Iscritto il: gio lug 31, 2008 4:47 pm Messaggi: 10500
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se riporto integralmente l'intervista, c'è dentro anche di peggio http://www.dagospia.com/rubrica-3/polit ... -17721.htm Questa intervista inizia due anni fa con una telefonata andata male. Nell'agosto 2008 Maria Gabriella Podestà, dal 1994 moglie del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, rientrava in Italia dopo cinque anni a Boston. Lasciava un incarico all'università del Massachusetts per fare la preside al liceo Fermi di Salò, sul Lago di Garda.
Non si era quasi mai vista accanto al marito e le voci di un flirt del ministro con una collega di partito - che poi diventerà l'attuale compagna Manuela Repetti - erano insistenti, benché non confermate. Perciò proponemmo alla signora Podestà un'intervista. Lei declinò, ritenendo di non dover dividere il suo privato coi giornali. Di lì a poco, la rottura del suo matrimonio divenne pubblica e il 6 luglio del 2009 è stata sancita al Tribunale di Monza la separazione consensuale.
Poche settimane dopo Bondi ufficializzò il rapporto con l'onorevole Manuela Repetti, scrivendo a "Novella2000": «È la persona che amo e con la quale desidero formare una famiglia». Da allora molte cose sono cambiate. Anche per questo, la signora Podestà ha deciso di raccontare la sua vita, prima, durante e dopo il suo matrimonio. Il piglio è sicuro, ma spesso la voce trema. Quando accade, la signora sospira, socchiude le palpebre e solo allora ricomincia.
Il suo tormento traspare dalla piega amara delle labbra. Questa donna dalla pelle chiara e dall'intelligenza vispa ha a lungo riflettuto prima di decidere di dare il suo privato e, in taluni passaggi, il suo privatissimo, in pasto agli altri. La sua, ovviamente, è la ricostruzione di una madre risentita e preoccupata per il rapporto che suo figlio ha col padre, una moglie che proprio per questo ha appena depositato in Tribunale un ricorso contro l'ex consorte.
Ovviamente, "Novella 2000" ha offerto al ministro la possibilità di un'intervista, ma Bondi ha declinato l'invito. E ci siamo anche chiesti quanto simili fatti fossero di interesse pubblico.
Nel chiedercelo ci siamo imbattuti in una sfilza di dichiarazioni, esternazioni, interviste video e stampa del ministro, spesso accompagnato dalla Repetti, compresa una lettera aperta dei due a Barack Obama a firma congiunta e un'intervista a SkyTg24, mano nella mano. Questa intervista è, in fondo, il tassello mancante di una storia che da un paio d'anni tiene banco sulle cronache politiche e rosa. Mentre racconta, la signora Podestà si fa seria: «Parlo anche per tutelarmi, per difendermi. Nel silenzio è più facile subire la prepotenza del potere», dice.
Poi il suo i-Phone squilla e il viso di Maria Gabriella cambia. «Popo, amore». Si scioglie. È il figlio di 12 anni - che noi chiameremo Mario - che ha avuto da Bondi e che la chiama reclamandola per sé. Lei prende tempo, dice che sarà a casa tra poco, chiude e dice, orgogliosa: «È come avere un fidanzato, solo più invadente. È meraviglioso e molto maturo per la sua età.
Somiglia a lei o al padre? «Ha i miei occhi, il mio carattere, solare, affettuoso, un bel bambino. È stato desiderato, viviamo in simbiosi».
Perché ha deciso di raccontare? «Sono incazzata nera, con tutti, ma soprattutto col ministro».
Lo chiama ministro? «Preferirei non chiamarlo. Ma, dovendomi riferire a lui, preferisco farlo in modo... istituzionale».
Cosa la fa arrabbiare? «Con me si è comportato malissimo, e va bene, ci sono abituata. Ma non posso tollerare che lo faccia con nostro figlio. Vuole un mondo di bene al padre, ma ora i loro rapporti sono tesi: dallo scorso 23 maggio il ministro non lo vede, non lo chiama, gli ha giusto inviato qualche sms, qualche mail. Proprio per questo l'avevo già querelato, lo scorso 6 febbraio. Non ottempera agli impegni sottoscritti in sede di separazione».
Maria Gabriella e Sandro erano in classe insieme al liceo scientifico di Villafranca, in Lunigiana: «Ma allora non ci filavamo: lui faceva già politica e io per la politica non ho mai provato interesse. Dopo il liceo, ci siamo persi di vista. Nel 1993 ci siamo rincontrati e fidanzati». Berlusconi Manuela Repetti
Lei lo amava? «Sì. Sono stata innamorata di lui».
Di cosa si è innamorata? «Era perfetto, romantico, pieno di attenzioni. Abbiamo passato il nostro anno da fidanzati in un sogno. Avevamo in comune la passione per arte, cultura, viaggi. Le nozze ci sembrarono la cosa più naturale, e furono celebrate in chiesa, il 14 maggio del 1994, il suo compleanno. Sembrava tutto troppo bello per esser vero. Infatti non lo era. I problemi sono iniziati subito. Giurò che non avrebbe più fatto politica ma due settimane dopo le nozze si trasferì a Roma, dove non mi volle, a lavorare al centro Studi di Forza Italia. Rimase lì due anni, tornando nel weekend, perché non poteva star lontano dai genitori: era dipendente da loro. Poi il Centro Studi chiuse e per un anno lui fu disoccupato».
Come vivevate? «Col mio stipendio di insegnante. Lui continuò a dividersi tra Roma e la Toscana e, dopo un anno, entrò nella segreteria personale di Silvio Berlusconi».
Questo cambiò la vostra vita? «No. È cambiata quando nel luglio del 1998 lui ha deciso di trasferirsi ad Arcore, dove arrivai nel settembre dello stesso anno, per insegnare a Monza. Con la nascita del bimbo avevo sentito l'esigenza di porre un freno alla invadenza dei suoi genitori in casa nostra. Mia suocera ha sempre pensato che io non fossi all'altezza di suo figlio e non ne ha mai fatto mistero con nessuno. Mi attaccavano e il ministro non ha mai preso le mie difese davanti a loro. Interruppi i rapporti e il ministro decise che per questo dovevo essere punita».
In che senso "punita"? «Mi metteva sotto il naso indizi di possibili storie extraconiugali, tipo scontrini di regali; storie che poi negava, dandomi della pazza. Per me, una tortura psicologica. Litigavamo a bestia. A un certo punto, provammo con la terapia di coppia dal professor Fulvio Scaparro. La situazione non migliorò, la interrompemmo, lui non volle riprenderla, mi diceva con disprezzo "vacci tu". E le sue punizioni continuavano».
Ma perché questi atteggiamenti lei li chiama "punizioni"? «Giudichi lei. Nel 2001 gli proposi una vacanza in America. Lui però aveva accettato l'invito in Cilento di una sua amica milanese. Come sempre, capitolai e lo seguii. La signora faceva l'amica con me, ma era palpabile la grande intimità che c'era tra lei e il ministro, tanto a suo agio da girar per casa in mutande».
Fraintendere è facile, specie se il rapporto già scricchiola... «Sarà... Ma la signora aveva preparato una camera matrimoniale e una singola per nostro figlio. Il bimbo da solo non dormiva, allora prese a coricarsi nel lettone con me, e il ministro a dormire nella cameretta. Una notte mi sono alzata e, quando sono uscita dalla mia stanza, c'è stato un fuggi fuggi generale. Ovviamente, si erano alzati per andare in bagno... Ma lui ha fatto anche di peggio: una me l'ha messa in casa».
In che senso, scusi? «Aveva conosciuto un tizio e abbiamo iniziato a uscire con lui e sua moglie. Poi il ministro è diventato molto amico della signora, che ha preso a frequentare in modo assiduo casa nostra, anche in vacanza. Ho chiesto spiegazioni, e mio marito ha risposto che avevo bisogno di un'amica. L'America mi ha salvato la vita, creda. Qui, sarei finita in manicomio. Io non sono sempre stata così...».
Così come? «Così... abbondante. Ero una bella ragazza, ma ho la tendenza a mangiare, quando sono stressata o sotto pressione».
Perché non si è separata prima? «Da un lato non avevo sufficienti risorse economiche per andarmene, dall'altro lui mi lasciava capire, neanche velatamente, che mi avrebbe tolto il bambino. Avevo paura. E poi ho sempre pensato che un bimbo debba averlo, un padre. Il mio è morto quando avevo sette anni e mi manca ancora».
Quando ha capito che era finita? «Il mio matrimonio è finito il 26 settembre del 1998. Quel giorno lui mi ha preso a schiaffi per la prima volta».
È un'accusa grave. «Lo so, ma è la verità. Mi ha preso a schiaffi, glieli ho restituiti. Lui reagì in un modo che oggi mi fa quasi sorridere».
Come? «Disse che se glieli avevo resi allora non lo amavo. Disse di aver visto uomini picchiare le mogli e quelle abbracciarli un momento dopo. Non furono i soli schiaffi tra noi».
E lei non reagì? «Ho provato a chiedere aiuto a chi gli stava vicino, al suo testimone di nozze, che consideravo amico. Fu inutile».
Come mai è partita per Boston? «Ho partecipato a un concorso, non pensavo di poterlo vincere. E invece...».
Suo marito ha provato a fermarla? «No. Non riteneva concepibile che io lo lasciassi, lo vide come un affronto mortale. Non mi ha fermata né ha provato a dirmi di lasciare qui il bambino».
A Boston cosa è successo? «Ho ritrovato la serenità, imparato che valevo qualcosa, dopo anni di umiliazioni. Ho dimostrato al ministro che senza di lui non solo vivevo, ma vivevo meglio».
Lì ha avuto un nuovo amore? «No. Ho sempre il timore che il ministro usasse una mia relazione contro di me».
Ma siete separati, lui ha un'altra... «Ha bisogno di me come capro espiatorio, per non ammettere di esser stato un pessimo marito e un padre manchevole. Lui ha questo bisogno, disperato, di apparire perfetto».
Cosa le rimprovera il ministro? «Tante cose... di sobillare mio figlio contro di lui e contro la sua compagna».
Non è vero? «Mettiamola così: mio figlio ha un cellulare suo, anche fosse vero che voglio separarli non potrei certo impedirgli di chiamarlo. Invece non si sentono da due mesi. Mi rimprovera anche di non dare un'adeguata educazione religiosa a Mario, di non avergli fatto fare la comunione. E invece, anche se il ministro non lo sa, il ragazzo l'ha fatta il 30 maggio scorso ma non l'ha invitato per timore che si presentasse con la Repetti. E poi questo attaccamento ai sacramenti è nuovo: per me anche questa sua religiosità è una recita».
(:asd: )
Mi conceda una domanda frivola, in tanti discorsi seri. Suo marito le ha mai dedicato una poesia delle sue? «All'inizio. Ma non mi piacciono, non sono spontanee. Per un po' ho acquistato il settimanale che le pubblica. Ho smesso quando ne lessi una dedicata "al figlio che non abbiamo avuto". Ho pensato: mio figlio ha 12 anni... Due anni prima della nascita di Mario ho perso un bimbo; il ministro disse di essersi riferito a quello. Ma creda, non era la verità».
Lei e la Repetti vi conoscete? «No. Ma dicono sia una sorta di tutor del ministro, che dipenderebbe da lei in tutto e che gli fa da filtro con chiunque. È verosimile, lui ha bisogno di qualcuno che lo guidi. Prima erano i genitori, ora la compagna».
Lei lo ha mai "guidato"? «Non è proprio nella mia indole».
_________________ dimmelo tu, cosa dovevo fare... forse chissà, forse potrei cambiare...
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