggioInviato: dom lug 18, 2010 9:32 pm 
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Sgurbat ha scritto:
Come già detto: non è una P2, è solo la vecchia che si è fatta il lifting. :asd:


'nfatti, i delinquenti son rimasti tutti lì

Fba00 ha scritto:
hahahaha bello però,quando lo dicevamo noi della carfagna che era lì per le abilità ehm "orali",i berlusconani pronti a darci delle merde,ed ora,che lo ribadiscono proprio loro,come la mettiamo? :asd:
e poi ormai deve essere chiaro anche ad una scimmia il perchè sti delinquenti vogliono blindare le intercettazioni,d'ora in poi tolleranza zero coi berlusconani che difendono questa porcheria,DEVONO capirla una buona volta,ne và del del nostro futuro


Devi fartene una ragione, non riuscirai a farli ragionare, devi accettarlo :patpat:
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 Oggetto del messaggio: Re: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
MessaggioInviato: dom lug 18, 2010 9:42 pm 
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Cita:
Antonio Di Pietro scrive sul suo blo: "La seconda Repubblica sta cadendo sotto i colpi di un nuovo scandalo giudiziario. L'inchiesta sull'eolico e sulla cosiddetta P3 ha messo all'angolo il governo. Ma in tutto questo bailamme senza fine mi chiedo dove sia finito il cittadino italiano.L'Italia è una nazione che non si indigna più

Mamma mia quant'è brutta sta frase, ma rappresenta un pò la verità che ci circonda :cryy: Io però mi indigno, fino alla fine, finché ci saremo noi il fuoco italiano rimarrà acceso :evil:
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 Oggetto del messaggio: Re: Le intercettazioni scoperchiano una "nuova P2" con Dell'Utri, Verdini e Carboni.
MessaggioInviato: lun lug 19, 2010 11:33 am 
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Nandos ha scritto:
Cita:
Antonio Di Pietro scrive sul suo blo: "La seconda Repubblica sta cadendo sotto i colpi di un nuovo scandalo giudiziario. L'inchiesta sull'eolico e sulla cosiddetta P3 ha messo all'angolo il governo. Ma in tutto questo bailamme senza fine mi chiedo dove sia finito il cittadino italiano.L'Italia è una nazione che non si indigna più

Mamma mia quant'è brutta sta frase, ma rappresenta un pò la verità che ci circonda :cryy: Io però mi indigno, fino alla fine, finché ci saremo noi il fuoco italiano rimarrà acceso :evil:


Quoto. Orrenda quanto vera. La maggior parte del popolo italiano ormai accantona e respinge tutto con un "fan tutti così". Non è più capace di indignarsi e pretendere un cambiamento.
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ma se TUTTI volevano il ddl mastella che era pure peggio, se ora si accusa berlusconi di volerlo solo per coprire le sue magagne...

non è che TUTTI hanno le loro magagne da nascondere, e gridare allo scandalo adesso non facendo nulla per impedirlo torna utile a un po' tutti?
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