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Il mito delle energie rinnovabili
di Tony alias marcello1854.
Questo è un articolo che raccoglie in forma riveduta e corretta tutti i miei interventi sul nucleare e sulle rinnovabili nel "fu" forum SPA: Storia, Politica ed Attualità di hwupgrade.
Oramai è sempre più diffusa la falsa "percezione" che le energie rinnovabili rappresentino la nuova pietra filosofale od il nuovo elisir di "lunga vita" capaci di farci rivivere, se mai c'è ne fosse stata una, un'ipotetica età dell'oro energetica che ci affranchi per sempre dai costi e dai rischi connessi con la produzione di energia da fonti non rinnovabili, dai conflitti geopolitici connessi alla controllo delle risorse energetiche e dall'impatto ambientale legato alla produzione ed allo sfruttamento delle risorse. Questa falsa percezione si spinge al punto tale da indurre sempre più gente a fare sguaiate e presuntuose affermazioni per cui l'intero sistema di produzione di energia elettrica nazionale si possa basare solo sulle rinnovabili.
Moltissima gente si nutre di queste mitologie salvifiche accettate acriticamente come verità di fede, riducendo il dibattito sulla primaria questione della produzione di energia alla solita lite tra fan-boy o tifosi faziosi.
Forse la nostra mente è troppo potente e siamo continuamente alla ricerca come Don Quijote di qualche, è il caso di dirlo, mulino a vento dove scaricare le nostre ansie per esorcizzare una realtà irrimediabilmente complessa semplificandola mediante l'idea di una speranza consolatoria di salvezza che non si concretizza per il solito intervento del "maligno". Un "Satana" moderno impersonificato di volta in volta dal complotto pluto-demo-giudaico-massonico, dalle sette sorelle, dagli illuminati o dalla massoneria di bildberg o forse la colpa è semplicemente dei rettiliani o dei chupa-cabra cosi come autorevolmente confermato dall'ultima puntata di Voyager.... Oppure siamo semplicemente i contenitori passivi di qualsiasi rifiuto concettuale ci venga propinato dagli untori in malafede. Rifiuti purtroppo difficilmente riciclabili se non attraverso un lungo e faticoso percorso critico contro il senso ed il luogo comune.
Purtroppo in un arena pubblica devastata dagli interessi delle oligarchie che fanno determinate scelte solo se vengono premiate nei loro interessi a breve respiro e nel contempo in un arena pubblica ingolfata dai rifiuti concettuali non riciclabili propinateci dai sacerdoti delle paure e delle ansie sociali a buon mercato, il cittadino comune è come il conformista della canzone di Gaber, è un concentrato di "opinioni" e pensa per sentito dire e soprattutto si rifugia nei mantra salvifici e consolatori della natura "rinnovabile" elevata a divinità, novello elisir di lunga vita sociale ed economica, nuova mitologia del giardino dell'eden prossimo venturo. Intanto gli "addetti alla commozione" pubblica incassano le cedole del consenso fondato cosi mirabilmente sulla "società dei pericoli" da loro stessi edificata.
In questo desolante panorama culturale, tipico delle odierne "mediocrazie" mediocramente "democratiche", il governo del territorio fondato sulla scienza della decisione razionale va a farsi benedire per degradare nella palude delle "credenze" della maggioranza e negli utili della casta sacerdotale deputata alla gestione delle "fedi" e dei suoi fedeli, diventando nei fatti "democraticamente" stocastico.....
La "questione" energetica e' una questione prettamente scientifica ed ingegneristica e con questo background culturale va valutata per fornire elementi necessari alla decisione razionale sul piano economico e politico e certo questa questione non può essere vissuta, narrata e dibattuta come se fosse una questione ideologica da affrontare con lo spirito del tifoso di calcio che propende per questa o quella fonte cosi come parteggia per questa o quella fazione...
Un ambientalista che non sia a favore del nucleare è solo a scelta: un'ideologo settario, il sacerdote di un culto new age che deifica la natura, un politico paraculo che ha bisogno di sfruttare le paure della gente per le catastrofi per diventare uno della casta e preservare nel tempo i suoi privilegi, un mistico, un conformista, una persona che non ha gli strumenti concettuali per discriminare tra comunicazione scientifica e comunicazione politica, un illuso, un ignorante presuntuoso, ecc....
Il decano degli ambientalisti James Lovelock è a favore del nucleare, anche lui si è convinto che il nucleare è un passaggio necessario ma transitorio verso l'età delle fonti energetiche rinnovabili.
Aspettiamo allora che il cadavere dei furbi e degli pseudoambientalisti passi lungo le rive del fiume, nell'attesa però il nostro paese sconta per l'azione di questi guastatori alcuni in buona fede, altri in gran parte in malafede, un lento ma inesorabile declino economico che diventerà drammatico nel momento in cui il peak oil si manifesterà in tutta la sua evidenza.
Prendiamo per esempio in considerazione una fonte rinnovabile non solo promettente ma ormai considerata "matura" come l'energia solare indiretta meglio conosciuta come "vento" od energia eolica. Il "vento" è una bellissima energia rinnovabile con un unico piccolo grande difetto è aleatoria cioè un impianto con un buon rendimento lavora in posti dove tira il vento 2000 ore all'anno.
L'energia elettrica per esser utile deve essere disponibile quando serve e va consumata quando è prodotta dato che al momento non si può accumulare tranne che utilizzarla per convertirla in energia meccanica ricaricando il bacino di una centrale idroelettrica o cose del genere.
La rete di distribuzione dell'energia elettrica deve poter erogare energia basandosi su fonti sempre disponibili e regolabili deterministicamente e non può essere basata sull'aleatorità delle condizioni meteorologiche se non correre il rischio di continui blackout su scala regionale e nazionale.
La tecnologia eolica per la generazione di potenza ha ormai raggiunto una sua maturità ed una sua sostenibilità economica ma stante la sua aleatorietà affinchè possa rientrare di diritto nel novero del sistema nazionale di generazione e distribuzione dell'energia elettrica bisogna far maturare dal punto di vista tecnologico e di sostenibilità economica il processo di accumulazione necessario per gestire in maniera equilibrata la sincronizzazione tra potenza generata e potenza assorbita.
Quando questa maturazione sarà realizzata compiutamente l'eolico potrà avere la stessa dignità delle altre fonti deterministiche
Quindi la produzione massiva di energia elettrica ricavata dall'eolico non potrebbe mai supportare da solo il carico elettrico di base e di punta che viene consumato ogni giorno dal paese.
A regime sarà una componente importante ma non può fornire allo stato dei fatti il carico elettrico necessario che deve essere basato su apporti deterministici.
Con una produzione media di molti TWH annui da rinnovabili avremo però un bel risparmio sulla bolletta energetica annuale riducendo la dipendenza dai combustili fossili, perchè ciò ridurrebbe il carico di base e livellerebbe i picchi.
Pensandoci anche l'utilizzo per ricaricare i bacini idroelettrici nel nostro paese è inattuabile perchè i bacini si trovano nelle alpi, i nostri giacimenti eolici sono localizzati al sud ed in mare.
In ogni caso l'accumulo di energia elettrica sotto altre forme energetiche per grandi utenze città, distretti industriali ed immediatamente spendibile al momento in cui serve non è ancora economicamente fattibile anche se promettenti tecnologie ad uno stadio ancora prototipale permetterano in un prossimo futuro di rendere più deterministiche e prevedibili, gli apporti alla potenza globale generata delle fonti aleatorie rinnovabili.
Obiezione sensata n.1:
Ma non potremo creare una rete di generazione di potenza da rinnovabili ridondante al punto tale da ottenere statisticamente per la legge dei grandi numeri un carico medio prevedibile e quindi "deterministico" di base di energia generata utilizzando molte migliaia di unità sincronizzate ?
Risposta:
Prima di tutto un "marginale" dubbio epistemologico ma 10000 unità da 6MW ognuna nel panorama della produzione e distribuzione di energia elettrica rappresentano "matematicamente" un "grande numero" o meglio il numero sufficiente per raggiungere effettivamente il target desiderato dall'obiezione di cui sopra oppure rispetto a questo obbiettivo rappresentano un "piccolo o piccolissimo numero..." ?
Scherzando ma non troppo forse un "vero grande" numero forse potrebbe essere costituito da 10 alla 500 unità di generazione eolica... In queste condizioni effettivamente forse non si verificherebbe mai un blackout...
Un secondo ma "meno marginale" dubbio epistemologico e che la legge dei grandi numeri va applicata ai grandi numeri su grandi territori inoltre nella legge dei grandi numeri i casi sono equiprobabili e statisticamente indipendenti invece il rendimento di ogni sito è legato al territorio ed al comportamento caotico della meterorologia si tratterebbe al più di un sistema dinamico non lineare la cui ottimizzazione e governabilità nel senso di efficienza del rendimento in rapporto alle esigenze della rete di distribuzione sarebbe altamente problematico.
Inoltre soli pochi posti del territorio nazionale sarebbe capaci di produrre rendimenti maggiori od uguali alle 1500 ore annue considerate soddisfacenti per giustificare il ritorno di investimento in termini economici ed energetici, le cose potrebbe andare meglio se si andasse in maniera estensiva sul'offshore con maggiori costi d'esercizio ma non si eliminerebbe il fatto di trovarsi di fronte ad una fonte non deterministica per quanto rinnovabile.
Per non parlare poi dei costi e degli impatti economici, ambientali, territoriali e burocratici, oltre all'altissimo attrito sociale e politico generato dalle più variegate congreghe, sette, cricche, clans e leghe ambientali italiote formate da untori, profeti di sventura, catastrofisti opportunisti e carrieristi politici in cerca di facile consenso e dai vari comitati italioti di nimbs, che renderebbero l'obbiettivo di costruzione non dico di 10000 unità da 6MW ma almeno di 1000 un'utopia meno probabile dell'esistenza del paradiso...
Allo stato dei fatti l'unica prospettiva "seria" e possibile per una strategia energetica nazionale consiste in un sistema a più componenti nucleare per il carico base, idroelettrico, geotermico , ciclo combinato a gas, carbone e petrolio per la parte di restante di carico, regolazione fine e carico di punta.
Comunque l'energia elettrica prodotta da ogni fonte rinnovabile possibile è benvenuta e non può far altro che farci risparmiare consistenti fette percentuali di combustibili fossili a fine anno, riducendo la nostra dipendenza dai fornitori esteri, con un minore passivo della bilancia commerciale e con un costo dell'energia più competitivo per le imprese ed i privati.
Per questi motivi sono pienamente favorevole all'energia nucleare e preferibilmente nel cortile di casa mia purchè chi si fa carico di ospitare un'infrastruttura del genere riceva dei vantaggi e cioè ad esempio pagando l'elettricità al 50% del costo di mercato, in questo modo il comune potrebbe diventare polo attrattore di investimenti produttivi e manifatturieri che utilizzano in maniera massiva l'energia elettrica e non parlo necessariamente delle acciaierie ma anche e soprattutto di data center e connessi.
La centrale nucleare come volano di sviluppo del territorio oltre che come investimento strategico per ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili, diversificando le nostri fonti di produzione di energia primaria ed in subordine per ridurre praticamente e non a chiacchere le emissioni di gas serra.
Ovviamente la diversificazione imporrebbe di raggiungere un altro 25% di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili entro il 2030 e che quindi richiederebbe uno sforzo straordinario in termini di innovazione tecnologica ed investimenti produttivi e che anch'esso potrebbe costituire un formidabile volano di sviluppo industriale.
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