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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Se il nord è omertoso e il sud si ribella...
MessaggioInviato: sab set 25, 2010 11:45 am 
Schiavo
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Iscritto il: lun nov 10, 2008 10:14 pm
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Località: Romagna
«La Storia è passata raramente da queste parti, ed è meglio che non passi: perché qui , in questa terra racchiusa tra l’Aspromonte e lo Stretto, la Storia ha l’alito puzzolente degli dei». Così scriveva Ninello Nerpa nel suo viaggio nelle Calabrie a metà del ‘900. E per tanto tempo è stato veramente così. Nel corso del secolo scorso Reggio Calabria è entrata nei libri di storia per due eventi: il terribile terremoto del 1908 che rase al suolo la città e la rivolta per il capoluogo, l’ultima rivolta popolare del Sud, che durò quasi un anno e fu usata e strumentalizzata da un inedito connubio tra fascisti, servizi segreti (italiani e stranieri) e ‘ndrangheta.
Agli inizi degli anni ‘90, nel clou di una guerra di ‘ndrangheta che costò oltre settecento omicidi, la società civile reggina, i movimenti, alcune associazioni cattoliche , organizzarono una grande manifestazione che dal centro della città arrivò fino al quartiere Archi Cep, centro dello scontro tra i clan, simbolo del dominio incontrastato della ‘ndrangheta. Poi, come spesso accade, tutto tornò come prima, o quasi. Quella manifestazione aveva riaperto la speranza, ridato fiducia a chi vive e lotta fuori dai circuiti politico-criminali. Due anni dopo si apriva una stagione, definita «la Primavera di Reggio», che ebbe come riferimento la figura del compianto sindaco Italo Falcomatà, scomparso prematuramente.
Oggi a Reggio scenderanno in piazza decine di migliaia di persone provenienti da tutta la Calabria e non solo. È una manifestazione insolita, nata da un editoriale di Matteo Cosenza – il direttore del Quotidiano della Calabria – che in poche settimane ha raccolto l’adesione convinta di decine e decine di associazioni, dei sindacati e di gran parte delle forze politiche. Naturalmente, come alcuni hanno fatto rilevare, c’è il rischio dell’ammucchiata, di vedere marciare chi combatte la ‘ndrangheta con rappresentanti della borghesia criminale e parte di quella classe politico-mafiosa che siede nelle istituzioni. Ma queste voci critiche sottovalutano il fatto che spontaneamente si sia creata in così poco tempo una vasta convergenza sull’obiettivo principale della manifestazione: esprimere sostegno e solidarietà alla magistratura reggina che dall’inizio dell’anno ha subito diversi attacchi, minacce, bombe. E non è una manifestazione che nasca come un fungo o che cali dall’alto. A Reggio negli ultimi anni si è fatta sentire la presenza della rete locale di Libera e dell’associazione “Reggio non tace”, che lavorano quotidianamente per costruire una coscienza civile, una alternativa di mercato (nelle terre e beni confiscati alla ‘ndrangheta), una lotta senza quartiere a questa nuova classe dominante. Perché di questo si tratta: ‘ndrangheta, mafia e camorra non costituiscono il cancro di un sistema sano, ma il braccio armato di una classe sociale emergente che sta conquistando tutto il paese. E qui sta una fondamentale differenza tra nord e sud oggi: nel centro-nord si ignora il fenomeno o si sottovaluta, nel Mezzogiorno è ormai lotta aperta tra una parte della società, delle imprese e dello Stato ed un’altra parte del mondo imprenditoriale, politico e pezzi di Stato che sono stati conquistati dalla nuova borghesia criminale. Il nord, invaso da un flusso enorme di capitali che conquistano ogni giorno spazi nell’economia e nella finanza, tace, non denuncia, raramente si ribella. Nel Mezzogiorno, per tanto tempo definito come omertoso e rassegnato , assistiamo a sindaci che si ribellano, che ci rimettono la pelle (l’ultimo è stato Angelo Vassallo, una grande figura di combattente contro la borghesia criminale) , a pezzi di società che si organizzano, che creano la rivolta degli oppressi (come il movimento di Addio Pizzo a Palermo).
Pertanto quella di Reggio non è la rivolta di un’area depressa o marginale del paese, ma una manifestazione d’avanguardia, che lotta contro la più potente delle mafie su scala globale e per liberare anche il resto d’Italia da questa morsa letale. Ed è la prima, grande manifestazione contro la ‘ndrangheta (ma anche contro mafia o camorra) indetta da un quotidiano. Un fatto straordinario che ci deve fare riflettere sul peso e valore politico della stampa, quando è veramente libera e indipendente.

Dal Manifesto di oggi

Fonte: http://www.federazionedellasinistra.com ... ne/?p=2847
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17 febbraio 2007... Grazie di essere così speciale Daniele! :fiore: - Immagine
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