Maaaaa... di Brancher non ne vogliamo parlare?
LINKCita:
Antonveneta, giudice: Brancher sapeva di ricevere somme illecite
MILANO (Reuters) - L'ex ministro Aldo Brancher "aveva consapevolezza dell'illecita provenienza delle somme che riceveva o, comunque, aveva elementi per ritenerla".
Lo sostiene il giudice milanese Anna Maria Gatto in un pasaggio delle 52 pagine di motivazione della sentenza con cui il 28 luglio scorso aveva condannato Brancher a due anni di reclusione e a 4.000 euro di multa per ricettazione e appropriazione indebita in uno stralcio del procedimento sulla tentata scalata di Banca Popolare di Lodi -- ora confluita in Banco Popolare -- ad Antonveneta.
La difesa di Brancher, al termine del processo con rito abbreviato, si era riservata di leggere le motivazioni, depositate oggi, per decidere se fare ricorso in appello
"Tutte le dazioni sono avvenute in contanti e sono state effettuate direttamente da [l'AD dell'allora Banvca Popolare di Lodi Gianpiero] Fiorani o da uomini di sua fiducia e, ogni volta, il denaro, era occultato in una busta piuttosto che in altro modo", prosegue il giudice nelle motivazioni.
"La situazione fattuale è tale da pienamente supportare il ragionevole convincimento che l'onorevole Brancher si sia seriamente rappresentato la provenienza delittuosa del denaro ricevuto e abbia consapevolmente scelto di riceverlo accettando -- pur di non rinunciare ai vantaggi che ne ricavava -- di commettere il reato di ricettazione", scrive il giudice.
Barncher, per qualche settimana ministro alla Sussidiarietà e al Decentramento, si era dimesso proprio nell'aula del Tribunale di Milano alla prima udienza di questo processo, dopo le polemiche scatenate dalla sua decisione di presentare l'istanza di avvalersi del legittimo impedimento e di sospendere il processo, praticamente all'indomani della sua nomina a ministro.
L'accusa ipotizzava che, negli anni precedenti al 2005, Brancher avesse ricevuto da Fiorani somme di denaro che servivano a "cementare" una lobby parlamentare trasversale di sostegno all'allora governatore di Bankitalia Antonio Fazio. Circostanze riferite dallo stesso Fiorani nel corso di un interrogatorio.