ROMA (30 luglio) - Dopo la cacciata di Gianfranco Fini dal Pdl e la nascita del nuovo raggruppamento finiano "Futuro e libertà per l'Italia" (con 33 deputati e una decina di senatori) è l'ora delle accuse tra il presidente della Camera e il premier Silvio Berlusconi. A Palazzo Grazioli in serata nuovo vertice del Pdl.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in serata ha incontrato i vertici del Pd, a quanto si apprende, intanto ha messo in evidenza come ritenga doveroso restare estraneo al merito di discussioni e decisioni interne ai partiti. Napolitano ha poi richiamato «la necessità di salvaguardare la continuità della vita istituzionale, nell'interesse generale del paese».
«Berlusconi illiberale, la logica del premier è aziendale e non istituzionale», ha detto in sostanza Fini, ribadendo che non intende lasciare la presidenza della Camera, come chiesto a gran voce dal premier, e chiarendo che al governo darà un appoggio condizionato in base alle scelte.
«Fini e quei deputati che l'hanno seguito, hanno dimostrato di essere lontanissimi dalla nostra cultura liberale (...) hanno iniettato nel nostro movimento il virus della disgregazione», ha detto il presidente del Consiglio in un messaggio ai promotori della libertà.
«Per due anni, mentre il Governo affrontava con successo sfide difficilissime (...) altri all'interno della nostra formazione politica remavano contro», ha continuato Berlusconi. «È accaduto infatti che alcuni eletti dal Popolo della Libertà, sempre sostenuti purtroppo dall'onorevole Fini hanno lavorato in modo sistematico per svuotare, rallentare, bloccare il nostro lavoro. Peggio, hanno offerto una sponda ai nostri nemici: all'opposizione, ai settori politicizzati della magistratura, a certa stampa, ai peggiori giustizialisti, accreditando in questo modo un'immagine falsa e diffamatoria del Popolo della Libertà».
«Abbiamo i numeri per andare avanti, così come abbiamo ben chiaro il programma da completare e,
grazie a questa scelta sofferta ma necessaria, siamo nelle condizioni di governare più sereni e nella chiarezza», ha detto ancora Berlusconi, negando che con l'uscita dei finiani la maggioranza ora sia a rischio. «Grazie a questa scelta sofferta ma necessaria, siamo nelle condizioni di governare più sereni e nella chiarezza. Abbiamo davanti tre anni nei quali, superate le emergenze e accantonate le polemiche inutili, ci dedicheremo con determinazione alle riforme».
Il presidente della Camera dovrebbe dimettersi, ha poi ribadito il presidente del Consiglio, citando l'esempio di Sandro Pertini: «I finiani hanno risposto "Nessun presidente della Camera ha dato mai le
dimissioni". E anche qui non hanno detto il vero. Nel luglio del 1969, verificatosi una situazione di divisione analoga nel Partito Socialista con la sinistra socialista, il presidente Pertini, che era un grand'uomo e che aveva aderito alla sinistra, ritenne doveroso dimettersi. Spero che Pertini possa insegnare a qualcuno il modo in cui ci si debba comportare».
L'opposizione intanto incalza, parlando di vera e propria crisi di governo e chiedendo tra l'altro al premier di venire in Aula. Il Pdl risponde affermando che la maggioranza è salda, non c'è alcuna crisi né alcun motivo perché Berlusconi debba presentarsi in Parlamento.
Nasce il gruppo di Fini: "Futuro e libertà per l'Italia". Dopo che ieri i deputati finiani avevano firmato le dimissioni dal gruppo del Pdl della Camera, il gruppo parlamentare dei finiani è nato e si chiama "Futuro e libertà per l'Italia".
Fini: gruppo di uomini e donne liberi. «Il gruppo che nascerà dai deputati e senatori che hanno lasciato il Pdl - ha detto Fini - è formato di uomini e donne liberi che sosterranno lealmente il governo ogni qual volta saranno prese scelte nel solco del programma elettorale e lo contrasteranno se le scelte saranno ingiustamente lesive dell'interesse generale».
Fini: brutta pagina per la democrazia. «Ieri è stata scritta - ha detto Fini - una brutta pagina per il centrodestra e più in generale per la politica italiana. Ciò tuttavia non ci impedirà di preservare i valori autenticamente liberali e riformisti del Pdl e di continuare a costruire un Futuro di Libertà. Per l'Italia».
«Ovviamente non darò le dimissioni - ha detto Fini- perché a tutti è noto che il presidente deve garantire il rispetto del Regolamento e la imparziale conduzione dell'attività della Camera, non deve certo garantire la sola maggioranza che lo ha eletto. Sostenerlo dimostra una logica aziendale modello amministratoredelegato-consiglio d'amministrazione, che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni».
«Berlusconi non ha concezione liberale della democrazia». «Quella di Silvio Berlusconi è una concezione non proprio liberale della democrazia e viene dimostrato dall'invito a dimettermi dalla presidenza di Montecitorio perché è venuta meno la fiducia del Pdl - ha affermato ancora Fini -. Ieri sera, in due ore e senza poter esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare. Sono stato ritenuto colpevole di stillicidio di distinguo o contrarietà nei confronti del governò, "critica demolitoria alle decisioni del partito", "attacco sistematico al ruolo e alla figura del premier". Inoltre avrei "costantemente formulato orientamenti" e persino, pensate che misfatto, "proposte di legge che confliggono col programma elettorale"».
Voto anticipato? Bossi alza il dito medio. L'ipotesi del voto anticipato non viene presa in considerazione dalla Lega: Umberto Bossi, ai cronisti che gli chiedevano se si andrà alle elezioni anticipate dopo un vertice con Berlusconi ha risposto soltanto mostrando il dito medio.
«È sempre difficile dire quanto possa durare la respirazione artificiale ma il governo non c'è più. Le cose dette fin qui dalla maggioranza, nelle sue varie anime, dimostrano che bisogna guardare la realtà. Non si può sperare di galleggiare con falle così evidenti nella barca», ha detto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani che rilancia «una fase di transizione per poi andare al voto in una logica bipolare».
«Ora Berlusconi e Fini dicano agli italiani che hanno sbagliato», ha affermato in una conferenza stampa alla Camera Pier Ferdinando Casini, che ricorda come a suo tempo bocciò la nascita del Pdl. Casini ha espresso «preoccupazione per uno scontro istituzionale che non ha precedenti nella storia della Repubblica, visto che non si è mai visto che un presidente del Consiglio chiedesse le dimissioni del Presidente della Camera; e questo non va minimizzato». A suo giudizio la crisi «va ricondotta in parlamento», con il premier Berlusconi che dovrebbe «venire a riferire» alle Camere.
Mura (Idv): da ieri il premier guida governo balneare agonizzante. Da ieri Silvio Berlusconi è alla guida di un governo balneare che al ritorno dalle vacanze estive e alla ripresa dei lavori parlamentari finirà di agonizzare - dice Silvana Mura deputata di Idv - Questa è la realtà evidente a tutti e che il premier avrebbe il dovere di venire a formalizzare ufficialmente in Parlamento» fonte
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php ... E_INITALIA Vediamo come va a finire qui....