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INDAGINE. Verifiche a tappeto dei carabinieri in pelletterie e maglierie. Riscontrati ovunque lavoratori in nero, clandestini e violazioni delle normative per la sicurezza Nonostante le sanzioni, prescrizioni disattese
14/08/2010
Vicenza. Che i cinesi non rispettino le norme non è solo una chiacchiera da bar. Lo dimostrano, risultati alla mano, i controlli compiuti nelle ultime settimane dai carabinieri del nucleo provinciale della Tutela del lavoro. Una trentina i laboratori cinesi passati al setaccio, e in tutti i militari hanno riscontrato irregolarità più o meno gravi. Per molti l'ispezione non si è ancora conclusa, ma l'aspetto più inquietante è quello che nonostante le sanzioni, i titolari con gli occhi a mandorla attivi nel Vicentino non rispettano le prescrizioni. Piuttosto che assumere regolarmente i loro dipendenti, accettano di vedersi sospendere l'attività e di pagare fior di quattrini per riaprire. Salvo poi, al controllo successivo, farsi mettere i sigilli.
LE VERIFICHE. Dall'inizio dell'estate, i carabinieri comandati dal maresciallo Leonardo Anderlini hanno iniziato a battere a tappeto le maglierie e le pelletterie cinesi, sollecitati soprattutto dai colleghi delle stazioni disseminate sul territorio. I quali ricevono gli esposti, spesso da parte degli imprenditori vicentini che lamentano una situazione di concorrenza sleale, e decidono di verificare la fondatezza delle segnalazioni.
Nelle ultime settimane, i carabinieri hanno visitato 30 laboratori dal Basso Vicentino alla valle dell'Agno, da quella del Chiampo al Bassanese. Cambiano le aziende, ma non il modo di operare, che sembra palesare uno spregio assoluto delle regole.
CONTROLLI RIPETUTI. Questa circostanza è evidenziata dal sistema dei controlli compiuti su disposizione della procura. Dopo la prima visita, i militari - spesso con l'ausilio della direzione provinciale del lavoro, che ha sede in via Torino - indicano al titolare cosa deve fare per mettersi in regola: si va dall'installazione degli estintori alla necessità di versare i contributi, dalla pulizia dei locali all'obbligo di dotare la struttura di uscite di sicurezza. Se l'imprenditore sistema la sua attività e paga la multa, la denuncia penale viene archiviata. In realtà, quando i carabinieri tornano a verificare, nessun cinese ha rispettato le prescrizioni, e si arriva alla sospensione e poi al sequestro.
LAVORATORI IN NERO. Uno dei problemi maggiori riguarda l'obbligo di regolarizzare i dipendenti, connazionali del titolare. In quasi tutte le attività sono stati trovati dipendenti in nero: se il loro numero supera il 20 per cento del totale, scatta la sospensione come previsto dalla legge Bersani. A quel punto il titolare paga i contributi, anche arretrati, e riapre: ma alla verifica successiva ci sono altri cinesi in nero.
LE SANZIONI. Sono una dozzina le società già sanzionate (se non sospese e sequestrate) dai militari in un paio di mesi. Si tratta della "Chen Su Sheng" e della "Wang Shu Ting", entrambe con sede a Dueville in via Roi 99, che producono capi di abbigliamento e pelletterie; la "Confitex" di via Martiri 23 a Nove, che ha subito sanzioni per decine di migliaia di euro; la "Lin Jin Man" di via Bosco 5 a Tezze sul Brenta; la "Liu Xiaoli" di via Ponti Nuovi ad Albettone; la "Confezione Due Fa" di via Marcegaglia 24 a S. Pietro Mussolino; la "Confezioni Luca" di via Borgo Zucco 30 a Tezze sul Brenta; la "Wu We Nhua" di via Pigafetta 4 a Nanto; la "Guan Minjie" di via Torricelli 10 a Valdagno, dove i carabinieri sono andati più volte, la "Huke gong" di via Astichello a Dueville (su 9 dipendenti, 8 erano in nero e 5 clandestini) e un ambulante al mercato di Thiene. Le altre sanzioni arriveranno nelle prossime settimane.
Diego Neri
giornaledivicenza.it
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