ROMA - «Bisogna assolutamente fare in modo che i cinesi rivalutino la loro moneta. Dobbiamo essere molto fermi su questo punto, esercitare un braccio di ferro. Dire che se non faranno così non compreremo più i loro prodotti perché questo può creare squilibri enormi». Parla Claude Bébéar, classe 1935, grande esponente della finanza mangialumache, il fondatore di Axa. L'ha creata dal nulla a partire dagli anni ottanta facendone in poco più di vent'anni il gruppo di vertice del mercato assicurativo mondiale. Abbandonate nel 2000 le cariche operative, Bébéar è presidente onorario della sua creatura ed oggi è a Roma per parlare del futuro della finanza al forum annuale promosso dalla joint venture costituita con il Monte dei Paschi di Siena (Axa-Mps).
Sono discorsi strategici i suoi, di lungo periodo. Ma che, confrontati con la cronaca quotidiana dei mercati finanziari, offrono indicazioni operative. «Il capitalismo - spiega – non è morto ma ha attraversato una crisi profonda che avrebbe anche potuto degenerare». E non c'è solo la battaglia contro la speculazione («il nemico numero uno, quello che ha determinato il disordine dei mercati»). Il fatto è che mentre è in corso l'azione di riordino del capitalismo mondiale si sta svolgendo un altro confronto, altrettanto accanito, rappresentato da una «concorrenza non equa» esercitata da alcune delle economie emergenti del pianeta che crescono ad un ritmo maggiore di quelle tradizionali. Ha preso anche la forma di «guerra delle monete perché la Cina sta mantenendo basso il valore della sua divisa. Può fare dumping con le sue merci. Se lo può permettere perché la popolazione accetta di vivere in condizioni precarie anche se questo non potrà andare avanti per molto tempo».
Intanto sono i paesi della vecchia Europa che ne sopportano le conseguenze. Che si può fare?
Il problema è la riforma del sistema monetario internazionale, si è creato un meccanismo fluttuante e si è visto che non funziona. Io, forse, una soluzione l'avrei. È quella di creare un paniere di valute. E non è un caso che la gente di stia precipitando sull'oro come se si volesse tornare all'epoca di Bretton Woods.
E invece?
Penso piuttosto ad una sorta di serpente monetario basato su un gruppo di monete. Per esempio già adesso, in America Latina, abbiamo alcune divise che sono legate all'euro. In pratica si tratterebbe di costituire un paniere che comprenda, ad esempio, il dollaro, la moneta cinese, la sterlina, l'euro, dando un peso a ciascuno. In questo modo verrebbe attenuata la fluttuazione delle monete perché tutto sarebbe rapportato al paniere.
E il problema della moneta cinese?
Su questo, appunto, non c'è alternativa. Debbono svalutare. L'attuale competizione non è equa.
Già, ma lo sviluppo delle economie emergenti non rappresenta un'opportunità anche per i paesi europei e per gruppi, come Axa, presenti su scala globale?
Dipende. Lo è senz'altro se quelle economie sono aperte alla concorrenza. Ma paesi come la Cina e l'India sono protezionisti, non sono aperti alla concorrenza e quindi l'opportunità non c'è, bisognerebbe che l'Organizzazione mondiale del commercio li obblighi ad aprirsi, mettendo in atto possibili ritorsioni.
I paesi europei non hanno niente da rimproverarsi?
Per molto tempo abbiamo vissuto al disopra dei nostri mezzi, avremmo dovuto diminuire il nostro livello di vita come si fa in guerra per aumentare la produttività. Invece abbiamo vissuto a credito ed ora dobbiamo correggere il tiro per far ripartire la macchina dell'economia, ma non è così scontato. Comporta una crisi sociale.
È stata anche questa esigenza di vivere al di sopra dei propri mezzi ad aver incoraggiato i comportamenti rischiosi nel sistema finanziario?
Le cause della crisi le conosciamo: il disordine nella regolamentazione, la cupidigia, la mancanza di buon senso. Perché il sistema possa riprendere a funzionare sono necessarie riforme profonde. Siamo andati troppo oltre nella liberalizzazione.
Chi ha sbagliato?
Trovo che i regulator che quelli che dovevano far rispettare le regole non hanno lavorato bene. L'abbiamo visto nel caso dei mutui subprime. Era evidente a tutti che avrebbero provocato una vera catastrofe. La compagnia statunitense Aig è entrata in crisi non per il suo business assicurativo, ma per il modo con cui gestiva alcune attività finanziarie. L'avevo detto a Hank Greenberg (il fondatore di Aig, ndr) che era una vera e propria follia. Ci vogliono regole precise e controlli.
Allora fanno bene i regulator di tutto il mondo a stringere i bulloni del sistema finanziario con regole più severe.
Il problema è che quando i regolatori stabiliscono le nuove norme spesso cedono alla paura, cedono al panico addirittura. Per esempio, quando ci fu la crisi dei junk bond (i «titoli spazzatura») alla fine degli anni ottanta, le assicurazioni in Usa furono spinte a non investire più nelle azioni e nell'immobiliare. A risollevare queste queste attività sono arrivati fondi a breve termine mentre l'assicurazione opera nel lungo termine. Questo ha determinato una trasformazione del mercato, e non è stato un bene.
Con Basilea 3 alle banche sono stati chiesti mezzi patrimoniali aggiuntivi per evitare future crisi. Accadrà lo stesso alle assicurazioni con Solvency II?
Banche ed assicurazioni sono due cose diverse. Gli istituti di credito fanno circolare i soldi, ciò che necessariamente comporta rischi sistemici. Nelle assicurazioni non è così perché la loro attività non costituisce un rischio sistemico in sé. Peraltro, anche prendendo le maggiori assicurazioni al mondo, Axa e Allianz, il loro portafoglio rappresenta solo il 3% del fatturato dei premi mondiali».
http://www.ilsole24ore.com/art/economia ... d=AYjxH8YCERGO,dovendo affrontare un'economia di guerra,non scassate i maroni portando poi come argomento,in modo totalmente capzioso,il federalismo al quale imputare la sofferenza economica futura.