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Lettera a Gianfranco Fini
di Fabio Granata
Caro Gianfranco,
il distacco con il quale hai evitato di commentare la sceneggiata taorminese di Silvio Berlusconi, lo capisco profondamente ma devo confessarti di non condividerlo fino in fondo.
La volgarità delle parole di Storace e la gravità di quelle di Donna Assunta, in una cornice da taverna da parte dei tanti “nuovi ascari” della fiamma accorsi, merita, infatti, più di una riflessione da parte nostra.
Ancora una volta il disprezzo ostentato nei nostri confronti da uno come Storace, indagato per la mala gestione della sanità laziale e da te miracolato con la nomina a Ministro e le parole durissime di chi abbiamo contribuito a far eleggere Presidente del Consiglio suonano allucinanti mentre ancora alcuni dei nostri utilizzano toni melliflui e dorotei sui nostri rapporti con il Pdl e sulla priorità assoluta di offrire uno scudo giudiziario al Premier.
Allora, Gianfranco, voglio dirti con chiarezza e affetto: non ci sto a sposare ancora la tesi della congiura giudiziaria contro Berlusconi.
E mentre con i dossier e i giornali di famiglia continua e si fa ancora più grave il metodo Boffo nei tuoi e, in prospettiva, nei nostri confronti, non sopporto più le sofferte riflessioni e le trovate giuridiche di qualche amico al fine di provare a garantire impunità nei confronto di chi, potendo, ci cancellerebbe dalla scena politica.
Non ci sto a sopportare con rassegnazione attacchi e lezioni di moralità politica nei nostri confronti dai difensori di alcune delle figure più torbide della storia repubblicana e da chi cerca di mettere insieme, con ogni mezzo, deputati disposti a tutto.
Gianfranco, tu sai bene, ed è il tuo più grande insegnamento, che per costruire una grande forza nazionale, legalitaria, Repubblicana e Costituzionale, dobbiamo far si che i mezzi siano all’altezza dei fini: allora va bene il sostegno al programma votato dagli elettori, ma riempiamo immediatamente di contenuto politico il senso delle “mani libere su tutto il resto” che abbiamo rivendicato.
Serve immediatamente una rigorosa norma anticorruzione, e non è più rinviabile la concessione di diritti pieni di cittadinanza a tanti bambini e ragazzi nati in Italia da genitori regolarmente qui residenti e che si sentono, e sono, “nuovi italiani”. Allo stesso tempo non è più rinviabile una rigorosa iniziativa politica e parlamentare sulla libertà d’informazione e sul conflitto d’interesse.
Eppoi occorre porre rimedio con il reperimento di adeguate risorse, agli enormi problemi della scuola pubblica, della ricerca e dell’Università se vogliamo costruire percorsi di superamento del declino nazionale, come attenzione e sostegno non potranno mancare a misure straordinarie adeguate per le forze dell’ordine e per la magistratura.
Essenziali poi nuove politiche culturali e ambientali, al fine di salvaguardare e rilanciare il più grande patrimonio, e la più grande risorsa dell’Italia.
Lo spazio politico che possiamo aprire, restando fedeli alle nostre radici ma con “capacità dinamica” di interpretare una “certa idea dell’Italia” è enorme, come enorme è la stima che gli italiani onesti hanno nei tuoi confronti.
Serve però liberarsi subito da tatticismi eccessivi e moderatismi privi di progetto e andare finalmente in campo aperto a parlare all’Italia profonda in modo semplice e coerente.
Solo così varrà la pena di percorrere questa nuova avventura politica.
Con l’ambizione di poter costruire un’Italia diversa e liberata da cricche, prepotenti e ascari.
Le
repliche...
Cita:
Granata contro tutti: Fini ha un Fini in casa
di Francesco Cramer
Roma Non ce l’ha proprio fatta il pasdaran finiano Fabio Granata a tenere la museruola, sebbene a Mirabello il capo supremo Fini avesse chiesto ai suoi toni bassi. Così, ieri, è tornato a mordere il premier, sai che novità, ma anche il leader della Destra, Storace. Non solo: ha di fatto sconfessato la linea del proprio leader e picchiato duro le colombe futuriste, ree di «utilizzare toni melliflui e dorotei sui nostri rapporti con il Pdl». Chiaro riferimento ai moderati Moffa, Menia, Consolo ma anche alla linea ufficiale seguita da Briguglio e Bocchino. Granata sul suo blog s’è scatenato: «Caro Gianfranco, il distacco con il quale hai evitato di commentare la sceneggiata taorminese di Silvio Berlusconi, lo capisco profondamente ma devo confessarti di non condividerlo fino in fondo». Anche Fini ha un Fini tra i suoi. Il dissenso granatiano è un’accusa violenta a Donna Assunta Almirante («Parole gravi») e a Storace («Volgare»). Non solo: «Ancora una volta il disprezzo ostentato nei nostri confronti da uno come Storace, indagato per la mala gestione della sanità laziale e da te miracolato con la nomina a ministro... suonano allucinanti». Una granata che rischia di esplodergli in mano, visto che Storace ha replicato: «Auspico che Granata non si rifugi dietro l’immunità parlamentare. Dovrà rispondere in tribunale per la querela che stanno preparando i miei legali. Se si scusa non lo querelo. Altrimenti paga».
Ma l’onorevole nisseno ce l’ha soprattutto con i suoi colleghi finiani che «ancora utilizzano toni melliflui e dorotei sui nostri rapporti con il Pdl e sulla priorità assoluta di offrire uno scudo giudiziario al premier». Insomma, nessun patto col diavolo Silvio: «Gianfranco, voglio dirti con chiarezza e affetto: non ci sto a sposare ancora la tesi della congiura giudiziaria contro Berlusconi». Peggio: «Non sopporto più le sofferte riflessioni e le trovate giuridiche di qualche amico al fine di provare a garantire impunità nei confronti di chi, potendo, ci cancellerebbe dalla scena politica».
Poi Granata veste i panni che più gli si addicono, quelli dipietristi: «Gianfranco, serve immediatamente una rigorosa norma anticorruzione... Allo stesso tempo non è più rinviabile una rigorosa iniziativa politica e parlamentare sulla libertà d’informazione e sul conflitto d’interesse». Altro che patto per arrivare a fine legislatura, Granata vuole la guerra: «Serve liberarsi subito da tatticismi eccessivi e moderatismi privi di progetto e andare finalmente in campo aperto a parlare all’Italia profonda in modo semplice e coerente. Solo così varrà la pena di percorrere questa nuova avventura politica. Con l’ambizione di poter costruire un’Italia diversa e liberata da cricche, prepotenti e ascari».
Frasi che sembrano fotocopiate dal sito dell’Italia dei valori, tanto che i commenti entusiasti sono di questo tenore: «Caro Fabio, sono un elettore di sinistra che quest’anno voterà Fini...». Oppure: «Fabio, sottoscrivo ogni riga di quello che dici. Non sono un elettore di destra e a questo punto mi chiedo: quali punti ti dividono ancora da Di Pietro? Vi invito ad unirvi...».
Tra lo stupito e il seccato per l’ennesima uscita pirotecnica di Granata, è la «colomba» Roberto Menia: «Tutti possono cambiare idea nella vita, per carità. Ricordo però a Granata che s’è candidato con il simbolo Berlusconi appena due anni fa. Può dire e pensare quello che vuole, Granata, ma non ci sono né melliflui né dorotei. Io sono leale con gli elettori, col programma di governo di cui faccio parte, con la maggioranza. Certo, sto con Fini ma non contro Berlusconi». Poi, si toglie un sassolino dalla scarpa: «Dov’era Granata quando al congresso del mio partito dicevo, e fui il solo, di non essere d’accordo con la fusione del Pdl?».
E persino l’altro «falco» finiano, Carmelo Briguglio, si smarca: «Granata esprime come sempre alla luce del sole una sensibilità intransigente che non si accorda con la mediazione politica. La sua posizione non la condivido nel merito ma non va drammatizzata, diciamo che serve ad animare il dibattito...».
Io è da sei, sette mesi che mi domando: ma perché sta in quel partito?