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Ultimatum di Berlusconi a Masi
fuori Travaglio o te ne vai
Pressioni del premier alla vigilia del debutto di Annozero
Oggi è pure l’Annozero di Mauro Masi, in equilibrio precario e con un dubbio: censurare Marco Travaglio oppure lasciare la poltrona. Perché il messaggio di Silvio Berlusconi recapitato al direttore generale – dicono fonti qualificate di viale Mazzini – è poco rassicurante: trovati un nuovo lavoro, non posso tollerare decine di puntate con Santoro e Travaglio. Più che un messaggio, un avviso di sfratto e una chiamata per Antonio Verro, naturale successore di Masi, il consigliere di amministrazione più fidato per Palazzo Chigi. La direzione generale studia un’ultima e disperata offensiva: non può bloccare la trasmissione di Santoro, ma può architettare un sabotaggio a un soffio dal via.
E la statistica è lunga: basta ricordare il parere dell’ufficio legale per impedire l’intervista a Patrizia D’Addario oppure i pretestuosi esposti all’Autorità di garanzia di Gianpi Tarantini. Un’aspra battuta di Fabrizio Cicchitto, capogruppo a Montecitorio del Pdl, sembra l’ennesimo monito per Masi: “È incredibile che Travaglio possa parlare senza contraddittorio per 5 o 7 minuti”. Pensiero condiviso da Masi che rintuzza, solerte, Santoro a distanza: “La vera questione è proprio la mancanza di contraddittorio e pluralismo. Non è Travaglio sì Travaglio no, né la persona che è un professionista che fa il suo mestiere né che sull’eventuale contratto possano esistere problemi giuridici. È davvero pensabile – chiede il dg – che il servizio pubblico, che si rivolge a tutti i cittadini, faccia le sue trasmissioni di approfondimento attraverso monologhi senza contraddittorio?”. La risposta è nella domanda: non è possibile, per Masi. Anzi, il direttore generale convoca Vittorio Sgarbi per provocare: “Solo un esempio, se una trasmissione esprime sempre e comunque una posizione ‘giustizialista’ alla Travaglio dovrebbe essere in grado di esprimere anche una posizione ‘garantista’, alla Sgarbi. Quindi nessun problema sulle persone, ma decisioni da prendere serie e ponderate sui fondamenti del servizio pubblico”.
E così Travaglio e Vauro sono senza contratto. Santoro ha comunicato a viale Mazzini che saranno presenti in studio perché sono autori, protagonisti, tratti distintivi di Annozero. Il silenzio dell’azienda è preoccupante. E nemmeno gli ospiti e il tema sono graditi: il finiano Italo Bocchino, il leghista Roberto Castelli e Antonio Di Pietro dell’Idv a discutere di “ribaltonisti” e un contributo di Beppe Grillo. Ieri mattina Annozero s’è mostrato ai giornalisti: c’erano Santoro, Massimo Lavatore (vicedirettore di Raidue), Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten (consiglieri d’opposizione). E c’era una strana sensazione di solitudine, un programma di successo che riparte, e un’azienda che scappa. E parla soltanto per circolari bavaglio. Oppure vieta l’ingresso ai dipendenti per una conferenza stampa. Quando una signora minuta e vestita di blu di Raitre urla contro i vertici, Santoro libera uno sfogo: “La Rai deve funzionare bene, non si può andare avanti così. Contro di noi è in atto un vero e proprio mobbing, ma chi lo fa non si capisce. È una situazione kafkiana. Masi deve prendersi le sue responsabilità e deve decidere, o dobbiamo solo dimostrare a un padrone esterno che si fa qualcosa? Un comportamento che ha la complicità della stampa che invece di discutere dei problemi seri si occupa di queste scemenze delle scalette.
E poi c’è Garimberti che dimentica le nostre difficoltà”. Il presidente, impassibile, aveva già abbandonato l’argomento: “Voglio prima vedere la trasmissione, non dico nulla su Annozero e Santoro”. E il conduttore cita Niccolò Ammaniti: “Io non ho paura”. Ma il racconto dei mesi trascorsi nel campo minato di Masi creano, almeno, un po’ di ansia a sentire il resoconto del giornalista: “Le troupe ci sono state date solo una settimana fa mentre normalmente ne servirebbero quattro. Il contratto del mio collaboratore Formigli è stato firmato solo martedì. Non ci saranno grosse novità perché non abbiamo avuto il tempo di fare le modifiche che volevamo. Ho presentato due mesi fa un progetto per la modifica della scenografia che non è stato nemmeno preso in considerazione”.
E Santoro pianta paletti che mai andranno via: “Ospiti e argomenti spettano a me, non accetterò ingerenze esterne. La mia autonomia è garantita dal contratto Rai. Le scalette continueremo a darle il giovedì, nessuno ci ha detto il contrario. Il pubblico lo sceglieremo noi, perché è rappresentativo di quello a casa e non prevede claque. E Travaglio non è un opinionista e in studio qualcuno potrà replicare”. E nella sala degli Arazzi che per guardie giurate e facce appese sembra un raduno di carbonari, il ritorno di un Annozero – senza censure in extratime – sarà un segnale di lotta: “La politica vuole ordine e silenzio. Non si possono più fare fiction sulla mafia, autori scomodi come Celentano non trovano spazio. Occorre dire basta. Un tempo c’era Grillo, Indietro tutta e Mixer, oggi arriva uno come Mentana e fa sembrare vecchio tutto quello che c’è attorno a lui, perchè Tg1 e Tg5 non si fanno più concorrenza”.
Da Il Fatto Quotidiano del 23 settembre 2010