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 Oggetto del messaggio: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: sab set 11, 2010 9:25 am 
Schiavo
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http://www.corriere.it/politica/10_sett ... aabe.shtml

Cita:

La verità di Martino ai pm
«Frasi su Cesare? Era il premier»
Uno degli arrestati: a casa Verdini riunioni per Lodo Alfano e Mondadori


ROMA - Nel primo interrogatorio aveva negato perfino di aver pronunciato le frasi registrate dalle microspie, ma dopo quaranta giorni di galera ha cambiato idea e versione dei fatti. Arcangelo Martino - uno dei tre arrestati per la presunta associazione segreta di cui sono accusati, insieme a Flavio Carboni e Pasquale Lombardi anch'essi in carcere, gli esponenti del Pdl Denis Verdini, Marcello Dell'Utri, Nicola Cosentino e Giacomo Caliendo - il 19 agosto ha fatto chiamare il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e ha parlato del suo ruolo nel «gruppo di potere occulto» ipotizzato dai magistrati. Ammettendo che effettivamente nelle riunioni a casa Verdini si discuteva del destino del Lodo Alfano alla Corte costituzionale e della causa milionaria tra la Mondadori e lo Stato; spiegando che il nome in codice «Cesare» usato nelle telefonate indicava Silvio Berlusconi e il «vice-Cesare» era Dell'Utri; svelando una confidenza sulla compravendita dei voti in Senato per far cadere il governo Prodi, nella scorsa legislatura.


«Riscontri al quadro indiziario»
Dopo l'interrogatorio, la Procura di Roma ha dato parere favorevole alla concessione degli arresti domiciliari per Martino, ma ieri il giudice delle indagini preliminari Giovanni De Donato ha respinto l'istanza dei suoi avvocati, Simone Ciotti e Giuseppe de Angelis, lasciandolo in prigione. Perché è vero, sostiene il giudice, che «sul piano indiziario le dichiarazioni rese indubbiamente riscontrano ulteriormente il grave quadro indiziario nei confronti degli indagati, ma non appaiono attenuare in modo rilevante le esigenze cautelari». Martino ha fatto un racconto «solo parzialmente veritiero», ha chiarito alcuni fatti «ma ha chiaramente eluso il proprio effettivo ruolo, affermando quasi un ruolo inconsapevole, quasi strumentalizzato cinicamente da Pasquale Lombardi». Dall'indagine emerge, al contrario, «un ruolo direttivo del Martino e del Carboni sul Lombardi».
Dopo l'annullamento da parte della Cassazione dell'ordinanza che aveva confermato l'arresto di Carboni e Lombardi (con rinvio a nuovi giudici, mentre gli indagati restano in cella) l'indagine romana riparte da questa pronuncia e dal verbale d'interrogatorio in cui Martino fornisce la propria verità. Ridimensionando il suo ruolo, ma fornendo un sostegno alle tesi dell'accusa che ora non ha più a disposizione soltanto le intercettazioni telefoniche, ma anche le parziali ammissioni di uno dei protagonisti.

Arcangelo Martino, militante della Cgil negli anni Ottanta e assessore socialista al Comune di Napoli nei primi Novanta, fino alla cattura e alla condanna per Tangentopoli, ricorda di essersi riavvicinato alla politica grazie a Marcello Dell'Utri. Tramite lui e un'altra persona ha conosciuto Carboni e Lombardi, dediti all'organizzazione di convegni con «numerosi alti magistrati». Martino, che voleva farsi conoscere con l'obiettivo di diventare senatore del Pdl, ne ha finanziati alcuni a Roma, Napoli e Milano. Dice aver versato «circa 40.000 euro» per l'appuntamento del settembre 2009 al Forte Village, in Sardegna, compreso il costo dell'aereo privato per portare e riportare da Napoli l'allora governatore della Campania Bassolino e da Milano il presidente della Lombardia Formigoni.
Lombardi «l'intrallazzatore»
Promotore dei convegni era Pasquale Lombardi, il geometra già sindaco del suo paese in Irpinia ed ex giudice tributario. Con lui Martino s'intratteneva amichevolmente al telefono più volte al giorno, ma adesso lo definisce un «intrallazzatore» affamato di soldi e favori inseguiti attraverso i suoi agganci nel mondo giudiziario. Si attribuiva il merito delle nomine dei presidenti delle corti d'appello di Milano Marra, di Salerno Marconi e di Napoli Bonaiuto, e altri ancora. Vantava buoni rapporti con alcuni esponenti del Csm dell'epoca, tra cui il vice-presidente Mancino e il «togato» Ferri, col presidente della Cassazione Carbone e col procuratore generale Esposito.
Lombardi ne parlava in continuazione, dice Martino, e un paio di volte a settimana sbarcava a Roma per le riunioni; una quasi tutti i mercoledì, al ristorante «da Tullio» dove Martino racconta di aver visto anche i giudici Martone e Gargani, il sottosegretario alla Giustizia Caliendo, il capo dell'ispettorato Miller e altre persone. A volte c'era pure il deputato Renzo Lusetti, ex Partito democratico approdato all'Udc, attraverso il quale Lombardi «cercava informazioni e possibilità di intervento anche a sinistra».
Arcangelo Martino ammette almeno tre riunioni a casa del coordinatore del Pdl Denis Verdini, in piazza dell'Ara Coeli a Roma. La prima nel settembre del 2009, subito prima del convegno di Forte Village. Lui, Carboni e Lombardi - racconta - dovettero aspettare sul portone perché Verdini era impegnato col presidente della Sardegna Cappellacci. Dopo un po' entrò Carboni, dieci minuti più tardi lui e Lombardi. Videro anche Dell'Utri. Carboni disse a Martino e Lombardi che Cappellacci era «un uomo suo», perché lui l'aveva aiutato a farlo eleggere. Poi spiegò a tutti la convenienza economica degli investimenti per l'energia eolica in Sardegna; Martino capì - riferisce ai pm - che Verdini era «direttamente interessato» all'iniziativa e Dell'Utri d'accordo ad appoggiare l'iniziativa.
La seconda riunione ci fu subito dopo il convegno sardo, preceduta da un pranzo «da Tullio» con molte persone fra cui, oltre ai soliti nomi, Martino ricorda anche Lusetti e la deputata del Pdl Nunzia Di Girolamo. Si parlò di Lodo Alfano e di Mondadori, riferisce, e Lombardi spiegò che la norma blocca-processi in favore di Silvio Berlusconi si poteva salvare nel giudizio davanti alla Corte costituzionale, mentre per la causa tra da 450 milioni tra la Mondadori e lo Stato bisognava muoversi in Cassazione. Secondo Martino, verso la fine del pranzo Lombardi si allontanò dicendo che andava proprio in Cassazione per parlare col presidente Carbone e il procuratore generale Esposito; tornò poco dopo, annunciando l'ipotesi di un rinvio della causa e l'assegnazione alle Sezioni unite.
Un paio di giorni dopo, a casa di Verdini, Lombardi sostenne le stesse tesi, ma sulla Corte costituzionale fu più preciso. Secondo Martino indicò i nomi dei giudici che aveva contattato per sapere come si sarebbero espressi, e annunciò una prevedibile maggioranza a favore del Lodo Alfano, e quindi di Berlusconi. Ad ascoltare c'erano Carboni, Verdini, Dell'Utri, Miller, Martone e Caliendo. Dell'Utri si mostrò scettico, mentre Carboni era felice, al pari di Verdini.

La candidatura in Campania
In quell'occasione si discusse anche della candidatura del centrodestra alla presidenza della Campania, e Verdini annunciò che Berlusconi avrebbe deciso tra i «papabili» Caldoro, Lettieri e Miller. Solo nella terza riunione il coordinatore del Pdl annunciò, anche davanti a Miller il quale aveva comunque intenzione di rinunciare, che il premier aveva scelto Caldoro.
In quei giorni i carabinieri pedinavano gli indagati e ascoltavano le loro telefonate, in cui si faceva spesso riferimento a un non meglio precisato «Cesare» da informare, contattare, vedere e coinvolgere, e a volte a un suo «vice». Gli investigatori hanno ipotizzato che fosse un nome in codice per indicare il presidente del Consiglio, e ora Martino conferma: «Cesare» era lo pseudonimo con cui Carboni e Lombardi si riferivano a Silvio Berlusconi, e lui (che nelle conversazioni ne parla) lo sapeva; il «vice» era Marcello Dell'Utri.


La compravendita dei senatori
Nella sua deposizione Martino rivela che alla guida della Campania voleva candidarsi anche Ernesto Sica, l'assessore della Giunta Caldoro dimessosi dopo che l'inchiesta sull'associazione segreta ha svelato la sua partecipazione alle trame contro il governatore. A presentarglielo, dice, fu il giudice di Salerno Umberto Marconi. Gli spiegò che cercava appoggi per la presidenza della Regione, e Martino accettò di aiutarlo. Dopo qualche giorno Sica gli telefonò, si incontrarono in un bar, e l'aspirante candidato raccontò di essere stato un assiduo frequentatore di Berlusconi. Disse che aveva dormito più volte nella residenza romana del premier, a Palazzo Grazioli, ma poi fu allontanato per volontà del sottosegretario Bonaiuti e dell'avvocato Ghedini, che erano «gelosi».
Sica raccontò a Martino - stando alle dichiarazioni di quest'ultimo al procuratore Capaldo - di essersi dato da fare, durante la scorsa legislatura, per far cadere il governo Prodi. Un suo amico imprenditore, ben noto a Berlusconi, aveva messo a disposizione dei soldi per convincere alcuni senatori a cambiare schieramento e far cadere l'esecutivo. Martino ricorda i nomi del napoletano Giuseppe Scalera (eletto con l'Ulivo, poi passato al gruppo misto e oggi deputato del Pdl) e di Giulio Andreotti; per Scalera sostiene che Sica gli fece vedere dei fogli sui quali, diceva lui, erano annotati i versamenti bancari.
A Martino Sica parlò di presunte frequentazioni transessuali di Caldoro, ma lui che di Caldoro era amico riferì tutto al candidato. Le confidenze sulla compravendita dei senatori, invece, le raccontò a Dell'Utri. Poi seppe che Sica era stato convocato da Verdini, dal quale andò con un aereo privato, il quale gli promise un incarico; in seguito Verdini disse a Martino che Berlusconi aveva fatto nominare Sica assessore nella Giunta di Caldoro.
Queste dichiarazioni di Martino, secondo il giudice che l'ha fatto arrestare, sono «solo parzialmente veritiere e in parte palesemente elusive, e quindi non dimostrano una chiara volontà di rompere radicalmente i rapporti con l'ambiente in cui appaiono maturate le condotte delittuose». Per questo, contro il parere dell Procura, l'indagato che ha cominciato a collaborare coi pubblici ministeri resta in carcere.

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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: sab set 11, 2010 9:57 am 
Schiavo
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è sicuramente un mafioso comunista... ovvio. :ncasd:
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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: sab set 11, 2010 10:55 am 
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Ora il rotolo deve inventarsi un inserto giornaliero (tipo "il rotolino") per screditare questo Arcangelo Martino.
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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: sab set 11, 2010 11:30 am 
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quelli nella nebbia hanno una bandiera verde,
ricorda che la nostra tre colori ha
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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: sab set 11, 2010 11:32 am 
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aeterna ha scritto:
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:patpat:
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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: sab set 11, 2010 11:32 am 
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ConteZero ha scritto:
Ora il rotolo deve inventarsi un inserto giornaliero (tipo "il rotolino") per screditare questo Arcangelo Martino.


:awesome:
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Che epoca terribile questa in cui degli idioti governano dei ciechi.
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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: sab set 11, 2010 11:34 am 
Aborigeno siciliano. Attenzione, specie protetta.
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Sarà un parente di spatuzza, in qualche modo. Un antenato di spatuzza ha incontrato un antenato di Arcangelo Martino e quindi INATTENDIBILE.

Il governo sta lavorando bene e la magistratura vuole buttarlo giù. :O
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calderoli? è stufo delle polemiche ...e? invade la polonia!
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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: sab set 11, 2010 11:51 am 
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aeterna ha scritto:
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Per cosa? Ci attendono 3 anni senza grosse consultazioni elettorali <cit.>! :asd:
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15 maggio 2008 :cry:
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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: sab set 11, 2010 2:39 pm 
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LADRI VS ITALIANIProcesso Mills - Silvio Berlusconi ha corrotto David Mills - Gianfranco Fini - intervista epica -
Spoiler: show
Abbiamo tentato con un falco-robot il primo volo è andato benino. Il secondo è durato neanche quaranta minuti. I gabbiani lo hanno attaccato in stormo».


Ultima modifica di first register, sab dic 25, 2010 6:03 am, modificato 1 volta.
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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: sab set 11, 2010 6:55 pm 
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whistler ha scritto:
Sarà un parente di spatuzza, in qualche modo. Un antenato di spatuzza ha incontrato un antenato di Arcangelo Martino e quindi INATTENDIBILE.

Il governo sta lavorando bene e la magistratura vuole buttarlo giù. :O


Hai scordato "Il governo ha arrestato 9^99^99^9999999 mafiosi (al giorno)".
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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: sab set 11, 2010 8:30 pm 
Schiavo
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Questa sera al TG1 non si è fatta menzione di questa notizia........chissà perchè :vabe:

Che schifo!!! :muro:
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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: dom set 12, 2010 2:58 am 
Schiavo
Iscritto il: sab lug 31, 2010 2:16 pm
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uhm... uhm....
Da quanto fanno schifo, ma talmente tanto, che neppure il Padre Eterno li vuole. Infatti, nonostante le suppliche di richiamarseli a se il prima possibile, li lascierà campare fino a 100 anni e oltre.
Insomma, noi non li vogliano, Dio neppure, che cazzo si deve fare per levarceli dalle balle per sempre?
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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: dom set 12, 2010 9:02 am 
Schiavo
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http://www.repubblica.it/politica/2010/ ... ref=HREA-1

Cita:
P3, l'inchiesta tocca Berlusconi La procura: "Lo ascolteremo"

La magistratura romana vuole convocare il presidente del Consiglio dopo le rivelazioni suio summit per Lodo Alfano e Mondadori. Il ruolo di "Cesare" in interrogatori e riscontri. lo pseudonimo nella nota a piè di pagina


ROMA - La procura di Roma potrebbe presto convocare Silvio Berlusconi come testimone nell'inchiesta sulla P3. Per la precisione, il presidente del Consiglio potrebbe essere sentito dai magistrati come persona informata sui fatti. Una svolta che arriva dopo che Arcangelo Martino, uno dei tre arrestati della "loggia P3", durante un interrogatorio del 19 agosto non ha lasciato dubbi sul fatto che il "Cesare" citato nell'ordinanza dei carabinieri è, effettivamente, il premier. Parole che confermano la contestata nota a piè di pagina in cui gli investigatori dei carabinieri scrivevano che "Cesare" era l'appellativo con cui la loggia chiamava il presidente del Consiglio. La notizia uscì a metà luglio e l'entourage del capo dell'esecutivo, primo fra tutti il suo legale e deputato del Pdl, Niccolò Ghedini, si affrettò a precisare che "Cesare" non era Berlusconi. Che le date, citate dagli indagati, non coincidevano e che si "trattava di un'ipotesi oltre che inveritiera, ridicola".

Ma ora le dichiarazioni dell'imprenditore arrestato danno nuova forza agli elementi che gli inquirenti hanno raccolto in questi mesi. Ed è per questo che il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli stanno valutando la convocazione del presidente del Consiglio a palazzo di Giustizia. D'altronde, tutte le persone citate dagli indagati sono state sentite dai magistrati. All'appello mancava solo Berlusconi. E, a questo punto, la convocazione si fa concreta.

La novità si affaccia nel giorno in cui il legale di Arcangelo Martino, Giuseppe De Angelis, fa sapere di essere pronto "a presentare appello al Riesame contro l'ordinanza del gip che ha respinto l'istanza di scarcerazione sulla quale la procura aveva espresso parere favorevole". Mentre Renato Borzone, difensore di Flavio Carboni, parla di notizie fatte filtrare "ad arte" dopo la decisione della Cassazione: "Tutto questo quadro denuncia il nervosismo di una tesi accusatoria che inizia a scricchiolare pesantemente".

Indagati costretti a fare dichiarazioni, tesi che viene sposata anche dalla maggioranza. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto ha detto: "Le dichiarazioni dell'avvocato di Martino sono molto inquietanti: oramai è evidente che c'è una ulteriore ipotesi che riguarda l'arresto ed è quella di forzare le dichiarazioni dell'imputato". Così Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del partito di maggioranza al Senato che, come il collega, definisce le notizie apparse ieri sui giornali "inquietanti perché evidenziano quanta attualità abbiano ancora talune pratiche inquisitorie che speravamo fossero confinate ai periodi bui dei primi anni '90".

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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: dom set 12, 2010 9:10 am 
Schiavo
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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: dom set 12, 2010 9:20 am 
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CUBIC84 ha scritto:
Legittimo impedimento ftw :asd:


Incostituzionale. i pm possono interrogarlo ovunque anche in video conferenza.
1/2 ore di un giorno a caso può dedicarle allo stato di diritto il BANANA.

il presidente del consiglio non è diverso dagli altri cittadini , la legge è uguale per tutti.

Se non vuole avere a che fare con la giustizia non commetta reati il PLURIPRESCRITTO.
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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: dom set 12, 2010 9:22 am 
Schiavo
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whistler ha scritto:
CUBIC84 ha scritto:
Legittimo impedimento ftw :asd:


Incostituzionale. i pm possono interrogarlo ovunque anche in video conferenza.
1/2 ore di un giorno a caso può dedicarle allo stato di diritto il BANANA.

il presidente del consiglio non è diverso dagli altri cittadini , la legge è uguale per tutti.

Se non vuole avere a che fare con la giustizia non commetta reati il PLURIPRESCRITTO.


Lo so, ma lui ovviamente ne usufruirà. E' stato fatto apposta per lui.
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 Oggetto del messaggio: Re: Un indagato parla con il pm: i riferimenti a Berlusconi
MessaggioInviato: dom set 12, 2010 9:34 am 
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CUBIC84 ha scritto:
whistler ha scritto:

Incostituzionale. i pm possono interrogarlo ovunque anche in video conferenza.
1/2 ore di un giorno a caso può dedicarle allo stato di diritto il BANANA.

il presidente del consiglio non è diverso dagli altri cittadini , la legge è uguale per tutti.

Se non vuole avere a che fare con la giustizia non commetta reati il PLURIPRESCRITTO.


Lo so, ma lui ovviamente ne usufruirà. E' stato fatto apposta per lui.


E qui dovrebbe entrare in scena il capo dello stato , che dovrebbe prenderlo a schiaffoni.
Se il signor mont blanc fosse un pdr come si deve , dato che è il protettore della costituzione , e dello stato di diritto deve impedirglielo , sciolga le camere o cacci il banana.
Può anche lui credere alla congiura dei giudici ?
Berlusconi è già da esiliare anche solo per il fatto di questa continua presa per il culo , se fosse innocente i suoi avvocati farebbero il culo a tutte le procure e non ci sarebe bisogno mai di leggi ad personam , è possibile che 60 milioni di persone non lo capiscono questo? non è possibile infatti sono i suoi elettori ridicoli che non lo VOGLIONO capire.
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